Via i sensi di colpa: così rinasci!
Coppia e amore

Via i sensi di colpa: così rinasci!

A volte non riusciamo a gustare la nostra nuova vita dopo una separazione dolorosa per via di un  “giudice interiore” che dobbiamo imparare a zittire

Un'amica lettrice ci scrive: "Ho 37 anni, un figlio di 4 e mi sono separata consensualmente lo scorso anno, con grande sofferenza dopo un rapporto intenso e importante. Col mio ex marito sono in buoni rapporti, anche per attenuare il disagio di nostro figlio che non ha ancora accettato la situazione. Il problema è che da poco ho incontrato un uomo di cui mi sto innamorando: la vita mi chiama a rinascere ma il senso di colpa mi blocca. Colpa verso il bambino, verso l’ex e pure verso me stessa. Perché non riesco a lasciarmi andare?"


Si "deve" rinascere….

Rinascita: la sola parola dà l'idea di una nuova fioritura della coscienza e dell’energia vitale che ci abita. Non è sempre facile però, perché la nostra mente a volte gioca brutti scherzi e così alcuni scoprono dentro sé stessi resistenze psicologiche inaspettate a questo processo naturale e benefico. Il senso di colpa è forse la principale fra queste, e la più frequente. Ma qual è la colpa? Di cosa ci accusa il nostro giudice interiore?  Ci accusa appunto di aver dato accoglienza alle energie della rinascita. Lo schema è il seguente: c’è stato un periodo buio e sofferto nel quale abbiamo sentito di essere “psichicamente morti” (accade sovente durante le separazioni, specialmente da persone che abbiamo amato molto) e ora che finalmente la vita si riaffaccia nella nostra vita ci sembra di stare tradendo qualcuno. Ma chi? La risposta è diversa a seconda dei casi: può essere un ex partner che è ancora in difficoltà, oppure una persona cara che non c’è più, oppure è malata, depressa, sola (ad esempio un genitore rimasto vedovo o un amico con cui abbiamo condiviso il periodo nero). Altre volte il senso di colpa invece è indefinito e non si riesce a rintracciare uno “schema di tradimento” specifico. In questi casi entra in gioco una sorta di peccato originale, relativo non però al fatto di essere nati - come nella tradizione biblica - ma di essere…rinati.

 

Sconfiggere…la colpa!

 È il peccato di affermare la propria coscienza, di vivere forse per la prima volta con pienezza, di voler conoscere se stessi. Chi prova questa sensazione ha un problema relativo al sentire legittimi i propri bisogni e desideri, problema che spesso affonda le proprie radici in un’infanzia e in un’adolescenza nelle quali essi sono stati banalizzati o disattesi in vario modo innanzitutto dalle figure genitoriali, e talora in seguito da partner poco valorizzanti o dispotici. Questa non legittimazione di sé fa da sfondo e da terreno fertile a tutti i sensi di colpa “da rinascita interiore”. Ma una volta che le energie della trasformazione si sono attivate bloccarle è impossibile: esse chiederanno comunque di vivere e lo faranno, se ostacolate, anche a costo di esprimersi in forma di sintomi e malattie. Perciò per uscire da questo blocco è necessario andare avanti, favorire il cambiamento, consapevoli che, per quanto sgradevole, il senso di colpa non ci uccide. Anzi, è un fantasma che può essere sconfitto nel giro di poco tempo da azioni e scelte ferme e appassionate. Il cervello è plastico: nevrosi vecchie di una vita possono sparire sotto i colpi di esperienze appaganti. Abituarsi alla felicità è possibile. 

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