Ansia
Preda dell'ansia? Fai spazio attorno a te!

I doveri stringono come una camicia di forza e generano ansia: non inseguire rotture epocali, riconquista la fiducia comportandoti come fa... il cervello!

Sensazioni, pensieri, emozioni, azioni: fino a non molto tempo fa si pensava che ad ognuna di queste funzioni della mente fosse deputata una specifica parte del cervello. Che, per esempio, i neuroni motori non avessero alcuna attività sensoriale. Ora sappiamo che non è così e sempre più si sviluppa un’idea di mente legata al corpo. Il cervello si sviluppa attraverso una continua esperienza in cui azione e percezione non sono separate, dove intersoggettività ed empatia sono ingredienti indispensabili e dove la parola costituisce un elemento di scambio che modifica l’esperienza. Questa innovativa immagine del cervello ci può servire anche per affrontare la vita di tutti i giorni e l'ansia che ci può cogliere. Succede ad esempio che arrivino giornate in cui tutto sembra opprimerci e regalarci ansia. Gli impegni e le preoccupazioni sembrano una montagna sulle spalle. Per fortuna passano presto e tutto riprende a scorrere come prima, un po’ con fatica, un po’ con piacere. Ma per qualcuno non è così... 

Il corpo aiuta la mente a sbarazzarsi dell'ansia

Per queste persone la vita si è organizzata, opprimente, come una massa attorno al corpo che non lascia spazio. Che siano impegni di lavoro, che siano relazioni affettive, che sia la percezione del mondo e del rapporto con esso, che sia la somma di tutto ciò, poco importa. Arrivano pazienti che lamentano di avere forte la sensazione di non godere di nessuno spazio, di non potersi concedere nessun piccolo movimento: troppe cose da fare, troppi impegni da rispettare, troppi doveri da assolvere, troppe persone da rendere felici o almeno da non scontentare. In una parola, troppa ansia. Sono persone convinte che le cose stanno così e, soprattutto, loro non possono farci nulla. Il male che li affligge è nel mondo e bisogna sottostare a questo destino. Magari si può fantasticare che a tale destino ci si possa sottrarre facendo il vuoto attorno a sé e un giorno, ormai stanchi e con tanta rabbia accumulata, lo fanno davvero, irrimediabilmente. Come se non ci fosse nessuna possibilità di fare attorno a sé spazio, piano piano, con leggerezza, fino a sentirsi comodi e piacevolmente circondati dalle cose che ci riguardano.

Si inizia da piccole cose

Sentite questa storia clinica: tempo fa, mentre un terapeuta ascoltava un paziente raccontare una situazione a suo dire infelice e immodificabile, riaffiora alla sua mente una nitida e intensa sensazione. Da ragazzo, d’estate, in spiaggia insieme agli amici della prima gioventù, al terapeuta e ai suoi sodali piaceva fare un gioco. Ognuno scavava nella sabbia una grossa buca, capace di contenerlo. Una volta calato dentro, uno degli amici riempiva la buca di sabbia fino alla testa, unico pezzo del corpo a rimanere fuori. La prima sensazione era di immobilità e di oppressione. Poi, piano piano muovevamo i muscoli, lentamente, per quel poco che si poteva, e impercettibilmente la sabbia intorno si muoveva creando piccoli spazi, riposizionando i granelli di quella grande massa e allentando la pressione sul corpo. Così diventavano possibili altri piccoli movimenti in spazi invisibili ma reali fi no ad arrivare a sentirsi comodi e accolti in una situazione piena in cui avevamo ricavato spazio senza creare il vuoto intorno a noi. Arrivava il piacere del calore della sabbia, del suo abbraccio. Il terapeuta condivise il ricordo e le sensazioni con il paziente che, stupito e sollevato, finalmente vide nelle sue parole uno spiraglio, un incentivo a trasgredire alla sua regola, che lo vedeva sempre impossibilitato a ricavare qualcosa per sè, sopraffatto com’era dai "costi "che avrebbe dovuto affrontare.

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