Tu
Vuoi essere felice? Vivi solo la tua vita

L’attenzione costante a quello che pensano gli altri fa compiere scelte non in linea con la nostra natura, ma in base a modelli esterni, che non fanno mai "per noi"

Sentite questa storia: ogni volta che Francesca ha un nuovo fidanzato la tappa obbligata non è fare qualcosa con lui, ma organizzare un aperitivo con le amiche storiche. Giovanna, Marina, Camilla e Roby: assieme dai tempi del liceo, tutte per una, una per tutte. Davanti a una fila di spritz, i rispettivi fidanzati come comprimari, loro osservano l’ultimo arrivato, lo smontano, lo sezionano, trovano tutti i difetti per poi, la sera dopo, in un secondo aperitivo senza uomini, farlo a pezzi. Le prospettano tutte le possibili fregature: "È troppo geloso, non hai visto come guardava Marco? Non è attento, non ti ha nemmeno versato da bere. Secondo me è uno superficiale, uno sportivo senza cervello ". Francesca abbozza difese d’ufficio ma sta al gioco. Deve farlo. Anzi, non può fare diversamente. "Non posso lamentarmi - pensa - non sono brillante come Marina o colta come Roby, non sono bella come Camilla o intraprendente come Marina, eppure sono anche io parte nostro gruppo storico". Non è così: in realtà, fin dal liceo che Francesca non è la "quinta moschettiera", come vuole far credere a se stessa, ma il giocattolo delle altre quattro. 

Arrivano le crisi, la miglior opportunità

E così i suoi nuovi amori li porta sempre da loro, tutta orgogliosa, per vedere se saranno approvati. Si affida più a loro che alle proprie sensazioni. Ovvio che dei fidanzati le importa poco: in realtà le interessano le amiche, è dalle loro labbra che lei pende. È diventata il loro zerbino. E più fa di tutto per entrare nel cerchio magico - si veste come loro, ne ripete le opinioni e i modi di dire e di fare invece che valorizzare un proprio stile - più le “amiche” la trattano con sufficienza. Così ogni tanto Francesca va in crisi. Allora si vergogna di sé, della propria dipendenza, vorrebbe essere più forte, ma non sa come fare. Per una settimana si chiude in casa, mangia e ingrassa. Sarebbe una crisi benefica, se non che, passate “le paturnie”, rieccola di nuovo in campo. Alla ricerca di una nuova preda da portare in sacrificio alle sue dee personali...

E tu come ti comporti?

Allarga il discorso oltre Francesca e chiediti: e io come sono? Ad esempio: sono una ragazza seria? O sono un po’ troppo leggera? Sono ordinato? O troppo disordinato? Sono apprezzato dagli amici? O sono un po’ noioso, la classica palla al piede, l’ultimo che si chiamerebbe quando c’è da divertirsi? Sono un bravo marito? O mi comporto male, penso solo a me stesso, guardo troppo le altre? Sono un bravo papà? Gioco abbastanza con mio figlio? O sono troppo pigro, troppo poco presente? Ecco: estendi pure le domande all’infinito, c’è sempre un campo in cui “mettersi in discussione”: modo di dire che rende bene la tendenza a far apparire moderno civile l’obbligo a sottomettersi al pensiero comune. Perché non basta essere, occorre essere in un modo ben preciso. Devi accettare tutti i paletti, fare lo slalom tra le convinzioni, le credenze, soprattutto le mode, che hanno sempre la tendenza a presentarsi come eterne tavole della legge. La paura del giudizio crea una struttura mentale che dispone ovunque impedimenti e blocchi, impone deviazioni, incanala energie, pretende esami, distribuisce patenti e permessi: in sintesi prende la tua energia psichica e la chiude in gabbia, la succhia, come farebbe un vampiro.

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