Come gestire il rapporto con un padre autoritario
L'aiuto pratico

Come gestire il rapporto con un padre autoritario

La lotta con il padre autoritario è la prova iniziatica indispensabile a diventare chi sei veramente e trovare dentro di te l'energia per seguire le tue vere inclinazioni

Angela, una giovane lettrice di Riza Psicosomatica: ci chiede aiuto per affrontare una situzione difficile. Ecco il suo racconto:

“Mio padre è una persona estremamente dura caratterialmente, intransigente, tende sempre a sgridarmi e a farmi sentire sbagliata. Se ho un’idea 'fuori dagli schemi', non la considera o  la deride. Insomma, non è per niente facile avere a che fare con lui. A volte penso che dietro questo suo bisogno di giudicarmi di offendermi gratuitamente si nasconda un disagio, che lui non fa nulla per affrontare. A me piace l'arte, dipingere, un'inclinazione che lui non riesce a comprendere e ad accettare. Dice che vivo 'tra le nuvole' mentre lui è una persona molto 'quadrata e concreta'. Sono arrivata al punto di ignorarlo, non rispondo alle sue chiamate e ai suoi messaggi, soprattutto quando diventano offensivi nei miei confronti. Non penso di meritarmi questa durezza da parte di mio padre. Cosa mi consigliate di fare?”

Indice dell'articolo:

Padre severo: trauma o prova iniziatica?

Nella nostra epoca, avere un padre prevaricante e autoritario è considerata una somma sfortuna, ed è comune ritenerlo una specie di trauma che condizionerà la nostra vita, generando disagio e frustrazione. Accade perchè in tutti noi abita una forte convinzione, che quello che siamo dipenda da ciò che i nostri genitori hanno fatto con noi. In verità, nessuna epoca prima del '900 lo ha mai pensato. Si tratta dunque di una convinzione moderna, non di una verità assoluta.

Esiste un altro modo di guardare il problema di Angela? James Hillman, il grande psicoanalista americano, nella sua opera più celebre 'Il codice dell'anima', ribalta totalmente la prospettiva. Attraverso un ragionamento che parte dal pensiero platonico, ipotizzò che i genitori non capitino a caso, ma che in qualche modo sia l’anima di ogni individuo a scegliersi il papà e la mamma più congeniali e funzionali allo sviluppo e all’espressione della propria natura autentica e originaria. Lo fece, almeno in parte, per liberarci dall'idea di essere prigionieri di un destino avverso e senza via d'uscita.

Se ragioniamo come Hillman, il padre duro, autoritario e intransigente di Angela non è un incidente di percorso o una grande sfortuna, ma esattamente quello che le serve per spiccare il suo volo, per trovare dentro di sé le risorse, le capacità e la grinta necessarie a vivere la vita che lei davvero vuole. Il conflitto con lui diventa un prova, una sfida, gli ostacoli tappe di un percorso utile a formare l'autentica consapevolezza di noi stessi, una maggiore determinazione nel voler 'fare di testa nostra' e percorrere la nostra strada.

Il destino ha dato ad Angela un padre così e questa situazione è esattemente quella che deve affrontare per far emergere con forza quel lato unico, nel suo caso artistico, che ha bisogno di tutta la sua energia. Del resto, il padre le chiede concretezza: ma non è forse concreto creare quadri, sculture o quant'altro?

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Non possiamo cambiare gli altri

Angela pensa di dover fare qualcosa per migliorare la relazione con suo padre, vorrebbe tanto fargli comprendere il suo punto di vista e ricevere la sua approvazione, per costruire con lui una relazione ideale, secondo un certo standard appreso. Ma le persone sono come sono, non possiamo cambiarle, correggere il loro carattere, tanto meno costringerle ad affrontare le proprie fragilità e i propri demoni o convincerle che il nostro punto di vista sia quello giusto. Finchè Angela abbraccerà l’idea che il papà debba comprenderla e incoraggiarla, continuerà a disperdere le proprie energie nella vana ricerca di un riconoscimento paterno senza ottenere nessun risultato se non delusioni e frustrazioni.

In tal senso, mettere una certa distanza nel rapporto è una scelta corretta, ma solo se non nasconde inconsciamente la speranza che lui comprenda i suoi errori e cambi atteggiamento. Quella distanza che ora esiste (e che lei stessa ha creato) deve servire ad Angela per dedicarsi a sé stessa nutrendo i propri talenti e le proprie passioni, a prescindere da tutto.

Segui le tue passioni fino in fondo

L’unico suggerimento che le si può dare davvero è quello di smettere di preoccuparsi della relazione con suo padre o di avere vane aspettative su di lui ma di buttarsi totalmente in quel che le piace, dare forma e concretezza alle propensioni artistiche che sente forti dentro di sé, essere pienamente l'Angela che adora dipingere. Se quelle tendenze e quegli interessi sono davvero armonici con la sua natura profonda, in qualche modo fioriranno e tutti i problemi che Angela ha con suo padre andranno sullo sfondo. Il vero talento, l'autentica passione emergono in qualunque terreno. Quanto più Angela sposterà lo sguardo da fuori (la relazione con suo padre) a dentro (quella fra lei e la sua anima) e tanto piùriuscirà a dare energia a quel demone interiore che la spinge a creare. La sua felicità futura non dipende da un buon rapporto con il papà, ma da quello con l'anima pittrice.

andrea nervetti
Psicologo e psicoterapeuta, collabora dal 2001 con l’Istituto Riza di Medicina psicosomatica di Milano dove esercita la libera professione. Vice Direttore e Docente presso la Scuola di specializzazione in Psicoterapia a indirizzo psicosomatico dell’Istituto Riza. Membro del Consiglio direttivo della SIMP (Società italiana di medicina psicosomatica), scrive per le riviste Riza Psicosomatica, Antiage ed è responsabile del sito www.riza.it. Svolge anche attività libero professionale presso l'Istituto stesso e a distanza via internet. La scheda completa dell'autore
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