Normalità: è giusto cercarla a tutti i costi?
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Normalità: è giusto cercarla a tutti i costi?

Specie oggi, tutti sembrano desiderarla come fosse un'isola felice: ma troppa normalità reprime originalità e unicità, le nostre virtù più preziose...

Quante volte abbiamo sentito parlare di normalità negli ultimi tempi? A causa della pandemia tuttora in atto, nella quale le nostre abitudini sono state stravolte, il ritorno alla normalità sembra essere ciò che tutti si augurano. A che cosa ci riferiamo quando parliamo di normalità? Esiste una definizione universale? Ed è davvero auspicabile cercarla sempre e comunque? Il termine deriva dal latino norma, sostantivo che indica la squadra, lo strumento utilizzato per misurare gli angoli retti. L'idea di normalità richiama quindi quella di rettitudine, di esattezza e di regolarità. È normale chi segue le regole, chi si comporta come tutti gli altri, chi dunque non si discosta troppo dal pensiero di massa...

È interessante notare, però, come il concetto di normalità sia mutevole e soggettivo. Ciò che viene considerato normale oggi non lo era in un'epoca precedente. Pensiamo alla moda femminile: fino ancora all'800, le donne appartenenti alla classe medio-alta erano solite indossare corsetti e gonne voluminose. Questi abiti, perfettamente normali allora, se fossero indossati oggi, verrebbero giudicati quantomeno eccentrici. Il concetto di normalità, inoltre, differisce da cultura a cultura. La poligamia, ad esempio, è  giudicata normale in alcuni paesi islamici o tra i cristiani mormoni, ma nella nostra società è addirittura vietata.

La normalità ci rassicura...e ci appiattisce

Di normalità si sente spesso parlare anche in ambito psicologico; è sinonimo di salute, equilibrio, opposta a tutto ciò che è patologico. In molti iniziano un percorso di psicoterapia nella speranza di tornare a essere “normali”, mossi dall'idea che quando la loro vita sarà come quella di tutti gli altri saranno finalmente felici. Esiste del resto una pressione sociale che spinge ad adottare comportamenti conformi e "corretti", alla quale è difficile sfuggire. Sotto altri aspetti poi, la normalità ci seduce perché somiglia alla prevedibilità e spesso ci illudiamo che una vita prevedibile sia una vita felice. Il problema è questo: imporsi di restare sempre dentro i suoi schemi significa far prevalere il nostro io cosciente sul mondo interiore, la razionalità sulla spontaneità, rischiando di spegnere quell'innata spinta, presente fin dalla nascita, a perseguire la nostra strada, anche fuori dai binari della normalità condivisa.

Troppa normalità spegne l'originalità

Capita di osservare un comportamento inaspettato, come vedere qualcuno cantare ad alta voce in mezzo ad una via affollata, e chiedersi: “Ma quello/a è normale?”. In questi momenti, notiamo che quel qualcuno non sta agendo secondo le “norme” condivise: ma è davvero un male da correggere? Dovremmo forse agire tutti come nel famoso film “The Truman Show”, dove tutto è prevedibile, ricorrente, già visto, ma totalmente fasullo?

La normalità eccessiva rischia di diventare una prigione: l’assenza d'imprevisti, sorprese, originalità, difficoltà, ci spegne, portandoci alla stagnazione e all'infelicità. In questi momenti, è auspicabile avere un insight, realizzare cioè che forse l’eccessiva normalità ci ha resi piatti e che niente sembra riuscire a sorprenderci. Se tutto questo è vero, dovremmo considerare la normalità come una sorta di compromesso tra le “norme” e regole che la vita sociale ci richiede di seguire e quello che ci rende unici ed originali: le nostre peculiarità, le nostre caratteristiche e, perchè no, anche le nostre stranezze...

Secondo il grande psicoterapeuta Carl Gustav Jung, il nostro vero e unico obiettivo nella vita è l’individuazione, ovvero differenziarci dagli altri. In altre parole, il nostro compito non è quello di reprimere ciò che non ci sembra normale in noi stessi, ma individuare ed accettare ciò che ci rende unici, facendo la pace con noi stessi e ricordandoci che la troppa normalità uccide la nostra unicità.

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