L'aiuto pratico
Non evitare le difficoltà: ti fanno crescere!

A volte capita di vivere situazioni difficili, ma ciò che sembra uno scoglio insormontabile, può diventare la miglior occasione per evolvere

Ci scrive Benedetta, una lettrice di Riza Psicosomatica, per raccontare la sua esperienza: “Da circa un anno ho trovato lavoro in un negozio di abbigliamento d’alta moda, dopo un periodo di difficoltà durante il quale sia io che mio marito siamo rimasti senza lavoro. Non avevo esperienza nel campo e da subito ho sentito un forte senso di inadeguatezza: non mi sentivo all’altezza, ero un pesce fuor d’acqua, mi sentivo sempre in difficoltà ma l’esigenza economica mi ha fatta andare avanti...”

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Se il senso di inadeguatezza aumenta le difficoltà

A volte la vita ci mette in difficoltà, ci "costringe" a percorrere strade impervie, magari fuori dalle nostre corde, come è successo a Benedetta. Dopo essersi trovata senza lavoro e con un marito nella medesima difficoltà, ha deciso di rimboccarsi le maniche dandosi da fare, reinventandosi in un nuovo impiego. E c'è riuscita! Tutto bene, dunque? No. Benedetta afferma di essere in difficoltà sul posto di lavoro, ma ciò che sembra emergere dal suo racconto è in realtà un forte perfezionismo, che rivela un lato infantile della sua personalità. Il senso d'inadeguatezza la porta a sentirsi inadatta a quella mansione, ma è il continuo auto giudizio, figlio del perfezionismo, a farla vivere male, non il lavoro! In realtà, è del tutto normale non sentirsi all’altezza quando si inizia a fare qualcosa di nuovo, bisogna darsi tempo per ambientarsi e per imparare: nessuno, se non il suo perfezionismo, pretende che lei apprenda tutto subito! 

Per ripartire devi cambiare punto di vista

Benedetta continua il racconto parlando del rapporto con il suo capo: “Specialmente all'inizio, i contrasti con la titolare mi facevano sentire come in una gabbia, in difficoltà, schiacciata dalla sua forte personalità. Con lei non c’è un brutto rapporto, anzi, ho imparato a guardare oltre la maschera che indossa, ma non capisco perché non riesco a farmi andare bene questo lavoro… Forse il problema è che sono fuori casa praticamente tutto il giorno e non mi rimane tempo per fare altro, mi sento soffocare! Dopo alcuni mesi ho minacciato di lasciare e il rapporto con lei è cambiato: i suoi modi si sono moderati e io mi trovo decisamente meglio. Un giorno chiacchierando mi ha detto che il lavoro non è sempre un’isola felice: di colpo mi sembra che tutti i motivi per lasciare siano futili e che dovrei pensare alle cose pratiche. Considerando che mio marito non ha un lavoro fisso e abbiamo due figli adolescenti con mille esigenze, il pensiero di rimanere a casa senza entrate mi terrorizza...”

Il problema non è quello che sembra...

Dal racconto di Benedetta emerge che in realtà lei non teme il rapporto con il lavoro, ma quello con la realtà. Il fatto che questo impiego le occupi troppo tempo e che non riesca più a ritagliarsi tempo anche solo per sistemare la casa è un alibi, in quanto il marito e i figli potrebbero tranquillamente collaborare con le attività da svolgere. La vera difficoltà è accettare che si è ritrovata a dover fare un lavoro che ora non può permettersi di lasciare a causa delle esigenze familiari; la frase che le ha detto la sua titolare le ha solo fatto aprire gli occhi sulla realtà. Improvvisamente Benedetta si è lasciata alle spalle l’inadeguatezza capendo che il lavoro è indispensabile e che tutti i problemi che si era fatta finora, esistevano soprattutto nella sua testa. A tutti capitano dei momenti di difficoltà, ma solo affrontandoli per quello che sono è possibile crescere ed evolvere.

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