Ansia
La paura di crescere innesca l'ansia

Gli attacchi d’ansia ci destabilizzano, ma "a fin di bene": a volte arrivano per dare una scossa alla nostra immobilità e farci ripartire

Michele, 25 anni, scrive a Riza Psicosomatica, preoccupato per le crisi d’ansia di cui soffre da qualche tempo quando si trova da solo: “Vivo in un paese e ho sempre amato il clima frizzante delle città ma ormai evito di andarci, anche per fare una semplice passeggiata. Fino a qualche tempo fa mi sentivo come un avventuriero in un mondo tutto da esplorare, ero sempre pronto a lanciarmi in strade nuove e sconosciute ma da quando è iniziato questo disagio, ho l’impressione che tutto debba essere controllato. In macchina evito di prendere strade sconosciute per timore di perdermi e non ritrovare la via di casa”.
La prima cosa che si nota è il fatto che Michele non si limiti a sottolineare la paura di perdersi ma anche quella di non ritrovare la propria casa. I suoi timori e il linguaggio che usa richiamano strettamente quelli di un bambino più che di un adulto. In effetti, leggendo la sua lettera si ha l’impressione che Michele sia vittima di uno stallo post adolescenziale che gli impedisce di prendere una decisione e muovere i primi passi nel “mondo dei grandi”.

Meglio scegliere e sbagliare che rinunciare in partenza

L’età di Michele è un dato che non è possibile ignorare. A 25 anni dovrebbe essere già iniziato quel processo di svincolo dalla famiglia di origine che va di pari passo con una crescita sana ed equilibrata; Michele al contrario dà l’impressione di non sentirsi ancora pronto a spiccare il volo; a confermarlo le sue stesse parole: “… osservando le mie ansie mi sono reso conto che il mio problema sta nel non riuscire a vivere il presente, come se la mia mente fosse proiettata verso un dopo che potrebbe portare a qualcosa di terribile; è come se avessi bisogno di avere sempre la situazione sotto controllo”. Che cosa teme davvero Michele? Di non essere all’altezza delle proprie aspettative o di quelle altrui? Di deludere qualcuno? O di fare semplicemente la scelta sbagliata? Lui non lo spiega ma è molto probabile che si trovi davanti ad un bivio e stia cercando in tutti i modi di evitare il primo passo. Ed ecco comparire le crisi d’ansia, terremoti interiori che gli impediscono di accomodarsi nel consueto status quo e chiudere la porta al domani. Per sconfiggere queste crisi, Michele si affida alle immagini e, in effetti, si accorge subito di stare meglio: “immagino spesso di trovarmi per grandi boschi o immense praterie e questa mia immagine interiore, questo Michele che viaggia, si sente perfettamente a suo agio in questi luoghi”. C’è già in questa affermazione un messaggio profondo che è necessario comprendere.

Se ti ancori al passato l'ansia ti spinge in mare aperto

Due espressioni nella mail di Michele sono particolarmente significative: "il timore di perdere la strada di casa" e "il bisogno di avere la situazione sotto controllo". In merito alla prima, sarebbe bene sapere che oltre alla casa intesa come luogo fisico-emotivo in cui ritrovare i propri affetti e le proprie certezze esiste un’altra casa più intima e nascosta, ma non per questo meno preziosa, verso cui ci guida l’anima. Ognuno ha la sua, legata al proprio essere e alle proprie inclinazioni, e non vi è modo di sottrarsi a questo cammino senza soffrire. Forse lo stallo in cui versa Michele e la fatica di rinunciare al ruolo di figlio gli impediscono di cogliere che il timore da lui espresso potrebbe riferirsi a questa seconda casa più che a quella familiare. Per quanto riguarda la seconda espressione, a scatenare le crisi d’ansia è proprio l’eccessivo bisogno di controllo espresso dall’autore. Che cosa cerca di controllare davvero Michele? Lui stesso ci dice di essere stato un "avventuriero" fino a poco tempo prima e, al termine della mail, aggiunge di avere avuto questa propensione fin da bambino: “mi è venuta in mente l’immagine in cui camminavo, all’imbrunire, da solo in mezzo agli alberi. La cosa straordinaria è che nonostante avessi solo 7 anni mi sentivo perfettamente a mio agio per quei sentieri”. L’immagine citata è così potente ed evocativa da far pensare immediatamente a una chiamata animica.  Non per nulla, le esplorazioni di Michele erano solitarie, così come solitario è sempre e inevitabilmente il cammino dell’anima, non si può compiere al fianco di un amico e neppure della mamma. Ecco perché ci sembra utile suggerire a Michele di tornare a guardarsi dentro, afferrando il significato di quell’immagine antica, così da trovare finalmente il coraggio per spiccare il volo e vedere finalmente scemare le crisi d’ansia.

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