Fitness
Allena corpo e mente per tenere attivo il cervello!

Uno studio del CNR rivela che alcuni danni cognitivi negli anziani possono essere contrastati da specifiche attività psicofisiche: ecco quali

Il cervello degli anziani migliora le sue capacità cognitive se questi svolgono allenamenti per il corpo e per la mente. Lo hanno dimostrato i ricercatori dell’Istituto di Neuroscienze e dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa, e i risultati dello studio sono stati pubblicati dalla rivista Scientific Reports (gruppo Nature). Gli esperti hanno seguito un gruppo di anziani con diagnosi di danno cognitivo lieve, a rischio di evolvere verso forme gravi di demenza, e li hanno sottoposti a un programma di allenamento cognitivo e motorio. Alla fine del periodo di controllo, le problematiche legate alla sfera cognitiva erano sensibilmente migliorate.

Palestra e ricreazione: risultati sorprendenti

L’Italia è uno dei Paesi europei col maggior numero di anziani e oltre un milione di questi presenta un forte deficit cognitivo o forme di demenza senile grave, come la malattia di Alzheimer. Si tratta di un disturbo degenerativo non curabile, ma rallentabile sotto alcuni aspetti (deterioramento cognitivo) con interventi mirati. "Gli anziani selezionati sono stati accolti, per sette mesi e per tre mattine a settimana, nell’Area della ricerca del Cnr di Pisa in una struttura appositamente creata e attrezzata con una palestra, in un contesto ricreativo e rilassante, con ampio spazio per le attività di gruppo e la musicoterapia e con ambienti dedicati alla stimolazione cognitiva basata, per esempio, su compiti di memorizzazione di volti e parole, esercizi di logica, giochi di attenzione”, spiegano i ricercatori Alessandro Sale e Nicoletta Berardi dell’In-Cnr.

Gli stimoli giusti riattivano il cervello

“I soggetti, accompagnati dai loro familiari, hanno fin da subito mostrato di gradire molto la partecipazione alle attività proposte e i risultati sono stati sorprendenti: gli stimoli ambientali hanno arrestato il decadimento cognitivo nei partecipanti, con effetti riscontrabili anche a livello dei parametri di funzionalità cerebrale valutati con le tecniche più moderne. Questi risultati possono avere importanti applicazioni in campo clinico per il rallentamento del morbo di Alzheimer e per altre forme di demenza senile: l’arricchimento ambientale costituisce una via molto promettente per stimolare la plasticità in maniera fisiologica e non invasiva, in una fascia di popolazione che spesso vive invece in condizioni inadeguate e povere di stimoli”.

Il gioco influenza la plasticità del cervello

“Quando impegniamo il cervello in attività cognitivamente complesse e in un contesto sociale e giocoso, i circuiti neurali vengono stimolati e rimodellati mediante la produzione di fattori neurotrofici che favoriscono la plasticità cerebrale”, spiega Lamberto Maffei, vice presidente dell’Accademia dei Lincei e coordinatore della ricerca. “Anche nella terza età non è mai troppo tardi: i neuroni rispondono agli stimoli con effetti sorprendenti per il benessere cerebrale, consentendo di attuare una vera strategia anti-invecchiamento”.

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