Il cervello sa come superare i traumi

Non è vero che questo periodo ci segnerà in modo indelebile, perché dentro di noi esistono risorse dotate di poteri immensi, che dobbiamo far scendere in campo

Qualche giorno fa mi ha chiamato una signora che frequentava i gruppi del giovedì che conducevo presso lo spazio Riza di Milano, prima che arrivasse la pandemia. Questa signora soffriva di attacchi di ansia e panico, che le erano passati. Mi racconta che le circostanze della quarantena l'hanno bloccata in un paesino del Lazio in un appartamento molto piccolo. Lì, si ricorda di aver sofferto di claustrofobia e va in crisi, temendo di non potercela fare. Mi racconta però di aver fatto subito dopo una riflessione: "Se ci fosse Morelli, che cosa mi "direbbe?" Avendo ascoltato con attenzione le cose che dico durante i gruppi, la signora si ricorda di una parola importantissima: ADESSO.  E si risponde così: "Morelli mi direbbe: adesso il panico non c'è..." Comincia quindi a ripetersi le seguenti frasi: "Adesso sono qua e sto bevendo il caffè, adesso sto scrivendo, adesso sto facendo questo e quello..." Conclude il suo racconto dicendo: "Così facendo, non ho più avuto l'ansia e nemmeno un attacco di panico...."

Il cervello dimentica i traumi

In tutti noi esistono risorse capaci di mettere apposto le cose, quanto più ci dimentichiamo del nostro Io di sempre, dei nostri pensieri consueti... Il cervello è costruito per dimenticare i traumi: non ascoltate chi afferma che questo periodo lascerà una traccia indelebile nella vostra memoria, nella mente e che condizionerà la vostra vita futura. Allo stesso modo, non credete a chi racconta che i bambini magari giocano ma dentro di loro hanno delle lacerazioni profonde. Non è vero: i bambini usano meglio di tutti il più potente dei farmaci, l'immaginazione. Così, possono giocare per ore anche da soli e se arriva la tristezza, la superano immaginando. È ciò che hanno fatto tanti di voi, come testimoniano moltissime e mail che arrivano ogni giorno in redazione. Immaginazione, fantasia, perdersi nel fare cose con le mani, immaginare di essere come antichi dei o dee, immersi in bagni incantati e via dicendo: tutti quelli che hanno fatto così sono stati molto meglio.

Ripartire senza programmi o aspettative

Ora che s'intravede la ripartenza, non soffermiamoci sulle cose che avremmo voluto fare e che ora faremo oppure sulle limitazioni alle quali saremo costretti; volgiamo lo sguardo altrove, verso l'interno, perché anche nei momenti difficili il cervello dispone di energie intelligenti "caotiche". Abbiamo tutti un'idea lineare della vita, ma lo sviluppo psichico non procede linearmente. Al contrario, avanza a volte grazie a un ricordo, quindi paradossalmente tornando indietro, oppure attraverso i disagi che ritornano per aprire nuove porte verso strade che avevamo tralasciato.

Mai come ora occorre affidarsi a quel "signore sconosciuto", che la psicologia chiama inconscio, che sta guidando la mia vita senza che io mene accorga, adesso e sempre. Dobbiamo farci un po' da parte e attendere che dentro di noi qualcosa ci porti sulla nostra strada; adesso è davvero il momento di "precipitare dentro sé stessi", la nostra più grande risorsa.

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