Fiore: un film da vedere

In questo video Raffaele Morelli parla dell’ultimo film di Claudio Giovannesi, ambientato in un carcere minorile: senza retorica, un'opera di riscatto e speranza

Voglio parlarvi di un film, presentato al Festival di Cannes, di un giovane regista, Claudio Giovannesi. Il film si chiama “Fiore” e parla di due adolescenti, Daphne e Josh,che si incontrano in un carcere minorile, dove sono detenuti a causa dei gravi reati commessi. In questo carcere, dove i maschi sono separati dalle femmine, incomincia fra i due una relazione fatta per lo più di sguardi, poiché i ragazzi non possono - per la loro condizione di detenzione, incontrarsi come tutti gli altri. Così, la loro storia sembra uscire dal tempo, dal reale, dalla vita chiusa del carcere (visto forse anche come metafora delle catene dell’esistenza), con le sue regole e restrizioni. Fra i due scocca una scintilla e il film riesce a mostrare molto bene, senza alcuna retorica, come l’amore possa nascere dentro il male, fra l’innocenza intrinseca all’adolescenza e il sorgere di una mentalità che porta a diventare un criminale, dentro la durezza e il gelo emotivo che il carcere comporta. 

Quando il desiderio è più forte delle sbarre 

L’amore che nasce “nel male” è un tema affascinante, importantissimo perché non si dibatte mai abbastanza sul male, e su come tenerlo lontano dalle nostre esistenze. I moralismi non servono a niente: quel che è utile è sapere, come il regista mostra molto bene, che dentro di noi sussistono desideri insopprimibili, più importanti del male che possiamo fare o subire, che ci tengono in vita anche nelle condizioni più dure. Questi desideri non ci fanno solo sognare, ma ci portano in quella “zona“ della nostra vita dove comincia l’incantesimo, la magia, dove alberga il senso più profondo. L’importanza dell’immaginare l’altro, del sognare di vivere le cose che l’amore comporta (anche quelle che pensiamo “negative” come la gelosia o la paura di perdersi….), è più forte anche delle sbarre di un carcere. In tutti noi, carcerati e non i codici infiniti dell’amore e del desiderio non cessano mai di vivere e andrebbero sempre guardati, vissuti, assecondati. La capacità di amare è presente anche nei detenuti, anche negli adolescenti “perduti”, come sono i protagonisti di questo film che fa riflettere profondamente e ricorda come da qualunque situazione, anche grave, sia sempre possibile uscire. Curare i giovani disadattati, far loro ritrovare l’identità più profonda, è curare il mondo intero. Buona visione!

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