Psicosomatica
Strapparsi i capelli: perchè?

Strapparsi i capelli, o tricotillomania, è un gesto auto aggressivo che rivela un disagio psicosomatico profondo ma risolvibile: scoprine il senso

Ci scrive Silvia: “Da un anno a questa parte ho un problema che non so come risolvere, ogni volta che sono nervosa, agitata o ansiosa perché devo prendere una decisione oppure perché mi trovo in una vita che non mi appartiene, incomincio a manipolare i capelli e inizio a staccarmeli e più si staccano dalla radice, più ho l'impulso di staccarli. Ho percepito che mentre lo faccio, mi accanisco quasi come fosse una sorta di punizione perché non ho la forza di reagire. Il fatto è che non riesco a smettere e non so come fare. Non ho ancora fatto danni evidenti ma in certi punti i capelli sono più radi.

I capelli sono come i pensieri, ma non solo...

In psicosomatica, i capelli hanno tre diverse interpretazioni simboliche: principalmente rappresentano i pensieri, per l’evidente fatto che, come questi ultimi, escono dalla testa ed è quindi intuitiva l’analogia. Un’altra interpretazione interessante la regala il mito ebraico di Sansone, la cui forza risiedeva proprio nei capelli. Infine, i capelli, principalmente, femminili sono da sempre un'icona di fascino e seduzione, ma non solo: la tonsura dei capelli degli ordini monacali di ogni tempo e luogo segnala che le religioni, da sempre sensibili al linguaggio simbolico, ritenevano che per accedere a certi livelli di elevazione spirituale si dovessero superare certe pulsioni e certi desideri “terreni” e che per farlo fosse necessario liberarsi anche di quel che nel corpo rappresentava quei desideri, appunto i capelli. Si può anche aggiungere che l’acconciatura dei capelli, la pettinatura, il taglio, la tinta sono elementi strutturali del modo di porsi di uomini e donne di fronte al mondo, specialmente in giovane età: pensiamo ai Teddy boy con la brillantina del dopoguerra, ai capelloni del 1968, ai punk di dieci anni dopo e l’elenco potrebbe continuare a lungo…

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Eros e aggressività repressi, ecco la chiave

Se tutto questo è vero, che senso ha il gesto autolesionista di strapparsi i capelli (tricotillomania, in termini “tecnici”)? Una possibile chiave di lettura è la seguente: io percepisco dei pensieri dentro di me che giudico indegni, immondi o sbagliati. Non posso liberarmene poiché non si comanda a un pensiero di sparire e quindi mi accanisco sui capelli, che come abbiamo detto rappresentano simbolicamente proprio quei pensieri. Magari si tratta di desideri erotici che ritengo sporchi (i capelli femminili vengono coperti dalle culture islamiche perché considerati simbolo di strumento di seduzione, ma ciò accadeva anche in molte parti del nostro paese fino a pochi anni fa), oppure lo strappo ha a che vedere con un’aggressività che temo e voglio reprimere e quindi faccio come Sansone, o meglio come Dalida, che nel mito rasò l’eroe ebraico privandolo della forza.



Cosa fare per uscirne

Quel che suggeriamo a Silvia è di riflettere su queste possibili chiavi di lettura, per vedere se ci trova delle affinità con la sua storia personale. Per prima cosa però, deve abbandonare l’idea che lei si accanisca sui capelli perché non ha la forza di reagire. Così si va fuori strada: ogni disturbo psicosomatico va anzitutto osservato e non giudicato, altrimenti si aggraverà, come infatti sta accadendo a lei. Una buona strada in questi casi è intraprendere un percorso di psicoterapia a indirizzo psicosomatico, la più indicata per affrontare e risolvere disagi di questo tipo.

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