L'aiuto pratico
Smetti i panni del “bravo ragazzo” e inizia a vivere

Spesso ci sentiamo vittime di etichette che non ci appartengono, che si siamo "appiccicati" da soli e che si trasformano in alibi: ne esci se smetti la recita...

Ci scrive Luca, un ragazzo di 23 anni, in cerca di aiuto: “Mi sono perso. Amo la musica e adoro come sono quando l’ascolto, suono la chitarra e canto e non posso farne a meno, non so il perché ma mi riesce molto bene! Sono anche uno studente di ingegneria, facoltà che odio perché non mi appartiene, ma è stata una mia scelta e sto cercando di portarla a termine. Nel tempo che mi resta frequento una palestra: mi impegno molto ma ottengo poco e niente. Ho un buon numero di amici e degli ottimi rapporti sociali, ma non ho nessuno che non mi sopporta, nessuno che mi odia, perché? Mi hanno sempre definito un bravo ragazzo e questa è la cosa che più odio sentirmi dire; certo è vero che sono una persona rispettosa e sincera, ma mai avrei pensato che queste qualità potessero mettermi così in difficoltà. Mi manca terribilmente una ragazza, mai avuta una, al massimo mi sento dire che sono una persona intelligente, simpatica, ma niente di più. I miei amici hanno un discreto successo con le donne, io zero, eppure mi reputo un ragazzo con una grande sensibilità. Fisicamente rispecchio un ragazzino di 17 anni, bassino e magro, poca barba, pochi muscoli nonostante la palestra, e questo faccio fatica ad accettarlo, ma non credo di essere brutto. Non sa quanto ho sofferto e quanto soffro ancora oggi per questa cavolata.” 

Il problema non è mai quello che pensiamo

Contrariamente a quanto crede Luca, il suo problema non è l’aspetto fisico, ma il personaggio sempre allegro e disponibile, che "recita" nel mondo. Si è creato lui stesso quel personaggio e, per paradosso, il fatto di non dispiacere a nessuno ora lo infastidisce. Ha ragione: se nessuno ci odia, forse è perché diamo di noi l'immagine di una persona magari piacevole, ma anonima, innocua e poco incisiva. Il desiderio di essere odiato svela il bisogno di essere visto come "qualcuno". Anche in ambito amoroso Luca riscontra i medesimi risultati: non riesce ad avere successo con le donne. L’alibi della grande sensibilità, gli fa chiedere perché nessuna la ragazza lo voglia, senza pensare che in fondo il problema è proprio questo. L’essere definito intelligente e simpatico è sinonimo di scarso interesse e non essendo una persona incisiva, non riesce a conquistare.

Tira fuori la grinta e spicca il volo

Continua Luca: Mi sento come se stessi aspettando qualcosa, un’occasione, una crescita che non arriva mai, mi sento bloccato in un vortice che non mi lascia andare; sento che ho bisogno di spiccare il volo ma ho un’ancora pesante che mi tiene stretto al suolo e per questo spesso mi sento ansioso. A volte immagino di essere un personaggio famoso, mi sento un po' Martin Luther King, un po' Gandhi, un po' Falcone, un po' Borsellino, un po' Jimi Hendrix, forse una cosa un po' arrogante! Sogno di suonare davanti a migliaia di persone e di piangere sul palco, di emozionarmi, di tirare fuori tutto quello che provo. Nonostante ciò mi trascino ogni giorno nella mia routine ma sento che ho bisogno di dinamicità, di movimento, di creazione, ho bisogno di condividere, eppure passo dei momenti crogiolato nella noia ad aspettare." Luca cerca di compensare le sue sfortune con un’immagine di se stesso famoso e acclamato dalla folla, svelando così il suo lato arrogante, esibizionista e ambizioso. Non è un caso che i personaggi citati siano tutti martiri: lui stesso s'immagina come un santo, un profeta, un guru. Ha nominato però anche Jimi Hendrix, un personaggio più difficile, più ribelle, anche in questo caso come forma di compensazione. C’è un guerriero dentro di lui che vuole uscire: solo vivendo la sua parte più grintosa, più cattiva potrà incontrarlo e realizzarsi. 

Ascolta il tuo corpo, ti vuole scuotere

Conclude Luca: “Sento di meritarmi le cose che desidero, ma non accadono e ciò è frustrante. Qualche notte mi capita di urlare per pochi secondi mentre sono addormentato, prendo dei gran spaventi ma poi mi sveglio e mi metto a ridere. Che cosa strana! Sto imparando a percepire le mie emozioni e ad aspettare, ma io sono stanco di aspettare, voglio vivere adesso, vorrei essere spensierato ma senza perdere nulla.” Di notte, quando non è vigile, l'inconscio lancia a Luca un forte segnale, lo fa urlare come per svegliarlo da questa sua condizione di stasi, come per fargli capire che qualcosa deve cambiare. La sua solarità è eccessiva, occupa tutto lo spazio. Luca si lamenta di sentirsi costretto al suolo da un’ancora pesante ma l'anima gli sta dicendo altro: che in realtà è proprio lui a non voler spiccare il volo...

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