Endometriosi: combattila a tavola e con i rimedi naturali

Una donna su dieci soffre di questo disturbo intimo: prima di invasive terapie ormonali o chirurgiche, agisci a tavola e con le cure naturali

Endometriosi: combattila a tavola e con i rimedi naturali
Redazione Riza
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03.04.2018

Benché se ne parli poco, l’endometriosi è una patologia che colpisce in modo più o meno grave circa il 10% delle donne in età fertile. È causata dal distacco delle cellule dell’endometrio (il tessuto che riveste la parete interna dell’utero e si sfalda durante la mestruazione), che trasmigrano in sedi anomale – come le ovaie (nel 90% dei casi), i legamenti dell’utero, la cervice, l’appendice, la vescica, l’intestino e perfino le ascelle, il diaframma o il polmone – dove si impiantano, comportandosi come se fossero all’interno dell’utero.

Durante le diverse fasi ormonali del ciclo, le zone extrauterine colonizzate dalle cellule endometriali si comportano come fossero nella loro sede naturale, provocando dolori nella fase premestruale e sanguinando durante il ciclo. In mancanza di sbocchi naturali il sangue emesso rimane però intrappolato nel corpo, provocando infiammazioni locali, tessuto cicatriziale o cisti, e danneggiando organi e tessuti.

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I sintomi dell’endometriosi

Un’endometriosi lieve può essere asintomatica, o produrre sintomi che possono essere confusi con una normale sindrome premestruale. In questi casi i sintomi possono però aggravarsi col tempo, raggiungendo la massima intensità verso i 30 anni. Il primo segno evidente della possibile presenza di endometriosi è un dolore addominale profondo, che inizialmente compare durante la fase premestruale e durante il ciclo ma che, col tempo, diventa cronico. In seguito possono comparire dolori addominali e dorsali intollerabili, sangue nelle urine durante le mestruazioni o sanguinamento rettale, rapporti sessuali molto dolorosi, macchie di sangue nel preciclo e flusso emorragico.

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La diagnosi

La prima cosa da fare in caso di sospetta endometriosi è una visita ginecologica mirata a evidenziare l’eventuale presenza di noduli sensibili, per poi passare a una risonanza magnetica. In alcuni casi, tuttavia, la patologia viene scoperta solo nel corso di ricerche laparoscopiche, condotte per appurare le cause che impediscono alla donna di concepire un figlio, o in caso di gravidanza extrauterina. Un’endometriosi di grado medio o severo può infatti danneggiare le ovaie o formare aderenze tra le ovaie e le tube di Falloppio, causando gravidanze extrauterine o intrappolando l’embrione nelle tube, con grave rischio per la donna.

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Le cause

In assenza di cause certe, la teoria che trova maggior credito è quello della mestruazione retrograda, secondo la quale durante la mestruazione avverrebbe una migrazione di ghiandole endometriali attraverso le tube fino al peritoneo, dove attecchirebbero. A riprova di questa teoria si cita il fatto che ragazze con malformazioni genitali dopo il ciclo sviluppano endometriosi perché il sangue non riesce a defluire all’esterno. Ricordiamo inoltre che la mestruazione retrograda si verifica in quasi tutte le donne, ma solo una piccola parte di queste sviluppa la patologia.
Ci sono però due teorie che in particolare spiegano lo sviluppo dell’endometriosi.

  • Secondo la teoria immunologica, alcune donne sviluppano endometriosi perché il loro sistema immunitario non blocca la crescita del tessuto endometriale extrauterino. Inoltre, alcune ricerche suggeriscono che gli inquinanti ambientali, in particolare le diossine, possono favorire lo sviluppo della patologia.
  • Secondo la teoria ormonale, l’aumento di endometriosi sarebbe dovuto anche al fatto che oggi le donne tendono a ritardare sempre più la gravidanza, che è un fattore “protettivo” contro questa patologia.

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La lettura psicosomatica

Dal punto di vista psicosomatico l’endometriosi, con lo sconfinamento di cellule del rivestimento uterino che colonizzano indiscriminatamente tessuti e organi, rimanda a un’immaturità dell’Io femminile, una difficoltà a differenziare l’essere donna dall’essere madre, due stati dell’essere che dovrebbero coesistere – senza tuttavia sovrapporsi – nelle donne adulte. In questo senso il “vagare” per il corpo delle cellule endometriali incarna sia la difficoltà della donna a trovare la propria identità, sia una inconscia richiesta d’aiuto al maschile, a cui viene delegata una funzione di contenimento, sostegno e protezione.

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Le terapie farmacologiche

Contro l’endometriosi, la medicina ufficiale consiglia una terapia ormonale e farmacologica nei casi lievi, mentre nei casi più gravi ricorre alla chirurgia per eliminare le zone infiltrate e rallentare la progressione della malattia. I farmaci consigliati in genere comprendono i seguenti.

  • Ormoni androgeni, antiestrogenici e progestinici per ridurre i livelli ematici di estrogeni e progesterone e inibire l’ovulazione, al fine di indurre l’atrofia delle isole di endometrio “fuori sede”.
  • Contraccettivi orali per inibire l’iperproduzione delle gonadotropine.

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La prima cura è un’alimentazione corretta

Chi soffre di endometriosi deve innanzitutto correggere la dieta, riducendo il consumo di carni rosse e bianche e, in generale, degli animali da allevamento (spesso imbottiti di estrogeni che favoriscono lo sviluppo dell’endometriosi) e dei latticini (escluso lo yogurt); da eliminare sono anche gli alimenti e le sostanze allergizzanti o infiammanti, come le solanacee in genere (tabacco compreso), la caffeina, le spezie, lo zucchero e gli alcolici. Ammessi, tra i cibi di origine animale, il fegato (ricco di vitamine del gruppo B) e i pesci grassi, che contengono prostaglandine naturali, utili contro il dolore. Molto indicati sono i cibi ricchi di nutrienti, fibre e antiossidanti, come le carote, tutta la famiglia dei cavoli (broccoli, cavolo verza ecc.), erbette e spinaci, leguminose come piselli e fagioli, semi, cereali integrali e frutti come le mele, il melone, gli agrumi e le albicocche, ricchi di vitamine. Da bandire invece la soia, per il suo alto contenuto estrogenico. Ottima invece un’integrazione con vitamine naturali: la C (antinfiammatoria e antistress: da 1000 a 3000 mg al giorno), il complesso B (aiuta il fegato a smaltire gli estrogeni e sostiene il sistema nervoso: 50/100 mg al giorno) e gli acidi grassi essenziali Omega 3 e Omega 6.

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I rimedi naturali per l'endometriosi

Tra i fitoterapici è utile la Dioscorea villosa: ricca di diosgenina, una sapogenina simile agli ormoni umani, aumenta la produzione di progesterone, normalizzando il rapporto estrogeni-progesterone. In commercio sono reperibili creme a base di progesterone naturale estratto dalla dioscorea, che hanno dato buoni risultati: vanno spalmate sulla pelle (sotto le ascelle o sul palmo della mano) a partire dal 6° giorno del ciclo fino alla comparsa del mestruo.

Molto indicate sono anche le piante cosiddette epatiche – in particolare Tarassaco, Bardana e Cardo mariano – da usare in tisana assieme alla Spirea ulmaria (antinfiammatoria e antidolorifica) e all’Achillea (antiemorragica). Si assumono in tisana, ponendo un cucchiaio della miscela di erbe in una tazza d’acqua bollente; lasciare in infusione per 15 minuti, filtrare e dolcificare con miele d’acacia. Se ne bevono 3 tazze al giorno.

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L’aiuto dell'omeopatia

I rimedi omeopatici più indicati in questi casi comprendono: Silicea per frenare la proliferazione delle cellule endometriali, Magnesia Phosphorica per i dolori crampoidi e Kali Phosphoricum per contrastare l’anemia e la debolezza. Diluizione e dosi vanno concordate con il medico omeopata caso per caso.

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I contenuti sono curati da un’équipe di esperti e terapeuti, guidata dall’esperienza del gruppo Riza, punto di riferimento riconosciuto nel panorama della psicosomatica, della salute mentale e fisica.

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