VIDEO 'Venirne fuori': il nuovo libro di Raffaele Morelli

Raffaele Morelli presenta il suo ultimo libro, dedicato a quel che possiamo fare tutte le volte che ci sentiamo in gabbia, senza una via d'uscita

Vi parlo dell’ultimo libro che ho scritto: Venirne Fuori, pubblicato da Mondadori. L'opera è in libreria da qualche giorno ed ha avuto un'accoglienza inaspettata, della quale vi ringrazio. Di cosa parlo in questo libro? Su cosa mi soffermo più di tutto? In questo momento così difficile, chiunque è invaso dall’idea che le proprie certezze, la propria salute, la condizione economica possano entrare in una crisi profonda. Che fare?

Ragionare sui malesseri li rafforza

Nel libro parlo della differenza, per la psiche, tra un pensiero lineare, verticale, orientato e un pensiero circolare. Com'è un pensiero lineare? Come il seguente. "Io che vedo il mio problema, io che vedo il mio disagio" e vedo solo quello di me. In questo periodo, complice la presenza del virus, è facile cercare tutti i nodi della propria vita, le cose che non hanno funzionato, le relazioni che abbiamo sbagliato, il lavoro che non fa per noi, le cose che ci hanno detto i padri o le madri e che non abbiamo ascoltato. Vittime di questo pensiero lineare, diventiamo unilaterali, e vaghiamo come perduti nella nebbia, chiusi in uno sguardo che vede solo i problemi, come ciechi. Cosa acceca più di tutto? Il pensiero: continuare a ragionare e a riflettere sui nostri disagi è il modo migliore per cronicizzarli.

La via del pensiero circolare

Ma esiste anche un altro modo di vedere le cose ed è quella del pensiero circolare. Il grande filosofo Plotino aveva chiarito che l’anima è circolare, non è una linea retta. Circolare vuole dire adottare con se stessi lo steso patto che io faccio con i miei pazienti. Quando mi raccontano una cosa di questo genere: “Dottore, il mio matrimonio è finito dopo tanti anni, sono disperata e in più c’è il virus”, Io dico loro questo: "Adesso, signora provi a chiudere gli occhi e vedersi come una bambina, come la bambina che era". Dentro di noi c’è un bambino o una bambina, non è mai andato via: nei momenti di tristezza vai a cercarlo. “Dottore, sapesse, il mio bambino è disperato, piange, si sente impaurito, solo”. Quante volte da bambini ci è capitato di sentirci così? Avevamo voglia di scappare: "Adesso prova a vederti come un bambino disperato, dimenticati la tua crisi matrimoniale, ma guardati come un bambino disperato."; "Ma così sono ancora senza via di uscita”."Non è così: facciamo un’altra cosa adesso, immaginiamo che lei sia la mamma di questo bambino. “Signora, provi a accarezzare quel bambino, a consolarlo". Che cosa fa una mamma con il suo bambino triste? Gli accarezza i capelli, gli asciuga le lacrime, lo porta a giocare. Finché dopo qualche minuto si distrae.

Ricorda che sei molti volti

Con la paziente di cui sto parlando, ho poi continuato così: "Adesso signora, immaginiamo un cibo che le piace da impazzire”. Mi risponde: i gamberi crudi. “Bene, lei adesso immagini di mangiare i gamberi crudi, quindi immagini il bambino che soffre, la mamma che lo cura, lei che cucina e il cibo che le piace di più. E adesso immaginiamo in una vetrina un vestito che la fa impazzire... Adesso immaginiamo il desiderio. Chi non desidera un uomo o una donna dei sogni? Prova a immaginarlo senza volto". E così via. Questo modo di procedere non è più lineare, non segue più una retta ("io sono il mio disagio"), si aprono porte, si comincia a percepire tante presenze dentro di sé. Sempre nell'immaginazione, ci sono poi io in una giornata bellissima, dove rido come un pazzo, o come una pazza. Poi ci sono io con i miei morti: i genitori che sono andati via, le persone cara che abbiamo perduto, i mariti, le mogli, i compagni, le compagne. Che cosa mi resta di loro? Le immagini. In psicoterapia io faccio sempre questo patto con i pazienti: accogliamo tutte queste immagini che si formano, anche delle persone che non ci sono più.

Adesso tocca a te

Nella vita, come mi ha scritto una signora in questi giorni, c’è un momento che tocca a noi. Le è capitato un dolore tremendo: "Mio marito, che amo profondamente, si è ammalato qualche tempo fa di una patologia gravissima ed è diventato incapace di muoversi, Lo devo accudire in tutto, è una situazione senza via di uscita. Mi è capitato di vedere un suo video, dove lei diceva che c’è un momento che tocca a te, allora ho iniziato a distrarmi dal problema. Si, io sono sempre quella che si occupa d mio marito, ma sono anche altro. Ho guardato intorno a me e vicino a casa mia c'era un pezzo di terreno non coltivato. E sa cosa ho fatto? Ho iniziato a piantare: glicine, passiflora, magnolia, ero la seminatrice. E sono rinata, nonostante tutto". Ecco la mente circolare di cui parla Plotino.

Lo sguardo giusto cambia il mondo

Per il fatto stesso di spostare lo sguardo sull’insieme, sul mondo e non solo sul malessere, si attivano spontaneamente le energie terapeutiche che ti portano al benessere pur dentro il disagio. Dogen, il grande saggio giapponese afferma:

Quando l’albero fiorisce, insieme a lui, dentro di lui, con lui, stanno fiorendo il sole, le stelle, la luna, sta fiorendo il mondo intero

Quando tu guardi i tanti volti della tua anima (la bambina, la madre, la donna che soffre, quella che desidera...) tu stai fiorendo come fiorisce l'universo, e così il dolore se ne va e la nebbia svanisce. Questo è stare con se stessi: non è capire, non è spiegare, non è guardare il passato, non è ragionare, non è cercare di mettere le cose a posto, è semplicemente guardare tutte le immagini che abitano contemporaneamente dentro di te. Questo crea l'energia dell'autocura, la più potente che esista. Mi auguro che questo libro serva a portare il benessere, la gioia di vivere in un momento così difficile. Buona lettura!

Il nuovo libro di Raffaele Morelli Venirne fuori è disponibile in tutte le librerie

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