Anginofobia: vinci la paura di soffocare mangiando
L'aiuto pratico

Anginofobia: vinci la paura di soffocare mangiando

Il timore irrazionale che il cibo possa strozzarci può sfociare in un disturbo psicologico insidioso; per risolverlo, occorre scoprire il senso profondo di questa fobia

Mi chiamo Alessia, ho 25 anni e convivo da qualche mese con la paura di soffocare mentre mangio. Ho fatto molte visite specialistiche e i medici hanno escluso che esistano cause organiche alla base di questo disturbo, dicendomi che dovrei affrontarlo con la psicoterapia. Sono perplessa, mi sembra qualcosa che ha poco a che fare con la mente, anche se mi rendo conto che quando si avvicina il momento del pasto per me comincia una tortura psicologica. Ho eliminato molti alimenti solidi come la carne e mi accorgo di dar sempre più la preferenza a cibi liquidi o comunque morbidi. Così mi pare vada meglio ma la paura persiste e condiziona la mia vita. Mi chiedo se ci sia un senso che mi sfugge in tutto questo.

Cara Alessia, il disturbo di cui soffri ha un nome preciso: anginofobia. Fa parte, secondo il DSM V, delle fobie specifiche, quelle paure esagerate o immotivate nei confronti di qualcosa (come ragni o insetti) oppure - come nel tuo caso - di situazioni quotidiane come mangiare. Si tratta di un disturbo che colpisce per lo più in età pediatrica, ma anche gli adulti non ne sono immuni. Hai giustamente chiesto un parere medico che con ogni probabilità avrà escluso patologie organiche come la disfagia o l'iperreflessia faringea, due disturbi della deglutizione che possono essere facilmente confusi con l'anginofobia.

Indice dell'articolo

Anginofobia: che cosa la causa

Comunemente, si crede che il timore irrazionale nei confronti del cibo abbia a che vedere con dei traumi vissuti in età infantile o adolescenziale. Chi ne soffre avrebbe cioè corso un rischio più o meno grave di venir soffocato dal cibo o sarebbe stato spettatore di una situazione analoga capitata ad altri. Questo avrebbe quindi fatto partire un crescendo di paure che alla lunga avrebbe generato la fobia. Non so se sia il tuo caso, ma anche se fosse così, si tratterebbe comunque di un innesco, non della causa profonda dell'anginofobia. In questo senso il suggerimento di chiedere aiuto alla psicoterapia è corretto, perché si tratta di un disturbo psicosomatico che riguarda uno degli aspetti più basilari e al tempo stesso controversi della vita: il nostro rapporto con il cibo e i suoi simboli. Del resto, a molte persone capita di "strozzarsi" con un pezzo di cibo ostico da mandar giù o di assistere a un simile evento e non tutte sviluppano questo disagio.

Conseguenze e sintomi dell'anginofobia

Evitare o limitare fortemente l'assunzione di cibo può naturalmente sfociare nella malnutrizione, innescando carenze nutrizionali anche gravi e una significativa perdita di peso. Sul lungo periodo, può dar luogo a:

  • debolezza cronica, mancanza di energia, apatia
  • riduzione della massa muscolare e senso continuo di affaticamento
  • difficoltà di concentrazione, deficit della memoria
  • irritabilità e sbalzi del tono dell'umore
  • vertigini
  • anemia
  • ipotermia
  • indebolimento di capelli, unghie, ossa

Mangiare è fidarsi: significato simbolico dell'anginofobia

Che cosa vuol dire deglutire? Significa mandar giù il cibo, ovvero ingerire un pezzo di mondo esterno che "diventerà" parte di noi. Non a caso si dice spesso che noi siamo ciò che mangiamo. Quindi deglutire è un atto di fiducia nei confronti del mondo; se questa fiducia latita, se in cuor nostro temiamo che quel che ingeriamo diventi una sorta di "nemico" che vuole soffocarci, allora cercheremo di mettere in atto delle strategie difensive per evitare un pericolo che ai nostri occhi può apparire persino letale. Poiché non possiamo intervenire sul cibo una volta deglutito, non rimane che agire in modo preventivo ed è proprio questo che fa mettere in campo delle strategie (da quelle di evitamento volte a eliminare certi cibi duri o fibrosi ad altre come sminuzzare minuziosamente gli alimenti prima di ingerirli o prediligere quelli liquidi o comunque morbidi) che generano poi un circolo vizioso, peggiorando il problema anziché risolverlo. 

Dietro al disturbo c'è il bisogno di essere accudito

L'anginofobia simbolicamente parla di sfiducia e di un conseguente bisogno di controllo eccessivo nei confronti del mondo esterno, ma è anche una sorta di regressione a stadi arcaici dello sviluppo. Se ci si fa caso, l'alimentazione degli anginofobici tende a diventare, con la progressiva eliminazione dei cibi duri e solidi a vantaggio di quelli molli e/o liquidi, qualcosa di simile a quella dei bambini molto piccoli, rivelando simbolicamente un bisogno di accudimento e protezione che ricorda quello della madre che svezza. La psicoterapia psicosomatica (supportata dall'intervento di un nutrizionista) è il trattamento più indicato per affrontare e risolvere questo problema; accanto alle strategie universalmente usate per ridurre il peso del disagio (esposizione controllata e graduale, tecniche di respirazione consapevole, rilettura guidata da parte del terapeuta della situazione problematica), permette anche di indagare sulle problematiche simboliche che abbiamo qui accennato, ovvero il bisogno di controllo e la spinta regressiva. In ogni anginofobico vive un bimbo spaventato e bisognoso che va psicologicamente accolto nelle sue necessità; se non lo si fa, il rischio è che possa trasformarsi in un avversario che piano piano prende il controllo della nostra vita.

Vivo con un anginofobico: come mi devo comportare?

La vita di chi soffre di anginofobia è difficile, ma lo è anche quella dei loro familiari e conviventi. Come deve comportarsi chi ci vive a stretto contatto? Ecco alcune regole pratiche da seguire:

NON GUARDARE NEL SUO PIATTOA tavola, cercare di non guardare nel suo piatto, non obbligarlo a mangiare, non parlare continuamente del problema.
ATTENDI LO SFOGOAttendere che sia chi soffre a esporre le emozioni legate al suo disturbo, senza forzarne i tempi.
NIENTE CONSIGLISuggerire un percorso terapeutico senza dare direttamente consigli o suggerimenti: oltre alla psicoterapia, occorre anche una consulenza nutrizionistica.
SII PAZIENTETollerare gli sbalzi d'umore tipici dell'anginofobico ricordando che la soluzione del problema richiede tempo e pazienza.
RISVEGLIA I SUOI INTERESSIOrganizzare attività che possano destare l'interesse della persona sofferente per aiutarla a spostare lo guardo dagli elementi che innescano l'agitazione (non solo gli alimenti, ma anche i piccoli oggetti che nell'immaginazione potrebbero essere ingeriti e causare soffocamento).

andrea nervetti
Psicologo e psicoterapeuta, collabora dal 2001 con l’Istituto Riza di Medicina psicosomatica di Milano dove esercita la libera professione. Vice Direttore e Docente presso la Scuola di specializzazione in Psicoterapia a indirizzo psicosomatico dell’Istituto Riza. Membro del Consiglio direttivo della SIMP (Società italiana di medicina psicosomatica), scrive per le riviste Riza Psicosomatica, Antiage ed è responsabile del sito www.riza.it. Svolge anche attività libero professionale presso l'Istituto stesso e a distanza via internet. La scheda completa dell'autore
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