"Dottore, ci vediamo su Skype?". Psicoterapia ai tempi del Covid
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"Dottore, ci vediamo su Skype?". Psicoterapia ai tempi del Covid

A causa della pandemia, psicoterapeuti e pazienti si incontrano sempre più online: ciò implica alcuni svantaggi, ma i vantaggi sono inaspettati...

L’emergenza sanitaria ha rivoluzionato anche la pratica psicoterapeutica. Se da una parte, a causa delle restrizioni, viene a mancare il contatto diretto tra terapeuta e paziente, dall’altra la terapia online sembra un’opportunità da non farsi sfuggire. Non solo: c'è la possibilità che la psicoterapia 2.0 possa divenire diffusa e usuale nel prossimo futuro, superando la diffidenza iniziale. Ma vediamo nel dettaglio quali sono i punti di forza e quelli critici

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Psicoterapia e Covid-19: cosa è cambiato?

In tempi di pandemia, ognuno di noi ha dovuto rimodulare le proprie abitudini. Si tratta di un cambiamento che non ha escluso le professioni, alle quali è richiesto un alto livello di adattabilità e aggiornamento, basti pensare allo smartworking o alla didattica a distanza. Anche gli psicoterapeuti si sono visti costretti a modificare la loro pratica per tutelare se stessi e il paziente dal rischio di contagio. Il passaggio dalla seduta in presenza a quella virtuale ha inciso sulle possibilità e i modi di svolgere la psicoterapia stessa. L’utilizzo della videochiamata si rivela, perciò, una preziosa risorsa per far fronte alla situazione attuale, rappresentando al momento la soluzione più appropriata per dare continuità al processo terapeutico. Andando, naturalmente, incontro alle esigenze e ai timori espressi dal paziente circa l’uso delle piattaforme digitali. Molte persone, infatti, sono ancora dubbiose sul fatto di riuscire a mantenere la stessa atmosfera della seduta vis à vis. Altre, invece, prediligono la strada informatica. Ma, allora, quali sono i vantaggi e gli svantaggi di fare psicoterapia via Skype o attraverso altre piattaforme? Lo abbiamo chiesto al dottor Andrea Nervetti e alla dottoressa Chiara Marazzina, psicologi e psicoterapeuti dell’Istituto Riza di medicina psicosomatica di Milano e del Centro Riza di medicina naturale.

Vantaggi della terapia online

«C’è chi quando è scoppiata la pandemia, ha visto nella psicoterapia online un luogo sicuro contro la paura del contagio», afferma il dottor Nervetti. Numerosi sono, infatti, i pazienti che preferiscono la videochiamata, non solo perché si sentono protetti dalla “barriera virtuale” dello schermo del pc, ma anche perché riescono a inserire più facilmente la terapia nella loro routine quotidiana. Inoltre, il vantaggio offerto dalla tecnologia coinvolge anche quelle persone affette da patologie che rendono difficili gli spostamenti o hanno il terrore di ammalarsi, come gli agorafobici e gli ipocondriaci. In particolare, questi ultimi «paradossalmente stanno meglio, sono più coraggiosi di altri e accettano di più il loro disagio, poiché l’ansia per la malattia è ora una paura che hanno tutti», precisa la dottoressa Marazzina.

L’importanza delle radici

Se per molti psicologi e psicoterapeuti la terapia a distanza è diventata una necessità obbligata a causa del coronavirus, ce ne sono altri che la praticano da ben prima, come il dottor Nervetti. «Ho iniziato circa dieci anni fa, quando una paziente, che voleva essere seguita da me e che però viveva in Svizzera, mi propose: “Senta dottore, perché non facciamo terapia su Skype?” A dire il vero non ci avevo mai pensato, ho provato e mi sono trovato bene; dopodiché ho iniziato a prendere in cura pazienti da ogni regione d'Italia o connazionali che vivevano all’estero: in primis Europa, ma persino Giappone o Stati Uniti. In questo modo la persona non si sente obbligata a dover fare viaggi e a spendere molto denaro; poi c’è da evidenziare che per gli espatriati nostrani è fondamentale fare psicoterapia con un clinico italiano», spiega Nervetti.

«Inoltre – aggiunge la dottoressa Marazzina – si può dire che esista una vera e propria “geografia dell’anima”, per cui una persona che si trova in un paese straniero ha bisogno di incontrare una mentalità che abbracci le sue radici. Tu impari a parlare con i tuoi genitori; non è strano che, sentendo la voce della tua lingua madre, tu venga come trasportato in una dimensione di sicurezza e di protezione, appunto a casa».

Svantaggi della terapia online

«Un primo limitedella psicoterapia online – continua però Marazzinaè rappresentato dalla mancanza del contatto diretto tra terapeuta e paziente. Quando una persona viene in presenza si trova in un setting che è sempre lo stesso, in cui si sente libera di esprimere le sue emozioni. Un luogo intimo dove nessun'altro ascolta, perché spesso quando fai la terapia via Skype c’è la possibilità che gli spazi siano limitati, specie se si condivide il tetto con coniugi, figli o genitori. Se si sceglie di iniziare un percorso in videochiamata, è consigliabile, infatti, prediligere un posto tranquillo in cui ci si possa lasciare tutto alle spalle, senza il timore di essere ascoltato; ma soprattutto che sia sempre il medesimo. Per questo sono sconsigliate situazioni come la macchina».

«La dottoressa Marazzina ha ragione, però ci sono alcuni luoghi-limite, come la macchina, che possono essere adottati quando non ci sono alternative. Specificando, comunque, al paziente di trovare il prima possibile uno spazio più adeguato per svolgere la seduta. A mio avviso il luogo peggiore e più distraente in assoluto è il posto di lavoro, a patto che non si abbia uno studio personale in cui ci sia la perfetta privacy richiesta dal colloquio. Per questo ritengo che il vero e unico svantaggio della video-terapia sia dovuto alla scelta del setting. Perché se vai dallo psicoterapeuta, entri anche un po’ nel suo mondo, mentre lì rimani nel tuo. E questo può fare la differenza», precisa Nervetti.

Il terapeuta cura senza parole

Per la dottoressa Marazzina il tema del setting non sembra essere l’unico limite della terapia via skype. «A volte il terapeuta cura senza parole, ossia attraverso intuizioni e sensazioni suscitate nel momento della seduta. Il grande psicanalista Carl Gustav Jung diceva che la consapevolezza del terapeuta è sufficiente affinché, col tempo, questa confluisca in maniera sottile verso il paziente. Questo scambio di energia, di suggestioni, dato dalla presenza, chiaramente in videochiamata è filtrato attraverso uno schermo. Poi la consapevolezza arriva comunque, ma vengono meno alcune percezioni spontanee, immediate, che hanno una forte valenza terapeutica. Infine, la distanza accorcia proprio l’empatia che sia crea col paziente. Questo è forse l’aspetto che rende alcune persone poco inclini o talvolta contrarie all’uso della videochiamata in terapia», conclude Marazzina.

Il futuro della psicoterapia

Sperando in un veloce ritorno alla normalità e quindi, per chi volesse, alla classica seduta vis à vis, non possiamo non pensare ai cambiamenti apportati dalla digitalizzazione della vita quotidiana, che anche gli psicoterapeuti dovranno tenere bene a mente. È facile, allora, aspettarsi che nel futuro la psicoterapia online possa diventare una prassi comune e molto diffusa, andando oltre la ritrosia dei clinici e dei pazienti. Grazie alla terapia a distanza, di sicuro, è già possibile supportare anche persone impossibilitate a muoversi, oppure inizialmente spaventate dal fatto di doversi recare fisicamente presso lo studio di uno psicoterapeuta.

Il resto, lo scopriremo in un’altra storia...

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