Ulcera peptica

Perdita di sostanza della mucosa della parte alta dell'apparato digerente. Si distingue in ulcera gastrica e ulcera duodenale.
Ulcera peptica

Ulcera peptica: che cos’è

È la perdita di sostanza della mucosa della parte alta dell’apparato digerente. Si distingue in ulcera gastrica e ulcera duodenale, a seconda della zona interessata. Insorge quando il succo gastrico diviene troppo acido ed erode la mucosa. I processi che portano a questo squilibrio non sono ben conosciuti. Di recente è stato identificato un batterio, Helicobacter pylori, che favorisce l’insorgere dell’ulcera duodenale. I sintomi principali sono: un dolore a crampo e un senso di bruciore nella zona alta e centrale dell’addome, più intenso a digiuno, difficoltà digestiva e nausea.

Ulcera peptica: che cosa vuol dire

La dinamica sottesa all’insorgere dell’ulcera ha solitamente le sue radici nelle primissime fasi di vita. Soggetti frustrati nella prima infanzia rispetto al proprio bisogno di latte, e quindi di amore possono, una volta adulti, avere bisogno di una quota di amore maggiore rispetto agli altri. Queste persone però, avendo sperimentato il rifiuto da piccoli, si convincono di non poter ottenere in alcun modo questa “dose” di nutrimento affettivo ed è quindi probabile che neghino a se stessi di averne bisogno. Tentano così di rendersi il più possibile autonomi e indipendenti dagli altri, in modo da non dover chiedere niente per non restare poi delusi. Questo atteggiamento inconscio genera tuttavia l’effetto contrario: aumenta la necessità di dipendere. La “fame d’amore” si fa sempre più grande. È a questo punto che entra in gioco lo stomaco: in uno stato di perenne attesa di cibo-amore, produce succo gastrico in modo eccessivo, come se il cibo-amore dovesse giungere da un momento all’altro. Ma questo non arriva e lo stomaco, non avendo nessun materiale da digerire, finisce per “auto-mangiarsi”, lanciando così un estremo segnale di autonomia, come a dire: “Non ho bisogno di nessuno: mi nutro di me stesso”. Tutta la rabbia accumulata per non sentirsi amati finisce per scaricarsi su di sé, in un logorio continuo che si acutizza in momenti particolari nei quali entra in gioco la dinamica autonomia-dipendenza. Le situazioni più “rischiose” sono: i pasti in famiglia, “campo di battaglia” prediletto da chi è predisposto all’ulcera in quanto le dinamiche affettive si mescolano con il cibo; i momenti in cui vanno fatte scelte importanti; i cambiamenti improvvisi; il distacco dal nucleo familiare di origine; le discussioni e il blocco nell’esprimere la propria rabbia.

Ulcera peptica: chi è più a rischio

I tratti di personalità che caratterizzano chi è soggetto a ulcera si possono riassumere nella cosiddetta “personalità dell’uomo di successo”: si tratta di una persona che ricerca il successo in modo spasmodico, come rivalsa verso la propria dipendenza dal mondo materno, come estremo tentativo di affermare la propria autonomia dagli altri.
Egli vive però, al contempo, in uno stato di profonda dipendenza, di cui però ha molta paura e che vuole nascondere a tutti i costi. Può apparire come il tipico soggetto “rampante” ma è invece assai spaventato dall’idea che qualcuno possa accorgersi della sua grande esigenza di rassicurazione.
Altre caratteristiche ricorrenti sono:
-la tendenza a non manifestare, anzi a reprimere fortemente la propria contrarietà e aggressività, rivolgendola su se stesso;
-una sessualità di impronta infantile: a volte risulta molto repressa o quasi assente, altre volte viene vissuta in modo “frenato” per il timore di restare delusi nel proprio bisogno d’amore;
-una famiglia di origine che obbliga a consumare i pasti in un’atmosfera carica di tensione;
-una madre piuttosto invadente che vuole imporre al figlio le proprie scelte di vita: scolastiche, professionali e sentimentali, anche attraverso fastidiosi atteggiamenti ricattatori.

Ulcera peptica: suggerimenti

–Nell’ulcera, come nelle altre patologie gastriche, l’ambito fondamentale in cui intervenire è l’alimentazione. Vanno evitati i condimenti grassi, l’aceto e le salse. È bene rispettare l’inappetenza: due giorni di digiuno, compensati dall’assunzione di liquidi (acqua e tisane), depurano dalle tossine prodotte dalla cattiva digestione.
–Anche a livello preventivo, bisognerebbe suddividere in più pasti la quantità giornaliera di cibo piuttosto che sovraccaricare lo stomaco solo due volte al giorno.
–Consumare lentamente gli alimenti, masticando bene prima di deglutire, favorisce la digestione.
–La digitopressione si rivela utile in tutte le irritazioni della mucosa gastrica e duodenale, anche come prevenzione: dà sollievo, soprattutto in caso di cattiva digestione, bruciore, eruttazioni e dolore.
–Questi suggerimenti non sono del tutto efficaci se non accompagnati da un profondo cambiamento psichico ed emotivo. È necessario infatti imparare due elementi fondamentali: chiedere agli altri ciò di cui si sente il bisogno, superando la paura di ricevere un rifiuto, ed essere meno severi con se stessi. In questo senso, per l’ulceroso, una psicoterapia può rivelarsi molto utile per realizzare quell’indispensabile autonomia cui si accennava in precedenza.

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