Compiacere gli altri, dire cose che non pensiamo, adulare sono comportamenti che non “pagano” e fanno male: come superarli, sul posto di lavoro e “altrove”
L’ipocrisia è sempre un boomerang
Spesso lavorare significa mettersi alla prova con se stessi e con gli altri. Qualunque lavoro si svolga non siamo soli, ma circondati da superiori e colleghi, ognuno con la propria personalità e troppo spesso, succede che se qualcosa non va se ne attribuiscano le cause agli altri. In questi casi l’ ipocrisia può insinuarsi nei nostri comportamenti e domina le nostre parole. Incominciamo ad agire per compiacere gli altri, diciamo cose che non pensiamo, oppure critichiamo il collega che ci sembra essere più bravo di noi. Il nostro sorriso perde la spontaneità, fingiamo consenso anche se dissentiamo. Così facendo, poco a poco non saremo più credibili, e finiremo col diventare noi stessi oggetto di critiche maligne. È così che cominciano spesso conflitti e i disagi.
Gli adultatori
Il mondo del lavoro è pieno di adulatori. A cominciare dai capi ambiziosi che per scegliere il personale “fedele” mettono in atto pratiche di selezione che sfiorano la manipolazione; per non parlare di quei colleghi disposti a tutto pur di emergere. L’ ipocrita, normalmente, è una persona pratica e opportunista, che non capisce perché dire agli altri quello che realmente pensa quando, secondo lui, gli altri vogliono sentire solo ciò che desiderano. D’altronde, vi sono professioni dove l’ ipocrisia appare un requisito quasi obbligatorio. Come quella del diplomatico, o del politico, dove l’arte del “far buon viso a cattivo gioco” è indispensabile. E la cui principale caratteristica è quella di essere “accomodanti nello stile, ma fermi nella sostanza”, poiché l’ ipocrisia è anche…questione di stile. Definiamo ipocritica colui che ci inganna per perseguire il proprio tornaconto, per raggiungere un successo personale, ma chiamiamo diplomatico chi ci inganna con signorilità, con apparente rispetto per il nostro modo di essere anche se all’atto pratico non ne tiene conto. Come nell’opera di Molière, dove Monsieur Tartuffe, il “signorsì” per eccellenza dissimulava i sentimenti più immorali sotto una veste di devozione religiosa. Un modo di essere quanto mai attuale …
Differenza fra ipocrisia e diplomazia
Entrambe sono simulazioni di sentimenti con lo scopo di guadagnare la fiducia altrui, ingannandolo con l’ ipocrisia o persuadendolo con la diplomazia. Il diplomatico è realista: sa che non esistono due persone eguali e cerca l’accordo senza negare le differenze. L’intesa nel lavoro come nella vita in generale è il suo obiettivo. Per il diplomatico è importante il come agire: nel rispetto della persona altrui.
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Ipocrisia deriva dal greco ypòkrisis e significa simulazione. Ypòkrisis era l’attore e l’ ipocrisia indicava la finzione dello spettacolo teatrale. L’ ipocrita inganna se stesso e gli altri. L’ ipocrisia può essere aggressiva e difensiva. La prima viene espressa senza che ve ne sia bisogno, per incolpare gli altri di errori solo al fine di farli sentire in colpa. Ha quasi sempre successo perché è rivolta a un avversario che non ha sospetti. La seconda è il tentativo di celare un sentimento che potrebbe danneggiarci.
Si apprende da bambini: così si impara a dire ciò che “rende” di più
Se l’ ipocrisia è nella natura umana, è anche vero che veniamo incoraggiati a essa sin da piccoli. Impariamo da bambini quale tipo di risposta ci si aspetta da noi e quali sono le conseguenze di un’eventuale trasgressione. A scuola, nel tema in classe, scriviamo che la maestra è buona, consapevoli che affermare il contrario sarebbe “pericoloso”….
No ai pettegolezzi
Chiarito tutto questo, dovremmo cercare di non abbandonarci a critiche e pettegolezzi pur di difendere le nostre azioni o metterci in evidenza di fronte a un superiore. Se ci troviamo in situazioni difficili, camminiamo per la nostra strada restando fedeli a noi stessi. Cerchiamo di non esporci con parole di cui potremmo pentirci, preferiamo il silenzio.
Parlare e ascoltare
Esprimiamo il nostro parere con pacatezza, ponendolo come alternativa al pensiero dell’altro, non falsiamo il nostro modo di esprimerci, ma parliamo lentamente, ascoltiamo con attenzione. Chi espone le sue opinioni troppo velocemente, con la preoccupazione di non dire tutto, può perdere l’attenzione dell’altro e ottenere un risultato negativo.
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