Davanti a un complimento non è rara la reazione di sminuirlo per accrescere ancor più il valore del gesto compiuto: come riconoscere i finti umili
No alla falsa modestia
“La ringrazio, ha fatto davvero un ottimo lavoro, lei è proprio bravo!”…”Ma no, non dica così, è solo una piccola cosa, non mi è venuta neanche tanto bene…”. Siamo di fronte a un esempio di vera modestia da parte di chi riceve un complimento per l’opera prestata? O nel suo schermirsi c’è qualcosa di non chiaro, di non lineare e forse di opposto a quel che sembra? La persona poteva rispondere con un semplice “grazie”. Perché ha avuto bisogno di svilirsi così? In realtà il confine tra un atteggiamento virtuoso e un comportamento nevrotico è spesso molto sottile, e come si sa qualsiasi virtù portata all’eccesso diventa il suo contrario. Ora, la vera modestia non ostenta e si compiace delle proprie azioni e risorse, nella consapevolezza obiettiva dei propri limiti e capacità. Non ostentare però non significa svilirsi. E se ci si svilisce vuol dire che non è modestia. Di cosa si tratta allora? Saperlo è importante, sia per se stessi, per viversi in modo pieno e appagante; sia per gli altri, per non irritarli ributtandogli in faccia una valutazione positiva che loro hanno fatto di cuore e a ragion veduta.
I volti della falsa modestia
L’invisibile
È una persona dotata, ma respinge ogni riconoscimento pubblico per non essere invidiato. “Normale”: così liquida quello che di buono è o fa. Il suo bisogno: ripararsi dall’invidia, di cui teme la distruttività, con la certezza che se non emergerà in niente verrà amato e accettato. L’effetto sugli altri: produce il sospetto di essere presi in giro e di non conoscere davvero chi si ha davanti.
Il narcisista
Fa di tutto per fare bene una cosa e ottenere un complimento che però respinge, sminuendosi a bella posta per indurre l’altro a dirgli cose ancora più belle. Il suo bisogno è di ottenere conferme esterne, che gli si dica: “Bravo, ti approvo, sei un grande”. L’effetto sugli altri: l’assurda tendenza a convincerlo del suo valore: “Ma veramente, credimi: tu vali!”.
Lo scaramantico
Nega qualsiasi propria valore o successo perché teme che anche il solo riconoscerlo porti sfortuna e attiri un evento negativo. Il suo bisogno: non tentare la Dea bendata perché per lui, per qualche motivo, affermarsi equivale a essere puniti. L’effetto sugli altri: un’atmosfera di imminenza, di superstizione e di precarietà che lo rende inquietante.
Lo scontento
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Il primo mensile di psicologia in Italia, diretto da Raffaele Morelli, aiuta a occuparsi di sé per vivere bene e migliorare la qualità delle nostre relazioni. Parla di noi, delle nostre potenzialità creative e vitali e risponde in modo pratico ed efficace a tutti i nostri bisogni.
Vede sempre il negativo di quello che fa, si accorge solo di ciò che manca: “Sì, però…” è il suo marchio. Non riesce mai a sentirsi felice. Il suo bisogno: cercare traguardi continui per non fermarsi a riflettere, in un inappagabile perfezionismo. L’effetto sugli altri: rabbia e aggressività. Il suo silenzioso “Tu non sai cosa potrei fare” è egocentrico e sprezzante.
Se ti sei riconosciuto in uno dei profili, così ritrovi l’armonia
L’invisibile
Stai cercando l’accettazione degli altri in forma di unanimità: “Se nessuno mi invidia tutti mi amano”. Ma non è così. Anzi, così non saprai mai chi ti accetta per quel che sei. Legittimati e porta allo scoperto senza paura le tue doti: non sarai amato da tutti, ma chi ti amerà/accetterà lo farà davvero. E la paura sparirà.
Il narcisista
Hai bisogno di riconoscere il grande problema di autostima che ti attanaglia, perché nessun applauso basterà mai a fornirtela e “l’uditorio” prima o poi si stancherà di convincerti che vali. Ci sono tante tecniche per l’autostima: scegli quella che senti più vicina a te, oppure fai una terapia breve focalizzata sul tema.
Lo scarmantico
Tornare a vivere il presente nella sua pienezza è il gesto-chiave per te che vivi nel timore di forze sovrumane e incombenti. Ti servono tecniche che ti riportino al “qui e ora” per farti godere adesso di ciò che sei e che fai. Basta rompere lo schema una volta: riconoscere il tuo valore e vedere che non succede niente. Coraggio!
Lo scontento
Ti serve il processo inverso: riconoscere i tuoi limiti e imparare ad amarli. Non però vedendoli in negativo e superandoli con altri traguardi posti in un futuro indefinito. Prima accetta ciò che sei ora, apprendi che basti già così come sei in questo momento. Se svilisci il presente, il futuro non diverrà mai il presente che fa per te.
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L'istituto Riza di Medicina Psicosomatica, fondato nel 1979 da Raffaele Morelli insieme a un gruppo di medici, psicologi e ricercatori, ha lo scopo di studiare l'uomo come espressione dell'unità psicofisica, riconducendo a questa concezione l'interpretazione della malattia, della sua diagnosi e della sua cura.
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