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David 22/01/2016 11:50

Cause- mancanza di profonde convinzioni. La tendenza al minimo sforzo. L'inerzia dipende cioè dalla volonta'.

:-Decio 19/01/2016 07:49

:-)

Diego 18/01/2016 14:24

Un'altra idea da condividere e' che le " buone " intenzioni non vanno evitate...." Sono buone ". E' il comportamento che, ahime'!, possiamo possiamo definire " cattivo ". Quindi, a mio avviso, il nocciolo della questione e' domandarsi : quale intenzione positiva ( o buona ) perseguo stando nell'inerzia.

Diego 18/01/2016 13:40

A mio avviso, le buone abitudini si acquistano con atti frequentemente ripetuti. E non basta dire vorrei o desidero. Bisogna dire voglio e voglio ad ogni costo! Poi, agire con risolutezza , fermezza e costanza mettendosi subito in azione senza aspettare il domani. Così si vince la paura della cattiva riuscita. Anche gli obblighi domestici sono un ottimo rimedio all' inerzia che è, anch'essa, figlia dell'ozio. D'altra parte, l'infelicita' e' figlia dell'ozio!

Diego 18/01/2016 12:45

Qualcuno direbbe : cambia il mondo cambiando il " me " .

Paola 18/01/2016 11:34

???il rito
Pensare porta ad una certa inerzia, il corpo si impigrisce.
Vivere assomiglia più a un mettersi in cammino verso il proprio destino.
Spesso io mi crogiolo nel non - senso, nel dubbio, come se fossi illuminata: al di sopra della conoscenza del bene e del male.
In realtà questo è un malessere , una sensazione piuttosto frequente fra naviga in internet.
Navigando in internet ci si perde nel tutto: tutto è niente e niente ? tutto, si equivalgono.
I contrasti confondono e bloccano.
È una sensazione che si ricava molto anche dai media.
Se da una parte la nientità ci fa prendere le distanze dagli affanni emotivi, dall' altra non avere una direzione fa sentire più in panne, che in uno stato contemplativo.
Questa contemplazione , sul" tutto e il nulla" ,non motiva.
La contemplazione è uno scatto fotografico della vita realtà, ma nel momento che afferri consapevolmente l'immagine, la vitalità che l'accompagna è già un ricordo, è finito, è morto.
Si vive , non a livello contemplativo, ma nel cambiamento.
A cosa serve la ritualità? Serve ad avviare la parte arcaica, ad avviare le nostre risorse, a non bloccarsi nello stato di valutazione.
La mente ci mette una frazione di secondo a diventare valutativa.
E per ritornare al presente, cioè vivere , è necessario abbandonarla e mettersi in moto.
Per mettersi in moto bisogna avviare il primo passo, il primo passo deve avere la caratteristica della certezza: non mi muovo in un campo minato.
Dobbiamo partire da una certezza per scegliere una direzione, la certezza motiva, ovvero mette in moto.
Il rito è una certezza, consolidata dall'abitudine, scevra dal conflitto emotivo e diretta verso quello che avevamo valutato prima come desiderabile.
...dunque seguirò il consiglio di Luca Mazzucchelli: punto la sveglia per fare in cinque minuti i lavori domestici, così mi stacco dal pc.