La comunicazione con se stessi può essere alterata da frasi fatte che danno un'idea falsa di noi. Evitiamolo abbandonando le autodefinizioni.
Per parlare bene con gli altri inizia da te stesso
Una delle cose più sbagliate che possiamo dirci è: "Io sono fatto così". Eppure quando parliamo di noi, quasi sempre ci autodefiniamo. Diciamo: «Io sono questo; Io non sono quello». Lo riteniamo un comportamento innocente e scontato. Ma non lo è, specialmente nella riflessione e nella comunicazione con se stessi. Ci sfugge, ad esempio, che ripetersi sovente una frase come: «Io non sono un tipo coraggioso» può dare vita alla paura stessa. Essa infatti ci costringe a tutta una serie di considerazioni consequenziali come: «L'avventura non fa per me», oppure: «Ho bisogno di essere protetto»; «Non sono all'altezza»; «Meglio evitare» e così via. Lo stesso ovviamente può capitare se ci definiamo sempre dei capitani coraggiosi; bisognerà essere sempre nella parte, anche quando non vorremmo.
Gli effetti a cascata sulla comunicazione
È facile notare come queste frasi possano diventare i pilastri su cui si basa uno stile di vita timoroso ed evitante, che ci condurrà alla disistima e all'insicurezza e che influenzerà anche la nostra comunicazione con gli altri. Chi ad esempio si definisce "timoroso" o comunque "poco coraggioso" parlerà con mezze frasi, utilizzerà le parole più per nascondersi che per esprimersi, inizierà ogni discorso con frasi del tipo: «Posso?», «Disturbo?», «Non vorrei sbagliarmi». Attiverà così negli altri risposte aggressive o innervosite che lo faranno sentire ancora più in soggezione.
La comunicazione con noi stessi: danni e rimedi
Con una definizione possiamo generare un modo di essere e mantenerlo, rinforzandolo ogni volta che apriamo bocca, rendendo in tal modo la comunicazione un percorso minato e infilandoci in un tunnel di comportamenti obbligati e di lamenti. Evitare di auto-definirsi quindi è un modo per mantenere pulita la mente, aperta a tutte le possibilità, anche quelle contraddittorie, che vivono in noi. Ognuno di noi infatti contiene, magari nascoste in un angolo della personalità, caratteristiche opposte a quelle che riteniamo "le nostre" e a tutti è capitato almeno una volta di assumere comportamenti che "non sono da noi". Proprio lì si affacciano gli opposti che convivono in noi. Nel timido c'è una grande determinazione che aspetta solo di venire alla luce, e nell'iracondo c'è una zona di dolcezza incontaminata che vorrebbe trovare spazio. Definirsi non fa che rinnovare ancora di più la nostra unilateralità, nascondendo per sempre proprio quegli aspetti che potrebbero completarci e renderci interiormente più ricchi e più sereni.
L'arte di comunicare
Vittorio Caprioglio
Una guida all?arte della comunicazione, nata dall?esperienza dei corsi che l?autore conduce da parecchi anni all?Istituto Riza. Una sorta di bussola per imparare a orientarsi nella geografia ricca e variegata dei comportamenti comunicativi, verbali e non.
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L'istituto Riza di Medicina Psicosomatica, fondato nel 1979 da Raffaele Morelli insieme a un gruppo di medici, psicologi e ricercatori, ha lo scopo di studiare l'uomo come espressione dell'unità psicofisica, riconducendo a questa concezione l'interpretazione della malattia, della sua diagnosi e della sua cura.
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