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Figli felici
 

29 June 2009

Cosa fare quando i bambini non mangiano

 

 
Cosa fare quando i bambini non mangiano

L'inappetenza dei bambini è un problema che assilla molte madri. Ecco cosa fare se vostro figlio non mangia a tavola

 

I piccoli trucchi per invogliarli a mangiare

Cosa fare quando i bambini non mangiano

L'ansia che il proprio figlio non si nutra a sufficienza appartiene a tutte la mamme. Tanto che la presunta inappetenza è la patologia che porta dal pediatra il 50% dei bambini. Il problema è che questa ansia rischia di fare danni a lungo temine. Se insistiamo, se facciamo ricatti affettivi, se siamo sempre noi a decidere cosa, quando e come mangiare, i bambini perdono la capacità di ascoltare le esigenze del loro corpo e arriva l' inappetenza.

I genitori delle generazioni passate assumevano un comportamento che possiamo adottare con successo ed è, non stupitevene, "l'indifferenza" verso ciò che i figli mangiano.
Se il bambino decideva di saltare il pasto, ci si limitava a pensare: "Non avrà fame". Questa indifferenza, in realtà solo apparente, portava con sé un messaggio importante: ognuno, persino un bambino, ha un'innata capacità di stabilire quanto e quale cibo gli è necessario. È l'atteggiamento più spontaneo e naturale, quello che permette ai figli di seguire il proprio istinto e tenere lontane le problematiche psicologiche riguardo al cibo. Ecco come fare.

Da evitare: gli atteggiamenti che rinforzano l'inappetenza dei bambini

- Forzarli. Costringendo i bambini a mangiare otteniamo un rifiuto ancor più pronunciato sul momento e, a lungo andare, un atteggiamento di inappetenza che può consolidarsi. Anche distrarli è sbagliato: è opportuno che la nutrizione sia consapevole.
- Pregarli. I bambini rimangono smarriti e perplessi di fronte all'espressione di un genitore preoccupato perché ha smesso di mangiare: per lui è tutto normale.
- Punirli o premiarli. Il cibo non deve diventare il metro con cui valutare quanto il piccolo è "bravo" o "ubbidiente".

Le strategie per una nutrizione ideale capace di vincere l'inappetenza


- Invitate i piccoli a farsi la porzione da soli (lasciando loro la possibilità di prenderne ancora). Sarà un ottimo esercizio per stimolare l'appetito del bambino e insegnare loro ad autoregolarsi, cosa che non può avvenire se sono i genitori a stabilire le porzioni.
- Apparire disinteressati. In questo modo ciò che il bambino mangia non diventa un problema e si può ristabilire la naturalezza del pasto e dell'alimentazione.
- Assecondare i suoi gusti. Non obbligatelo a mangiare ciò per cui prova avversione o aumenterà la sua inappetenza. Se non gradisce gusti particolari, se rifiuta un determinato alimento, potete evitarlo: nessun cibo è insostituibile.

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Componente non configurato.
 
dr.campolonghi 29/12/2010 18:37

L'inappetenza e l'essere 'schizzinosi'.

Salve, sono una Psicologa specialista in comportamento alimentare e gestione del peso, e lavoro sia con gli adulti che con i bambini, per le più svariate ragioni, dal semplice sovrappeso per sedentarietà o abitudini alimentari sbagliate, fino a comportamenti dannosi per la salute come il rifiuto del cibo o la esclusione di molti alimenti dalla propria alimentazione.
Vorrei aggiungere ai commenti precedenti facendo in primo luogo un invito alla cautela nella quotidianità familiare e sociale: benché le reazioni di un genitore siano assolutamente comprensibili e giustificate dalla paura per il proprio figlio in difficoltà, alcuni tentativi di risoluzione del problema o condotte nei confronti di un disagio di questo tipo può portare all'innescarsi di veri e propri circoli viziosi che rischiano poi di consolidarsi, e magari peggiorare la situazione, invece che portare alla riduzione del problema. Spesso si creano dinamiche per cui ogni volta in cui è presente del cibo tutto si carica di grande disagio, aspettativa, ansia, impotenza, invece che essere vissuto come un momento normale come gli altri, in cui ognuno in una certa autonomia, legata al proprio senso di fame e sazietà, piacere, gusto, bisogno fisico e quant'altro, si alimenta. Tutto ciò che accade, si pianifica, si nota, viene ricondotto al cibo ed ha a che fare con esso: si finisce a parlare solo di quello, o al contrario si evita di parlarne; si comincia a parlare di peso giusto o sbagliato, di dieta, di sottopeso; di fronte al senso di impotenza si insinua il sospetto della 'malattia' di natura fisica o psicologica; gli occhi sono tutti puntati addosso al bambino che non mangia, trascurando le normali dinamiche di una situazione familiare o sociale. Insomma, il nutrirsi diventa un'attività estremamente critica ed ansiogena, e l'unico focus dell'attenzione, stravolgendosi completamente la natura di questa attività universale e così fondamentale.
Tutto questo viene naturalmente percepito dal bambino, e non fa altro che accrescere il suo senso di disagio iniziale, non trovando un terreno sicuro in cui attenuarsi, nelle sue figure di riferimento.
Quindi in primo luogo, a casa e nella propria quotidianità familiare, è importantissimo cercare di seguire le indicazioni dell'articolo di cui sopra, e nel caso in cui la situazione sfugga di mano, rivolgersi al professionista adeguato.

Per quanto riguarda il rifiuto di quasi tutti i cibi, tranne alcuni che sono gli unici ad essere accettati e sempre gli stessi, leggendo non mi ha sorpreso trovare le verdure fra i cibi esclusi, e fra gli alimenti graditi la pizza e i dolci. Ciò che ha portato ad un quadro di questo tipo può essere un episodio più o meno remoto, (es: una pesante forzatura della maestra a finire il piatto durante il pasto a scuola; patologie o intolleranze nei primi anni di vita poi scomparse, che hanno portato i genitori ad assecondare un po' di più la golosità, o i capricci)o una concausa di situazioni, le più svariate: ci possono essere molte ragioni per cui questo accade, ma per la mia esperienza la buona notizia è che è possibile modificare la situazione poco alla volta, attraverso una progressiva conoscenza, accettazione ed integrazione dei cibi 'nuovi', ed un lavoro congiunto con chi si occupa di preparare i pasti, fare la spesa, ecc., con la famiglia e chi è maggiormente coinvolto nella situazione. E' facile immaginare quanto sia importante modificare un simile comportamento prima possibile, data l'importanza di un'alimentazione sempre varia, in particolare per un soggetto in crescita.

emmaniche 13/07/2010 12:35

inappetenza dei bimbi

I bambini , se sani e vitali , si regolano da soli benissimo col mangiare e tutti sono pigri nel provare cose nuove, sentendosi già bene con ciò che hanno.Ma se sono giusti col peso e l'altezza , che problema c'è? I pediatri hanno delle tabelle rassicuranti in tal senso!
Ho due ragazzi ormai grandi e mi è capitato che entrambi siano stati inappetenti durante l'infanzia. Secondo la mia esperienza un aspetto da tenere d'occhio nei bambini è la vitalità che dimostrano , i disturbi che lamentano e il rapporto peso -altezza. Come spesso capita alle mamme che riferiscono al pediatra dell'inappetenza dei figli ( per le mamme i figli non mangiano mai abbastanza!!) mi sono sentita dare dell'ansiosa, nonchè responsabile del difficile rappporto col cibo dei miei figli. In realtà ci vuole equilibrio anche da parte dei medici. Quando le curve della crescita differiscono sempre più fra percentili dell'altezza e del peso,quando vostro figlio diventa un sempre più longilineo, quando il vostro pediatra , pur minimizzando, vi continua a dare integratori( che poi servono a poco),andate a fondo meglio: un bambino che regolarmente mangia poco ( veramente poco!!!!)spesso ha qualche problema di salute, più o meno banale.
Per noi è stato così: è un disturbo che richiede controlli costanti, pericoloso se non individuato. Ora , dopo molti anni,lo sappiamo e ci spieghiamo molte cose. Dopo questo suggerisco:diamo fiducia alle mamme e a ciò che dicono i bambini, non solo ai medici!

Kite73 18/01/2010 00:17

Paura ad assaporare nuovi cibi.

HO letto con molta attenzione l'articolo riguardante l'inappetenza ma devo dire che il problema che riguarda mio figlio è diverso. Non ha problemi di salute e neppure di basso peso corporeo, ma piuttosto ha da sempre (ha 7 anni) una innata paura ad assaggiare moltissimi alimenti. Tant'è vero che si alimenta di pochissimi cibi: latte,cereali,carne,patate,pizza e dolci vari. Non conosce assolutamente il gusto di nessuna verdura,nè dei formaggi! Non capisco il perchè...si ostina così! Ho provato a coinvolgerlo nella preparazione dei piatti,a lasciarlo nella mensa scolastica ma ho ottenuto pessimi risultati e attacchi di ansia con vomito. Tutto questo mi fa stare male e mi chiedo quanto possa far bene una dieta di questo tipo a lungo termine. Perchè si comporta così ?

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