Intestino


Intestino: la definizione
Porzione dell’apparato digerente che si estende dal piloro all’ano. Si suddivide in:
1) intestino tenue: lungo circa 5-7 metri, è composto a sua volta da duodeno, digiuno e ileo. La sua funzione è di ultimare la digestione del cibo che giunge pre-digerito dallo stomaco e di assorbirne le sostanze nutrienti.
2) intestino crasso: è l’ultimo segmento del canale digerente ed è formato da cieco, colon e retto. Ha il compito, attraverso il riassorbimento di acqua, di formare le feci, costituite dalla porzione non digeribile del cibo ingerito.
 
L’intestino e i suoi simboli
La lettura simbolica dell’intestino è strettamente collegata a quella del cervello. Questi due organi infatti sono simili nel colore (chiaro) e nell’aspetto macroscopico: le circonvoluzioni cerebrali e le anse intestinali. Ma anche nelle funzioni: il cervello infatti assorbe stimoli e impressioni dall’esterno, ne trattiene una parte sotto forma di memoria ed esperienza, ed elimina l’altra, in forma di sogni e di “pensieri di scarto”. L’intestino, in modo analogo, riceve il cibo ingerito, ne filtra una parte che andrà nei vasi sanguigni e che costituirà i mattoni del nostro corpo, ed elimina la parte residua in forma di feci. Esso si configura quindi come un cervello “in basso”, un organo cioè che esprime non solo le funzioni viscerali, ma anche gli istinti e le pulsioni che sono alla base del nostro essere.
Il mondo “basso” è legato per analogia anche agli aspetti dell’essere umano giudicati “inferiori”: tutti siamo portati a considerare l’intestino e la funzione che esercita come sporchi. L’intestino diventa quindi il luogo-simbolo in cui si svolge l’elaborazione di quei contenuti psichici (desideri trasgressivi, fantasie immorali, pensieri “sporchi”) che sono inaccettabili alla coscienza: sono giudicati inadeguati, trasgressivi, da censurare, oppure sono stati rimossi perché non corrispondenti all’immagine “pulita” che la persona ha di se stessa.

Ma la funzione escretrice dell’intestino è anche espressione, per quanto paradossale possa sembrare, di creatività. Per il bambino, nei primi mesi di vita, la defecazione è, insieme al pianto, un momento fondamentale dell’espressione di sé. Le feci costituiscono il primo vero prodotto concreto che il bambino vede e sente uscire dal proprio corpo. Nei primi tre anni le feci diventano un “dono prezioso” che il bambino fa agli altri (la mamma, il papà, l’ambiente esterno…), su cui egli investe una parte importante del proprio essere.

Crescendo l’espressione creativa utilizza ovviamente modalità ben più consapevoli e raffinate di espressione e tuttavia anche nell’adulto la defecazione resta collegata in modo analogico alle istanze del dare e del trattenere, del donare e del negare, del dire di sì o di no. Colite o stipsi possono quindi comparire quando la persona non riesce ad affrontare e a risolvere conflitti che riguardano queste tematiche.
I problemi legati al funzionamento dell’intestino indicano in generale una tendenza alla rimozione di istinti, pulsioni e pensieri “scomodi” dovuta a una componente morale troppo rigida e giudicante.
 
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Il blog di Raffaele Morelli