Cosa fare quando ti senti perso

Questo numero di Riza Psicosomatica è dedicato al tema del dubbio, dell’indecisione: come fare per affrontarle. A chi di noi non è capitato, almeno una volta nella vita, di sentirsi perso, inadeguato, incapace di prendere le decisioni importanti che dovevamo prendere?

Alla ricerca della guida interiore

Dobbiamo ricordare che dentro ognuno di noi c’è qualcosa capace di farci prendere le decisioni giuste al momento giusto, sempre. Ci guida alla meta a patto che sappiamo come contattarlo, a patto che utilizziamo certi “codici” psicologici e non altri. In questo numero di Riza Psicosomatica descrivo alcune storie di persone che, seguendo i nostro consigli, ce l’hanno fatta, ritrovando salute e benessere.

Cambia identità e scopri chi sei per davvero

Ad esempio, parlo di una signora che soffriva di crisi d’ansia molto forti e che legge sul nostro giornale l’importanza che può avere una tecnica antica come il cambio del nome. Ogni tanto, durante la giornata, prova a cambiar nome. In questo modo fai “entrare” la tua identità in un altro suono, e ogni nome è anzitutto un suono. Con un altro nome cambia per un momento anche la tua identità, i tuoi gusti, il tuo modo di essere e di pensare. Come fanno i bambini che adorano simili giochi e parlano spesso con l’amico immaginario.

C’è un amico sconosciuto dentro di te

Imparare a stare con un amico sconosciuto interiore è essenziale per curarci, per aiutarci a uscire dalle impasse apparentemente irrisolvibili. Come Francesca non riesco a lasciarlo, ma come Roberta sì… come fare dunque quando arriva un dubbio, un indecisione? Occorre imparare un’arte paradossale, l’arte di non decidere. Non stiamo male, come crediamo, perché non riusciamo a prendere quella determinata decisione, ma perché il nostro mondo interiore non si sta esprimendo come vorrebbe.

Largo alle immagini, i farmaci più efficaci

Dobbiamo andare via dal dolore, via dalla lotta, via dal conflitto e far spazio all’immaginazione, soprattutto di immagini naturali. Immagina il larice, mi riposo sotto di lui, fantastico di camminare con il nostro animale preferito al nostro fianco. Dobbiamo chiamare in causa le nostre radici, che hanno tutte le risposte. Per farlo occorre attivare il cervello antico, che non vive nel pensiero, ma in uno stato di coscienza simile al sogno, l’energia della notte che ci cura. Prendersi cura di se non è decidere ma affidarci alle immagini, i miglioro farmaci per spegnere i conflitti e prendere le decisioni davvero giuste.

Buona lettura!

La gastrite psicosomatica: perchè arriva, come si cura

Gastrite nervosa o psicosomatica, cause e sintomi

La gastrite è un’infiammazione della mucosa gastrica, ovvero la parete interna dello stomaco a contatto coi cibi; le cause all’origine di questo disturbo sono diverse e ne esistono diverse tipologie, per semplicità suddivise in gastrite acuta e gastrite cronica.

Il bruciore tipico della gastrite viene spesso descritto da chi lo prova come una fiamma che divampa e “mangia” dall’interno. In effetti, l’aumento dell’acidità gastrica equivale a un meccanismo autoaggressivo, ad un’esplosione che non trova altri sbocchi. La gastrite non nasce a caso ma si nutre dei nostri disagi e delle nostre sofferenze: imparando a riconoscerne “la voce”, riusciremo a capire cosa non va in noi stessi.

Videocorso guarire reflusso, gastrite e colite

Soffri di gastrite? Scopri come curarla grazie alla psicosomatica nel VideoCorso Guarire reflusso, gastrite e colite del dottor Fiorenzo Besana.

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Gastrite nervosa, gli aspetti simbolici

Nella gastrite i diversi sintomi risultano collegati a specifici significati simbolici. E’ importante, per questo, cercare di leggere il dolore nelle sue tipologie che possono variare da persona a persona. Una gastrite che dà un dolore “a tenaglia”, ad esempio, può riferirsi a situazioni sentite come soffocanti: chi la avverte potrebbe essere indeciso tra l’agire di testa e l’agire d’impulso. Un fuoco che divampa indica una passione, una rabbia che vorrebbe scoppiare e che invece rimane bloccata dentro. Così il bruciore, sintomo di un’emozione trattenuta che ribolle e ci “corrode” internamente.

La nausea e una vita che “non va giù”

Quando il sintomo principale della gastrite è la nausea, ci racconta che molto nella nostra vita è avvertito come invasivo e pericoloso. Queste sensazioni compaiono soprattutto in momenti di transizione ai quali è inizialmente difficile adattarsi, a causa di qualcosa che “non va giù” o che – letteralmente – “fa schifo”. Se il tentativo di uscire da questa realtà indigesta non trova soluzioni, il corpo si assume l’onere di esprimere il rifiuto che non si riconosce a livello cosciente: ecco che continue eruttazioni possono significare che la persona sta cercando di segnalare un disagio di fondo. In questo modo lo stomaco mette in atto la sua sonora protesta, riversando contro l’ambiente ostile la sua aggressività incontrollabile.

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L’identikit di chi soffre di gastrite nervosa

I tratti di personalità più comuni in chi soffre di gastrite sono un alto livello di introversione, un’apparente indipendenza e un atteggiamento che vorrebbe essere ironico, ma che risulta sarcastico e irritante. Inoltre la dimensione quotidiana di chi ha “lo stomaco in subbuglio” è ricca di altre sfumature che rendono il suoi carattere molto complesso: vediamo insieme alcuni degli aspetti che lo caratterizzano.

  • Il rapporto con le emozioni – Ciò che più è evidente nei soggetti con gastrite è un’aggressività che difficilmente riescono a gestire: sono infatti molto sospettosi e talora arrivano anche ad avere veri e propri complessi di persecuzione. E’ possibile che ogni tanto la rabbia trattenuta si tramuti in esplosioni di collera (di solito evitate in quanto temute). Il “digerire” torti, offese e l’ingoiare “bocconi amari” è sicuramente una delle cose più difficili per questi soggetti che tendono “a legarsi al dito” ogni contrarietà.
  • L’atteggiamento verso il mondo – Chi soffre in particolare di nausea e vomito frequenti, ricorre inconsciamente a questi sintomi per salvaguardarsi da eventi temibili (o presunti tali), tentando di rifuggire una situazione percepita come minacciosa.  Essi cercano di espellerla da loro, “vomitandola” e negando successivamente ogni contatto con situazioni “pericolose” (questi timori, soprattutto nelle donne, riguardano in particolare l’ambito sessuale).
  • Gli affetti – Le relazioni affettive di queste persone sono in genere vuote e fredde. Un vuoto colmato apparentemente con l’aria “introdotta” nello stomaco, quell’aria che causa  frequenti eruttazioni. È un atto di compensazione che rivela una grande caratteristica di chi soffre di gastrite: un desiderio di accettazione e amore frustrato.
  • La sessualità –  La carenza di affetto influenza anche la dimensione erotica del gastritico, che ha la tendenza a vivere i rapporti sessuali in modo ambivalente: sente un forte bisogno di esprimere  il proprio eros – spesso spiccato e passionale – ma nello stesso tempo ha il timore di non essere ricambiato con la medesima intensità. Finisce così per attivare non di rado meccanismi carichi di aggressività, la cui espressione verso l’esterno viene puntualmente repressa e rivolta contro il proprio stomaco.
  • La famiglia di origine – Molto spesso le persone che soffrono di gastite hanno una madre invadente, che vuole imporre ai figli le proprie scelte di vita in ambito scolastico, professionale e sentimentale. Questo avviene anche attraverso “ricatti” mentali impliciti che influenzano soprattutto il momento della tavola, dove si è spesso costretti a consumare il pasto in un clima carico di tensione. Il cibo assumerà così una valenza negativa e quando verrà ingerito risulterà immediatamente indigesto, proprio come la situazione familiare.

Apatia: come uscirne

Apatia significato: cause, significato, sintomi

La parola “apatia” deriva dal greco apátheia e significa letteralmente mancanza di passione. Questa parola indica un profondo stato di indifferenza, di vuoto, in cui le emozioni non ci toccano, come se si fosse creata una barriera fra il mondo interiore e quello esteriore. Non si tratta di depressione, ma di uno stato d’animo simile che può sfociare in una profonda tristezza interiore. Non è raro fare esperienza dell’apatia nel corso della vita e quando capita non dobbiamo allarmarci: è il mezzo che usa la nostra anima per avvisarci che la routine quotidiana inizia a starci stretta e che i pensieri, i progetti e le abitudini che stiamo costantemente seguendo non ci rappresentano più; c’è bisogno di aria fresca.

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Apatia come uscirne entrando… nel nulla

Ma come fare per cambiare aria e uscire dall’apatia? Facendo un viaggio? Iniziando nuove attività? Uscendo con gente diversa dal solito? No. Per riuscire ad emergere dallo stato di apatia che ci preoccupa, occorre semplicemente accettare il senso di vuoto che si sta provando, accogliendolo senza averne paura e senza volerlo riempire a tutti i costi. In questo modo entreremo nel regno del nulla e, affidandoci al nulla, scenderemo più in profondità dentro noi stessi e potremo così far rinascere le sensazioni e le emozioni che si sono bloccate.

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Psicologia: la tecnica pratica per curare l’apatia

  • Siediti in un luogo familiare e chiudi gli occhi
  • Immagina tutti i ruoli che interpreti ogni giorno (ad esempio il genitore, l’insegnante, il consulente)
  • Scegline uno
  • Percepisci tutte le sensazioni che questa immagine ti dà (impotenza, solitudine, noia, ecc.)
  • Apri gli occhi e scrivi tutte le sensazioni provate su un foglio
  • Nascondi il foglio in un luogo buio e segreto: hai appena affidato la tua interiorità al nulla
  • Ripeti l’esercizio ogni giorno, modificando ogni volta, se necessario, le sensazioni provate

Questo esercizio anti apatia può essere completato immaginando anche la persona opposta rispetto al ruolo scelto. Ad esempio, se il personaggio che incarni è un professore sempre disponibile e scherzoso, prova ad immaginarti anche come un maestro serio e intransigente. In questo modo romperai l’immagine abituale che ti sei fatto di te stesso e proverai che sensazioni nascono dal vederti in modo diverso. Prendendo confidenza con le parti opposte che abitano in noi, riusciremo finalmente a recuperare il senso di completezza e di autostima perduto e a superare l’apatia.

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