Ironia: la tua arma in più contro i problemi della vita
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Ironia: la tua arma in più contro i problemi della vita

Ironia e autoironia aiutano a prendere la giusta distanza dalle cose e ad affrontare i problemi in modo creativo, al contrario, il sarcasmo è solo dannoso

La vita è piena di problemi e difficoltà? L'arma in più che ti serve per affrontarli non è un atteggiamento più serio, al contrario, è una buona dose di ironia e di autoironia. Sembra un paradosso, ma con tutte le complicazioni che ho, ci manca di riderci su! Eppure funziona, perché attraverso la risata, il cervello si riorganizza, utilizza nuove risorse, guarda il mondo da una prospettiva nuova.

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Che cosa ti impedisce davvero di ridere, di far scendere in campo l'ironia e il buonumore? Se ci rifletti, subito la mente corre a un problema o una difficoltà che stiamo affrontando, ma il vero colpevole potrebbe essere solo un tratto del nostro carattere, un lato cupo, che in certi casi prende il sopravvento. Capita quando un'emozione come la tristezza, o la rabbia, ma anche la permalosità o appunto l'attitudine a incupirsi fanno un "colpo di stato" e si impossessano della nostra psiche imponendo la loro coloritura a ogni esperienza e quindi impedendo di far scendere in campo l'ironia. Se ogni cosa ci immalinconisce o ci amareggia, attenzione... vuol dire che senza saperlo siamo stati assorbiti dalla maschera che indossiamo che fa di noi un personaggio unilaterale e limitato.

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Fai la caricatura della tua permalosità o della malinconia

Ti senti spesso messo in discussione, criticato e questo ti impedisce di ridere? Oppure è la tendenza a legarti al dito ogni cosa a farti trascinare appresso come un macigno incomprensioni e malumore... Ebbene, una volta individuato l'atteggiamento che ti impedisce di ridere, prova ad esasperarlo e a tratteggiarlo in un personaggio, una caricatura ironica di te stesso o meglio di questo aspetto.

- Facciamo un esempio: se è la vena malinconica a tenerti in scacco, immagina che questo tratto si condensi e si esasperi nel "signor Tristanzuoli". Adesso chiudi gli occhi e immagina che aspetto potrebbe avere questo personaggio: ad esempio curvo, allampanato, con lo sguardo spento, intabarrato in abiti scuri e di taglio serioso...

- Immaginalo all'azione soprattutto nelle circostanze a lui meno consone: a una festa, di fronte a un successo, oppure in situazioni quotidiane, al lavoro, in famiglia, da solo. Descrivilo con la giusta dose di ironia.

- Se invece il tuo "problema" è la permalosità, o la tendenza al commento acido, o una rabbia costante, trasforma questi sentimenti in maschere. Potresti dar vita a un signor Permalosetti, a una signorina Acidelli, a un dottor Ringhioni...

Fatti aiutare dal tuo personaggio a ritrovare risate e ironia

- Dopo aver ben disegnato questa parte di te con l'immaginazione, allenati a riconoscerla in azione durante la giornata. Ad esempio, ti capita di sentirti solo o escluso? Immagina che questo vissuto appartenga al signor Tristanzuoli, visualizzalo curvo in un deserto intento a filosofeggiare sull'amicizia o sull'amore... Difficile rimanere seri...

- Oppure immagina il signor Permalosetti, vestito di una pelliccia irta di aculei rivolti verso se stesso mentre si aggira di soppiatto tra i colleghi in ufficio o i familiari a casa...

- Tutte le volte che ti senti invadere dal sentimento dominante o ti senti costretto a tenere, per coerenza, lo stesso atteggiamento serio, immaginati nei panni del tuo personaggio, osserva i tuoi/suoi comportamenti e lascia che il sorriso affiori sgretolando la maschera che ti soffoca.

Attenzione: non confondere l'ironia con il sarcasmo

Il confine è molto sottile ma lo si percepisce subito: quando qualcuno fa dell’ironia l’effetto sulla persona a cui è rivolta è quello di suscitare una risata, di stimolare una riflessione, di farlo sentire guardato da occhi benevoli, quand’anche esprimano una critica. Quando invece fa del sarcasmo l’effetto sull’altro è quello di pungere, ferire la sua sensibilità, di farlo sentire svilito, oppure in colpa o in difficoltà e di provocare in tal modo in lui una qualche reazione che vada a vantaggio di chi pungola. L’ironia dunque, se ben dosata, è creativa e fa bene alla salute, mentre il sarcasmo è sempre nocivo.

Ma poiché molti sarcastici pensano in realtà di essere ironici, e fanno danni a se stessi e agli altri, è bene fare ulteriore chiarezza. L’ironia è una funzione essenziale per l’uomo: uno sguardo un po’ distaccato e canzonatorio su un evento, una situazione, sugli altri o su se stessi, capace di osservare in modo panoramico, acuto e lucido, cogliendo gli aspetti ridicoli, effimeri, paradossali o grotteschi. Ad esempio come quando uno, ansiosissimo per un esame di studio, riesce a “vedersi da fuori” e a cogliere l’assurdità ridicola del suo eccesso di tensione, e una battuta riporta tutto alle giuste dimensioni. L’ironia dunque è leggerezza e visione d’insieme.

Il sarcasmo è volontà di colpire

Il sarcasmo è il suo contrario, che nasce spesso da un eccesso di ironia priva di cuore, incattivita da una prolungata frustrazione. Il sarcastico è dentro fino al collo nella situazione che prende di mira, la prende troppo sul serio, ne ha una visione alterata e parziale, non riesce a criticarla direttamente e utilizza la “frecciata” pseudo-ironica che otterrà solo un peggioramento delle cose. Ad esempio una madre che, stizzita, dice alla figlia: “Il tuo fidanzato? Sono certissima che a forza di congiuntivi sbagliati farà strada… scherzavo, ovviamente!”. Ma non è uno scherzo: è qualcosa che proprio non le va giù. Ora, a ognuno di noi può sporadicamente scappare una frase sarcastica, ma ci sono alcuni che hanno una spiccata tendenza a farne uso, tanto che il sarcasmo diventa il loro sguardo sulla realtà e la loro cifra di riconoscimento.             

Evita chi ne fa abitualmente uso

  • Il superiore: Ha un innato complesso di superiorità, indipendente da ciò che ha realizzato nella vita, che si traduce in un atteggiamento di “scontata saggezza” o di velato disprezzo verso l’altrui operato con le sue piccole e grandi preoccupazioni. Il suo sarcasmo è tutto diretto all’esterno. Su di sé, una garbata e affettuosa autoironia.
  • Il disilluso: È cronicamente amareggiato dall’esistenza e non crede più nella felicità, tanto che quando essa si presenta lui non la riconosce, non sa viverla o la impacchetta in un sarcasmo carico di sconfitta. Sì, ha avuto qualche delusione, ma il suo sarcasmo maschera la paura di riprovare a mettersi in gioco e di soffrire.
  • Il dipendente: È incastrato in una coppia in cui l’amore è stato vissuto male, con frustrazioni inespresse e umiliazioni non sfogate. Ora gli restano attaccamento e dipendenza dal partner che però è rimasto identico. Chiede l’impossibile amore di un tempo attraverso la critica sarcastica. Ottiene indifferenza, che potenzia il sarcasmo.
  • Il maldestro: Ha un enorme bisogno di accettazione, di sentirsi unico e simpatico. Ciò lo porta a fare dell’ironia pesante, a forzarla fino a un sarcasmo che chiede l’applauso ma di cui in realtà dovrà chiedere scusa per aver ferito o offeso. È uno “spaccone psichico”, che non riesce a fare autoironia per paura di perdere valore.
  • L'arrabbiato: È un misto di tutti gli altri quattro sarcastici. Neanche lui sa bene da dove nasca l’arrabbiatura, benché spesso sia riferibile a un rapporto da sempre molto conflittuale con almeno un genitore. Alterna ironia pesante, disillusione, superiorità reattiva e frecciate gratuite, ma la sua solitudine non cambia.

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