Ripulisci il colon e non ingrassi più

Quando quest’organo funziona correttamente, infatti, otteniamo numerosi vantaggi: la pancia si sgonfia, il metabolismo riparte, il grasso non si accumula. In più assimiliamo meno calorie e teniamo sotto controllo l’appetito. Il problema è che l’intestino è delicato: basta davvero poco per fargli perdere la sua efficienza. E spesso quando accade non ce ne rendiamo nemmeno conto: così lo squilibrio si cronicizza, influenzando negativamente il peso forma. Sul nuovo numero di Salute Naturale Extra ti spieghiamo come mantenere in salute quest’organo prezioso, evitando gli stili di vita scorretti che potrebbero pregiudicarne il buon funzionamento e, quindi, anche la silhouette.

Ecco cosa mangiare ogni giorno

La prima cosa da fare per ottenere un “intestino dimagrante”, sano e forte, è disinfiammare le sue mucose. Puoi riuscirci a tavola: non si tratta di mangiare meno, ma di mangiare meglio, cioè dando al colon i nutrienti di cui ha bisogno per irrobustirsi e far proliferare la flora batterica buona. Scopri quali sono i cibi migliori da mettere nel piatto ogni giorno e quali invece quelli da evitare o limitare. Per ottenere benefici bastano pochi giorni di dieta corretta: segui il programma già pronto per te. E se hai bisogno di aiuto in più, affidati alla polvere di baobab: è l’integratore giusto che disinfiamma la mucosa e stimola il dimagrimento.

Vinci fermentazioni e gonfiori

Nell’intestino trovi la risposta a tutti i tuoi problemi di peso. Sei sempre gonfia? Bisogna eliminare le fermentazioni. Nessuna dieta funziona? Può essere colpa di glutine e latticini. Hai un metabolismo lento? È anche a causa della stipsi ricorrente. Ecco le strategie e i consigli alimentari migliori, su misura per le tue esigenze.

Alleati indispensabili

I probiotici sono eccellenti alleati del benessere intestinale: riequilibrano la flora batterica, rinforzano le pareti intestinali e il sistema immunitario e in più aiutano il colon a funzionare bene. Li trovi in alcuni cibi, ma soprattutto negli integratori. Ti spieghiamo come scegliere i prodotti migliori, quando occorre assumerli e per quanto tempo.

Ascolta il silenzio interiore

Siamo sempre determinati a voler capire, spiegare, ad analizzare le cose spaccando il capello in quattro; e parliamo continuamente di noi stessi, pensando che ci aiuti a risolvere i problemi. In questo modo, senza saperlo, ci spostiamo sulla superficie delle cose e ci affidiamo a un solo canale: quello del pensiero. E demandiamo agli altri il nostro benessere e la nostra autostima.

Dobbiamo imparare ad ascoltare il silenzio interiore: quando facciamo silenzio, la folla dei pensieri inutili incomincia ad allontanarsi e si affacciano da dentro nuove intuizioni, nuove immagini, ricordi, desideri… Meno parliamo dei nostri problemi, più seminiamo nel mondo segreto delle nostre radici interiori le vere soluzioni, quelle che ci aiutano a ritrovare interessi, passioni, risorse e capacità autentiche. E nutrono la fiducia in noi stessi.

Brutti pensieri: scopri come eliminarli

Da quando Giulia è entrata nel periodo di pre-menopausa, si sente vecchia e sfiorita. In psicoterapia, racconta che ormai l’unica cosa che nota sono le nuove rughe che ogni giorno si affacciano sul suo viso, mentre della donna che una volta faceva girare la testa agli uomini al suo passaggio, non c’è più traccia. Il marito sembra aver perso interesse nei suoi confronti: i momenti di intimità, che prima ricercava, sono respinti con scuse banali. Nella mente di Giulia si forma allora un pensiero: lui la tradisce.

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Quando i brutti pensieri diventano ossessioni

Col passare dei giorni questo brutto pensiero diventa una vera e propria ossessione. Giulia non vive più, impegnata com’è nella continua ricerca di prove che possano confermare i suoi sospetti. A furia di cercare, trova un giornale pornografico tra i vestiti del marito e, certa di aver trovato la conferma ai suoi dubbi, si lascia andare completamente.  

La cura della casa e dei figli diventano un peso; persino lo shopping, sua grande passione, perde improvvisamente ogni attrattiva. Anche la furia da investigatrice che l’aveva accompagnata nelle settimane precedenti se ne va, lasciandola bloccata in una sorta di paralisi emotiva alimentata da un’immensa tristezza. Perché è successo tutto questo?

Le ossessioni ci ricordano che stiamo girando a vuoto

Tristezza e brutti pensieri non sono causati dalle mancanze del marito, come Giulia crede. Arrivano dal profondo della sua anima: sono messaggi che la invitano a lasciarsi andare al cambiamento che sta vivendo e che, come molte donne che attraversano la menopausa, Giulia sta combattendo. Il timore è quello di perdere la bellezza di un tempo, di dire addio alla propria femminilità, ma non è affatto così. Una donna che affronta senza resistenze questa importante fase della vita è una donna che ha vissuto ed è maturata e adesso, forte delle esperienze accumulate, è pronta ad assumere un nuovo ruolo, a vivere una nuova vita, ad essere… una donna nuova!

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Accogli il nuovo quando arriva

Cosa fa vivere serenamente la menopausa? Solo osservarsi con uno sguardo diverso permette di accogliere il nuovo che sta arrivando e abbandonare l’ideale di un passato che non può più esserci. Proprio come ha fatto Giulia che, su suggerimento del terapeuta, ha cominciato ad accogliere quei “brutti pensieri” non più come forze distruttive, ma come energie trasformative. Immaginandoli come foglie secche che staccandosi avrebbero lasciato spazio a nuove gemme, Giulia si è aperta al nuovo: prima il corso di ginnastica, poi la conoscenza di altre donne che, come lei, stavano vivendo la stessa fase di vita con grande naturalezza. Forte anche della loro ispirazione, Giulia ha ritrovato la serenità e ha saputo trasmetterla anche a suo marito. I due così, non più imprigionati in un clima di tensione, hanno ritrovato l’intesa e scoperto una passionalità mai vissuta prima.

La depressione ti vuole far rinascere

Vittoria, una lettrice di Riza Psicosomatica di 44 anni, decide di intraprendere un percorso di psicoterapia dopo essere stata inaspettatamente lasciata dal marito per un’altra donna. Vittoria racconta di soffrire di depressione per quel che le è accaduto e che in dodici anni di matrimonio si è adeguata a vivere una vita che in realtà non le appartiene. Suo marito è sempre stato piuttosto distaccato nei suoi confronti, sempre pronto a criticarla e a darle colpe su colpe. Anche se Vittoria non si sentiva pienamente se stessa con Mario, ha deciso comunque di sposarlo, sotto le pressioni del padre che le ripeteva sempre: “Mario ha un ottimo lavoro ed è una persona seria, ad una certa età bisogna mettere la testa a posto…”

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Ritrovarsi da soli destabilizza, ma consente la rinascita

La storia di Vittoria parla di una donna che ha deciso di mettere a tacere se stessa e le proprie passioni, pur di rientrare in un modello identitario conforme con quanto si aspettava la sua famiglia. Facendo così, però, Vittoria ha represso parti importanti di sé, quelle autentiche, che la rendono unica ed irripetibile, e ha smesso di fare ciò che la faceva stare bene, come giocare a tennis e decorare oggetti di vetro con il découpage. Così, dopo anni dedicati completamente al marito, lui la lascia da un giorno con l’altro. Vittoria entra in crisi ed emerge la depressione e sembra logico attribuire il suo stato alla fine del matrimonio. L’accaduto ha stravolto la routine quotidiana di Vittoria e lei crede di non essere più in grado di andare avanti da sola e si sente “da buttare”. Ma le cose non stanno affatto così…

La depressione spegne il vecchio per accendere il nuovo

Riflettiamo; apparentemente, l’essere stata lasciata permetterebbe a Vittoria di ritornare a gestire come preferisce la sua vita. Quindi, dopo un periodo di sbandamento, dovrebbe star meglio. Al contrario, arriva la depressione: perché? La depressione ricopre un ruolo fondamentale in questo momento di cambiamento nella vita di Vittoria: rappresenta la chiusura di un periodo, la percezione di tutto il dolore provato e la spinta a rinascere. Era necessario che qualcosa spegnesse completamente la “falsa” Vittoria, quella che fingeva di essere felice con un uomo che la criticava, quella che non pensava più a quel che le piaceva o che l’appassionava,  ma solo a fare quello che gli altri si aspettavano da lei. Lasciando che la depressione faccia il suo corso ma essendo presente, lo psicoterapeuta aiuta Vittoria a traghettare la sua vita verso una sponda più autentica, pronta ad accogliere tutte le novità che la vita ha da donarle.

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Arrendersi per ripartire

Dopo alcuni mesi di psicoterapia si rende conto che non deve sottostare alle decisioni degli altri e che in realtà è stata proprio lei il supporto del marito, dedicandogli il suo tempo e le sue energie, non certo il contrario! Così la depressione si attenua e lascia spazio alle forze creative che abitano in Vittoria, ma che lei aveva abbandonato per la vita coniugale. Ritorna a giocare a tennis e si iscrive ad un corso di découpage, è disponibile a fare nuove amicizie e a dissentire anche con suo padre se non è d’accordo su qualcosa. Ora in Vittoria c’è finalmente l’equilibrio tra dedizione, responsabilità e creatività, che le permette di vivere autenticamente la propria esistenza.      

Relazioni felici: costruirle è semplice

Oggigiorno, il termine “maschera” viene generalmente associato a qualcosa di negativo: una persona che indossa una maschera è una persona finta, che nasconde qualcosa. Carl Gustav Jung, il grande psicanalista svizzero, ci ha lasciato in eredità un altro significato per questo concetto, più profondo e allo stesso tempo più concreto. Chiamando la maschera “Persona”, ne sottolinea la sua fondamentale funzione di mediazione: essa è un’interfaccia, una sorta di identità sociale che ci permette di adeguarci alla realtà che ci circonda e allo stesso tempo di essere noi stessi. Ecco il segreto delle relazioni felici: trovare il punto di equilibrio fra l’autenticità e le necessità sociali che il mondo (“ogni mondo”, in ogni tempo e latitudine) richiede.

È chiaro che la Persona o maschera di cui stiamo parlando non è una  finzione o una recita malevola, ma una necessità che cresce con noi, influenzata dalla nostra indole, ma anche e soprattutto dal mondo esterno e dalle nostre relazioni. Questa influenza prosegue fino alla fine dell’adolescenza quando, senza saperlo, la nostra Persona si cristallizza in un “personaggio”, un’idea che ci siamo fatti di noi, frutto delle nostre esperienze: il timido, l’espansivo, la brava ragazza e così via.

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Fai il check up alla tua maschera

Ma come l’acqua, che se smette di scorrere diventa stagnante e sporca, così anche la Persona, la maschera che indossiamo, se statica e fissata una volta per tutte, ostacola anziché facilitarci proprio nelle relazioni. Se le cose finiscono sempre allo stesso modo (inappagante e negativo), se ci sentiamo impossibilitati ad esprimerci come vorremmo, se sentiamo che il mondo non ci capisce, dobbiamo mettere da parte ogni alibi e metterci in gioco in prima…persona. È il momento di fare un check-up della nostra maschera. Come?

Osservati e (ri)scopri chi sei

Il passaggio fondamentale è osservarsi tenendo ben presente tre interrogativi chiave:
Quando siamo con gli altri, ci sentiamo liberi?
Libertà non significa dire e fare sempre ciò che si vuole, ma poter esprimere veramente noi stessi nel rispetto degli altri. Spesso però c’è qualcosa che teniamo dentro di noi quando invece dovrebbe entrare di diritto nelle nostre relazioni.

Ciò che pensiamo di noi stessi corrisponde all’immagine che gli altri hanno di noi? Se la risposta è no, non significa che gli altri non ci capiscono. Piuttosto, è nella nostra Persona che dobbiamo individuare quel qualcosa che altera la percezione altrui.

Sappiamo accogliere i cambiamenti, in noi e negli altri? Se le nostre esigenze di ieri non sono più quelle di oggi, se la visione che abbiamo del mondo è mutata, se desideriamo qualcos’altro dalla nostra vita, allora anche la maschera che indossiamo deve cambiare ed essere più in sintonia con ciò che siamo ora.

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Raggiungere la connessione con te stesso e con gli altri

Rispondere a questi interrogativi può essere difficile, ma è fondamentale. Solo quando saremo in grado di rispondere affermativamente a tutte potremo essere sicuri di aver raggiunto finalmente una sana e fondamentale connessione sia con noi stessi che con la realtà che ci circonda. Una maschera che cambia è una persona vera, solo una maschera fissa si trasforma in una falsa identità, a discapito delle relazioni felici…

Impara a volerti bene

Questo numero di Riza Psicosomatica trae spunto da un’indagine che la redazione ha realizzato negli ultimi mesi e che ha dato un risultato sorprendente: due italiani su tre si piacciono. Da ogni punto di vista: estetico, caratteriale, esistenziale. Alla domanda: che cosa vorresti cambiare di te, quasi tutti rispondono che vorrebbero modificare il loro carattere. O ancora, cambiare qualcosa del proprio passato, non commettere certi errori, e via così. Non ci si rende conto che così facendo di mette in atto un comportamento omologato: si cerca di assomigliare agli altri. Fiorella è mite, Giovanni è sicuro, Roberto sa stare al suo posto… Volersi bene è il contrario: significa accogliere, adorare, amare i propri difetti o quelli che riteniamo essere i nostri difetti.

Accetta quello che sei

Su questo numero presentiamo numerose storie di persone che inizialmente vedevano i loro disagi, come il panico, o alcuni aspetti del loro carattere come un nemico da combattere, qualcosa di ostile. Analizzando bene, queste persone si sono accorte che i disagi o le asperità caratteriali erano messaggi, avevano un preciso senso esistenziale. Dentro di noi esistono dei “saperi” che si esprimono proprio attraverso i disagi: con un attacco di tristezza, con l’ansia, con la voglia di trasgressione, persino con una esplosione di rabbia. Occorre imparare ad aver cura di quel lato di noi che rifiutiamo e che Carl Gustav Jung chiama l’Ombra. E dirsi una frase magica: io vado bene così, con tutte le mie caratteristiche. Allora l’inconscio si affida al Sé, all’essenza che mi caratterizza, che senza che io me ne accorga mette le cose apposto.

La tua essenza sa dove condurti

Il Sé è un campo di energia così vasto, avrebbero detto i saggi Taoisti, che da solo sa condurre la nostra esistenza verso la sua meta. Per farlo agire basta lasciarsi condurre da qualcosa di sconosciuto che alberga dentro di noi, come i sogni. E sognare ad occhi aperti, immaginare di essere un cavaliere, una principessa, ciò che si vuole. In questo modo, come diceva il grande poeta Rainer Maria Rilke, scenderà in campo un amico misterioso che aiuta ad aver davvero cura di noi stessi, la cosa più importante: buona lettura!

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