L’amore vero vive di libertà
A volte capita che le nostre paure, le nostre insicurezze e i modelli di perfezione continuamente riproposti ci portino a fissare lo sguardo su quello che non abbiamo o non siamo. Così, iniziamo una ricerca tanto affannosa quanto inutile nel mondo “esterno”: volersi migliorare in questo modo si rivela addirittura controproducente perché ci allontana sempre di più da noi stessi. Non solo, questo atteggiamento ci porta a chiedere agli altri continue conferme e riconoscimenti che però non bastano mai. Meglio avere il coraggio di aprire le porte anche ai nostri lati “in ombra”, perché è proprio lì che risiedono tutte le nostre potenzialità e quindi la nostra autostima. In questo modo scopriremo che nella nostra imperfezione siamo esseri unici, ricchi di sfaccettature, ma soprattutto portiamo in serbo tutte le potenzialità per essere come una splendida pianta in grado di vivere in armonia con le altre. Non aspettiamo che siano gli altri a capirci, diventiamo noi stessi i protagonisti della nostra vita e gli artefici del nostro destino, coscienti che dobbiamo essere fieri di tutte le parti di noi. In fondo, gli ideali (che sono perfetti per definizione e quindi finti) non esistono: proprio smettendo di inseguirli Luca e Rita, due nostri lettori, hanno ritrovato il benessere. Ecco le loro storie…
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Stop alle critiche e conquisti l’autostima
Luca ci racconta: «Quando ho saputo di essere stato tradito dalla mia fidanzata, sono caduto in depressione. Negli anni successivi ho intrapreso un percorso di psicoterapia che mi ha aiutato a “ricucire lo strappo”, ma mi sentivo ancora incompreso, continuavo a cercare spasmodicamente questo “Amore” e pensavo che le donne mi allontanassero per il mio passato difficile. Poi ho iniziato a seguire i vostri consigli e non mi sono più visto strano e difficile. Piano piano ho imparato a conoscermi più in profondità, a vedere tutte le parti di me ed accettarle, a non ossessionarmi nella ricerca di un ideale. Ho riscoperto una sensibilità che mi permette di svolgere al meglio quello che sarà il mio futuro lavoro, il musicista. E ora che ho smesso di cercare mi ritrovo circondato da quello che ho sempre voluto senza fatica e senza sentirmi inadeguato».
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Le regole d’oro per un’autostima super
Quella di Rita è una storia diversa ma accomunata a quella di Luca dal tema dell’ideale, della perfezione: «Mi sono sempre sentita il “brutto anatroccolo”, fin dalle elementari, ero quella “strana”, la secchiona che nessuno avrebbe mai voluto come compagna di banco, e mi sono trascinata queste sensazioni, fino a quando il “brutto anatroccolo” non si è trasformato in un cigno. Ma anche quando i ragazzi hanno iniziato a corteggiarmi non ero contenta, mi mancava sempre qualcosa. Cercavo conferme dall’esterno e ho passato anni a fare un “lavoro su me stessa”: volevo essere più sicura e piacere a tutti. Poi leggendo Riza psicosomatica ho capito che fino a quando avrei cercato di raggiungere la perfezione non ce l’avrei mai fatta e mi sarei sempre sentita incompleta. Allora, come suggeriva un articolo, ho provato a guardarmi per la prima volta in modo diverso, come quando si osserva un panorama: si può dire a un tramonto di essere più bello?».
Ecco una tecnica utile per accrescere la tua sicurezza ed avere più fiducia in te. Prova ogni giorno a posare lo sguardo sulle piante che ti circondano, nel tuo giardino, mentre vai a lavoro, o sul balcone del vicino. Soffermati a guardarne la bellezza, ad osservarle nei particolari. Pian piano ti accorgerai che ognuna di “loro” possiede delle peculiarità: la forma e le dimensioni sono diverse ma tutte possiedono quell’unicità che le caratterizza, senza necessità di alcun ritocco o miglioramento. Nessuna è meno “degna” delle altre piante di appartenere alla natura. Scegli tra tutte la pianta che ti piace di più e utilizzala come “specchio interiore”: ogni volta che ti sembrerà di essere mancante di qualcosa, di non essere all’altezza, chiudi gli occhi e immagina la pianta che hai scelto ricordandoti che tu, come la tua pianta-immagine, vai bene così come sei….
Angelica, una giovane mamma, ci racconta: “Da quando è nato mio figlio, tre anni fa, mi sono dedicata completamente a lui, come una brava mamma DEVE fare. Proprio per questo non riesco a spiegarmi i pensieri violenti che ho da alcuni mesi. Ogni tanto arrivo a dirmi: “Lo odio, mi ha rubato la vita!” Come può accadere? Mi sento un mostro!”. Quando amare diventa sinonimo di annullamento di sé, puntualmente si forma dentro di noi una reazione contraria, e questo accade ogni volta che mettiamo in campo un atteggiamento eccessivamente buono. Il marito la tratta male? «È fatto così, ma so che mi ama, l’amore è sacrificio». Un collega fa di tutto per metterlo in difficoltà? «Non è cattivo, dobbiamo cercare di andare d’accordo con tutti». Prodigarsi, aiutare, pensare sempre prima agli altri, scacciare i pensieri egoisti sono i comandamenti di una mentalità esageratamente sbilanciata verso il buonismo, e proprio nell’eccesso si annida il problema. Racconta Erika: «Dopo un pellegrinaggio in un luogo santo non facevo che pregare, dire rosari, andare a messa… Poi un giorno nella mia testa hanno iniziato ad affacciarsi parole strane. Non le controllavo per quanto ci provassi: erano parolacce, bestemmie! E più lottavo, più quella voce prendeva spazio». Chi si impone di avere per gli altri solo sorrisi e parole buone, spesso cela una grande paura: quella di dar voce alla propria aggressività. Ma quella, scacciata dalla porta, torna dalla finestra…
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Il buonismo produce una lotta interiore senza fine
Attenzione a non confondere il buonismo con la bontà, che è spontanea e si affaccia quando vuole lei. Il buonismo è una bontà obbligatoria, permanente, finta. Ma nell’anima, che è un caleidoscopio di impressioni ed emozioni, nulla è permanente. Se qualcosa rimane sempre fisso e immobile, è frutto di una recita, quindi di una finzione, proprio come certi sorrisi tanto belli quanto falsi. Così il buonismo è solo la maschera che si usa per tenere a bada certi istinti e pulsioni, di per sé naturali, ma giudicati a priori cattivi e disdicevoli. Dominarsi è un modo per evitare l’aggressività: ogni parola e ogni comportamento devono essere votati al prossimo. E allora l’aggressività ritorna più forte e incontrollabile, diventa cattiveria e produce pensieri violenti che si affollano nella testa…
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Goditi tutti gli aspetti di te stesso, egoismo compreso
Vedere tutto come una lotta tra bene e male, cogliere solo il bianco e il nero impedisce di notare non solo le sfumature, ma soprattutto la complessità che compone il quadro della vita. In ogni persona vivono infiniti aspetti e caratteristiche e questa è la vera ricchezza di ognuno. Ridurre tutto a “bontà contro cattiveria” produce una mentalità soffocante, e il primo a rimetterci è proprio chi non riesce mai a dire: “Anche io ho delle esigenze specifiche, rispettarle è importante e non devo sentirmi in colpa se le tengo ben presente”. L’obbligo alla bontà ti trasforma nell’inquisitore di te stesso, sempre alla ricerca del lato “egoista” da scacciare: invece che ricca e articolata la personalità diventa povera e intimidita da tutto.
Ascolta anche i pensieri cattivi: segnalano un eccesso di buonismo
La soluzione consiste nel fare la pace con se stessi. Prova a dare spazio, ogni tanto, anche a quei pensieri duri o aggressivi che di solito giudichi inaccettabili: vedrai che il loro scopo non è trasformarti in un mostro o in una persona cattiva, ma solo bilanciare l’eccesso di buonismo in cui sei calato. Dai loro voce e ascolta le parole che ti vengono alle labbra spontaneamente. Affioreranno in te commenti più sinceri sulle persone con cui hai a che fare, come ad esempio: “è un tipo infido, stai attento”; oppure “Mi sta solo usando”; o ancora “Mi sto sforzando, dovrei essere più naturale”. Questi pensieri contengono una notevole dose di saggezza e spesso sono vere e proprie voci profetiche. Se impari a portarle nella vita reale, poco alla volta, vedrai che non distruggeranno la tua reputazione né faranno davvero del male agli altri, anzi, ti aiuteranno ad essere più autentico e a non subire i torti e le manipolazioni di cui ti lamenti.
L’esercizio immaginativo: osserva i tuoi lati brutti e fai pace con loro
Chiudi gli occhi e lascia che nella tua mente si formi un’immagine… è un’immagine indistinta, nera… Poco per volta la metti a fuoco e vedi affiorare nel buio tutto ciò che non ami di te, che vorresti correggere… Ti appaiono scene della tua vita dove non ti sei piaciuto e vivi uno per uno quei momenti che avresti voluto tanto cancellare… La tua rabbia, la tua gelosia… Il brutto carattere… Quei ricordi sgradevoli vengono proiettati come una pellicola di un film e tu sei lì, uno spettatore che guardi e basta… E mentre osservi la tua presenza diventata sempre più silenziosa, lentamente dimentichi i commenti, i giudizi… Diventi solo sguardo, puro sguardo… E in questo stato la tua vista si sfuoca, non sai più dove sei… Ti sforzi di vedere con gli occhi della mente, ma tutto questo sforzo non serve… Allora ti abbandoni, non hai più una direzione obbligata da seguire e cominci a provare profondo senso di sollievo e un piacevole benessere che si diffonde nel corpo… L’ombra si trasforma in penombra… Ti senti finalmente a casa, protetto…
La gelosia è vista in genere come un’emozione “al confine”: pensiamo che vada bene a piccole dosi ma che se è troppa ci farà perdere il controllo e mostrerà tutta la nostra debolezza nei confronti del partner. In questo caso pensiamo che si debba cercare di reprimerla. Mentre poi le donne la mostrano e la esprimono con più facilità, gli uomini spesso la negano e la nascondono, perché la ritengono un attacco alla virilità. Molti di questi sono solo pregiudizi e un fatto è certo: anche chi non l’ammette, sotto sotto la prova... ma c’è dell’altro: la gelosia è un sentimento che può portarci alla scoperta di territori inesplorati della nostra anima. Attraverso di lei ad esempio possiamo accorgerci che il nostro partner ci interessa ancora tanto, anche se lo davamo per scontato. Capiamo che non lo conosciamo mai fino in fondo. Grazie a lei un rapporto può rigenerarsi e ritrovare la passione, il desiderio; bisogna quindi riconoscere che questo sentimento che percepiamo come spiacevole può in realtà portarci verso un nuovo atteggiamento mentale. Che fare allora? Accogliamo questo sentimento invece di combatterlo: la gelosia, se ascoltata, può diventare una risorsa preziosa che ci aiuterà a dare una marcia in più ai nostri rapporti amorosi. Come è capitato ai protagonisti delle storie che vi stiamo per raccontare…
Chiara, una nostra lettrice ci scrive: “Da pochi mesi il mio ragazzo ha iniziato a lavorare come istruttore in una palestra dove ha sempre a che fare con donne di tutte le età, che vanno lì anche per divertirsi e flirtare. Inizialmente, pur se la nostra relazione è salda e lui ha cercato di rassicurarmi, ho vissuto tale situazione come un enorme problema. Vivevo solo il lato brutto della gelosia, litigavo e odiavo me stessa, perché sapevo di avere torto. Poi, seguendo il consiglio tratto da un articolo che ho letto proprio su Riza psicosomatica, ho provato ad accogliere la gelosia, come se fosse un’amica, non per “fare qualcosa” ma solo per sentirla, e basta. Il senso di colpa è pian piano sfumato e con mia sorpresa questa “amica” mi ha insegnato nuove ”armi di seduzione”. Ho imparato a usare l’adrenalina della gelosia non per litigare, ma per esprimere passione, attrazione e desiderio. Ora lui è molto contento della mia appassionata gelosia!».
Ecco invece cosa ci racconta Federico: “Tempo fa ho scoperto che mia moglie frequenta una chat room, scambiandosi messaggi con varie persone tra cui un uomo. Ho cominciato a spiare le loro chiacchierate confidenziali: erano innocenti ma io ero esasperato dalla gelosia, volevo che lei mettesse fine all’amicizia. Non sapendo che fare, ho cercato in internet un aiuto per risolvere i miei problemi e mi sono imbattuto nel vostro sito. La gelosia era descritta come una forza che irrompe nella coppia per eliminare la staticità che soffoca l’amore. Di colpo mi sono reso conto di una cosa: non devo cercare di controllare la mia donna ma fare in modo che lei scelga di stare con me, giorno dopo giorno. Se lo dai per scontato, l’amore si spegne. Sono ripartito da lì, girando la gelosia a nostro favore e ora siamo coinvolti più che mai”.
1. Non sentirti in colpa: ogni emozione ha diritto di cittadinanza in te.
2. Chiudi gli occhi e sentila dentro di te, immaginala come una fiamma.
3. Non pensare di dover fare qualcosa, né di chi è la colpa. Senti l’emozione e basta.
4. Fai sfumare l’immagine delle persone coinvolte: tu, lui, altre persone… Fai restare solo l’immagine di quel fuoco.
5. Percepiscilo nel petto, poi nella pancia, infine lentamente immagina che vada via. Riapri gli occhi e torna alle tue occupazioni.
Durante l’adolescenza, a causa di un complesso riassetto dell’intero sistema nervoso, avviene uno squilibrio nel funzionamento di diverse aree del cervello (chiamate “sistemi neurali”) e questo aumenta il rischio che i ragazzi cadano vittima di comportamenti a rischio, come l’abuso di droghe o di alcool. Lo spiega André Andrade del Dipartimento di Psicobiologia dell’Università di San Paolo, in Brasile, in un’opera dedicata all’abuso di sostanze stupefacenti in giovane età (“Drug Abuse in Adolescence”, Springer, 2015). È proprio l’immaturità del cervello degli adolescenti a renderli vulnerabili nelle scelte che riguardano la soddisfazione degli impulsi immediati: c’è una causa neurobiologica che spiega l’attrazione degli adolescenti verso la ricerca di emozioni e piaceri subito ottenibili. In particolare, è la continua stimolazione di uno dei principali sistemi neurali, quello dopaminergico (legato al piacere) a inibire l’attività della corteccia prefrontale, zona preposta invece alle capacità critiche di valutazione del rischio: si è cosi più esposti a comportamenti impulsivi, alla sperimentazione di nuove esperienze senza avere la capacità di valutarne appieno le conseguenze.
Secondo Ronald Dahl, psichiatra infantile dell’Università di Pittsburgh, e autore di un articolo pubblicato sulla rivista Annals of the New York Academy of Sciences, disabilità e mortalità aumentano del 200 per cento in questo periodo e non per la presenza di malattie: le principali cause sono correlate proprio alle difficoltà nel controllo del comportamento e delle emozioni che espongono gli adolescenti a molti pericoli, difficoltà di controllo che origina proprio dalle trasformazioni del cervello, quel riassetto neurologico di cui abbiamo parlato nell’articolo precedente. Non c’è alternativa: si tratta di una “rivoluzione cerebrale” di cui l’adolescente ha bisogno per affrontare i compiti della crescita. Dopo l’infanzia, caratterizzata dalla protezione familiare, è necessario questo scossone che proviene dall’interno, una vera e propria chiamata verso il nuovo, e verso tutto ciò che suscita passione e sperimentazione. Del resto, è proprio nell’adolescenza che apprendiamo molti degli schemi di comportamento che adotteremo da adulti. Lo sostiene con decisione David Bainbridge, autore di diversi libri sulle neuroscienze, come “Adolescenti” (Einaudi, 2009). Possiamo quindi dire che proprio in questa fase il cervello “prende forma”, come un seme che germoglia, anche se questo comporta dei rischi…
Per fortuna, questa fase della vita non contiene solo insidie. Un documento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità dedicato all’adolescenza e pubblicato nel 2014 con il titolo: “Salute per gli adolescenti del mondo; una seconda chance nella seconda decade”, descrive questa fase della vita come il momento cruciale durante il quale si sviluppano le abilità più diverse, come il ragionamento e la valutazione morale, la capacità di pensiero astratto e di giudizio razionale. Non solo: l’adolescente impara anche a cogliere il punto di vista degli altri e a tenerne conto nelle relazioni interpersonali. Da un lato inizia a interessarsi ai temi sociali, dall’altro il senso di sé si consolida e si cercano nuovi “schemi di comportamento” diversi da quelli familiari. Insomma, si tratta di una fase insidiosa e difficile (per i ragazzi come per le famiglie) ma nella quale si acquisiranno comunque le competenze fondamentali per affrontare la vita che verrà…
Elena, una lettrice di Riza Psicosomatica, ci scrive: “Per tanti anni ho convissuto con una rabbia esplosiva che non sapevo gestire. Questi eccessi si manifestavano tutte le volte che mi sentivo abbandonata da amiche o fidanzati, cosa che accadeva di frequente. In quei momenti la rabbia era così incontrollabile che lanciavo qualsiasi cosa mi capitava sotto mano. Credevo che questa mia emozione fosse legata al fatto di non essermi mai sentita amata dai miei genitori, ma questa spiegazione non mi faceva stare meglio. Dopo aver letto diversi libri e articoli sull’argomento, un giorno mi sono imbattuta in un approccio diverso da tutti gli altri, che mi suggeriva di smettere di combattere e provare ad accogliere, a percepire bene questo sentimento dentro di me. In questo modo ho iniziato a capire che questo sentimento, che ho tentato di spegnere per anni, era lì per aiutarmi a trovare una mia dimensione di crescita e sviluppo. Ho iniziato ad accogliere la rabbia senza volerla mandare via e ho così recuperato uno spazio vitale tutto mio. Mi sono iscritta a un corso di pittura e tutte le volte in cui sento che la rabbia sta per “scoppiare” comincio a dipingere con i miei colori vivaci: è incredibile come questo semplice gesto mi aiuti subito a stare meglio”.
Quante volte ci siamo detti o ci siamo sentiti dire che non andiamo bene, che abbiamo dei difetti da cancellare, un brutto carattere da migliorare? Tante, troppe. Ecco perché quando vengono a trovarci certe emozioni, che consideriamo negative, ci spaventiamo e cerchiamo di scacciarle in tutti i modi come fossero un veleno. Ma così facendo ritornano come un boomerang, ancora più ingestibili e impetuose, come gli scoppi d’ira che Elena ci racconta. Il fatto è che più ci intestardiamo a voler essere diversi da quello che siamo, più entriamo in conflitto con noi stessi e con la vera natura che ci abita. Pretendiamo che tutto sia al posto giusto, che ogni nostra reazione sia moderata e controllata. E se al contrario fossero proprio questi elementi di disturbo il motore della nostra esistenza? Contattarli ci aiuta a portare a galla la nostra personalità, che è unica anche grazie a loro.
Per imparare a essere più consapevoli della vostra rabbia provate a fare questo semplice esercizio. Cercate una posizione comoda e chiudete gli occhi. Visualizzate il motivo che ha fatto scatenare la vostra rabbia: la situazione, la persona… Cercate delle immagini nitide e lasciate che la rabbia vi attraversi liberamente, senza alcuna resistenza. Poi, concentrate invece la vostra attenzione su un progetto che vi sta a cuore o un desiderio che vorreste avverare. Ora visualizzate la rabbia come fosse un fuoco che lentamente prende la forma che più vi piace e immaginate che vi porti a raggiungere il vostro traguardo tanto ambito.
Passi la vita ad inseguire amori irraggiungibili, il famoso “happy end” dei film romantici e sei convinta di essere sfortunata e che per te non potranno rimanere altro che le briciole? Allora fermati a leggere queste due storie, forse le esperienze delle nostre lettrici ti aiuteranno a cambiare idea.
Racconta Anna: “A 33 anni ho collezionato tanti fidanzati da non ricordarli tutti…. Il punto era sempre lo stesso: trascorrevo i primi tempi a conquistare il fidanzato in tutti i modi e quando finalmente mi giurava amore eterno, mi scoprivo annoiata e insoddisfatta e cercavo presto un sostituto. Ho sempre pensato che le relazioni sentimentali non fossero fatte per me, e per questo stavo malissimo. Quando ho sentito di non potercela fare da sola, ho chiesto aiuto ad uno psicoterapeuta e grazie a questo percorso mi sono resa conto che in realtà mi consideravo una nullità, non degna di essere amata. Mi comportavo come se dovessi dimostrare al mondo di essere migliore: interessante, bella e intelligente più di qualsiasi altra donna. Ma quella non ero io, e alla lunga tutta l’impalcatura veniva giù. Banale da dire, ma sto riscoprendo me stessa e un nuovo equilibrio. Quando mi sono innamorata, ho sentito per la prima volta di essere per la prima volta al posto giusto e non sono scappata! Mi sono finalmente convinta di meritare l’amore”.
Sabrina ci scrive: “Credevo di essere sfortunata in amore, per questo quando incontravo un uomo cercavo di fare di tutto per accontentarlo e non lasciarmelo scappare. Puntualmente, accadeva proprio quello. Quando ho conosciuto Federico mi sembrava un sogno: un uomo bello e intelligente come lui aveva scelto me! Lui era un fiume in piena, ma soprattutto un grande sportivo. Ero entusiasta di seguirlo nelle sue attività, il ciclismo, le maratone, e lui era fiero di potermi portare con sé. Presto, però, mi sono resa conto che per me lo sforzo era immane e non sapevo più come fare per tenere in piedi tutto il teatrino. Poi leggendo un articolo della vostra rivista ho compreso che si trattava di un problema di autostima. Avevo paura di deluderlo, temevo che conoscendomi davvero non mi avrebbe mai voluta per quella che sono. E così ho preso coraggio e gli ho detto la verità. Lui ha riso: aveva capito da tempo e aspettava il momento giusto per parlarmi. Da quel momento non solo il nostro rapporto è migliorato, ma ho iniziato a stabilire per la prima volta un vero e appagante rapporto con me stessa».
Molte volte le nostre sconfitte in amore o nella vita sono legate a una disistima profonda che coviamo in noi stessi, tanto che mandiamo tutto a rotoli proprio per non smentirla. Siamo noi gli artefici delle nostre sventure e le nostre convinzioni diventano delle profezie che si auto-avverano: facciamo di tutto, inconsciamente, per confermare un intimo e segreto senso di inadeguatezza personale: “nessuno mi amerà per quella che sono, una persona così non me la merito, non andrò mai bene”… Attenta: più te ne convinci, più lo rendi reale! È arrivato il momento di giocare a carte scoperte e rischiare di esporsi davvero senza riserve. Il coraggio paga!
Molti credono di essere sempre nel luogo e nel momento sbagliati, e che la felicità arriverà quando avranno raggiunto certe mete di lavoro o personali… È la via perfetta per essere sempre insoddisfatti. È fondamentale accorgersi che noi conduciamo due esistenze: una è la vita nel tempo apparente, che non conta poi molto; l’altra è la vita nel “senza tempo”. Possiamo affaccendarci, affannarci, ma la “vita nel tempo” non può offrirci niente di fondamentale. Noi non sappiamo come sarà il mondo nei secoli a venire, però sappiamo che ogni anno tornerà la primavera. Da cosa ci accorgiamo che è primavera? Guardandoci intorno, osservando i germogli. Quel qualcosa che produce i germogli nello spazio si comporta secondo un altro tempo, un “tempo senza tempo” di cui non ci accorgiamo, ma che in realtà è presente dentro ciascuno di noi e ci governa. Ecco allora che la parola “adesso” acquista un altro significato. Occorre però precisare: i grandi saggi del passato, quando parlavano del presente, non intendevano banalmente il “carpe diem”; si riferivano piuttosto a un’energia contenuta nell’adesso. Dicevano: “Guarda che se sei nel presente, sei dentro un’energia che altrimenti non ci sarebbe; qualsiasi cosa sia accaduta è accaduta, ma tu sei qua adesso, sei vivo; se non sfrutti l’energia attuale, la perdi!”.
Impariamo dal nostro corpo, che vive e si muove sempre nell’adesso. Adesso ci sono le mestruazioni, adesso c’è l’ovulazione, adesso crescono i capelli. È adesso che accadono milioni di cose di cui nemmeno mi accorgo, dentro e fuori di me. Quindi non devo ragionare con l’idea che se ho un problema, la causa stia nel passato, non devo concentrarmi sul passato o sulla causa, devo occuparmi invece di cercare sempre di più lo stato presente, perché è l’unico in grado di portarmi alla completa e costante realizzazione, e quindi alla guarigione. Se senti un dolore lo senti adesso, è adesso che viene, e se viene adesso vuol dire che ha una funzione da svolgere adesso. Perché lo proietti nel passato, perché cerchi soluzioni nel futuro? Così lo abortisci e lo costringi a tornare. Occupati dell’adesso! Stai nel dolore adesso: assecondare la sua funzione significa assecondarne la guarigione. “Lui” sa perché viene, tu non puoi saperlo, al massimo puoi ingannarti credendo a cause che esistono solo nella tua mente. Ogni dolore arriva per trasformarti, per tirare fuori da te qualcosa che non conosci. Non arriva per punirti o perché il passato si prolunga, questa è un’idea di cui liberarsi al più presto… L’energia del presente è quella in cui possiamo cogliere con più facilità la somiglianza con l’eternità. Nell’adesso la bambina o il bambino che eri ieri non c’è più, quindi qualsiasi problema si possa presentare io devo solo percepire bene quello che accade adesso.
Vivere nell’adesso vuol dire prima di tutto sentire il silenzio che c’è nell’interiorità. Inizia dicendo: “Adesso io sono qui”. Butta via la parola “io”: “Adesso sono qui”. Ora butta via “qui”: «Adesso sono”. Butta via “sono”: Cosa rimane? Adesso, il silenzio dell’adesso! “Percepire l’adesso” è la cosa più importante di tutte. Star bene significa stare nell’adesso. Nel momento in cui parli di qualcosa che non c’è, non sei nell’adesso. Nell’adesso, sono presenti le forze provvidenziali che ti porteranno alla completa maturazione…