Quegli amori impossibili

Quegli amori rimasti un sogno

Per loro sono stati versati fiumi di inchiostro, hanno ispirato le pagine liriche più intense che siano mai state scritte. Sono gli amori non corrisposti, quelli a senso unico o infelici. A differenza di quanto si possa pensare non sono solo il tormentone dell’adolescenza. Può capitare a qualunque età e fare male allo stesso modo. Ma perché sono così dolorosi? E soprattutto sono solo amore sprecato, sofferenza sterile? Vediamo insieme come viverli pienamente senza farsi trascinare in un circolo vizioso di stagnazione e disistima.

I no: se ci si fissa su un amore e si insiste troppo

  • No ai sensi di colpa: ti getti nel ricettacolo della disistima. Siamo abituati a pensare che volere è potere e che tutto dipenda da noi. Così, se l’altro non contraccambia i nostri sentimenti, pensiamo  sia “colpa” nostra: non siamo abbastanza attraenti o affascinanti. L’unico risultato che otterremo sarà quello di minare alle radici la nostra autostima e di convincerci di non valere granché: se non piaccio a lui o a lei, perché dovrei piacere a qualcun altro? Questa però è una profezia che purtroppo si auto avvera…
  • Non soffocare l’altro: non serve. Finché l’altro non esprime chiare manifestazioni di rifiuto nei nostri confronti, ci accaniamo in mille tentativi di seduzione che vanno dall’invio di deboli ma costanti segnali di interesse, all’accerchiamento in una corte tanto serrata quanto sgradita. Non possiamo costringere né convincere nessuno ad amarci. L’amore è sempre un dono spontaneo, non ci è dovuto neppure in cambio di prove di amore o fedeltà, peraltro non richieste.
  • Se idealizzi l’altro lo rendi ancora più irraggiungibile. Più l’altro ci sfugge, si nega e più ai nostri occhi diventa prezioso. È il fascino del proibito: ciò che viene negato assume un valore spropositato proprio perché irraggiungibile. Facile allora trasformarlo nell’oscuro oggetto del desiderio e proiettare su di lui o lei tutti i nostri desideri e ideali. L’altro così viene perso di vista per ciò che veramente è e viene caricato di aspettative e speranze che non gli corrispondono. Stiamo inseguendo un sogno, non un essere umano in carne e ossa! Teniamone conto.

 

Si all’istinto! Cosi capisci perché non siete fatti l’uno per l’altro

  •  Prova a pensare che l’incompatibile non sei tu. Un no brucia sempre a qualsiasi età, mette in crisi il nostro bisogno di conferme e di accettazione. Piuttosto che concentrarti sulle tue presunte mancanze, però, prendi atto del fatto che tra voi esiste un’incompatibilità. Se davvero foste fatti l’uno per l’altro, anche lui o lei non potrebbe fare a meno di ricambiarti. Prova a pensarla in questo modo: è anche l’altro a non essere adatto a te!
  • Chiediti: ma perché proprio lui o lei? Qual è il vero motivo che ci spinge ad accanirci nonostante le prove certe di disinteresse? Perché proprio lui o lei? Forse perché ha le caratteristiche che noi stessi vorremmo avere, o perché conquistarlo è diventata una sfida, una prova del nostro potere di seduzione. Forse ci attrae proprio perché ci dice di no e conferma l’immagine poco lusinghiera che abbiamo di noi stessi. Stabilita la ragione, demordere sarà più facile.
  • Vivilo fino in fondo: è pur sempre amore. Il magico potere dell’amore sta proprio nella carica di energia che ci dona, provare desiderio è in ogni caso una sferzata di vitalità. Goditi e emozioni che ti regala, sganciandole dall’oggetto della tua passione. Se non ti lasci prendere dall’ossessione o dalla delusione, vedrai che si attiveranno effetti positivi: sarai di buon umore, più ricettivo e sensibile. Ed è molto probabile che inattese novità si profileranno all’orizzonte.

Mio figlio dice troppe parolacce

Piacciono ai bambini perché provocano una reazione immediata

Che emozione quando ha detto “mamma” per la prima volta! La sua prima parola, una meravigliosa conquista. Che sconforto, invece, la prima parolaccia, pronunciata magari pochi mesi dopo. All’inizio le parolacce dei bambini suscitano ilarità e sorpresa, dopo un po’ diventano imbarazzanti per i genitori che si sentono “incapaci di educare”. E più si cerca di farli smettere, più loro continuano…

Solo a tre anni capiscono che sono proprio… parolacce!

Fino ai 2-3 anni i bambini pronunciano tutte le parole attribuendo a esse la medesima rilevanza, perché non ne comprendono pienamente tutte le sfumature di significato. A questa età, i piccoli adorano parlare e sentire il suono della loro voce. Le parole sono giochi, suoni divertenti che hanno anche lo scopo di comunicare per ottenere qualcosa. Per quanto riguarda le parolacce, benché i bambini non capiscano il significato di ciò che stanno dicendo, comprendono pienamente l’effetto che queste “strane” parole, interessanti e intriganti, suscitano nell’adulto e sono spinti a ripeterle per provocare nuovamente tale effetto. Spiegare che non si dicono, che sono “sporche” o immorali è inutile. È solo dopo i 3 anni che i bambini cominciano ad attribuire correttamente il significato alle parole e possono distinguere tra “buone” e “cattive”, di pari passo con l’acquisizione delle regole morali, la distinzione tra vero e falso, bene e male.

Parolacce: perché le dicono

– Per provocare una reazione.

– Per attirare l’attenzione.

– Perché gli piace il suono buffo e ridicolo.

– Per emulare i grandi.

– Per esprimere sentimenti forti come rabbia, paura o gelosia, in particolare dai 5 anni in poi.

Le contromisure se ha meno di 4 anni

I ragionamenti non servono sotto questa età e nemmeno le punizioni: sono metodi “razionali” che non fanno ancora parte del mondo della prima infanzia.

Vediamo invece cosa si può fare.

Non ridete!

Mostratevi indifferenti se le parolacce vengono usate per attirare la vostra attenzione. Mantenete la calma e cercate di non ridere né ironizzare. Non mostratevi sdegnati o arrabbiati.

Siate decisi

Spiegate ai bambini che alcune parole non si possono usare, in modo fermo ma tranquillo.

Non cedete all’istinto di sgridarlo

Lo considererà un modo efficace per attirare la vostra attenzione e userà le parolacce a questo scopo.

Evitate atteggiamenti repressivi

Non punitelo perché sarebbe come invitarlo a sfidarvi.

Mostratevi offesi se le dice a voi

Comincerà a capire che la reazione provocata non è delle migliori.

Inventate alternative

Senza sgridare o correggere, potete ripetere quello che ha detto usando altri termini. E più saranno strani, inventati, buffi, più potrà essere interessato a ripeterli.

Siate coerenti

Non potete condannare le parolacce quando le dice vostro figlio e poi… lasciarvele scappare voi.

Dopo i 4 anni

Da questa età, e per molto tempo, le parolacce sono anche un modo per sentirsi “grandi” e importanti. È un’idea errata, ma facile da assorbire per i bambini: chi dice le parolacce è un adulto che “non ha paura di niente” e dunque impreca in barba a tutti. Prima comincerete a spiegare che così non è, più il vostro messaggio avrà la possibilità di arrivargli. Dopo i 10/11 anni, infatti, il riferimento sono gli amici e il gruppo, non i genitori. Oltre ai suggerimenti del paragrafo precedente, provate queste soluzioni.

 

Regola inflessibile: niente parolacce in casa

Ponete un divieto fermo, che renda chiara la vostra disapprovazione. Se anche le dirà lontano dalla vostra presenza, il fatto di non dirle in casa eviterà che le parolacce diventino il suo intercalare abituale.

Se le dice per rabbia, indagate

Capita soprattutto agli adolescenti di dire parolacce per esasperazione, malumori, rabbia. In questo caso è bene indagare sul problema. Forse non è solo una questione di linguaggio ma di malesseri che è utile scoprire.

Figli più felici se mamma lavora

Un difficile equilibrio di ruoli

Nel mondo contemporaneo la stragrande maggioranza delle donne non si sente realizzata unicamente all’interno dei ruoli “storici” di moglie e mamma. Se potevano rappresentare l’identità ideale di qualche generazione fa, ora non è più così. Lavorare – indipendentemente dalla necessità economica di contribuire al bilancio familiare – è sempre più un bisogno esistenziale delle donne, che col lavoro si sentono più appagate e in sintonia con se stesse. Se lavorare è dunque essenziale, per molte donne è faticoso trovare un equilibrio fra l’impiego e il ruolo di mamma. Infatti, qualunque strada intraprendano, sia nel mondo lavorativo, sia nella vita sociale, devono rassegnarsi a vivere più ruoli contemporaneamente, a cercare una quadratura del cerchio comunque difficile da raggiungere. Soprattutto, le donne si chiedono se è possibile essere nello stesso tempo lavoratrici soddisfatte e madri presenti e affettuose. Per molte è una grande fatica liberarsi, quando escono di casa al mattino, dalla sgradevole sensazione di togliere qualcosa alla famiglia e in particolare ai figli.

Mamme, via i sensi di colpa!

Perché questi sensi di colpa? E, soprattutto, appaiono in qualche modo giustificati? A volte sono proprio i figli a spargere benzina su questo fuoco: “Perché non stai a casa con me?” è la domanda trabocchetto che prima o poi arriva per tutte le mamme e non fa che alimentare il loro senso di colpa. Certo non è facile uscire di casa la mattina per recarsi al lavoro senza avere il dubbio che quei lacrimoni non siano in qualche modo un atto d’accusa per l’abbandono subito, ma è bene sapere che i bambini, almeno quelli piccoli, non hanno il senso del tempo. Per loro cinque minuti o cinque ore si equivalgono. Inoltre, se desideriamo gioia e serenità per i nostri figli (e questo va da sé…) allora ricordiamo che si può dare solo ciò che si sente dentro di sé. Se una donna è ansiosa, stressata, possessiva e insicura, trasmetterà ai figli altrettanta agitazione; se è serena, anche se stanca, infonderà loro altrettanta sicurezza a discapito di capricci e pretese. Inoltre è ormai accertato che i figli di genitori che lavorano crescono altrettanto bene degli altri. Anzi, la loro personalità, sempre che la separazione sia avvenuta in modo giusto, può uscire fortificata da questa esperienza.

I consigli: informali di ciò che fai e che loro sono più importanti di tutto

Accettare il distacco

– La prima cosa da fare è accettare il distacco dentro di sé, accogliendo come giusto l’aiuto di nonni e baby-sitter. In questo modo impareremo a non sentirci indispensabili. Molte mamme nascondono dietro al senso di colpa un tentativo di sottrarsi esse stesse alla separazione dal figlio, con il risultato di aumentare la sofferenza di entrambi.

Parlate del proprio lavoro

– È importante parlare loro in termini positivi ed esprimere soddisfazione per il ruolo ricoperto. Se è in età per comprendere, chiedetegli un’opinione: servirà a farlo sentire importante. Motivate il dovere del lavoro con un piacere corrispondente. Ad esempio spiegando che il lavoro è necessario perché serve a comprare giocattoli, cibo, vestiti. Il bimbo deve capire che il lavoro ci piace, ci gratifica, lo si considera un valore e, quindi, lo si fa volentieri. Sarà un esempio importante che per fargli intuire che nella vita è bello avere interessi e perseguirli.

Fategli visitare il vostro ufficio

– Naturalmente se potete farlo. È rassicurante che vostro figlio immagini dove trascorrete le ore che passate lontano da lui. Fategli vedere che sulla scrivania tenete una sua fotografia. Questo atteggiamento gli confermerà il legame affettivo che vi unisce.

Non uscite senza salutare

– Quando uscite per andare al lavoro soffermatevi sempre a salutare, anche se piange. L’allontanamento senza spiegazione insinua nel bambino l’angoscia di poter perdere l’oggetto del suo amore, da un momento all’altro, senza motivazione. In questi casi il bimbo può arrivare a perdere fiducia nei confronti del genitore. Salutatelo, però, in modo gaio e sereno, dandogli appuntamento a una determinata ora.

 Rassicuratelo sul vostro amore

– Vostro figlio deve sapere che lui è più importante di tutto e che il lavoro non sostituisce, in nessun caso, il bene che nutrite per lui. La società, le abitudini, i modi di vivere e  organizzarsi si evolvono; solo i valori umani rimangono gli stessi e sono questi che non devono disperdersi ed essere guide sicure per ogni cambiamento e per ogni situazione.

Le merendine fanno male?

Merendine pronte: scegli il meglio

Per le mamme che lavorano, spesso con poco tempo a disposizione, le merendine pronte diventano una soluzione veloce che soddisfa il bambino. Questi prodotti conquistano perché sono comodi: non sporcano, non vanno preparati, non occupano spazio in frigorifero. Quando si parla di merendine industriali, tuttavia, non mancano i dubbi: fanno male? È meglio dare al bambino quelle dolci o quelle salate? È necessario alternarle a yogurt e frutta fresca? Quelle al cioccolato vanno evitate? Come per tutti gli alimenti e a maggior ragione per quelli industriali, vale la regola del buon senso e della misura, ma soprattutto è fondamentale la varietà. Nessun cibo fa male se non si eccede.

 L’etichetta ti aiuta a scegliere

Se le merendine confezionate siano adatte o meno ai bambini è una questione ancora aperta fra i nutrizionisti. C’è chi sostiene che sarebbe meglio evitarle del tutto, ma ci sono sempre più esperti che invece le stanno rivalutando. Anche i favorevoli raccomandano comunque alle mamme di leggere sempre con attenzione le etichette nutrizionali. Ecco le voci importanti da considerare:

Calorie. Non deve superare le 200 calorie a pezzo. Scarta in partenza quelle che ne apportano più.

Grassi e oli vegetali. Considerando che una merendina pesa 15 g, i grassi non devono superare i 6-7 g per pezzo. I grassi più usati sono quelli di cocco o palma, considerati di bassa qualità. A questi se ne possono aggiungere altri: burro o panna. Da evitare le merende in cui sono presenti grassi idrogenati: migliorano la durata del prodotto, ma sono pericolosi per la salute.

Zuccheri. Non più di 10 g per confezione. Sulle etichette si preferisce parlare di carboidrati, sommando i valori della farina a quelli dello zucchero. Le migliori sono quelle che riportano in modi distinto questi valori: 10 g zuccheri semplici + 10 g di farina. Dosi eccessive possono favorire l’obesità.

Uova. Fai attenzione che sia indicato anche il tuorlo d’uovo. Se non è specificata la categoria A (uova fresche) si tratta di derivati in polvere.

Addittivi. (come aromi, conservanti e coloranti) Meglio le merendine senza conservanti. Alcune sono completamente prive di additivi e in genere lo indicano in etichetta o sulla confezione.

Confettura. Meglio se è dichiarata “extra”.

In base agli ingredienti e ai metodi di preparazione e cottura possiamo distinguere le merendine confezionate in 3 tipi diversi

A base di pan di spagna. Pur avendo di solito morbide farciture al latte o al cacao sono nel complesso leggere: forniscono circa 120-130 calorie. Sono adatte ai bambini più sedentari, che non praticano regolarmente uno sport.

Brioches. Si va dalla briochina con i granelli di zucchero, che fornisce circa 160 calorie al pezzo, ai croissant con ripieno di marmellata, cioccolato o crema, che arrivano alle 200 calorie. Per il loro contenuto di carboidrati sono indicate a colazione per dare una mano al bambino ad affrontare gli impegni della giornata. Si consiglia di scegliere le merendine non farcite o eventualmente quelle con marmellata.

A base di pasta frolla. Sono crostatine farcite con marmellata. Si tratta di merende piuttosto ricche, che forniscono 180 calorie. Si consigliano ai bambini che fanno sport o che sono sempre in movimento e a fine giornata hanno speso molte energie.

Cosa mettere nel suo zaino

Gli esperti sono d’accordo: la merenda è un’abitudine alimentare importante per un organismo in via di sviluppo, come quello del bambino. Prima di tutto perché uno spuntino spezza-fame tra la prima colazione e il pranzo e fra questo e la cena fa sì che il bambino non arrivi troppo affamato a tavola; e poi, perché questo mini-pasto fornisce un “pieno” di energia, indispensabile soprattutto se pratica sport o quando deve affrontare lo studio. Un altro valido motivo per incoraggiare la merenda è che, “saltandola” rischiamo seriamente che nostro figlio finisca con il pasticciare di continuo fino al pasto principale. E questa sì che è una cattiva abitudine. Ricordiamo infine che fra la merenda e il pranzo devono passare almeno 2 ore.

Lo spuntino ideale di metà mattina

La merenda del mattino deve soddisfare il 5% delle calorie totali. In generale, calcolando che a sei anni un bambino ha bisogno di circa 1.800 calorie al giorno, la merendina di metà mattina non dovrà superare le 90 calorie. In genere se nostro figlio ha fatto una colazione adeguata, può limitarsi a uno spuntino a base di yogurt o frutta.

Sì a:

  • una banana
  • uno yogurt con dei cereali
  • un budino al cioccolato
  • un plum cake
  • un panino al latte
  • un succo di frutta con 3-4 biscotti

Lo spuntino pomeridiano

La merenda del pomeriggio invece deve soddisfare il 10% del fabbisogno giornaliero e va scelta anche in base all’attività fisica svolta dal bambino. In media deve contenere 125-180 calorie per bambini di 3-6 anni, 160- 230 calorie tra 6-11 anni, 200-240 calorie tra 11-15 anni.

Sì a:

  • Un trancio di pan di spagna + un frutto
  • Una crostatina alla marmellata + un frutto
  • Un panino al pomodoro
  • Un panino al latte con un paio di fette di prosciutto magro

Le 3 regole d’oro

Moderazione. Cerchiamo di limitare il consumo delle merendine a una al giorno, altrimenti alziamo troppo le calorie e il bambino rischia di assumere troppi zuccheri e troppi grassi.

Proporzione. Da evitare assolutamente l’accoppiata merendina-bevanda gassata, che rischia di fornire al bambino un pieno di zuccheri e calorie, dannoso per la sua salute e il suo peso. Per aumentare il potere saziante della merendina pronta abbiniamola a un frutto.

Varietà. Un’alimentazione sana è quella basata sulla varietà. È perciò sbagliato fossilizzarsi su un’unica merenda, è meglio cambiare per abituare il bambino a sapori diversi, alternando dolce a salato. Un giorno un frutto, un altro uno yogurt, un altro ancora un panino al prosciutto o al pomodoro. La scelta dovrà essere fatta anche in base alla spesa energetica del piccolo. Riserviamo quindi la merendina o comunque la merenda più golosa ai giorni in cui fa sport.

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