Eros: sei consigli per riaccendere la coppia

Tiziano scrive a Riza Psicosomatica: “Sono un uomo molto passionale. Il problema è che la mia compagna mi tarpa le ali, non perde mai il controllo, è sempre molto equilibrata, non si lascia andare e s’aspetta che io segua queste regole di moderazione anche a letto. Inoltre mi critica perché non incarno le sue aspettative, dice che pensava io fossi diverso, poiché sembravo un uomo serio mentre “penso solo a quello” (queste sono le sue parole!). Io sto sentendo che l’eros fra noi si sta spegnendo, anche se da un punto di vista fisico mi piace sempre molto. Come posso fare?”

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Eros, la linfa vitale della coppia

L’eros è un motore potente che fa nascere e muovere la vita, che ci fa evolvere e ci rigenera. Il desiderio attiva un’onda di eccitazione che scorre dentro di noi e accende un’energia sottile che non dovrebbe mai mancare nella coppia. Tiziano chiede aiuto per capire come alimentare la sensualità di sua moglie e far rinascere quindi anche in lui il fuoco dell’Eros, che sente spegnersi. In realtà e per fortuna, l’eros è un fuoco che non si placa mai del tutto; a volte sembra non esserci, ma sta solo covando sotto la cenere, oppure, come forse è il caso della moglie di Tiziano, non ha ancora avuto la forza di venire alla luce, superando paure e inibizioni. Dunque cosa fare?

Sei consigli, semplici e efficaci

1 – Largo all’immaginazione

Il primo consiglio è seguire la fantasia, soprattutto quella intima, che rompe gli schemi e ci riscatta dalla banalità. Nella fantasia, Tiziano e sua moglie possono uscire dai ruoli canonici e dai “personaggi di sempre” e diventare tutto quello che desiderano. Tiziano deve aiutare sua moglie a lasciar libero sfogo ai sogni e alle fantasie, anche solo indirettamente erotiche.

2 – L’eros vive adesso

Il secondo consiglio è: vivere solo il presente. Mai dire: “L’altra volta mi è piaciuto di più”, o “Prima tra noi era diverso”. La memoria del momento indimenticabile di ieri ci spinge a ricercare lo stesso piacere domani e la delusione è assicurata. Consiglio sempre di stare nel presente. Eros è sempre un piacere senza confronti, se lo si vive adesso, nel qui e ora.

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3 – Alt alle regole

Il terzo consiglio è: niente manuale dell’eros. L’energia intima deve fluire liberamente, come la fiamma, altrimenti si spegne. L’erotismo pretende stupore, sorpresa, gioco. L’eros scorre quando le briglie della sensualità sono sciolte.

4 – Sia quel che sia

Il quarto consiglio è: niente aspettative. Se si desidera che il proprio “bilancio intimo di coppia” sia attivo, non si deve investire solo per il proprio… tornaconto! L’eros non ha una mentalità da contabile. In ogni coppia ognuno deve regalare passione all’altro spontaneamente, senza aspettare di riceve la stessa “moneta” passionale. Ogni persona ha una carica sessuale diversa, che non deve essere quantificata. Se Tiziano regalerà passione a sua moglie, le sue attenzioni e il suo calore saranno in grado di farle comprendere l’importanza di condividere la sfera intima con più trasporto.

5 – Più spazio alla gioia

Il quinto consiglio è: creare emozioni positive. Allegria, gioia, entusiasmo, disponibilità al cambiamento, eccitazione: se non si ride e se non ci si diverte insieme è il segno che qualcosa non va.

6 – Cedere e attendere

Il sesto consiglio infine è: resa totale. Arrendersi significa non permettere a opinioni, convinzioni e dubbi di condizionarci la vita. Dicono i saggi: sii sempre originale, mai un imitatore. Come riuscirci? Arrendendosi e attendendo che da dentro prorompano nuove idee, nuovi stimoli, nuova energia. Non c’è Eros se non c’è resa assoluta!

Il magico magnesio ti fa dimagrire subito

Possiamo dire, senza esagerare, che è il carburante che fa funzionare bene tutte le cellule e che mantiene attivo il metabolismo, il nostro motore bruciagrassi. Eppure, a fronte di tanti benefici, spesso non ne assumiamo abbastanza. Sul nuovo numero di Salute Naturale Extra ti raccontiamo le straordinarie proprietà di questo minerale così prezioso e ti spieghiamo come assicurartene ogni giorno la quantità di cui hai bisogno: scopri qual è il tuo fabbisogno, quando te ne serve ancora di più e quali sono le formulazioni e gli integratori più facili da assimilare.

Fai la dieta al magnesio

Il magnesio ha molti vantaggi dimagranti: sgonfia la pancia, tonifica i tessuti, fa bruciare più grassi e calorie, spegne l’appetito. Per assicurarti tutti questi benefici, la prima cosa da fare è portare in tavola ogni giorno i cibi e le acque che ne contengono dosi maggiori. Per risultati ancora più evidenti, segui il nostro programma dimagrante: perdi fino a 2 kg in una settimana.

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Ottimo quando arriva l’inverno

Non solo dimagrimento: il magnesio è un minerale indispensabile anche per la salute, soprattutto in questo periodo dell’anno. Grazie alle sue proprietà antistress, energizzanti e rivitalizzanti, infatti, questo minerale è il migliore alleato per affrontare il cambio di stagione in salute e senza cedimenti. In più favorisce la memoria e la concentrazione e previene la stanchezza muscolare. Scopri come sfruttare queste virtù nella vita di tutti i giorni: a lavoro, a scuola, a casa e nei momenti di maggiore tensione psicofisica.

Ingrasso e dimagrisco: come fermare lo yo yo?

Ci scrive Sara, una lettrice di Riza Psicosomatica, in cerca di un consiglio: “Ho 32 anni e ho un problema con il mio corpo, in particolare con il cibo, anche se sarebbe meglio dire che ce l’ho e non ce l’ho, dipende dai periodi. Ho notato che ingrasso e dimagrisco a seconda se sono in coppia o single. Quando sono da sola sono una persona molto attiva, come se volessi mangiarmi la vita: esco, coltivo interessi, vedo persone sempre nuove, vado a correre e dimagrisco, senza bisogno di fare diete. Quando invece sto con qualcuno, dopo qualche mese, tendo a moderarmi se non a spegnermi: sto a casa, cucino per lui e inevitabilmente ingrasso, anche di molti chili”.

Regolarmente mi metto a dieta ferrea ma non serve a niente. Alla fine accade che per un motivo o per un altro lascio il mio ragazzo e torno da sola e il ciclo ricomincia. Ormai ho capito che funziona così: sono una fisarmonica, ingrasso e dimagrisco. Non penso sia un problema di metabolismo… Forse sto con la persona sbagliata? Sbaglio sempre partner? O forse è un discorso di autostima, di fiducia in me stessa? Non è strano che mi senta forte quando sono sola e debole quando sono in coppia? La coppia non dovrebbe darci più forza?”

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Non bisogna migliorarsi ma trovare il proprio equilibrio…

La prima considerazione che viene spontanea è che a Sara piace molto analizzarsi. Lo si vede da tutte le domande che si fa, alcune delle quali anche sensate e puntuali. Purtroppo interrogarsi continuamente sui nostri comportamenti non è la strategia giusta, come dimostra il continuo ripetersi dello schema “ingrasso ed dimagrisco”. Chi l’ha detto che la coppia per forza “deve renderci più forti”? È un luogo comune, un modello, e i modelli sono sempre dannosi per l’Anima e per il benessere: ci costringono a essere come non siamo, a diventare artificiali e l’Anima non vuole essere modellata, guidata o capita, vuole solo essere ascoltata, percepita e assecondata e se continua a ripresentarci un contenuto, è proprio perché non la stiamo ascoltando. Nell’Anima ci sono forze che vogliono sbocciare e se vengono bloccate, arriva la crisi, che in tal senso è sempre benefica. Solo osservando senza commenti e giudizi, Sara potrà trovare un nuovo equilibrio ed è questa la vera base della fiducia in sé stessi, non certo l’autocorrezione o il tentativo di migliorarsi…

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Bilanciare gli estremi: così si ferma la ruota

Sara, del resto, ha capito il meccanismo: se dentro di lei l’energia non scorre libera, inizia a girare a vuoto ed ecco il grasso che aumenta. A niente servono le diete, che toccano appena la superficie dell’essere. In quelle situazioni, Sara si occupa totalmente di lui, lo accudisce, gli cucina manicaretti, ma solo per un poco. Poi basta: sbotta, lo pianta, torna sola e invece di mangiare dolci, “mangia la vita”. Ed ecco che emerge l’altra Sara: attiva, sempre in movimento, quasi feroce nell’aggredire le giornate. Perché l’Anima a volte ci manda stati così differenti, come su un’altalena? Carl Gustav Jung, il grande psicoanalista svizzero, chiamava questo movimento interiore enantiodromia: quanto più ti spingi a un estremo di te stesso e ti ci identifichi, tanto più arriverà l’estremo opposto a bilanciare. Ma Jung aggiungeva: non bisogna scegliere uno dei due, anzi, proprio l’identificazione eccessiva tende a far emergere l’estremo opposto. Non si tratta di scegliere quello “più giusto” ma di accoglierli tutti, senza sensi di colpa, limitandosi a osservarli quando si presentano. Solo così potranno cominciare a convivere. Solo portando un po’ di donna di casa nei periodi in cui è sola e un po’ di selvaggia cacciatrice quando è in coppia, Sara non avrà più bisogno di palleggiarsi tra gli estremi e ritroverà la serenità…

Comunicazione o manipolazione? Scopri la differenza

La capacità di comunicare è sempre più importante: è tutto un fiorire di corsi e master finalizzati a migliorare la qualità e l’incisività di quel che uno ha da dire. Corsi che, nel loro insieme, dicono sostanzialmente la stessa cosa, e cioè che bisogna affermare idee ed esigenze con forza, con determinazione, ricorrendo a strategie che, in molti casi, non possono che cadere in forme più o meno velate di manipolazione. Del resto, dai media e dal web arriva quotidianamente la stessa “lezione”: entrano nel nostro tempo senza chiederlo, invadono la privacy, esercitano una continua pressione richiedendo attenzione. Ma c’è un paradosso: proprio nell’epoca della connessione illimitata, la maggior parte delle persone sembra non riuscire a dialogare serenamente.

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L’incomprensione può sfociare nella manipolazione

In psicoterapia, ad esempio, sono sempre di più le persone che mostrano al terapeuta il proprio smartphone per fargli leggere i dialoghi o le discussioni che hanno avuto con il partner, con un amico, un collega, un familiare. Dialoghi scritti – che quindi, in teoria, dovrebbero essere più meditati di un dialogo verbale – da cui emerge con evidenza una grande difficoltà nel farsi capire e nel capire (ovviamente stiamo parlando di argomentazioni su temi personali). Ciò che sorprende è che, a un certo punto della conversazione, i toni si accendono all’improvviso e, da una cortesia ammiccante, si giunge alla provocazione, al sarcasmo, all’aggressività verbale, come se queste fossero le migliori armi a disposizione nei momenti difficili di un confronto. Oppure, per difendersi, si utilizza un linguaggio suadente ma artefatto: ecco che la comunicazione si trasforma in manipolazione.

L’antidoto? Una ferma gentilezza

Non che oggi la gentilezza non esista più, o non ci sia in giro qualche persona gentile. Ma la gentilezza come strumento comunicativo non viene inserita in nessun corso e in nessun social. Eppure costituisce una delle principali chiavi di accesso a ogni tipo di dialogo proficuo. Gentilezza non come parte di una strategia, non come maschera provvisoria pronta a lasciare il campo all’aggressività non appena le aspettative non trovano immediata corrispondenza. Bensì come terreno stesso della comunicazione: un modo di parlare e di porsi in qualche misura “rituale”; viene in mente la ritualità tipica dell’Oriente, fatta di inchini e di formule volte all’accoglienza. Una facoltà che dà all’intento espressivo la capacità di penetrare nella mente e nel cuore dell’interlocutore come nient’altro sa fare. Non c’è antidoto migliore alla manipolazione di una comunicazione basata sulla gentilezza, anche o forse soprattutto quando occorre dire cose spiacevoli.

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Così la manipolazione sfuma

Esistono due modalità in cui la gentilezza può agire. La prima è quella in cui l’atmosfera del dialogo è serena. Qui essere gentili velocizza il dibattito, favorisce l’apertura dell’interlocutore e crea la condizione perché i messaggi giungano a entrambe le parti in modo diretto, non mediato da sospetti o da altre sovrastrutture mentali. Fin qui tutto facile. La seconda é quella in cui il dialogo si fa ostico e l’interlocutore è oppositivo, arrabbiato o pieno di pregiudizi. Qui il modello attuale di comunicazione prevede l’utilizzo di varie strategie volte a far passare comunque il concetto che abbiamo in mente: in altre parole, manipolazione. L’utilizzo della gentilezza, invece, si pone come elemento scioccante, potremmo dire rivoluzionario, capace di trasformare in positivo un conflitto, un equivoco o una forte incomprensione. Spiazza l’interlocutore e, al contempo, lo fa sentire protetto dalla nostra rabbia ma anche dalla sua; gli offre una libertà di pensiero e la possibilità di riflettere meglio, migliorando la sua disposizione d’animo. Gentilezza, dunque, non significa né implodere né manipolare, ma condurre il dialogo in uno spazio di vero, autentico confronto.

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