Quando l’amore nasce sul lavoro

L’amore non ha regole

L’amore non ha pregiudizi o limitazioni, la passione può esplodere nei contesti e nelle situazioni che apparentemente risultano meno opportune. A tutti può capitare di scoprirsi irresistibilmente attratti da un collega o una collega di lavoro. La relazione d’amore che ne nasce – spesso clandestina –  lungi dall’essere necessariamente problematica o imbarazzante, può rendere il lavoro più lieve e più creativo accendendo energie che non si credeva di possedere. Vediamo come fare per far sì che l’amore sul lavoro diventi uno stato di grazia su tutti i fronti e non un increscioso incidente.

Vivere l’amore senza etichette

Chi l’ha detto che l’amore che nasce sul lavoro più “triste” di quello che fiorisce altrove? Vivi fino in fondo senza resistenze né pregiudizi ciò che ti sta accadendo, goditi le fantasie, i brividi, il piacere di andare al lavoro vestita e truccata con più cura. La complicità che si stabilisce tra voi illuminerà anche il più piccolo gesto di un significato nuovo, colorando il luogo di lavoro di emozioni insospettabili.

Mantenere il segreto del vostro amore

Dovunque nasca, per svilupparsi appieno l’amore ha bisogno di essere vissuto nell’intimità. Se non volete intromissioni né pettegolezzi ma soprattutto se desiderate vivere la vostra storia d’amore senza limitazioni, la cosa migliore è tenerla segreta. È sempre meglio dunque non cedere alla tentazione di confidarti con amici e colleghi. Il segreto creerà tra voi due un legame ancora più speciale, un’intesa unica che alimenterà l’attrazione e la fantasia.

Via la paura del dopo

Lasciarsi andare è facile, ma che cosa accadrà se la relazione d’amore dovesse finire? Il timore delle conseguenze sul lavoro spesso è un potente quanto inutile freno inibitorio. Questo amore è come tutte le altre: ha gli stessi limiti e le potenzialità. Rinunciare a vivere l’attrazione è più dannoso che costruttivo: vuol dire alimentare una tensione che, questa sì, a lungo andare creerà disagio e disarmonia.

Non stravolgere il lavoro

Una volta nata la relazione d’amore, mantenete distinti i piani del lavoro e dell’intimità, non modificate nulla, non cercate di avvicinarvi né di allontanarvi e lasciate le questioni di lavoro fuori dal letto. In questo modo eviterete di contaminare la relazione d’amore con dinamiche gerarchiche o competitive e sarà più facile tornare alla normalità se la relazione dovesse finire.

Una favola per fare mangiare i bambini

Quando mangiare è un problema per i nostri bambini

Il rito del pranzo può essere difficile: a volte i bambini non hanno voglia di mangiare e rifiutano qualsiasi cosa viene messo in tavola. Se a questo aggiungiamo la preoccupazione dei genitori, che magari si traduce in insistenza, il momento del pasto rischia di diventare davvero un incubo. Per affrontare questo problema, provate a raccontare ai vostri bambini questa storia: li invoglierà a mangiare.

La cucina magica: una favola per far mangiare i tuoi bambini

Giacomino non ama mangiare: i suoi genitori lo pregano e lo implorano ma senza successo. Una notte però il mago Famelicus visita la cucina di quella casa. «Sono stufo di sentire i capricci di questo bambino: si merita una bella lezione». E, fatto un incantesimo, sparisce. La mattina dopo, la mamma va in cucina a preparare il caffé, ma il barattolo sembra incollato al tavolo. Lo stesso accade con le tazzine, lo zucchero e i cucchiaini. Tira, forza e spingi, ma non c’è nulla da fare. Quando Giacomino va in cucina, richiamato da quel trambusto, vede il piatto di pasta al sugo che ha lasciato ieri a cena: affamato com’è, si mette in bocca un maccherone, e proprio in quel momento il barattolo del caffé fa un saltello. Tutti si girano stupiti. Giacomino mangia un altro boccone e la tazzina fa un balzo sul ripiano. Al terzo boccone, il cucchiaino salta da solo dentro la zuccheriera. Al quarto due bicchieri fanno un brindisi.  È proprio così: quando Giacomino mangia, gli oggetti della cucina si muovono da soli. Mette in bocca un altro boccone e la forchetta tintinna sul piatto; poi, al boccone successivo, l’olio e l’aceto si toccano facendo cin cin. «Questa cucina è stregata!», esclama papà. «Ma no, papà, sono solo io!», lo rassicura Giacomino, e per provarlo mette in bocca l’ultimo maccherone. In quel momento un uovo sul tavolo prende a rotolare veloce, sempre più veloce e viene afferrato al volo dalla mamma: «Bravo Giacomino! – dice la mamma – hai imparato a far muovere gli oggetti della cucina. E con questo uovo ti preparo una bella torta al cioccolato!».

Ecco perché questa favola funziona

Mangiando o non mangiando, i bambini si rendono ben conto di avere in mano una leva importante verso i genitori, per acuire le loro ansie e, se ci riescono, per influenzare i loro comportamenti. La stessa cosa accade al protagonista della nostra storia che mangiando mette all’opera una magia e scombussola le aspettative dei genitori. Il vissuto del bambino risente spesso del senso di impotenza, dovuto alla posizione e all’età. Con questa favola, Giacomino si prende una rivincita e fa muovere gli oggetti, riesce laddove mamma e papà sono impotenti. Il senso di stupore per il rovesciamento del ruolo di potere, genera nel bambino un enorme piacere. Ora è lui, piccolo, a far muovere gli oggetti con un semplice gesto magico, mentre i grandi non ci riescono.

Con una storia puoi capire le emozioni dei tuoi bambini!

È molto importante, raccontando la storia, mostrare come gli oggetti si muovano, la tovaglia saluti, i bicchieri tintinnino, le posate facciano festa quando Giacomino mangia. La stessa cosa dovrà evidentemente accadere quando il nostro bambino, seguendo l’esempio di Giacomino, porterà un boccone alle labbra. Il coltello dovrà saltare e la mamma o il papà guardarlo stupefatti. L’effetto comico è nella relazione di causa-effetto tra il mangiare, il muoversi degli oggetti e la grande sorpresa dei genitori.

È un amore sano? Te lo dice il corpo

Innamoramento e amore fanno bene a corpo e a mente

Una salute di ferro. È questo il “bonus” che, anche secondo molte ricerche scientifiche, arriva in dono a chi trova l’amore. Il corpo degli innamorati conosce uno stato di grazia capace di tenere lontane le malattie. Come affermava già anni fa il noto medico americano Dean Ornish, «innamorarsi fa meglio di tante medicine… Io non conosco altri fattori medici capaci di influenzare maggiormente la qualità della vita, l’incidenza delle malattie e la morte per cause diverse; dieta, fumo, esercizio fisico, stress, genetica, farmaci e chirurgia hanno, infatti, un effetto meno potente dell’amore».

Perché l’amore ci cura?

Questi benefici sono frutto dell’atmosfera in cui siamo immersi, della nostra disponibilità a perdere un po’ (o tanto) la testa, di quell’onda neuro-chimica che entra in circolo, trasforma le nostre percezioni e ci fa sentire diversi. Se per un momento usciamo dal modello mentale che ci frena possiamo trarre il massimo beneficio da questo “elisir di salute” che è l’amore.

Ma attenzione non sempre si tratta di un amore sano. Occorre ascoltare con attenzione i piccoli segnali con cui corpo e mente ci indicano se stiamo percorrendo la strada giusta.

Innamoramento sano

Invulnerabile ai virus e alla tristezza

Un sano innamoramento è capace dunque di “entrarci nel sangue” e di rigenerarlo, di far circolare nuove energie e di offrirci opportunità impensate. L’apertura all’altro, all’imprevisto, la disponibilità a rompere i vecchi schemi ad abbandonarsi al sentimento e alle emozioni, sono condizioni indispensabili perché l’innamoramento possa regalarci la sua carica di rinnovamento.

Alla conquista del peso forma

Dopo l’innamoramento, non c’è bisogno di diete o di regimi alimentari controllati. Il corpo “innamorato” riconquista spontaneamente la propria forma ideale (che non è necessariamente quella dei modelli di bellezza dominanti!). Come se ricercasse la sua vera essenza, in un viaggio che parte dall’anima per coinvolgere ogni singola fibra.

Energie al risveglio

Con un amore sano, ci si sveglia carichi, con uno sprint mai provato prima. La giornata che ci attende non è mai troppo pesante: entusiasmo e voglia di fare ci portano a essere più attivi e vitali del solito, a tutto beneficio della nostra autostima.

Pelle di pesca

La felicità si legge in viso. Grazie all’amore, la pelle è più liscia, morbida, pura e luminosa. Anche lo sguardo si accende di una luce insolita.

Praticamente inattaccabili

Le gioie d’amore portano salute. Le difese immunitarie si rafforzano, rendendoci quasi invulnerabili a virus e batteri. Influenze e raffreddori sono meno frequenti. E, quando arrivano, se ne vanno più rapidamente.

Benvenuto al buon umore

L’innamoramento buono rende allegri e ottimisti, è quel pizzico di follia di onnipotenza che ci fa credere di avere il mondo in mano.

Niente più ostacoli

Tutto fluisce, sembra quasi che le cose accadano come per magia. Non ci sono più ostacoli o barriere alla realizzazione dei nostri propositi, anche se fino a poco prima ci sembravano impossibili: lo scarto tra pensiero e azione si riduce, i dilemmi si dileguano e la vita sembra prendere un nuovo corso.

Innamoramento malato

Una catena che ci segna il cuore

“Ho paura di innamorarmi ancora, so già come andrà a finire”… Per alcuni l’innamoramento si trasforma in un’esperienza penosa e ripetitiva. Ci si innamora sempre della “stessa persona”, cioè di un copia imperfetta di un’immagine ideale irraggiungibili. Così, nonostante ci si innamori spesso, non si incontra mai realmente l’altro. La carica vitale dell’innamoramento viene così perduta, si esaurisce in un’implosione di energie che lasciano dentro un senso di vuoto e di malessere.

La coppia troppo chiusa

Lui e lei sempre insieme, fuori dal mondo. Un quadretto che, almeno per i primi tempi, è normale. Ma quando questo atteggiamento diventa una costante, qualcosa non va. Una coppia “sana” non teme la vita di società. Se, poi, è solo uno dei due a pretendere “l’esclusiva”, è un altro segnale di un amore fortemente disequilibrato.

I pensieri fissi

Trascorriamo la giornata pensando costantemente all’amato bene, chiedendoci cosa stia facendo. E, soprattutto, con chi: il terrore del tradimento, fisico o psicologico, parla di un amore malato, in cui non si riesce a rapportarsi in maniera serena all’altro. Scaricandogli addosso tutti i propri fantasmi, e proiettando all’esterno la propria insicurezza.

L’insonnia strisciante

Spesso, un amore malato è accompagnato da problemi del sonno. Non ci si abbandona più con la consueta facilità tra le braccia di Morfeo… Esattamente come non si riesce a lasciarsi andare tra quelle di Eros. L’insonnia, quindi, parla di una difficoltà a vivere l’amore in tutte le sue componenti, fisiche e sentimentali.

Ci si ammala di più

Con un amore malato, compaiono dermatiti, sfoghi cutanei, asma e patologie intestinali. E le manifestazioni allergiche si acuiscono, segnalando che il corpo rifiuta di essere contaminato da un modo d’amare che nuoce alla salute.

Vivi i tuoi spazi e salvi la coppia

L’equilibrio della coppia fra doveri e piaceri

I propri spazi: se ne parla tanto spesso che si sono trasformati in un luogo comune e quando li evochiamo quasi ci scappa un sorriso ironico, come di chi sa che sta dicendo qualcosa di ridicolo proprio perché inflazionato. Eppure, dietro a una crisi di coppia, salta sempre fuori la questione dei “propri spazi”: chi li deve ritrovare perché li ha immolati all’altare della vita da genitore; chi li deve difendere in vista di un matrimonio o dell’arrivo di un figlio; chi li deve scoprire per la prima volta dopo un’esistenza tutta dedita prima alla famiglia di origine e poi al partner (o a entrambi). Ma che cosa sono questi spazi all’interno della coppia? Beh, sembra un paradosso ma innanzitutto non sono spazio, ma tempo: tempo da dedicare a se stessi, i cosiddetti “momenti solo per sé”. Tuttavia è proprio il modo di intendere questo tempo a creare in diversi casi ulteriori problemi a una coppia già in difficoltà.

Un dilemma per tutte le coppie

Da un lato non c’è alcun dubbio che avere il proprio spazio in una vita di coppia, con o senza figli, è un diritto inalienabile. Coltivare interessi o passioni, percepirsi “come individuo” e non solo come membro di una coppia o di una famiglia, avere una dimensione personale che non sia necessariamente condivisa col partner, sono aspetti indispensabili al benessere di ognuno e uno stare insieme che non li preveda, rischia di porre da sé le basi per la sua inevitabile crisi. Dall’altro lato però c’è la voglia e la necessità di condividere, che è la base di ogni legame di coppia: condividere tempo, impegni, progetti, eventi, emozioni, vita domestica, educazione e rapporti con i figli. Ebbene, sembra che oggi molti si sentano schiacciati, imprigionati, logorati da questa dualità, in un dilemma che non riescono a risolvere e che suona più o meno così: «Come posso mantenere i miei spazi se devo condividere tutto con la persona che amo?».

Errori e soluzioni

Esiste anche una tendenza a sposarsi e a fare figli per poi scindere letteralmente in due la propria vita: bravo genitore e bravo partner a casa (cosa che in breve porta a identificare la vita in coppia come una “rottura”), che cerca un “gran recupero” di libertà e di svago in attività extrafamiliari (cosa che in breve fa identificare tutto ciò che non è condivisione col partner come qualcosa di esotico e di desiderabile).

Ma il modo per stare bene insieme c’è. Servono tre elementi: la conoscenza di noi stessi, che ci tiene centrati su ciò di cui abbiamo davvero bisogno; la lealtà, che ci induce a non indossare maschere  col partner; e la fermezza, che non ci faccia ripiegare nel tempo abbandonando quella dimensione personale che ci fa tanto bene. Il tutto però può funzionare solo se, di base, viene mantenuto un dialogo costante col partner; soltanto così i “propri spazi” danno linfa e rinnovano la relazione di coppia, ed evitano la creazione di quel “mondo separato e parallelo” che, se abusato, sempre più spesso disgiunge i due partner fino a renderli due estranei nella stessa casa.       

Come usare bene l’autonomia e salvare la coppia

Non abusare

Non prenderti i tuoi spazi per farti gli affari tuoi lasciando al partner le mille incombenze quotidiane

 

Non rinunciare

Non accontentarti di minuscole concessioni, come se il tuo tempo fosse di proprietà altrui.

 

Il tuo spazio è un tuo diritto

Se ti prendi del tempo per te, metti al bando  i sensi di colpa e goditelo pienamente.

 

Non escludere l’altro

Il partner ha diritto di chiedere dove sei stato e cosa hai fatto, anche se non deve fare interrogatori.

Rompi i legami sbagliati e arriverà la felicità

Nel corso della vita può capitare di avere la sensazione di muoversi faticosamente, come se invisibili fili collegassero le nostre braccia e le nostre gambe a pesi altrettanto invisibili che siamo costretti trascinare. Non riusciamo a liberarcene; così potrebbe essere descritta la tristezza che proviamo quando ci sentiamo imprigionati in legami sbagliati: nella coppia, nella famiglia con gli amici e anche nel lavoro. C’è poco da fare: talvolta l’unica via per trovare la felicità e recuperare l’energia perduta è proprio tagliare i rami secchi, ovvero i legami e le relazioni ormai morti in cui siamo invischiati. Tuttavia non sempre è necessario agire in modo tanto drastico e rompere i legami. E se bastasse semplicemente allontanarsi per un certo periodo, prendere le distanze e, da un altro punto di osservazione, riconsiderare la relazione? Facciamo due piccoli esempi.

Quando è meglio tagliare: se l’amore è finito l’affetto non basta

Un caso tipico di relazione che produce tristezza è quello delle coppie dove l’amore e la passione sono ricordi del passato, ma non si ha il coraggio di dirselo e di prendere le decisioni che ne conseguono. C’è ancora tanto affetto, lui (o lei…) è “troppo buono”, lei (o lui…) è troppo premurosa, è una così brava persona, è di buona famiglia…Non funziona: per paura del grande dolore della separazione si scivola piano piano in una tristezza e in un’apatia che possono cronicizzarsi. E la felicità scompare del tutto…

Quando possiamo cambiare:  le esigenze dei figli non diventino  obblighi

Capita  che genitori di figli ormai grandi, si ostinino a posporre ogni loro spostamento o decisione alle esigenze dei “ragazzi”. E così la casa al mare non è mai libera per loro, in città c’è sempre qualche amico dei figli da ospitare e… “come farebbero a sopravvivere senza di noi?”. Risultato: la coppia e le sue esigenze finiscono in un angolo. In questo caso si possono cambiare le cose, cominciando con l’ammettere a se stessi di essere i veri artefici di una simile situazione. La paura di perdere il controllo dei figli e  il “disappunto” nel vederli ormai indipendenti possono spingere i genitori a comportarsi in questo modo; la tristezza che ne consegue è il campanello d’allarme per  capire che si tratta di una scelta controproducente che si può e si deve cambiare.

Rimedi facili ed efficaci per raggiungere la felicità

Rimanere legati a cose o persone in modo simbiotico è un errore comune. A volte basta allontanarsi di qualche passo per ritrovare autonomia, piacere della relazione e anche la nostra felicità.

Con il partner – Scappa per un po’

Se la sensazione di appiattimento o di non appagamento è generata dal nostro partner, regaliamoci qualche giorno di “fuga” senza fornire troppe spiegazioni. La lontananza permetterà a noi di trovare stimoli nuovi non legati alla sua presenza e metterà l’altro di fronte al bisogno di rinnovarsi per riconquistarci.

Con i figli – Rendili responsabili

Spesso ci si sente tristi perché riteniamo che i figli non comprendano e non ci ripaghino delle energie spese per loro. E ci comportiamo come se dovessimo sempre stare loro vicini ad aspettare quel “grazie” che non arriva mai. Anche con loro la strategia della lontananza funzionerà meglio di cento rimproveri. È necessario che i genitori vivano una loro vita e vadano alla ricerca della propria felicità: solo così i figli, non trovandoseli sempre “addosso”, li guarderanno con occhi nuovi e, se sarà necessario, saranno loro a ricorrere a loro, senza il timore di venire soffocati.

Con gli amici – Qualche scusa fa bene

Ci sono rapporti che iniziano bene, ma poi diventano trappole. Se non ci si sente tutti i giorni iniziano le recriminazioni… se non si trascorrono tutti i week-end insieme, ecco le accuse di tradimento… Che fatica! Proviamo a inventarci qualche scusa per ” non esserci”: non rispondiamo sempre al telefono, e coi colleghi, diamo dei suggerimenti, ma non risolviamo noi i loro problemi.

I rimedi naturali per l’allattamento al seno

Il latte materno: una miniera di vantaggi

Il latte materno è prezioso per la salute dei bambini e anche delle mamme Contribuisce alla prevenzione delle malattie infettive e dell’obesità, grazie alle sue caratteristiche e al fatto che il bimbo mangia solo quando ha realmente fame. Dalle ultime ricerche, poi, è emerso che l’allattamento materno protegge il bambino da future malattie cardiovascolari. Per le mamme, invece, allattare favorisce la riduzione dell’incidenza di tumori al seno e all’utero e l’insorgenza di osteoporosi dopo la menopausa.

Latte materno: perché sì

  • È facilmente assorbibile e digeribile.
  • È pratico: sempre pronto alla giusta temperatura e completamente gratuito.
  • È un alimento ecologico e a bassissimo impatto ambientale.
  • È un “liquido vivo” perché si modifica nel tempo adattandosi alle caratteristiche del bambino.

Gli aiuti verdi per l’allattamento al seno

La natura offre una vasta gamma di rimedi per fronteggiare i problemi che possono, per una neomamma, trasformare l’allattamento in un frustrante percorso a ostacoli.

La tisana alle erbe

Per favorire la produzione del latte materno, l’erboristeria consiglia di bere per tutto il periodo dell’allattamento, un litro al giorno di una tisana preparata con il seguente mix di erbe: galega, anice, semi di finocchio, foglie di ortica e verbena.

Come fare: versare 4 cucchiai di tisana preparata dall’erborista in un litro di acqua bollente.

I fiori di Bach per ritrovare il sorriso

In quanto meccanismo ormonale, la produzione di latte materno è sensibilissima agli stress emotivi. I fiori di Bach possono essere utili per risolvere gli stati d’animo negativi che possono interferire con il suo corretto svolgimento.

  • Olive per recuperare energia e serenità.
  • Gentian per vincere la sensazione di incapacità.
  • Mustard contro gli sbalzi d’umore.
  • Crab Apple se allattare crea diagio, imbarazzo.
  • Gorse se si è scoraggiate.

Come fare: mescolare 2 gocce di ogni rimedio in 30 ml di acqua minerale naturale con l’aggiunta di 2 cucchiaini di brandy. La dose è di 4 gocce, 4 volte al giorno da sciogliere sotto la lingua.

Prima del parto: potenziamo le energie

L’omeopatia consiglia di preparasi al parto assumendo, nei 15 giorni precedenti la data prevista, due rimedi: China officinalis 9 CH (5 granuli mattina e sera) e Silicea 15 CH (una dose due volte la settimana). Sostengono la futura mamma, aiutandola a recuperare le forze.

Dopo la nascita: stimoliamo il latte materno

  • Dopo il parto assumere per 3 giorni Ricinus communis 5 CH (5 granuli 3 volte al giorno) per favorire la montata lattea.
  • Se si ha poco latte o latte poco nutriente, Calcarea carbonica 200 CH, per riequilibrare qualità e quantità, tre dosi (una ogni 5 giorni).
  • In caso di ragadi assumere Nitricum acidum 5 CH e Graphites 15 CH, 5 granuli di ognuno, 2 volte al giorno, alternati. Utile anche applicare dell’olio di calendula sui taglietti.
  • In caso di tensione e arrossamento al seno, fare degli impacchi con 4 gocce di Mugworth (un fiore californiano) diluite in mezzo bicchiere d’acqua e assumere una dose di Nux vomica 15 CH.
  • In caso di ingorgo mammario, svuotare il seno con un tiralatte e assumere 5 granuli di Phytolacca decandra 15 CH e Belladonna 9 CH.

No a queste piante, se allatti

  • Aloe, boldo, cascara, spino cervino, senna, frangula, rabarbaro possono causare coliche al piccolo.
  • Salice, spirea ulmaria, ginkgo biloba e aglio influenzano la coagulazione del sangue.
  • Carciofo e salvia inibiscono la produzione di latte materno, l’alga bruna, può interferire con la funzione tiroidea di madre e bimbo. Cautela anche con gingseng, uncaria, iberico e liquirizia.

Integratori: quali scegliere?

Allattare richiede un impegno energetico notevole e “svuota” la madre di numerose sostanze essenziali. Non è certo questo quindi il momento di mettersi a dieta! Si può integrare l’alimentazione con il fieno greco (Trigonella foenum graecum), antianemico e tonico del sistema nervoso, o l’alfa alfa (Medicago sativa) ricca in vitamine, aminoacidi, e minerali come ferro, calcio, fosforo, rame, selenio e zinco. La dose va consigliata dal medico.

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