L’ansia passa da sola? Scopriamo se è vero
L’ansia passa da sola quando è temporanea e legata a specifici eventi, quando invece è persistente è un vero e proprio disturbo e va curata. Scopri di più!
Molte persone si chiedono se l’ansia passa da sola, in quanto tempo passa e se si può imparare a gestirla da soli; a queste domande si può rispondere facilmente se si comprende di che tipo di ansia si tratta: temporanea e passeggera o persistente e cronica.
L’ansia temporanea è una reazione del tutto normale dell’organismo a specifici eventi che ci attendono nel futuro e la sua funzione è attivare l’attenzione, così da essere pronti ad affrontarli. In questi casi l’ansia passa da sola quando l’evento è stato superato. Esistono però tecniche e atteggiamenti giusti che possiamo mettere in campo per gestire questo tipo di ansia, come vedremo.
Molto diverso è il caso di un’ansia persistente, che dura nel tempo e si attiva costantemente e per i motivi più vari: in questo caso dobbiamo parlare piuttosto di disturbo d’ansia generalizzato o di altre forme d’ansia cronica. Attenzione: è rischioso non curare questo tipo di ansia, perché ciò può portare all’aggravamento dei sintomi e anche ad altri disturbi.
L’ansia temporanea passa da sola
L’ansia temporanea e passeggera si attiva in vista di eventi che consideriamo potenzialmente rischiosi o in cui è presente un alto livello di competizione: un esame, un colloquio, una prova, una gara. È uno stato di tensione che coinvolge tutto l’organismo, che diventa ipervigile e pronto a scattare e può attivare anche sintomi come l’insonnia, specie a ridosso dell’evento.
Gli atteggiamenti giusti per non farla durare
L’ansia temporanea è fisiologica e passa da sola appena l’evento è stato superato.
Naturalmente c’è chi la soffre di più e chi di meno, ma queste differenze sono da considerarsi normali, legate al carattere. Ci sono tuttavia degli atteggiamenti che possiamo mettere in campo per gestire al meglio questo tipo di ansia. Vediamo quali sono.
Accettare l’ansia e non combatterla
Il consiglio principale è di accettare l’ansia temporanea come normale, non combatterla, non pensare sia dannosa né considerarsi deboli per il fatto di provarla. È infatti un fenomeno naturale e funzionale. Accettarla permette di non disperdere inutilmente energie nervose e di concentrarsi meglio sull’evento da affrontare.
Focalizzare l’ansia nel corpo
Un buon sistema per imparare ad accettarla è sentirla nel corpo: si tratta semplicemente di accoglierla e percepirla nei vari distretti corporei in cui si manifesta più facilmente – gola, braccia, gambe, ventre – e lasciando che fluisca in modo naturale senza contrastarla, anzi attuando uno stato di cedevolezza; rapidamente l’ansia si trasformerà in energia positiva a propria disposizione.
Trasformare l’ansia in immagini
Un altro consiglio consiste nell’utilizzo di tecniche di meditazione con le immagini: è sufficiente rilassarsi in un ambiente silenzioso e a occhi chiusi immaginare il proprio stato d’ansia sotto forma di evento atmosferico o geologico. L’utilizzo di questo tipo di simboli spontanei permette di trasmutare l’emozione in una guida potente al proprio fianco.
Potrebbero interessarti
L’ansia persistente non passa da sola
«Ho sempre l’ansia, cosa devo fare?»: questa è la domanda più comune di chi non vive l’ansia solo in determinate e circoscritte occasioni, ma la sperimenta costantemente o comunque in modo ricorrente nel tempo.
Quali sono gli indicatori che ci dicono che stiamo soffrendo di un vero e proprio disturbo d’ansia?
- I sintomi sono durevoli nel tempo e ricorrenti;
- i sintomi non compaiono solo in relazione a specifici episodi o eventi che ci attendono per poi passare, ma sono un sottofondo costante nella vita della persona;
- i sintomi si presentano in modo del tutto sproporzionato anche in rapporto a situazioni comuni, come se il disturbo potesse prendere a pretesto qualsiasi occasione per scatenarsi.
- l’ansia cronica produce un costante rimuginare in cui la persona passa in rassegna mentalmente un evento ansiogeno dopo l’altro senza avere tregua.
In questo tipo di ansia rientrano ad esempio l’ansia sociale, forme di ansia ricorrente come l’ansia da prestazione (anche di tipo sessuale), l’ansia da stress da iper-lavoro, anche detta burnout e soprattutto il disturbo d’ansia generalizzato.
Quando l’ansia diventa persistente, occorre allora in primo luogo cambiare atteggiamento mentale. Invece di considerarla una malattia da debellare, magari con i farmaci, bisogna partire dal presupposto che l’ansia è un prodotto della psiche, cioè della persona e del suo mondo interno. Nella sua essenza l’ansia è infatti un concentrato di tutta l’energia vitale che non esprimiamo, o che reprimiamo, per adeguarci a modelli esterni. Nell’ansia si manifesta un lato di noi che deve emergere, ma che rifiutiamo, e che per questo si ripresenta alla coscienza sotto forma di timore generalizzato e costante.
Cosa succede se non si cura l’ansia persistente?
Questo tipo di ansia tendenzialmente non passa da sola, occorre quindi imparare a gestirla utilizzando specifiche tecniche e, nei casi in cui il disagio persista, farsi aiutare da uno specialista.
I rischi, se non viene trattata in nessun modo, possono essere gravi perché il disturbo d’ansia è molto invalidante e i suoi sintomi producono forti stati di malessere. Se non si cura, questo tipo di ansia si può aggravare e produrre a sua volta altri disturbi, come insonnia, depressione, abuso di sostanze o alcol e può influire negativamente anche sulla salute dell’organismo, specialmente a livello dell’apparato gastrico.
Perché l’ansia persistente viene spesso trascurata
Pensare che l’ansia persistente passi da sola è molto rischioso, ma perché succede?
In genere sono due le cause:
- si pensa di dover resistere ai sintomi per senso del dovere, per senso di colpa e per eccessiva responsabilizzazione: si teme cioè che dichiarare la propria condizione ansiosa e iniziare a curarla porterebbe a dover limitare il proprio impegno in determinate situazioni, ad esempio in famiglia o al lavoro;
- si tende a nascondere il proprio stato d’ansia per vergogna, perché si teme che dichiararlo rovinerebbe l’immagine che si vuole proiettare sugli altri, di persona forte e sicura di sé. È un retaggio di un pensiero del passato, in cui il disagio interiore era visto come una debolezza o una “stranezza” da tenere alla larga.
In questi casi occorre comprendere al più presto che non c’è nulla di cui vergognarsi nel soffrire d’ansia e che curarla permetterà non solo di ritrovare serenità e benessere, ma anche di recuperare efficienza ed entusiasmo nel fare le cose.