Ulisse e il viaggio verso il benessere della psiche

Dal film di Christopher Nolan all'Odissea di Omero: il viaggio di Ulisse insegna come accogliere il cambiamento, il dolore e la metamorfosi per ritrovare se stessi e il benessere della psiche.

Ulisse e il viaggio verso il benessere della psiche
05.08.2026

L’uscita del nuovo film Odissea di Christopher Nolan ha riacceso l’interesse per uno dei racconti più profondi della letteratura occidentale. Ma il vero fascino dell’opera di Omero non risiede soltanto nelle sue avventure epiche: il viaggio di Ulisse è soprattutto un percorso interiore, una metafora della trasformazione della psiche.

Ulisse non è semplicemente un eroe che desidera tornare a casa. È l’uomo che attraversa il dolore, cambia continuamente forma e scopre che solo accogliendo la metamorfosi può ritrovare la propria strada. È proprio questo il grande insegnamento dell’Odissea: il benessere psicologico nasce dalla capacità di non identificarsi mai con un’unica immagine di sé.

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Il significato dell'incontro tra Ulisse e Calipso

Tra gli episodi più ricchi di significato c’è quello dell’incontro con Calipso. Ulisse rimane sull’isola della ninfa per sette anni. Come osservava il grande studioso Pietro Citati, Omero racconta molto più attraverso ciò che tace che attraverso ciò che descrive.

Sono anni di amore intenso, ma anche di profonda sofferenza. Nonostante Calipso possa offrirgli ogni piacere, Ulisse continua a piangere guardando il mare. La nostalgia di Itaca diventa il simbolo di qualcosa che nessun piacere esteriore può cancellare: il richiamo del proprio destino.

Quando Atena ascolta il suo dolore, invia Hermes a ricordare a Calipso che gli dèi hanno promesso il ritorno dell’eroe. Ed è proprio in quel momento che emerge la vera natura di Ulisse.

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Perché Ulisse rifiuta l'immortalità

Calipso offre a Ulisse ciò che ogni essere umano, almeno apparentemente, desidererebbe: la giovinezza eterna e l’immortalità.

Gli promette un volto che non invecchierà mai e una vita senza fine.

Oggi, nell’epoca dell’ossessione per la perfezione estetica e del continuo tentativo di fermare il tempo, quella proposta appare persino più seducente di quanto non fosse nell’antichità.

Eppure Ulisse rifiuta.

Sa che tornando a Itaca incontrerà la vecchiaia, la fatica e infine la morte. Ma sceglie comunque il viaggio. Perché vivere significa attraversare il cambiamento, non evitarlo.

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L'astuzia di Ulisse: avere molti volti

L’astuzia di Ulisse non è soltanto intelligenza strategica.

È soprattutto la capacità di assumere forme diverse.

Quando davanti a Polifemo dice di chiamarsi “Nessuno”, Omero non racconta semplicemente uno stratagemma. Sta mostrando una qualità fondamentale della psiche: la libertà di non coincidere mai con un’identità fissa.

Il Ciclope vede in un’unica direzione.

Ulisse, invece, sa diventare molte cose contemporaneamente.

È proprio questa duttilità che gli permette di salvarsi.

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Il viaggio di Ulisse è il viaggio della psiche

Come scriveva Nikos Kazantzakis, Itaca non rappresenta il porto definitivo, ma soltanto un approdo temporaneo.

La vita non è fatta per fermarsi.

Siamo in continua trasformazione.

Ogni esperienza modifica ciò che siamo e ci prepara a un nuovo cammino.

Anche il dolore diventa parte essenziale di questo viaggio.

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Perché il dolore fa parte della trasformazione

Omero ci ricorda che la morte accompagna la vita fin dall’inizio.

Ma non esiste soltanto la morte fisica.

Moriamo simbolicamente ogni volta che perdiamo qualcuno, quando una relazione finisce, quando subiamo una sconfitta, quando un progetto si interrompe o quando siamo costretti ad abbandonare un’immagine di noi stessi.

Queste piccole morti fanno parte della crescita.

Come sosteneva Marie-Louise von Franz, la più importante allieva di Carl Gustav Jung, dentro ciascuno di noi esiste una trama profonda che continua a orientarsi verso il proprio destino, anche quando tutto sembra perduto.

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Diventare "nessuno" per ritrovare se stessi

L’insegnamento più rivoluzionario dell’Odissea riguarda proprio l’identità.

Tutti noi, prima o poi, incontriamo il nostro Ciclope: quella parte di noi che vuole identificarci con un solo ruolo, una sola definizione, una sola storia.

Ma è proprio questa rigidità a farci soffrire.

Diventare “nessuno” significa smettere di restare imprigionati nell’immagine che abbiamo costruito di noi stessi.

Significa interrompere il continuo rimuginare, il bisogno di raccontare sempre gli stessi problemi, l’identificazione con il dolore.

Uno dei primi segnali di un autentico benessere psicologico è proprio questo: non sentire più il bisogno di parlare continuamente di sé.

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Il grande insegnamento di Omero

L’Odissea continua a parlarci perché racconta qualcosa che riguarda ogni essere umano.

Dentro di noi esiste una forza che conosce la direzione del nostro cammino, ma può emergere solo se smettiamo di aggrapparci a un’identità immobile.

Ulisse sceglie il viaggio invece dell’immortalità.

Sceglie il cambiamento invece della sicurezza.

Sceglie la vita, con tutta la sua fragilità.

È questo il messaggio che Omero ci consegna ancora oggi: solo chi accetta la metamorfosi, attraversa il dolore senza identificarsi con esso e diventa “nessuno” può davvero ritrovare la propria Itaca.

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