Quando la solitudine è un farmaco: la guarigione di Valeria

Valeria, nel lockdown, si sentiva abbandonata, ma la solitudine, vissuta nel modo giusto, è uno dei farmaci dell’anima più potenti: proprio in quei giorni le ha permesso di cambiare vita

“Dottore sto malissimo, mi sento così sola…” esordisce Valeria, una donna di 35 anni, all’inizio della seduta. “Ho da alcuni anni una relazione con un uomo sposato. Prima ci vedevamo spesso, lui mi diceva che con sua moglie era tutto finito e io ci ho creduto. Ora durante la quarantena lui se ne sta buono a casa e lo sento solo ogni tanto. Lo ritenevo un compagno, invece mi sono resa conto che sono sola, non ho nessuno. In questi giorni sono tagliata fuori, sono del tutto sola e sto male…”.

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Perché la solitudine ci fa paura?

Molti di noi in questo periodo difficile temono più di tutto la solitudine. Ma perché ci fa così paura? Perché abbiamo timore di avere a che fare con noi stessi. Nella solitudine non possiamo scappare o fingere: è un incontro con tutte le paure e i “mostri” che di solito mettiamo a tacere nei mille impegni della vita “normale”. Non ci siamo abituati e, come succede a Valeria, cerchiamo comunque un appiglio, qualcuno a cui dare la colpa. Nel suo caso la persona che prima frequentava e che ora, invece, l’ha lasciata sola. Allora ci riempiamo di ragionamenti: “Se non volesse più vedermi? Se non mi amasse più? Se fosse tutta una menzogna? Sono stata una stupida? Una di quelle che si fanno prendere in giro da mille promesse? Proprio io, ci sono cascata?”.

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In te c’è sempre tanto altro che non vedi

“Quindi in questi giorni, da sola, sta sempre male? Non c’è un momento in tutta la giornata in cui si sente bene?”: il terapeuta interrompe di colpo il lamento di Valeria.
“Ma no, certo, non proprio sempre…”.
Valeria cercava una conferma alle sue convinzioni, invece si trova a dover guardare la realtà da un punto di vista diverso.
“Insomma, vuole dirmi che non c’è altro dentro Valeria, in questo periodo? Cosa c’è d’altro?”. “Ecco… – risponde un po’ spiazzata – Sì, ogni tanto devo dire che ci sono momenti in cui mi sento bene”. “Ad esempio? Se ne ricorda qualcuno? Che sensazioni prova?”.
Valeria resta in silenzio per un po’, poi con la voce sospesa racconta: “Ecco, mi piace svegliarmi al mattino, in questo periodo, e sentire il silenzio della città che ha dovuto rallentare fin quasi a fermarsi… Devo confessarlo, mi sento sollevata, e libera… È una sensazione a cui non sono abituata. Sa, nella mia vita io sono sempre stata con un uomo, dopo una relazione finita devo sempre iniziarne un’altra, difficilmente passo del tempo da sola”.
“E poi, cos’altro le piace?”, insiste il terapeuta. “Beh, ecco… Faccio spesso delle fantasie, ma sono un po’ sciocche, devo proprio raccontarle? Insomma, sogno una specie di principe azzurro sconosciuto con cui fuggo nel bosco, in mezzo a piante e fiori bellissimi. È come una fiaba. Lo so, sembra una cosa scema, ma a volte passo anche mezz’ora in quelle fantasie e sto benissimo”.

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Nella solitudine incontri te stessa

Esiste il principe azzurro? L’anima non ragiona come noi, non vive nel tempo della reazionalità ma in un altro tempo, quello delle fiabe, dei miti e dei simboli. In quella dimensione, il principe azzurro non rappresenta la promessa di un grande amore o del matrimonio, semmai esprime il bisogno di contattare la dimensione del Maschile, che evidentemente Valeria sta cercando da tanto tempo. Ma la cerca sempre fuori, in uomini “impossibili”, sposati, impegnati. “Sì, sono sfortunata, li trovo sempre già impegnati e alla fine soffro e resto sola. Sono condannata alla solitudine”.

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Crea la tua indipendenza e autonomia

E se invece non fosse così? Se Valeria, nelle sue avventure, stesse cercando “il proprio Maschile”, cioè l’indipendenza, la capacità di partire all’avventura nella vita senza appoggiarsi a nessuno? Allora la scelta di partner impossibili avrebbe un senso: non una sfortuna, ma la capacità del mondo interno di portarci davanti a ciò che dobbiamo vedere per essere felici.
“Valeria, ciò che cerchi non è fuori, sei tu!”.
Vista in questo modo, la solitudine obbligata è un’opportunità unica per contattare quelle energie interiori che prima non stavano circolando a sufficienza.
Essere soli vuol dire incontrare l’energia delle radici. Le radici sono sole, immerse nel buio, nella terra, eppure creano una pianta, i fiori e i frutti, che popolano anche le fantasie di Valeria, fantasie che la stanno curando. Ma non dalla solitudine, che non è una malattia, bensì dalla sua convinzione di doversi appoggiare a qualcuno.
La solitudine serve a partorire le energie dell’anima. È il modo migliore affinché la gravidanza della nostra psiche possa arrivare a partorire un essere più evoluto.

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Una rinascita inaspettata, grazie alla solitudine

“Quando sente arrivare la solitudine – spiega il terapeuta a Valeria, – provi a immaginare questo compagno misterioso. Lo tenga accanto a sé e inizi a dirgli: so che sei sempre vicino, so che sei al mio fianco. E io non ho bisogno di altro”.
L’immaginazione non è la nostalgia di ciò che ci manca perché ci sentiamo soli, ma l’attivazione di forze interiori che ci ricordano che in realtà non siamo mai soli.
Qualche seduta dopo Valeria ha un aspetto diverso: è sorridente, solare. “Dottore, è strano, in questi giorni ho pensato molto meno a lui. Mi sono appassionata a cose che avevo trascurato. E in casa ho iniziato a cambiare delle cose. Ho buttato via ad esempio una bacheca di vecchie foto che mi ricordavano il passato, e ne ho fatte di nuove. Mi sento diversa. Quando mi prende la solitudine immagino il mio principe. Gli ho dato un nome, sa? Si chiama Valerio, come me. Il mio nome… È fantastico di combattere i draghi con lui e certe volte diventiamo una persona sola. Non pensavo che una fantasia potesse farmi così bene. Per la prima volta non mi manca affatto avere un uomo. Quando tutto questo finirà, ci penserò”.

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Ritrova la tua guida interiore

C’è un compagno dell’anima, un compagno misterioso accanto a ognuno di noi e non dobbiamo mai trascurarlo. Per incontrarlo hai bisogno, più che mai in questo momento, di altri percorsi mentali, di altri dialoghi con te stessa.
Parla con il compagno dell’anima dicendo: “Vedi, mia guida interiore, io mi sento sola”. Allora inizi a fantasticare, entri automaticamente in una dimensione mitica e, senza saperlo, colloqui con la tua immagine interna, con la tua immagine-guida, che è antica come il mondo e sa già cosa ti serve per essere felice con te stessa.

Istituto Riza di Medicina Psicosomatica

L’Istituto, fondato nel 1979 da Raffaele Morelli insieme a un gruppo di medici, psicologi e ricercatori, ha lo scopo di studiare l’uomo come espressione dell’unità psicofisica, riconducendo a questa concezione l’interpretazione della malattia, della sua diagnosi e della sua cura.

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