Prendi il magnesio: il minerale dimagrante!

Lo hanno definito rimedio miracoloso. E con ragione: il magnesio fa davvero di tutto per meritarsi questo aggettivo. È benefico per tutto l’organismo di cui regola numerosissime funzioni. Ma è indispensabile anche per dimagrire. Intervenendo in molte reazioni chimiche, aiuta il tuo metabolismo a lavorare al meglio, favorisce la trasformazione degli alimenti in energia e contrasta gli accumuli adiposi, abbassando anche i grassi presenti nel sangue. Grazie al magnesio potrai avere una pancia piatta: questo prezioso minerale favorisce la digestione e vince i gonfiori a livello addominale. In più, è il tuo alleato se hai la tendenza a trattenere i liquidi che, infiltrandosi in profondità, favoriscono ristagni, accumuli di tossine e quindi il sovrappeso. Il magnesio aiuta a perdere peso anche perché ha un’azione benefica sull’attività muscolare ed è grazie ai muscoli, la nostra massa magra, che aumenta il consumo di calorie. E c’è di più: con la sua azione distensiva e rasserenante, aiuta a contrastare la fame nervosa.

Scopri i cibi e le bevande che ne contengono di più

Il modo più facile di far scorta di magnesio è quello di scegliere i cibi e le acque che ne contengono di più. Ci vogliono mandorle, fichi, ma anche cereali integrali o verdure a foglia verde: ecco gli ingredienti di un’alimentazione “ad alto tasso di magnesio”. Un’alimentazione che ti consigliamo di seguire per tutto l’autunno!

La dieta al magnesio: ti sgonfi in 3 giorni!

Ti proponiamo poi una dieta di tre giorni per vedere subito i primi risultati. L’azione di questo minerale ti aiuterà a regolarizzare l’attività intestinale e inizierai a vedere la tua pancia più piatta e sgonfia. 

E in più

– Usa il magnesio per eliminare piccoli e grandi disturbi

Il magnesio è un ottimo alleato se vuoi prevenire o eliminare piccoli e grandi disturbi quotidiani. La sua azione benefica va a vantaggio di ogni distretto corporeo.

Per cuore e circolazione

Il magnesio e alcuni specifici rimedi verdi che lo contengono in gran quantità consentono di regolarizzare l’attività cardiaca, controllare i livelli di colesterolo e riequilibrare la pressione (è d’aiuto agli ipertesi).

Per il sistema nervoso

Il magnesio è un minerale dalla profonda azione calmante: scopri come utilizzarlo per controllare nervosismo e irritabilità, per tenere a bada l’ansia e per migliorare il riposo.

Per l’apparato muscolo-scheletrico

I muscoli non possono fare a meno del magnesio soprattutto se soffrono di contratture e crampi. Ma questo minerale è indispensabile anche per le ossa e per chi svolge attività fisica.

Per l’apparato digerente

Acidità, reflusso, gastriti: anche per questi disturbi il magnesio si rivela un toccasana. E se soffri di stipsi e costipazione il magnesio sarà un alleato indispensabile.

Per la donna

La salute femminile trae grande giovamento da una corretta integrazione di magnesio, sia in età fertile che durante la gravidanza o in menopausa.

Cerca il tuo contrario e troverai il benessere

“Sono sempre insicuro, è il mio grande problema”. “Sono troppo buono, gli altri mi mettono i piedi in testa”. “Sono irascibile, mi scaldo per niente e rovino tutto”. “Sono generoso, do tutto ma attiro solo approfittatori”. Cosa non va in queste affermazioni? Che cosa minaccia l’autostima, tra le cose citate? L’insicurezza, l’ingenuità, la rabbia? Niente affatto: è la parola “sono”. “Io sono fatto così”: è questa frase il primo nemico dell’autostima. Perché definirsi è limitarsi.

“Io sono fatto così”: un alibi da abolire
Quando dici “sono così”, senza saperlo stai dicendo: c’è una sorgente inesauribile in me, una fonte che da sempre mi manda infiniti stati, emozioni, idee, sensazioni, un caleidoscopio di luci, ombre, colori e contraddizioni. Ma di tutto questo io scelgo di non vedere quasi nulla, anzi io chiudo il rubinetto di questa sorgente, considero esaurito il processo della mia creazione una volta per tutte e dico: “io sono così”. Certo, potrei cambiare. Da “insicuro” potrei diventare “sicuro”. Lo vorrei tanto, ma questo mio modo di essere è ormai così radicato. Forse deriva addirittura dai miei genitori, dalla mia infanzia. Sì, cambiare è possibile, ma difficile. Servono sforzi tremendi, un gran lavoro su se stessi. Io ci provo, ma finora ho fallito. Tanto vale rassegnarsi. Non si dice che bisogna accettarsi? Ecco, io forse devo accettare di essere quello che sono, punto e basta. Difficile dipanare la catena di alibi e di idee distorte contenuta nelle frasi precedenti. “Accettarsi” è proprio il contrario di rassegnarsi: non significa accettare di vedere solo uno spicchio minuscolo di se stessi, ma aprire le porte a tutto, soprattutto alla contraddizione e agli opposti. Sei rabbioso? Vai a cercare la freddezza, perché c’è anche lei dentro di te. Se non la cerchi resti monco. Sei insicuro? Sempre? Ne sei sicuro? Osserva bene e vedrai che in certi momenti invece non lo sei affatto.

Rompi l’identità e segui il pendolo
In noi convivono tutti gli opposti. A volte un lato si afferma, per un certo periodo, ma è sempre parte del movimento di un pendolo che prima o poi si sposterà. Fissare lì la propria visione vuol dire sopprimere la fonte della vita. E siccome in realtà non si può sopprimerla, perché lei sgorga indipendentemente da noi, significa condannarsi a non vederla. Puoi chiuderti in un’identità unilaterale solo al prezzo di tagliare via intere parti di te, occultandole. Un processo che porta solo insoddisfazione e infelicità.

Prova a dirti: “io non so chi sono”: così apri le porte al cambiamento
In un momento di calma trova un luogo tranquillo in cui puoi stare da solo, chiudi gli occhi e fai qualche respiro. Concentrati sugli intervalli tra un respiro e l’altro e inizia a focalizzare l’attenzione sulla zona del ventre. Lo senti salire e scendere, sempre più lentamente. Ascolta il ritmo del tuo corpo, come se contenesse una presenza interiore autonoma dal pensiero e dalla volontà. Cedi poco a poco al flusso del respiro, abbandonati al suo ritmo cadenzato, lasciati cullare in una sensazione di benessere. Poco alla volta, percepisci te stesso in modo neutro, come fossi uno sconosciuto. Immagina di allargare all’infinito il tuo spazio interiore, uscendo dalle costrizioni dei comportamenti che ti vengono imposti dalla realtà. Ripeti mentalmente, come un mantra: “Io non sono io, io non so chi sono, io non sono”. Lentamente sentirai che il personaggio che a volte ti capita di recitare meccanicamente nella vita di tutti i giorni, che sfrutta il tuo corpo, si va dissolvendo. E il fantasma che prevarica il tuo essere svanisce, portandosi dietro la zavorra di schemi mentali che ti affliggono. Fai questo esercizio più volte alla settimana, ogni volta che ti senti chiuso in una gabbia di obblighi e di pensieri sempre uguali.

Il coraggio è già dentro di te

Don Abbondio, il pavido prete manzoniano dei “Promessi Sposi” che trovò sulla sua strada i pericolosi banditi, diceva: “Uno il coraggio se non ce l’ha, non se lo può dare”. È un’apparente verità che sperimentiamo tutti i giorni, in particolare quando, dopo aver intrapreso un’iniziativa, alle prime difficoltà molliamo, con la certezza di non farcela. All’inizio c’è entusiasmo, magari anche tanto, ma poi, man mano che si incontrano ostacoli, c’è chi si scoraggia e finisce per mollare. Qualcuno lo fa fin dalla prima difficoltà, vedendo il segno di un fallimento scontato: “Ecco, lo sapevo che avrei dovuto lasciar perdere!”. Altri reggono per un po’ ma poi si appellano ai fallimenti passati come impronta di un destino già scritto: “Tanto a me non capita che le cose vadano bene. Inutile proseguire”. E infine c’è chi si lascia impressionare dal momentaneo disorientamento o dalla transitoria mancanza di risorse: “Non ce la posso fare. Non ho le forze, non ne sono capace”. È così che storie d’amore e d’amicizia, ruoli educativi e genitoriali, progetti di vita e di creatività, percorsi professionali e psicologici, perdono di incisività, restano parziali o si concludono malamente. In ogni caso non diventano ciò che potrebbero o dovrebbero diventare.

Tutti possono diventare coraggiosi al momento opportuno
Saper vivere bene lo scoramento diventa dunque, oggi più che mai, un passo fondamentale per affrontare la complessità della vita. Prima o poi la crisi, la difficoltà, l’imprevisto si stagliano sulla nostra strada e fanno delle domande, ci obbligano a rielaborare le strategie. Questo accade soprattutto in alcuni ambiti. Magari uno sul lavoro è un panzer indomito e coraggioso, e poi nella vita sentimentale trema di fronte a una piccola crisi. O, al contrario, magari uno è un eroe invulnerabile dei sentimenti, e poi casca di fronte alla prima critica sul lavoro. Ognuno ha il proprio mosaico di coraggi e di scoramenti. Ma là dove c’è lo scoramento facile, bisogna porre rimedio, perché altrimenti lì la vita si blocca. Ecco perché il Don Abbondio manzoniano aveva torto. Il coraggio non è qualcosa di già pronto, di preconfezionato, ma è un’opzione che, di volta in volta, deve essere creata e messa in atto su misura per le specifiche situazioni. Alla base di tutto, come sempre, ci deve essere la disponibilità a modificare l’immagine standard che abbiamo di noi stessi e a incontrare la vita nella sua poliedricità. Coraggio non è andare contro l’ostacolo, è osservarlo da un’angolazione diversa, e scoprire magari un passaggio segreto; a volte diventa l’innesco di un’evoluzione che, senza di esso, forse non si sarebbe mai raggiunta.

Cosa accade se ti lasci sempre abbattere

– Finisci per perdere ciò a cui realmente tieni.

– Ci metti molto più tempo per fare qualsiasi cosa.

– Blocchi la tua personalità e non evolvi.

– Diventi un peso per chi ti deve sempre sostenere e consolare.

– Non diventi consapevole delle tue reali risorse.

Rendi ogni salita…una discesa

-Accogli il senso di scoraggiamento: è fondamentale accettare il primo momento di scoraggiamento e di disorientamento di fronte a una forte difficoltà. Accettare non significa lamentarsi o fare previsioni pessimistiche, ma riconoscere obiettivamente che c’è un problema. Ricordati che demoralizzarsi non è la realtà, ma solo un transitorio stato d’animo.

-Evita le analogie col passato: non collegare subito la difficoltà presente a eventuali fallimenti del passato, come se un destino fosse già scritto. Solo vivendola per ciò che è potrai individuarne le caratteristiche e le cause e impostare così una strategia di soluzione. E potrai anche valutare se non ti stia chiedendo di cambiare qualcosa sul tuo cammino o nelle tue modalità.

-Cambia punto di vista: una volta appurato che vuoi davvero superare questa difficoltà, non puntare sulle risorse visibili e su come ti senti ora, ma prova a prefigurarti ciò che desideri che accada, anche se ti sembra lontanissimo. Non ti serve tanto analizzare razionalmente il problema cercando chiavi d’accesso, ma evocare immagini di te nella situazione che auspichi si verifichi. Così attivi risorse più profonde, intuitive, creative che ti fanno vedere le cose da altri punti di vista e notare al volo soluzioni prima invisibili.

Vivere bene con un figlio adolescente

La scena tipica è questa: due genitori, seduti davanti a uno psicoterapeuta, chiedono, esasperati e increduli, cosa sia successo ai loro ragazzi, ormai adolescenti. Figli sempre scontenti e arrabbiati, che si ribellano a tutto e a tutti; che si chiudono nel proprio mondo tranciando ogni dialogo con gli adulti; che non hanno (o meglio sembrano non avere) il minimo interesse per il proprio futuro e, spesso, neanche per il presente; e che, soprattutto, non riconoscono più alcuna autorità né autorevolezza ai genitori. Non li considerano, non li ascoltano. Li guardano distratti, come fossero petulanti e inopportune presenze, portatrici di “strane” richieste di studiare o, almeno, di rivolger loro la parola, ma a cui, al contempo, chiedono con intransigenza di fornire tutte le comodità della vita moderna, a partire dai supporti tecnologici. I genitori sostengono con forza di aver dato tutto ai figli. Ma hanno anche dei dubbi: almeno uno dei due sente di avere delle responsabilità, anche se non sa bene quali. È stato troppo presente? O troppo assente? Li ha viziati? Ha messo troppe regole? O troppo poche? L’unica cosa certa è che entrambi non sanno più che cosa fare.

Il punto di svolta dei genitori
Andare dallo psicoterapeuta non è solo un segno di disperazione: spesso costituisce il primo vero gesto, condiviso da entrambi, per cambiare la situazione. Le sfuriate, così come i blandi tentativi di dialogo o le dure prese di posizione, non hanno alcun effetto. Quel che serve è comprendere la situazione e individuare la strada per uscirne. Ed è ovvio che la mentalità e le modalità consuete debbano essere abbandonate. Ciò non significa ricoprirsi di sensi di colpa per eventuali errori commessi, ma approdare a una nuova concezione dell’essere genitori, sia nel rapporto diretto con i figli, sia nell’educarli a un sano rapporto con il mondo esterno.

Gli errori  più comuni:

– Esibire ad amici e conoscenti l’insoddisfazione verso i propri figli.

– Fare confronti con i figli di altri o creare fazioni.

– Far sentire loro che i loro attuali limiti equivalgono al proprio fallimento.

– Avere aspettative al di sopra delle loro possibilità.

– Scoraggiare la loro naturale attitudine in nome di aspettative personali.

– Stare troppo “addosso ai figli” con troppa presenza e troppa ansia.

Le soluzioni:

– Non criticare e non svilire le loro passioni anche se non le capisci.

– Fai loro sentire che sei curioso dei loro interessi e pronto a sostenerli.

– Crea o ritrova dei momenti di condivisione con loro, per ritrovare unità e scambio.

– Il gruppo aiuta l’identità dei figli: non contrastarlo di continuo.

– Sovrintendi all’utilizzo della tecnologia, così che non sfoci in una dipendenza.

Cosa fare: breve libretto di istruzioni

– Ritrova credibilità. L’autorevolezza genitoriale non si ritrova a suon di regole, di urlate o di minacce, né facendo “gli amici dei figli”, ma dando loro sani e appassionati esempi di vita. Hanno bisogno di vedere che siamo felici o almeno sereni e realizzati come persone, altrimenti non ci danno credito, non si fidano e ci vedono come dei falliti.

– Fornisci messaggi univoci. Fin da piccoli i figli devono sapere che c’è un nesso tra le loro azioni e le conseguenze delle azioni stesse. Se li ricopriamo di regali e di comodità a prescindere dai loro comportamenti, non apprendono la capacità di attesa e di conquista e non sviluppano la giusta risonanza rispetto agli eventi. Inoltre, dopo una certa età, facciamoli partecipare alle decisioni importanti della famiglia.

– Utilizza un linguaggio costruttivo e incoraggiante. È fondamentale non esasperare i contrasti e non alimentare la contrapposizione. Evitiamo perciò l’atteggiamento ipercritico, non pungoliamoli pensando di ottenere valide reazioni, non facciamo proibizioni senza spiegarle adeguatamente. L’adolescente può accettare consigli e critiche solo se affiancate da un sentito incoraggiamento.

Ansia in ferie? Così te ne liberi

“Quest’anno in ferie voglio staccare la spina, prendermi delle giornate per me. Stare tranquilla”. Ogni anno ripetiamo la solita cantilena, dimenticando che la vita non è mai “tranquilla” proprio perché è viva: se cerchiamo di immobilizzarla nei nostri schemi, evochiamo l’esatto contrario di uno stato di quiete, ovvero lo scatenarsi della tempesta interiore. A cosa mai servirebbe “staccare la spina e prendersi delle giornate per sé”? E come deve essere una giornata per te? A pensarci bene sembra molto stressante: “devi” rilassarti, “devi” interrompere tutte le solite attività, “devi” divertirti, “devi” trovare qualche attività alternativa alla solita routine, per poi, infine, rientrare nella routine! Insomma: una tortura! Se ti metti in testa di aver bisogno di “giornate per te”, ti prepari a star male perché stabilisci che queste giornate debbano essere migliori, come a dire che tutte le altre giornate della tua vita sono da buttare via! La vita non è così: non è staccare la spina, semmai collegarla a quella sorgente misteriosa che può accenderla e renderla elettrizzante!

Non rendere la vacanza uno stress mentale

L’ansia da vacanza è semplice da spiegare: le ferie estive chiudono il ciclo dell’anno e se non le usi per rigenerarti ma, “per stare tranquillo”, è facile che dopo la noia subentrino i brutti pensieri. “Cosa ho combinato nell’anno passato? I miei problemi, li ho risolti o sono ancora lì ad aspettarmi? E cosa farò al rientro?” È forte insomma la tentazione di “fare il punto”, cioè di far partire un “film mentale” fatto di bilanci e di buoni propositi. A questo punto la vacanza diventa motivo di stress mentale…di prima categoria! Specialmente durante gli ultimi giorni di permanenza la paura del ritorno a una quotidianità che ci spaventa, nella quale sentiamo di non essere felici, diventa insostenibile. Certo, vorremmo tornare dalla vacanza cambiando tutto e diciamo: “Basta! Da settembre… trovo un altro fidanzato, cambio amici, cambio lavoro, inizio la dieta!”. E via così…In realtà non sappiamo da dove cominciare e alla fine non cambiamo niente. Attenzione: non vuol dire che siamo deboli e senza forza di volontà, vuol dire che stiamo guardando le cose da una prospettiva sbagliata. Ecco come correggerla.

Cambia (anche) il panorama interiore

Andare in vacanza non significa solo allontanarsi dai luoghi abituali, ma cambiare scenario mentale, uscire dalle coordinate psichiche che abiti quotidianamente. Le abitudini, i ritmi ripetitivi, la visione delle stesse cose e delle stesse persone, i soliti discorsi, le opinioni assorbite dall’esterno finiscono per mascherare la nostra personalità. Quando tutto questo viene accantonato può capitare un vero e proprio “shock percettivo”: ci ritroviamo “denudati” da tutti gli orpelli, disponibili a un contatto puro con noi stessi e con il mondo, e finalmente possiamo scrollarci di dosso il personaggio nel quale ci eravamo identificati. Di fatto “dimentichiamo” chi credevamo di essere e torniamo nitidi, ripuliti da tutte le “scorie”, dai ruoli che ci impediscono di vivere. La riva del mare o i sentieri montani sono quindi solo lo sfondo di un cambio di sguardo interiore.

Rifiuta la solita routine e renderai unica la tua vacanza

Se ti sta accadendo anche ora, significa che stai vivendo la vera vacanza: uno spazio vuoto, una discontinuità, una “rottura del tempo” e delle sequenze che nella vita quotidiana ti imprigionano. Il vuoto, infatti, dirige lo sguardo verso l’interiorità, rende la mente libera, ti fa incontrare te stesso. Solo se incontri il vuoto, la vacanza ti rigenera davvero. Se invece ti accorgi che la tua vacanza è dominata dalla routine non spaventarti, puoi correre subito ai ripari. Non è difficile rinunciare agli appuntamenti obbligati e ai riti di massa che finiscono per uniformare anche l’estate agli standard. L’estate è il tempo del rinnovamento!

Il gioco delle parole libere: lascia emergere dal profondo un nuovo linguaggio

Ecco un semplice gioco che puoi fare anche in spiaggia, ma che può regalarvi un potere immenso: quello di spegnere le “solite frasi” e far emergere parole autentiche, capaci di rigenerare la mente. Procurati carta e penna: il primo passo è quello di individuare una parola chiave da cui partire. Scegli un tema generico, meglio ancora un ambito della vita in cui pensi di avere difficoltà: l’amore, il lavoro o la famiglia, i figli…Scrivi questa parola al centro della pagina, dopodiché inizia con le “libere associazioni” che annoterai sul foglio l’una sotto l’altra. Ad esempio: Amore: Rosso, Calore, Passione, Fuoco, Brucia, Paura…Quando arrivi al punto in cui non ti viene in mente più niente, prendi in mano il foglio e rileggi attentamente le parole che hai scritto. Attento, non devi “fare” niente di particolare: lo scopo non è arrivare a un responso razionale immediato, quindi evita interpretazioni affrettate, ma lascia depositare dentro di te i contenuti emersi, e accoglili senza commenti. Via via che ti divertirai in questo esercizio, imparerai sempre di più a mettere da parte le resistenze e ti accorgerai, anche con una certa sorpresa, che sgorgheranno spontaneamente termini inaspettati, un nuovo linguaggio che potrà far parte del tuo vocabolario quotidiano e che farà affiorare quello che senti e che ti occorre per davvero.

Fallo 10 minuti al giorno

Fai questo semplice esercizio quando ti accorgi di ripetere sempre gli stessi discorsi, quando cerchi una soluzione che non arriva, o se hai la tendenza ad indagare troppo con la ragione il mondo dei sentimenti. È molto utile per sbloccarti. Per ottenere risultati dedicagli dieci minuti una volta al giorno per almeno due settimane. La vacanza, lontano dalle solite pressioni esterne, è il momento migliore per iniziare!

Vinci la paura di sbagliare tutto

Ci scrive Sonia, una lettrice di Riza Psicosomatica: “Non riesco ad avere fiducia in me stessa nei momenti più difficili della quotidianità: mi esaspero per niente e metto in discussione tutto, eppure spesso la gente mi fa apprezzamenti per la mia dolcezza e per la grinta che a volte so dimostrare”.

La paura arriva quando ti giudichi

Per rispondere alla mail di Sonia proviamo a fare un esperimento: eliminiamo gli aggettivi. Dentro di me non ci sono lati giusti o sbagliati, belli o brutti; e neppure ci sono cose da cambiare o da migliorare. Imparare a stare con se stessi vuol dire percepire quello che arriva quando arriva, anche i disagi: “Adesso provo incertezza, mi concentro su di lei, la guardo, percepisco bene che c’è”. Adesso, non “sempre”. Nessuno stato d’animo c’è o dura per sempre. Eliminare gli aggettivi e i commenti ai propri stati interiori, smettere di valutare se stessi, vuol dire imparare a non soffermarsi sulle critiche, sugli apprezzamenti, ma nemmeno sui complimenti degli altri. I turbamenti dell’anima nascono dalle opinioni che noi abbiamo su noi stessi e sulle situazioni che viviamo. “Gli uomini sono agitati e turbati – scrive il filosofo greco Epitteto – non dalle cose, ma dalle opinioni che hanno sulle cose”.

E se l’incertezza fosse un’alleata?

La mail di Sonia prosegue così: “Perché non riesco a captare i lati più belli di me? Perché ho sempre paura di sbagliare tutto? Perché ho sempre la sensazione di stare un gradino sotto rispetto alle persone che stimo e che ammiro? Queste insicurezze non fanno di me una persona serena”. Dentro di te c’è un’intelligenza che ti sta creando, adesso, così come sei e quest’intelligenza sa che cosa va bene per te e cosa no. Sei tu che ti confondi quando ti metti alla ricerca dei “lati belli”. Forse la domanda che andrebbe formulata è questa: cosa vuole da me “l’intelligenza del seme”, l’anima, quando mi fa sentire incerta? Più di tutto, ci fa star male l’idea di perfezione. La paura di stare “un gradino sotto le persone che amiamo” nasconde il nostro desiderio di essere sempre un gradino sopra, di essere all’altezza, insomma di essere speciali, perfetti. Ma “l’intelligenza del seme” sta già facendo l’essere che sei: non te ne accorgi perché vuoi essere quel personaggio che ti sei messa in mente, senza sbavature, senza fragilità, appunto perfetto. Così,  anziché guardare le incertezze nel momento in cui arrivano, anziché percepirle, le giudichi e arrivi alla conclusione: “Se sono indeciso non potrò mai essere una persona serena!”. Niente di più sbagliato.

Cosa fare

L’incertezza vuole curarti

Abbiamo tutti “in testa” un modello di perfezione che ci vuole sempre sicuri, sereni, intelligenti, decisi, equilibrati, capaci di dire cose uniche e pieni di qualità “positive”. Ma nessuno è fatto così! Più cerchiamo di somigliare a quel modello, più coltiviamo la disistima. E più l’anima, l’intelligenza profonda che ci abita, manda l’incertezza nelle nostre giornate. Non lo fa per farci star male, lo fa per curarci, per farci abbandonare quella sciocca idea di perfezione e di sicurezza a tutti i costi che è la prima causa della nostra confusione mentale, della continua lotta contro noi stessi, nell’assurdo tentativo di correggerci e di non essere quello che siamo. Il problema non è l’incertezza: è l’idea di perfezione, è lei la malattia che l’anima cerca di combattere.

L’istinto sa, non tu

Nessuno sa veramente cosa vuole né dove sta andando: ci illudiamo di saperlo ma non è così. È vero che prendiamo tante decisioni, ma sono quasi tutte piccole: decidiamo come fare colazione, se andare o no in palestra o con chi uscire il sabato sera. Non è lì il perno della nostra vita. E tra le grandi decisioni, le migliori, se guardiamo bene, sono state prese “d’impulso”, non ragionandoci. Come se “qualcuno” avesse deciso per noi. Ed è proprio così…

La risposta giusta si forma nell’attesa

Come si fa allora a sapere quello che si vuole? A scegliere che strada prendere? Smettendo di dire a se stessi dove si deve andare, come si deve essere, e non forzandosi nel prendere decisioni: è l’istinto, l’anima che deve decidere, non tu. E l’anima teme più di tutto i pensieri e i ragionamenti. La saggezza chassidica lo dice chiaramente: la nostra anima, se siamo attenti osservatori, ci dirigerà istante dopo istante verso la nostra realizzazione. Ognuno dovrebbe chiedersi tutti i giorni, quando si sveglia: “Io che cosa voglio?”. E poi non darsi nessuna risposta. Il segreto sta proprio nel non rispondersi e nel dirsi: “Aspetto”. Prendere atto che non siamo noi a decidere e ascoltare l’anima: questo ci fa diventare donne e uomini davvero responsabili.

WhatsApp