Tanti sforzi, pochi risultati? Tempo di cambiar rotta

Quanto otteniamo rispetto agli sforzi che produciamo? Nella vita pratica spesso c’è molta distanza tra risultati ed energia impiegata. Ci diamo tanto da fare ma concludiamo poco e non ce ne accorgiamo. O meglio: ce ne accorgiamo, ma rispondiamo al problema semplicemente aumentando gli sforzi, invece di cambiare la strategia. È questa l’origine di gran parte dello stress che proviamo alla fine delle nostre giornate.

Fai troppo e ottieni poco? Ecco perchè
Questo errore nella gestione delle energie si manifesta principalmente sul lavoro. C’è ad esempio chi avrebbe la possibilità di organizzarsi la giornata e la settimana nel modo migliore (grazie al tipo di lavoro indipendente che svolge), con alternanza di pause e di attività, e invece riempie ogni momento fino al punto da avere troppe cose a cui star dietro. C’è chi fa un lavoro di tipo dipendente, e quindi avrebbe il tempo scandito dai doveri lavorativi e dagli orari fissi, ma non riesce a dire di no alle richieste aggiuntive che arrivano a getto continuo e si ritrova impegnato ben oltre l’orario previsto, finendo per dover fare in fretta anche le attività del tempo extralavorativo. E c’è chi, pur essendo “il capo” sul luogo di lavoro e potendo dettare i tempi, imprime ritmi forsennati a se stesso e agli altri, finendo per tenere lo stesso ritmo anche nel resto della giornata. È una tendenza compulsiva a fare troppo: il risultato è che la persona finisce per non fare veramente bene nessuna delle tante cose che fa, e per non ottenere niente, o quasi.

Così vinci lo stress

– Inizia a… fare preferenze: fare tante cose senza farne bene neanche una equivale a stabilire troppi legami ma nessuno davvero “importante”: questo modo di fare lascia un senso di vuoto, di inadeguatezza o di fallimento. Certo non bisogna chiudersi, ma è necessario dedicarsi a persone e cose in modo preferenziale. Non si può trattare tutto nello stesso modo.

– Impara a nutrire l’anima: per smettere di buttarsi a fare troppo e al massimo, è fondamentale fare cose che nutrono l’anima e fanno star bene il corpo. Capire che cosa fa sentire ricchi, interiormente e fisicamente,aiuterà a orientare le scelte e decidere meglio come convogliare tempo ed energie. E non importa se sembrano cose “poco importanti”: ciò che fa star bene non è mai banale.

– Concediti di distrarti e rimandare: occorre imparare due cose che possono apparire quasi scandalose, e invece sono un vero toccasana non solo per la salute della mente, ma anche per raggiungere risultati migliori: distrarsi e rimandare. Stai facendo da ore un lavoro? Prenditi una pausa e fai altro. Puoi ad esempio stabilire una gerarchia delle cose da fare, dalla più importante alla più futile, e se sei impegnato a lungo con una che sta in cima alla lista, sospendila e per un po’ fanne una che sta in fondo, che sia giocare a un videogioco, fare una passeggiata, telefonare a un amico solo per il gusto di farlo.  La varietà, l’alternanza di pieni e di vuoti, di tempo libero e occupato è fondamentale non solo per la salute ma anche per migliorare l’efficienza.

I concetti che migliorano la vita:

– Lentezza, ciclicità: la natura insegna a rispettare i tempi

– Pausa, intervallo: devi sempre alternare tempi pieni e vuoti

– Silenzio, riposo: ci sono momenti indispensabili per rigenerarsi

– Incanto, stupore: per vedere la bellezza bisogna fermarsi

– Meditazione, ritualità: servono a entrare in contatto con l’interiorità

Abbuffate notturne: cosi smetti

Ci scrive Matilde, una lettrice di Riza psicosomatica: “Ho 31 anni e da 13 convivo con attacchi di fame notturni. Arrivano ogni notte, anche più volte nell’arco di una sola notte e senza che possa frenarmi. Vi lascio immaginare il giorno seguente i sensi di colpa e la fatica, ormai un’ossessione, per depurare corpo e mente. Di giorno il mio regime alimentare è decisamente ristretto e associato allo sport, di notte vivo ormai una completa perdita di controllo. Vorrei capire come risolvere questo problema”.

Troppo ordine di giorno? La notte porterà caos

La lettera di Matilde richiama alla mente il celeberrimo racconto “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde”. Come accade nel racconto di Stevenson, la nostra lettrice si accorge di vivere due dimensioni di sé: una diurna, dove tutto si svolge regolarmente, e una notturna, dove invece avviene qualcosa di insolito, travolgente, una “completa perdita di controllo”. Non si tratta di un patologico sdoppiamento della personalità: la natura stessa dell’essere umano è duplice, si tratta di una realtà evidente fin dalla notte dei tempi. Il giorno e la notte, il Sole e la Luna, sono i due archetipi principali (ovvero simboli universali) del mondo psichico: il giorno rappresenta la coscienza, mentre la notte è simbolo per eccellenza dell’inconscio. Maschile e femminile, Yang e Yin, sono le due forze che si alternano incessantemente nella natura e che dentro di noi cercano di integrarsi in un’equilibrata convivenza. Questa premessa è fondamentale perché è la bussola con la quale orientarsi per superare le abbuffate notturne.

L’abbuffata rivela un lato femminile nascosto

In Matilde la coscienza diurna entra in conflitto con ciò che non collima con lei. Lo considera come qualcosa di sbagliato, negativo, da eliminare. Ma è proprio questa mentalità che fa permanere il conflitto in modo duraturo (da ben 13 anni!). A scatenare le abbuffate notturne è soprattutto l’atteggiamento diurno troppo rigido e ristretto nei confronti del cibo, della vita, di se stessi. Si tratta di un atteggiamento dominato da un lato “maschile” esorbitante, ossia una mentalità che vuole dominare tutto e non ammette sgarri: di giorno vige un vero e proprio “regime” alimentare. Ma questo restringersi, costringersi, limitarsi diurno comporta il bisogno inconscio di aprire le porte alle trasgressioni alimentari durante la notte: quando il regime della mente cosciente vacilla, emergono gli impulsi vitali naturali.

Come uscire dal circolo vizioso

Sembrerà strano, ma l’abbuffata notturna può essere per certi versi la salvezza della nostra amica lettrice, perché sta venendo a curare in modo naturale l’eccessivo controllo che ha su di sé durante il giorno. Allora il primo passo per uscire dall’impasse lo deve fare la coscienza stessa. Se inizierà a concedersi qualcosa di più durante il giorno, ad allentare anche di poco la morsa del controllo sul cibo, a non imporsi automatiche depurazioni o controproducenti pratiche riparative “il giorno dopo”, ad accogliere gli impulsi notturni come se fossero il tuo femminile nascosto che viene a trovarla (in quanto troppo represso e ristretto di giorno), allora potrà finalmente uscire dal circolo vizioso e l’inconscio non avrà più la necessità di essere così dirompente e vorace di notte.

Nell’eros proibiti gli schemi

L’eros è un motore potente che fa nascere e muovere la vita, che ci fa evolvere e ci rigenera. La sua energia muove l’Universo, perché tutto l’universo fa l’amore: le piante, gli animali, persino i pianeti, le cui orbite seguono percorsi magnetici di attrazione e repulsione, proprio come accade a noi. In tal senso non c’è nulla di inopportuno nel sesso, per cui debba venire messo ai margini o addirittura bandito dalla nostra vita. Il fuoco sessuale è un processo infinito, quando l’eros entra in circolo, si aprono spazi di coscienza nuovi. Lo dimentichiamo troppo di frequente, perdendo di vista così una delle regole fondamentali dell’esistenza. Quando viviamo uno stato di eccitazione erotica,  vengono più idee, siamo più creativi, allegri, guardiamo la vita da un punto di vista più sereno. Il desiderio sessuale attiva un’onda eccitatoria che scorre dentro di noi e accende qualcosa di diverso: un’energia sottile che non dovrebbe mai mancare. Ecco alcuni modi di essere e comportamenti che alimentano o spengono l’eros.

-Così si “carica”:

Niente regole. L’energia sessuale deve fluire liberamente, come la fiamma, altrimenti si spegne. L’erotismo pretende stupore, sorpresa, gioco. L’eros scorre quando saltano le regole.

Niente aspettative. “lo ho fatto il primo passo, adesso tocca a lui”. Se vogliamo che il nostro “bilancio erotico” sia attivo, smettiamola di investire solo per un tornaconto! L’eros non ha una mentalità da contabile!

Seguire la fantasia. Soprattutto quella erotica, rompe gli schemi e ci riscatta dalla banalità. Nella fantasia esco dal personaggio di sempre e posso essere tutto quello che desidero.

Vivere solo il presente. “L’altra volta è stato più intenso”, “Prima tra noi era diverso”. La memoria del momento indimenticabile vissuto ieri ci spinge a ricercare lo stesso piacere domani e la delusione è assicurata. Vuoi liberarti dal ricordo e dal rimpianto? Stai nel presente. È sempre un piacere senza confronti, se lo vivi adesso.

Resa totale. Arrendersi significa non permettere a opinioni, convinzioni, dubbi di condizionarci la vita. Dicono i saggi: “Sii sempre originale, mai un imitatore”. Come riuscirci? Arrenditi. Non c’è passione se non c’è resa assoluta.

Crea emozioni positive. Allegria, gioia, entusiasmo, disponibilità al cambiamento, eccitazione: se non ridi, se non ti diverti col tuo partner, è segno che qualcosa non va.

-Così si “scarica”

Dovere coniugale. “Non lo faccio per piacer mio, ma per far piacere a lui”, il piacere diventa una meteora. Quando il “devo” detta legge tra le lenzuola, la spontaneità scompare. Se stasera proprio non ti va, è meglio dirlo. Se ti obblighi a dire di sì, è difficile che la voglia ti torni!

Dipendenza affettiva. Quando amiamo cerchiamo conferme nel partner e questo fa scattare la dipendenza. Finiamo per delegare la sessualità all’altro; facciamo l’amore come piace a lui o a lei. E a furia di essere come tu mi vuoi… io non ci sono più!

Fantasie ripetitive. Sempre lo stesso gioco, sempre la stessa fantasia. Ed eccoci schiavi della fissazione. “La biancheria intima? Deve essere nera! La posizione? Rigorosamente quella!”. Anche il copione più hard, se replicato all’infinito senza variazioni sul tema, stufa!

Tempi programmati. Se l’ora dell’amore si consuma tassativamente il sabato sera, quando i figli sono in libera uscita, che ne sarà dell’eros? Pianificarlo è smorzarlo.

Resistenze mentali. “E se poi finisce come le altre volte?” Più l’eros ci tenta, più rafforziamo le difese. Il motivo? La paura di soffrire. E via con le strategie amorose studiate al tavolino! Il risultato? Ogni volta gli stessi errori.

Emozioni negative. Ci sono emozioni che finiscono per spegnere la fiamma. Quali? La rabbia, la tristezza, la noia, il rancore. Se si affacciano con sempre maggior insistenza nella vita di coppia, l’intesa con il partner è in pericolo.

Quando la pelle parla di te

La pelle non può essere considerata semplicemente  come un organo “superficiale”. Nella visione psicosomatica la pelle è molto di più: rappresenta una dimensione dove i nostri modi di essere si legano con il mondo, dove la nostra vita dialoga con l’esterno. Ecco perché la sfera cutanea va “letta” in più modi, scoprendo cosa significano e come vanno affrontati tutti i disturbi che la possono affliggere. Quali sono i comportamenti che salvano la pelle? In parte coincidono con quelli che tutelano la psiche e che ci garantiscono un modo di vivere più immediato e vitale, meno filtrato. Se è la pelle l’organo bersaglio di tensioni e stress è meglio “farsela amica” e, anziché combattere i suoi disturbi solo con pomate e farmaci, imparare  a decodificare i suoi segnali. Relazionarsi con il mondo esterno in modo più naturale è la condizione indispensabile per guarire dalle malattie cutanee. Ecco in concreto gli atteggiamenti che ci aiutano. 

L’eccesso di diplomazia che fa male alla pelle

Chi soffre di malattie della pelle spesso, per evitare di esporsi nelle relazioni sociali, ricorre al silenzio e alla diplomazia. Anziché aiutarlo, però, queste due modalità danno di lui un’immagine falsa favorendo equivoci e fraintendimenti. Involontariamente si sviluppano relazioni in cui si finisce intrappolati oppure si fa fatica a stabilire una vera intimità. L’eccesso di diplomazia inoltre impedisce di difendersi da ciò che non piace. Il non detto si accumula fino a riversarsi sulla pelle, che si incarica di manifestare l’irritazione.

Metti i tuoi paletti, quando serve
Viviamo in una società a impronta fortemente individualista e competitiva, in questo clima siamo continuamente costretti a definire i nostri confini e talvolta a difenderli. Chi è particolarmente sensibile a questo aspetto avrà ottime possibilità di esprimere il suo disagio attraverso la pelle. Ma quando serve mettere paletti? Ad esempio in tutte quelle situazioni nelle quali non è chiara l’attribuzione di compiti e ruoli: di solito capita al lavoro, per cui ci si può ritrovare a fare ciò che competerebbe a qualcun altro (o semplicemente che non ci spetta) oppure a dovere difendere la vita privata dall’intrusione dell’attività lavorativa. Stabilisci con chiarezza quello che ti compete e quello che ti è dovuto, poi sii deciso e fermo: un “no” secco convince e fa bene…alla pelle!

Segui le sensazioni a “pelle”

“A pelle direi che”…Quante volte capita di dirlo? Tante….Ma quante volte capita di dare seguito o credibilità a ciò che la pelle, ossia una sensibilità innata e istintiva, ti suggerisce? Poche purtroppo, perché siamo abituati a diffidare di ciò che non ha fondamento razionale. Si tratta di un errore: se lo facessimo eviteremo di commettere molti dei passi falsi che “costringono” la pelle a ricorrere alle maniere forti (attraverso somatizzazioni e disturbi veri e propri). Dai più ascolto alle sensazioni di apertura, chiusura, calore, freddezza, alle attrazioni e alle repulsioni apparentemente immotivate: vedrai che quello che hai percepito non era sbagliato.

Accogli incertezza e cambiamento

Le situazioni e i momenti di passaggio sono spesso periodi di “muta psicologica” che trovano il loro corrispettivo nella pelle che manifesta, ad esempio, attraverso la psoriasi o l’acne la difficoltà ad abbandonare la vecchia realtà per lasciarne emergere una nuova. Nei momenti di transizione ciò che più ci turba è l’incertezza, l’incapacità di definire in modo chiaro le cose e di sapere cosa ci aspetta: poiché una dose di ambivalenza accompagna tutti i cambiamenti, anche quelli in meglio, tanto vale imparare ad accettarli, evitando alla pelle di soffrire. Tutte le volte che ti capita di avvertire sentimenti contrastanti, incompatibili o quasi, non costringerti a prendere una decisione, o ad assumere una posizione decisa… lascia che convivano attrazione e repulsione, distacco e coinvolgimento. Osservali e basta. Tutto si chiarirà, a suo tempo, senza sforzi e inutili sofferenze.

Usa la pelle come cartina tornasole

Anche quando non manifesta disturbi evidenti, l’aspetto della pelle cambia continuamente: può essere pallida, arrossata, grassa o secca, spenta o luminosa. Imparare a osservarsi è una pratica che aiuta anche a guardarsi dentro. Nei periodi in cui siamo affaticati, ad esempio, la pelle è stanca e spenta, quando l’umore è triste diventiamo pallidi. Se a mancare è la dolcezza, la pelle si fa secca e sgradevole al tatto. Prenditene cura tutti i giorni, dopo il bagno o la doccia, abituati a massaggiare delicatamente tutto il corpo con un velo di crema emolliente. Massaggiarsi aiuta a conoscere il proprio corpo e ad avvertirne i cambiamenti. Se poi compaiono sulla pelle all’improvviso eczemi o dermatite, o quando si aggravano i soliti disturbi, prova a far caso al tuo umore o a cosa sta succedendo nella tua vita.

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