Guardando la paura, ritrovi il tuo coraggio

Come abbiamo visto in altri altri articoli pubblicati in precedenza, le immagini sono un potente antidoto a disposizione della mente per elaborare in modo nuovo i problemi che ci affliggono. Modificando il punto di vista abituale fino a cogliere il senso profondo di cui è portatore il disagio è, infatti, possibile, trasformare una condizione avversa in una opportunità. Ansia e paura, per esempio, possono essere interpretate come preziose alleate e, di conseguenza, utilizzate per indirizzare al meglio il nostro cammino. Dentro di noi esiste tutto e il suo contrario: ecco perché un sentimento come la tristezza racchiude in sé anche un germe di gioia. A sua volta, la paura ci sprona a far schiudere il nostro coraggio. Basta accettarla…

Incontrare i timori e non scacciarli…

Parlando di paura, la mia immaginazione mi porta in un luogo bello ma solitario, una radura splendente circondata da un muro di alberi secolari e da un sottobosco di rovi impenetrabili…. È bello…ma mi sento smarrito e prigioniero…lontano da ogni possibile aiuto…. Nonostante brilli un sole primaverile mi sento a disagio….Mi giro in cerca di un varco, un sentiero in quel muro di alberi e rovi e, all’improvviso, scorgo un orso uscire dal bosco….Si avvicina rapidamente…il cuore mi batte all’impazzata…mi sento gelare… viene verso me e si drizza su due zampe… Mi sembra enorme e non so dove fuggire, sudo copiosamente senza riuscire a muovere un muscolo…

L’aiuto che arriva inaspettato

…L’orso torna sulle quattro zampe… trotterella verso di me; paura e panico mi sommergono, non riesco quasi a respirare, fin quando si ferma, annusa l’aria, mi guarda… poi fa una cosa strana: sbuffa con forza e la luce lentamente se ne va, il sole si fa debole e prende a salire il buio… Nel buio completo, sento un grido: è il mio! Non vedo più nulla, casco a terra e agito le braccia; sento l’erba e poi una cosa umida e calda…è il naso dell’orso, poi una cosa bagnata e ruvida sulla mano: incredibilmente me la sta leccando, poi mi lecca il viso e ancora e ancora… La paura è scomparsa ma intorno è ancora buio. Provo comunque un senso di sollievo: l’orso non vuol aggredirmi, al contrario, sembra proteggermi: sento il suo corpo caldo vicino al mio…è una sensazione strana ma gradevole. Mi sembra di essere sospeso in un mondo irreale e buio, almeno però c’è qualcuno, un orso mansueto accanto a me, lo sento sbuffare di nuovo…Nel buio compare un piccolo punto di luce rossa. Non ho perso la vista, ci vedo! Il punto si ingrandisce lentamente. Com’è bello vedere la luce…

L’aggressività vive accanto alla dolcezza

Il sole mi abbaglia, lo sento caldo sulla pelle…sono ancora seduto sull’erba verde della radura, mi accorgo che gli alberi intorno sono meno fitti e non c’è più il sottobosco di rovi ma chiazze di morbido muschio. In lontananza, intravedo anche un campanile; provo un grandissimo sollievo…Immerso nel mio stupore non avevo più pensato all’orso; è sparito ma ai miei piedi c’è qualcosa: un orsetto di pelouche che sorride, una lingua rossa di tessuto pende dalla sua bocca. Lo raccolgo, lo stringo, comprendo che l’animale era un amico, una guida che si occupa di me…m’ha mostrato come può essere transitoria la paura e come l’aiuto possa essere male interpretato. Quel grande orso era una risorsa nascosta dentro di me, il simbolo di un coraggio e di una forza che non sapevo di avere e mi incuteva timore. Adesso ho capito che dal buio può spuntare la luce, che sono entrambe dentro di me e che non devo preoccuparmi di essere sempre deciso, sempre coraggioso, sempre risoluto. Persino la paura è una risorsa a cui attingere se la causa lo richiede. Dove c’è pericolo vi è anche salvezza: il mio orso m’ha detto che non sono mai solo….

L’ansia dei vicini parla di te

Ci scrive Marco, un lettore di Riza Psicosomatica, in preda allansia:

“Ho 44 anni e da qualche mese ho paura dei miei nuovi vicini di casa. Da quando si sono trasferiti, vivo osservando il trascorrere della loro vita: ho perso il sonno, sono dimagrito di diversi chili e quando sono fuori casa penso costantemente al loro comportamento, immaginando che stiano complottando qualcosa contro di me e contro mia madre. Quando tornano a casa avverto la loro presenza, inizio a sudare freddo e lo stomaco mi si chiude. Ogni cosa che faccio ormai ha perso interesse, non provo più il minimo piacere verso le attività quotidiane. Il problema è che non mi hanno mai fatto niente e non si può dire nulla sul loro stile di vita, sono solo molto allegri, invitano spesso gente a cena, sembrano felici. Io sono profondamente imbarazzato di quel che provo e mi piacerebbe trovare la chiave psicologica per convivere con quest’ansia assurda, che in alcuni momenti della giornata diventa veramente opprimente. Inoltre, ho la sensazione che quando sono per strada, le altre persone sappiano del mio disagio e mi prendano in giro…”

 

Prendi il potassio e dimagrisci subito

Perdi peso, vinci la ritenzione idrica e la cellulite, previeni le malattie più gravi a carico di cuore, ossa e reni: sono questi i principali vantaggi che ottieni se togli il sale e aumenti il consumo di potassio.

La dieta degli italiani è troppo salata: in media consumiamo ogni giorno più del doppio di sale rispetto alla dose consigliata dalle autorità sanitarie, che è pari a 5 g. Quindi ridurre l’uso di questo ingrediente, o meglio, del sodio che contiene, è il primo passo fondamentale per mantenersi in linea e in salute. Il problema non è solo il sale aggiunto, cioè quello che mettiamo sui piatti, durante la loro preparazione o dopo, per migliorarne il sapore. La vera insidia è il sodio “nascosto” negli alimenti, perché lo assumiamo senza esserne consapevoli: ce ne sono quantità più o meno importanti, ad esempio, nei cibi preparati industrialmente, nelle salse, negli insaccati, persino nei dolci. Scopri quali sono gli alimenti da evitare e quali invece è meglio scegliere.

Fai scorta del minerale anti-ristagni

Dopo aver ridotto il sodio, è il momento di aumentare il consumo di alimenti ricchi di potassio. È questo infatti il minerale drenante che “ripara” tutti i danni dell’eccesso di sodio. Il problema è che, come evidenzia l’Organizzazione mondiale della sanità, la nostra dieta “tipo” non ne apporta abbastanza! Ti spieghiamo quindi quali sono gli alimenti in assoluto più ricchi di potassio e come portarli in tavola ogni giorno, ad ogni pasto. Solo così elimini i ristagni, sgonfi la pancia e perdi peso più facilmente!

Il programma snellente: funziona in 7 giorni

Meno sale e più potassio, insomma. Ma come fare in pratica? Te lo mostriamo nel programma dimagrante che dura solo sette giorni. Su Salute Naturale Extra trovi i menu già pronti, con spunti e suggerimenti utili: togli il sodio, ma anche gli zuccheri semplici e i grassi saturi, e abbonda con i minerali e i nutrienti più sani e snellenti (soprattutto grazie alla loro quota di potassio!). Così ottieni davvero il massimo sia sul fronte del dimagrimento che su quello della salute.

Depressione post-partum: quando colpisce la coppia

Viene giustamente prestata molta attenzione alla depressione post-partum, ma esiste un’altra forma di disagio ancora poco riconosciuta: è quella depressione che colpisce la coppia di neo-genitori. Naturalmente, qui non si intende il fisiologico e transitorio squilibrio che la relazione vive nei primi tempi dalla nascita del figlio, ma la crisi che può condurre i due partner – innamorati fino a poco prima, sull’orlo della separazione. I dati sociologici parlano chiaro: vi è un netto aumento delle separazioni poco dopo la nascita del primo figlio, o spesso, del secondo. Nel giro di poche settimane inizia un palpabile nervosismo: lei inizia a vedere lui come incapace di esserle di aiuto; lui accusa lei di essere troppo pressante nelle richieste, critica e incontentabile. Lei percepisce che dedicarsi totalmente al bimbo crea malumore nel partner, che si sente trascurato; lui si sente esattamente così e accumula rabbia. Lei ha meno voglia di fare l’amore, mentre lui cerca conferme con insistenza, ma poiché entrambi non riescono a spiegarsi e capirsi, la tensione sale fino a diventare esplosiva. la depressione di coppia è in agguato…

Leggi anche:  se la depressione post partum colpisce il papà!

Nonni: attenzione a coinvolgerli troppo

In molti casi c’è dell’altro. La coppia chiede aiuto in modo eccessivo alle famiglie di origine, che invadono l’atmosfera familiare e la relazione, e i due partner si ritrovano di nuovo nella condizione di “figli che vengono accuditi dai genitori”. Una situazione psicologica paradossale: c’è una nuova famiglia che ha per genitori i nonni e, per figli, i due partner più il figlio neonato. In questo contesto la coppia perde la sua connotazione passionale, erotica e adulta e il rapporto, quando va bene, diventa fraterno. Inevitabilmente iniziano a fioccare i conflitti, più o meno dichiarati o trattenuti, dovuti alle modalità educative e all’intromissione eccessiva dei nonni che non si trattengono dal consigliare, criticare o imporre. Un contesto nel quale la coppia rischia di scivolare sempre più in una depressione dalla quale, in molti casi, è difficile uscire. Ma non certo impossibile: ecco cosa si deve fare.

Il segreto per uscirne: tornare a fare squadra

Non trasformare il partner nel capro espiatorio. Il problema principale di questa forma di depressione è la perdita della dimensione di coppia: è nato il figlio e i due innamorati rischiano di morire. Niente di più sbagliato. Al contrario, è il momento di stare uniti, di non perdersi ma di prendersi dei momenti in cui dialogare per individuare le cause del malessere e i provvedimenti da prendere per ristabilire una buona situazione. 

Tenere alla giusta distanza amici e parenti. In un periodo a così alto tasso di emotività, tutti sono in fibrillazione e sentono di dover dire e fare qualsiasi cosa, ma questo non servirà che a peggiorare la situazione. Chiedere aiuto pratico ai genitori non significa lasciarsi invadere dai loro consigli e dalle critiche che spesso portano con sé.

Non cercate compensazioni. La frustrazione affettiva ed erotica che in questa fase la coppia produce non deve indurre a cercare, di riflesso, una reazione compensativa all’esterno. Si tratta di una difficoltà transitoria che non ha certo bisogno di essere complicata dal coinvolgimento di altre persone: è meglio concentrarsi sulla situazione a casa.  

Buona o cattiva? Sii solo te stessa

Carlotta, 36 anni, si presenta in terapia per un problema che la affligge da diverso tempo: “Sono arrabbiata, furiosa, non riesco a contenere le mie emozioni, ho davvero un brutto carattere! Passo dall’essere dolce all’essere cattiva e a offendere chi mi sta vicino. Sono diventata un fiume in piena: critico tutto e tutti e sono arrogante. Solo quello che dico e che faccio io è giusto… Solo io ho ragione… Gli altri hanno torto.” Carlotta si presenta così al primo colloquio: a voce alta, aggressiva, senza fermarsi un secondo. E poi scoppia a piangere. Dopo essersi sfogata, riprende il racconto: “Ormai sono anni e anni che sono così. Prima ero stata viziata dalla vita: in famiglia e a scuola ero super lodata e così in me si è fatta largo la convinzione che tutto mi fosse dovuto. Poi è arrivato il diluvio delle disgrazie: relazioni fallite, malattie, panico… Tutto quello che c’era di dolce, allegro e tranquillo in me è sparito ed è rimasta la Carlotta aggressiva, intollerante, insopportabile, col suo carattere tremendo. Così ho mandato in frantumi anche l’ultima relazione che ero riuscita ad avere con un uomo. Lui era dolcissimo, io gelosissima e aggressiva: ovviamente dopo un po’ lui non ce l’ha fatta a sopportarmi e mi ha lasciata. Ho bisogno di cambiare o così come sono non mi accetterà più nessuno.”

LEGGI ANCHE Il brutto carattere è la tua “impronta”

Riscopri chi sei con il potere delle immagini

Contrariamente a quanto comunemente si crede, non sono mai le cause esterne a farci soffrire: inevitabilmente ci sono dolori che ci feriscono ma non bisogna mai trasformarli in alibi per vivere da vittime, per cercare la commiserazione degli altri. Carlotta racconta che c’era una parte di lei opposta a quella cattiva: “Da bambina ero allegra, felice, mi piacevano le coccole e coccolavo anch’io gli altri. Questa Carlotta che non litigava mai e amava divertirsi è durata fino al liceo, poi si è trasformata in quella ribelle e trasgressiva nelle parole e negli atti.” La terapeuta decide allora di far entrare la paziente nel mondo dell’immaginario: “Chiuda gli occhi e immagini di avere davanti a sé la Carlotta cattiva e aggressiva quella col brutto carattere. Quando l’avrà visualizzata bene, pian piano la trasformi nella Carlotta dolce e allegra com’era da bambina e giochi un po’ con lei. Le dia un nome nuovo, come se in lei abitassero due esseri: quello “cattivo” e quello “buono”. Come chiamerebbe la sua parte dolce e paziente?” “La chiamerò Serena, afferma Carlotta. E com’è questa Serena? È rilassata, sa fare le cose con calma e non pretende di avere tutto e subito. È proprio Serena, di nome e di fatto.” La seduta termina con il suggerimento della terapeuta di cercare di far “vivere” Serena il più possibile nelle sue giornate e di vedere cosa succederà. 

“Bene” e “male” insieme: il solo mix che funziona

Negli incontri successivi, Carlotta racconta molto sorpresa che pensando a Serena (o meglio, soffermandosi sull’immagine di Serena accanto a quella di Carlotta) è riuscita a rallentare, ha ascoltato, ha cercato di mettersi meno al centro dell’attenzione e così si è sentita molto meglio. “Ho imparato che non esiste solo il male dentro di noi: basta metterlo in un angolo e aspettare che arrivi il bene.” Nel giro di qualche tempo, Carlotta diventa un’altra persona, o meglio, una persona che ha integrato il lato ombra di se stessa: tranquilla, parla lentamente, sorride e dice che va tutto bene. Ha programmato una vacanza con un vecchio amico e chissà… Poi si è iscritta a un corso di latino-americano e ha rallentato il suo atteggiamento anche sul lavoro. “Sto recuperando tutte le energie… Anzi, è Serena che mi sta trasformando!”. In realtà, quell’immagine sta facendo la sola cosa utile: la sta riportando a casa…

L’ansia di sentirsi vecchi… fin da giovani!

La vita media non è mai stata così lunga, il benessere generale è ben più diffuso che in passato, i progressi della medicina e le ottimali condizioni igienico-sanitarie nelle quali vive la maggior parte delle persone (almeno in Occidente) permettono di essere attivi, di avere una vita sessuale appagante e una buona salute anche molto avanti con gli anni. Eppure tantissime persone si sentono irrimediabilmente in ritardo e in ansia, e non solo gli anziani: oggi ci si può sentire “troppo vecchi” già a 20, 30, 40 anni. Siamo calati in un sistema che ci detta continue scadenze che “agiscono” sulla nostra mente, obbligandoci a rispettarle a tutti i costi. Se un ragazzo non ha fatto le prime esperienze sessuali entro i 16/17 anni si sente tagliato fuori; un ventenne nella stessa situazione verrebbe guardato dagli altri quasi come un alieno. C’è poi la questione laurea: se non la prendi entro i 25 anni, sei fuori tempo e comunque chi cerca un lavoro dopo i 30 anni è ormai superato. Non che a 40 vada meglio: chi vuole cambiare professione è troppo vecchio, perché “ormai è su quella strada”. E guai a non aver comprato casa o a non aver nemmeno iniziato un mutuo! Gli anziani, infine, sentono di non servire più a un sistema che vuole tutti giovani, agili e scattanti: non si sentono dei Vecchi saggi, portatori di esperienza, ma vecchietti, portatori di noie per chi deve accudirli. Sono solo esempi, ma tutte queste situazioni non fanno altro che scatenare l’ansia

Leggi anche: l’ansia da prestazione si supera così

Uscire dal pensiero comune placa l’ansia 

Certo, non va sempre così, ma questo è lo scenario prevalente: inevitabilmente, molti si fanno prendere dall’ansia per paura di andare fuori tempo massimo. Così si capovolge l’immagine biblica della pecorella che si smarrisce mentre il gregge è al riparo; qui è la pecorella solitaria a essere in salvo, mentre il branco è dentro un recinto che lo opprime e lo fa sentire vecchio e inadeguato. Ma smontare quest’ossessione è possibile! In fondo si tratta di una tendenza proveniente dall’esterno, con cui ogni uomo di ogni tempo ha sempre dovuto fare i conti. Era così nelle tribù primitive, quando ogni manifestazione di individualità era bandita, e così è stato nel corso della storia, quando le varie ideologie dominanti facevano diventare chi aveva un proprio pensiero una strega o un eretico. Oggi ci fanno sentire vecchi, ma il succo è lo stesso. Non dobbiamo arrenderci ai tempi imposti e all’ansia ma restare in contatto con la nostra profondità e cercare sempre di capire quali sono i nostri veri bisogni, i nostri gusti, le nostre peculiarità: nonostante i comandi dall’esterno, dobbiamo sempre trovare il modo per dar loro spazio. 

Ecco come star bene nei tuoi panni

Elimina la parola “ormai”. È una delle parole più dannose per la psiche: evoca impotenza, occasioni perse, irreversibilità. E produce ansia. Quando ti viene di pensarla, guardala bene e poi inizia a bandirla dai tuoi discorsi e vedrai che ciò agirà anche sulla mente. “Ormai” è una parola spesso associata a frasi lamentose e vittimistiche, che cercano complici conferme: eliminala il prima possibile

Rispetta la tua natura. Pensa ai neonati e agli animali: sono in stretto contatto con i propri ritmi e bisogni, non si lasciano dettare niente dall’esterno e se vengono forzati, stanno male. E non conoscono l’ansia. Tieni sempre a mente i tuoi tempi e le tue caratteristiche e non permettere che i modelli di massa li giudichino inadeguati. 

No alla mentalità comparativa. Non adeguarti a modelli esterni: se sei tu il primo a usare gli altri come metro di giudizio, verrai invaso da questi parametri. Concentrati sul tuo percorso: i tempi e i risultati devono esprimere ciò che sei, non quanto bene ti adegui. Hai già la tua identità, non devi ricavarla dagli altri!

Vuoi essere apprezzato? Sii solo te stesso

Lorenzo, 26 anni, scrive alla redazione di Riza Psicosomatica per superare un disagio che lo riempie di invidia e lo fa soffrire: “vivo in costante competizione con gli altri, soprattutto gli amici che frequento. Dopo un po’ che li ascolto, sento l’impulso irrefrenabile di dire qualcosa di interessante, di attirare le attenzioni altrui e di essere sempre il migliore, nel privato e nel lavoro. Così, vivo i rapporti come fossero gare ma essendo io uno di poche parole, finisco puntualmente per essere quello meno in vista di tutti, mi sento inferiore e ne soffro”. Lorenzo aggiunge che questo disagio lo porta spesso ad isolarsi dal gruppo per stare solo con la sua ragazza (con la quale non avverte il problema) ma, invece di sentirsi meglio, questo confine lo affligge, tanto da provare rabbia e gelosia al solo pensiero degli amici in giro a divertirsi. La smania di piacere a tutti i costi nasconde un profondo senso di insicurezza che induce Lorenzo a desiderare di essere diverso – migliore a suo giudizio e di sicuro più brillante di quanto non appaia in compagnia. In questo modo trasforma ogni occasione “sociale” in una sorta di test dal risultato scoraggiante, trovandosi di volta in volta ad identificarsi con un ruolo e un’immagine di sé che non gli appartiene e che per tanto non gli riesce.

Leggi anche: ascolta solo te stesso

Scopri chi sei rinunciando a imitare gli altri

È singolare il fatto che Lorenzo, nella sua mail, non faccia menzione di quale sia il suo lavoro o di altri aspetti personali, come possibili interessi, passatempi, passioni, abilità. L’impressione è che il suo obiettivo sia quello di primeggiare e basta. Vincere insomma, qualunque sia la “gara”, come se questo di per sé fosse una nota di merito. Posto che farsi belli a parole non è mai edificante, per avere davvero l’attenzione altrui, come vorrebbe, non basta risultare spiritosi o brillanti, è necessario essere interessanti e soprattutto autentici; una qualità strettamente legata alla personalità intesa come capacità di affermare la propria natura sopra tutto e tutti, ossia di essere unici, originali, fedeli al proprio progetto e alle proprie inclinazioni. In questo senso, Lorenzo nel parlare di sé si limita a citare sentimenti come la rabbia, la gelosia, l’invidia che prova: “vivo male ogni critica o battutina contro di me ma godo se vengono fatte agli altri, provando quasi una sorta di piacere”. E, in tutto questo, lui dov’è? Oltre l’immagine di uomo brillante a cui aspira, lui dov’è? Che cosa desidera? Che cosa lo stimola? Cosa l’appassiona?                                     

Smetti di fare paragoni e ritrovi la serenità                                                                                                                 

Se Lorenzo si accorgesse di non esserci, di aver focalizzato l’attenzione su un obiettivo privo di sostanza e del tutto esterno a sé, al solo scopo di compensare le proprie insicurezze, scoprirebbe immediatamente che non c’è modo di ottenere quel che desidera senza impegnarsi in prima persona per essere qualcuno e, nello specifico, se stesso. I paragoni, in questo senso non sono di nessun aiuto, ognuno è ciò che è, ed è nella diversità che sta la vera ricchezza. Poiché non è possibile quantificare o confrontare le qualità dell’anima ma solo alimentarle, ciascuno secondo la propria inconfondibile natura, è evidente che nessuna classifica o eventuale primato lo aiuterebbe a sentirsi migliore. Quando Lorenzo rinuncerà a fare paragoni per rivolgere lo sguardo unicamente su di sé, per chiedersi chi è e che cosa vuole, ritroverà senz’altro la serenità necessaria a godere pienamente delle relazioni umane, senza più rabbie e gelosie. Libero di coltivare prima di tutto i propri talenti, si accorgerà che anche gli altri, adesso, lo apprezzano di più.

WhatsApp