Sopravvivere alle tempeste in un ufficio

In ogni ufficio si possono determinare situazioni di tensione che sfociano in un litigio. La cosa non deve turbarci: litigare sul lavoro non è di per sé un male, anzi può essere costruttivo. Un litigio permette un ricircolo di energie lasciate troppo a lungo ferme, favorisce il fluire di una comunicazione fino a quel momento non chiara.  Ciò non significa che “si deve” litigare sul lavoro per forza!  Se condotto con le modalità sbagliate, il litigio sul lavoro può infatti intaccare la nostra autostima, rendendoci insicuri, timorosi e dubbiosi sulle nostre capacità. Litigare inoltre può creare in ufficio un’atmosfera tesa e difficile, rendendo il lavoro un inferno.

Dunque, poiché capita di litigare, “impariamo” a farlo bene. Esistono le parole giuste da usare per non farsi intrappolare in sterili polemiche. Imparando “come litigare“, cioè come si comunica quando il litigio è già in atto, impareremo a usare le parole non come armi per ferire l’altro, ma in modo utile, che permetta una crescita nostra e delle nostre relazioni.

Gli atteggiamenti da evitare

– Non mandare giù sempre tutto
«Manda giù e tira avanti; litigare coi colleghi è pericoloso e controproducente». Frasi come questa fanno accumulare malcontento su malcontento: rischi di scoppiare nel momento meno opportuno passando dalla parte del torto. O, peggio, rischi di somatizzare tutto il tuo disagio. Se lasci correre, fallo davvero e fallo per te non per essere accettato dai colleghi.

– Evita allusioni e mezze frasi
Spesso quando ti capita di litigare coi colleghi parli con frasi lasciate a meta? Ad esempio: «Ne avrei di cose su cui lamentarmi, ma lasciamo stare». Rifletti: questo tipo di discussione non porta a nulla di costruttivo. Dire le cose a metà è un modo per spostare l’attenzione dal problema reale e creare nell’altro un dubbio che si sedimenta nel tempo in rancore.

– Mai toccare il “personale”
Quando cerchi di approfittare dei punti deboli dell’altro, stai litigando male. Chi litiga, soprattutto sul lavoro, deve sapere che esistono argomenti che non vanno mai e poi mai toccati: la vita privata, la famiglia d’origine, gli errori del passato, le confidenze che l’altro ci ha fatto. Colpire queste cose genera una spirale di cattiverie spesso senza fine.

Gli atteggiamenti da preferire

– Le parole giuste esprimono un bisogno sincero
Litigare deve servire a veicolare contenuti nuovi  all’interno della relazione, contenuti che arricchiscano noi e l’immagine che diamo agli altri. Quindi, invece di: «Hai voluto tagliarmi fuori», prova a dire: «Mi sono sentito messo da parte in questo progetto». Riguardo ai tuoi sentimenti nessuno ti può contestare; ma se lanci accuse la discussione non è costruttiva.

– Affronta i problemi quando si presentano
Affronta un argomento per volta senza usare ogni discussione per rivangare i vecchi rancori. Se accumuli problemi, buttarli fuori tutti insieme non li risolverà ma servirà solo a lamentarti. Piuttosto fai notare le cose appena sono accadute senza aspettare di “traboccare” come un vaso colmo.

– Fai una lista delle tue “lamentele”
Che tu sia timoroso o al contrario impulsivo, scrivere una lista delle cose che vorresti dire durante un litigio può aiutarti a fare chiarezza sui problemi. Potresti accorgerti che molte delle cose che reputi colpa dell’altro dipendono invece da te o dal contesto lavorativo stesso. Allora depennale dalla lista. Forse alla fine  invece di litigare potresti ridurre il tutto a una semplice osservazione da fare al collega.

Il carattere è lo specchio dell’anima

Il carattere nasce con noi, è immutabile e rappresenta ciò che davvero siamo al di là dell’educazione ricevuta, del momento storico in cui ci è dato di nascere, dalle conoscenze accumulate dalle esperienze che abbiamo vissuto. Per questo dobbiamo vivere il nostro carattere fino in fondo, senza cercare di cambiarlo per compiacere gli altri e farci accettare.
 

Mai domare il carattere
Immaginiamo che il nostro carattere sia un cavallo: il nostro rapporto con lui dovrà essere di intesa più che di controllo, di complicità più che di imposizione, di affiatamento più che di comando. Tra cavallo e cavaliere deve essere il secondo a cedere e a farsi portare e il primo a condurre la corsa. Soprattutto, il cavallo (quindi il nostro carattere) non va mai sottomesso e domato, pena la perdita della sua impronta irripetibile.
 

Come fare per mantenere in salute il proprio carattere: un esercizio
Giochiamo con gli opposti: eviteremo i sensi di colpa

Tutti siamo abituati ad autodefinirci: per farlo di norma tracciamo l’insieme di atteggiamenti che compongono il nostro abituale modo di essere. Accanto a questi tratti dominanti però esiste quello che possiamo chiamare “anti-carattere” e che comprende invece i nostri lati più oscuri, spesso sconosciuti anche a noi stessi. Le due facce del nostro carattere si compenetrano: una non esiste senza l’altra. Individuare l'”anti-carattere” ci farà cogliere la complessità e la pienezza di senso che ci connota, legittimandoci a vivere finalmente a 360° e senza sensi di colpa.

Come fare / Cerca il contrario
-Ti ritieni una persona tutta d’un pezzo, rigorosa negli affetti e nel lavoro, coerente e affidabile, sempre disposta ad  anteporre il dovere al piacere? Comincia ad accarezzare l’idea che in te si nasconda anche una “femmina capricciosa e volubile”, ribelle alla norma e indulgente coi suoi vizi.

– Confermi, come ritengono i più, di essere  svagato, dispersivo, superficiale quanto basta da farti scansare coinvolgimenti profondi e un po’ bugiardo? Sappi che in una nicchia ancora insondata di te si cela invece un uomo capace di amare per sempre, di buttarsi anima e corpo in un’impresa e di farsi carico di responsabilità anche gravose.

– Qualsiasi sia l’identikit in cui sei solito identificarti, col gioco degli opposti traccia il tuo anti-profilo e abituati a considerare quei tratti, che fino ad oggi ritenevi estranei, come parte integrante di te. Ti accorgerai che accettando di poter essere anche così, allenterai il freno a mano sugli aspetti meno manifesti del tuo carattere, aprendo loro un varco per uscire allo scoperto.

Gli effetti / Così completi te stesso
Ti irrigidirai sempre meno sulle tue posizioni; giudicherai con maggior intransigenza i comportamenti inaspettati degli altri; vivrai senza rimorsi e senza imbarazzi i tuoi cambi emotivi e d’opinione, verificando di persona che essere una cosa e il suo contrario non è segno di instabilità psichica, ma di coraggio nel vivere appieno.

Mia figlia adolescente si è chiusa in se stessa. Che fare?

Alla redazione di Figli felici giunge questa lettera di una mamma preoccupata: «Mi chiamo Federica, sono la mamma di Cecilia, di 16 anni. Da qualche tempo mia figlia si è chiusa in un mutismo e in un’apatia che stanno angosciando me e suo padre. Non cerca più i suoi amici e le sue amiche, esce solo se sono loro a chiamarla, altrimenti è capace di rimanere giornate intere nella sua camera. Quando proviamo a parlarle è anche peggio. Ha voluto il motorino e l’abbiamo accontentata, ma è rimasto in garage, non l’ha ancora toccato una volta. Non sappiamo cosa fare».

Quando gli adolescenti tacciono, lo fanno “per davvero”

Il problema di Federica è comune a molte famiglie che hanno figli adolescenti. In questa delicata fase della vita, tanti ragazzi attraversano momenti di chiusura più o meno lunghi nei confronti del mondo esterno e della famiglia. I genitori si preoccupano, vorrebbero sapere i motivi di questo comportamento, spesso assillano i figli con domande che ottengono un effetto contrario a quello desiderato. Occorre aver presente che l’adolescenza non è solo un momento spensierato e gioioso: è l’età delle grandi domande sul senso della vita, dei primi innamoramenti e delle prime delusioni, di euforia e disperazione. Una fase dell’esistenza dove tutto appare assoluto: bianco o nero, giusto o sbagliato, buono o cattivo. Per questo i silenzi degli adolescenti sono così impenetrabili. Per questo, vanno rispettati.

I figli si chiudono per cercare la loro strada. Dentro di sé

Il ripiegamento su se stessa può essere il segnale che Cecilia sta cercando un suo modo di essere, alternativo a quello del “branco”. In un mondo frenetico, dove il protagonismo è una legge, una ragazza che si comporta così può sembrare “strana”. Al contrario, se osserviamo la cosa da una prospettiva diversa, Cecilia appare come una persona interessante, che non ha voglia di uniformarsi ai comportamenti che vanno per la maggiore, intenta a cercare altri valori e modelli di riferimento. Proprio per questo il suo sguardo è rivolto all’interno e non all’esterno, alla ricerca di quel qualcosa di unico che solo lei possiede e che cerca di portare a maturazione, fuori da schemi che non le corrispondono. La vicenda del motorino è indicativa: nella sua ricerca di qualcosa che possa interessarle, forse ha visto nel motorino – oggetto del desiderio di tutti gli adolescenti – una possibilità, ma poi ha capito che non era la soluzione cercata. Anche se non è detto che non possa tornarle utile più avanti.

I genitori non devono interferire, ma essere presenti

Papà e mamma sono chiamati a un compito importante: non devono drammatizzare la situazione caricandosi di angoscia, o interferire continuamente, e tanto meno devono trasmettere alla figlia il proprio carico di ansia. Quello che Cecilia sta attraversando è un processo naturale che va assecondato con attenzione e con rispetto. Il ruolo dei genitori è quello di essere presenti accanto a lei, per cogliere la comparsa di altri segnali che dicano in quale direzione Cecilia vuole andare davvero.

Il tuo bambino dice le bugie? Vuol dire che è sano

I bambini piccoli sono bravissimi a dire le bugie; lo fanno con un candore sorprendente, come se ci credessero davvero. Per capire il loro modo di fare dobbiamo chiederci: e se fosse proprio così? Se i bambini vivessero in una dimensione dove non domina la razionalità, dove le cose mutano continuamente e quindi la verità come noi la intendiamo “non esiste”? In questo cas, le preoccupazioni dei genitori, che si sentono traditi di fronte alle bugie dei figli, potrebbero rivelarsi infondate.

Cosa ci insegnano le bugie dei bambini

Le bugie sono una tipica espressione dell’animo infantile, cioè di un’energia creativa e magica cui sta stretta la realtà degli adulti, fatta invece spesso di luoghi comuni e di un modo limitato di vedere le cose. I bambini abitano orizzonti dove tutto è possibile, sanno vivere la fantasia a 360 gradi. Prima di inquietarci per le bugie, e prima di qualsiasi contromisura, addentriamoci nel loro mondo incantato. Scopriremo che i bambini imparano inventando e quindi… mentendo!


Come pensano, perché dicono le bugie

I bambini, esattamente come fanno con i mattoncini per le costruzioni, montano e smontano i fatti. Cambiano i protagonisti di una storia, eliminano gli elementi di disturbo, li spostano nel tempo, si attribuiscono doti che non hanno. Le bugie dei bambini sono figlie di questo mondo fantastico dove tutto può avvenire. Quando negano di aver mangiato la merendina, nascondono un oggetto che hanno rotto o inventano di aver finito i compiti, vorrebbero, come per magia, accontentare contemporaneamente se stessi e i genitori. Il “far finta”, la dissimulazione e le bugie sono quindi indispensabili. Si tratta di un adattamento alla vita, un modo per comunicare e per apprendere.


Quando dobbiamo preoccuparci per le loro bugie

Il problema delle bugie sorge solo quando l’alterazione della realtà presente nei loro racconti nasce da traumi, ansia, forte paura di non essere accettati. In questo caso, e solo in questo caso, occorre indagare più a fondo. Anche in questi casi, non sono le bugie in sé il problema, anzi essa è un campanello d’allarme prezioso per un problema che sta a monte.

L’atteggiamento giusto

È importante adottare con i bambini un atteggiamento che non faccia pesare su di loro un eccesso di aspettative. Non chiediamo loro “missioni impossibili” come quella di aderire al modello di perfezione che noi abbiamo in mente per loro. Più li vogliamo puliti, ordinati, diligenti, “bravi”, più li invitiamo a mentire per dar vita a un’altra realtà, quella in cui loro riescono a soddisfare tutte le aspettative dei genitori.

  • Chiediamoci: sono bugie gravi? Domandiamoci sempre se vale la pena di far notare loro le bugie che hanno detto: spesso sono solo innocenti invenzioni.
  • Non giudichiamoli: Non etichettiamo un bambino come bugiardo: rischiamo di farlo sentire tale e, nel tempo, di farlo diventare così come il nostro giudizio l’ha etichettato.
  • Se c’è un problema: Cerchiamo di capire perché ha mentito. Se le bugie nascondono un problema, proponiamo una soluzione alternativa. 
  • Nessuna punizione: Evitiamo di punirlo per una piccola bugia, innescheremmo la spirale delle bugie per evitare nuove punizioni.

Sport: utile rimedio contro la depressione

Lo sport offre una sana valvola di sfogo allo stress e ai disagi accumulati, modifica la biochimica del cervello, aumentando la produzione di specifiche sostanze che potenziano il tono dell’umore e migliorano lo stato di benessere generale. Per questo motivo l’attività fisica dovrebbe sempre entrare a far parte  di qualunque trattamento per la cura della depressione. 

Una ricerca statunitense ha dimostrato che trenta minuti di attività aerobica praticati per almeno tre volte a settimana per un periodo di un anno offrono un risultato sovrapponibile a quello di alcune psicoterapie nel trattamento della depressione.

Praticare sport, in particolare l’attività aerobica, aumenta la temperatura corporea, stimolando il rilassamento muscolare e la diminuizione delle tensioni.

Inoltre il movimento incrementa il rilascio delle endorfine, dopamina, serotonina e noradrenalina.
Si tratta di ormoni e neurotrasmettitori del benessere che producono una sensazione conosciuta come “l’euforia del corridore”, uno stato di entusiasmo senza un motivo particolare, che nasce dopo aver praticato un’attività fisica in modo continuativo.
Così lo sport si rivela valido per aiutare nei momenti di depressione.

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Contro la depressione scopri lo sport che fa per te

Immagina il tipo di attività sportiva più in sintonia con la tua personalità o che in passato hai praticato con piacere.
Quando hai deciso, a piccoli passi, senza perdere tempo in chiacchiere, mettiti in gioco seguendo queste indicazioni.

Vivilo con gioia

È facile che all’inizio sia difficile “darsi una mossa”. Pensa però lo sport come un momento di svago da dedicare a te stesso. Ti sarà più facile compiere il primo passo.

  • Inizia da quello che sei in grado di fare
  • Verifica come si modifica il tuo umore
  • Asseconda le sensazioni momento per momento, ascoltando il corpo

Cosa non fare: non porti obiettivi

Non vivere l’attività fisica come un impegno o come una performance da realizzare a tutti i costi. Non porti obiettivi troppo lontani nel tempo e difficili da conseguire. E non eccedere: il corpo ha bisogno anche di moneti di riposo per recuperare le energie perdute. Altrimenti potrebbero scattare effetti ansiogeni contrari, contropropducenti contro la depressione.

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