Quando i figli si mangiano le unghie

Mangiarsi le unghie è un comportamento diffusissimo. Lo fa circa un terzo dei bambini (per i quali è spesso una continuazione del tenere in bocca il ciuccio o il dito) e quasi la metà degli adolescenti; qualcuno continua a mangiarsi le unghie anche in età adulta. Si tratta di un gesto che sfugge alla volontà e che, a livello psicologico, sembra dire: «Sento in me molta aggressività ma insieme ne ho paura, quindi “mangio” gli attrezzi che la natura mi ha dato per ferire gli altri, i miei “artigli”».  La cosa che si può fare in questi casi è aiutare i ragazzi a esprimere la loro aggressività in maniera positiva e creativa.

Quando gli adolescenti temono la propria rabbia e si mangiano le unghie

La psicosomatica spiega che il significato dell’onicofagia (è questo il termine scientifico per il gesto di mangiarsi le unghie) sta in un simbolico “mangiare” se stessi. È come se la persona, non andandosi bene così com’è, provasse a “ricostruirsi” eliminando le parti di sé che ritiene sbagliate. Non a caso i più accaniti “mangiatori di unghie” sono gli adolescenti, che vivono un’età in cui tutto è scontro, in cui vengono contestate le regole del mondo familiare e adulto, in cui si vivono i primi approcci sessuali e soprattutto in cui, spesso, non ci si piace. Poiché le unghie sono il residuo evolutivo dei primitivi artigli (armi di difesa, attacco e sopravvivenza), rosicchiarle fino al punto di eliminarle è il tentativo simbolico di rendersi inoffensivi, per paura di ferire e sembrare “violenti”.

Quando è un problema d’identità sessuale o di autostima

Le unghie sono anche “armi” di seduzione e femminilità. Nelle ragazze, quindi, mangiarsi le unghie può esprimere una difficoltà a vivere serenamente la propria identità sessuale. Nei ragazzi, che hanno bisogno di sentirsi sicuri e di non avere dubbi sulla propria forza, il gesto segnala una mancanza di autostima che genera tensione, disagio e stress, malesseri che possono essere sfogati appunto nel mangiarsi le unghie.
Nella maggioranza dei casi il mangiarsi le unghie scompare nell’età adulta in modo spontaneo. In ogni caso è bene che i genitori seguano alcune “regole”

Cosa fare: qualche consiglio per genitori di figli che si mangiano le unghie

– No a rimproveri e punizioni
Non sono efficaci e rischiano di peggiorare la situazione, rimarcando le difficoltà senza dare soluzioni.

– Repellenti? Solo in casi gravi
Esistono in commercio dei liquidi dal sapore amaro da spennellare sulle unghie per evitare di mangiarle. Sconsigliabili nei bambini piccoli, per un adolescente possono essere momentanei dissuasori nel caso il “rosicchiamento” sia veramente eccessivo.

– Sì alle attività manuali
Impegnarsi in un’attività che coinvolga le mani permette al ragazzo di “farle lavorare”, scaricando attraverso di esse la tensione.

– Lo sport combattivo
Boxe, kick boxing, arti marziali, hockey: molti sport permettono di esprimere la carica aggressiva. Se i ragazzi desiderano provarli, favoriamoli.

– Le domande da porsi
Il ragazzo vive un momento di stress? Ci sono aspettative troppo alte nei suoi confronti da parte di genitori, scuola, ambienti sportivi? Quali sono le situazioni e i momenti in cui il fenomeno è più intenso? Porsi queste domande aiuta a individuare gli ambiti in cui il disagio ha le sue radici.

– La possibilità di esprimere i sentimenti
Insegnare a un bambino che i sentimenti di rabbia, offesa, disappunto, frustrazione esistono in ogni persona, è un atteggiamento educativo che previene l’eventualità che gli istinti aggressivi vengano repressi e abbiano poi manifestazioni distorte.

– La fiducia nelle proprie risorse
Questo è il punto chiave: se un bambino ha imparato a non giudicare la propria rabbia e la voglia di ribellarsi come negative, allora può “fidarsi” dei suoi sentimenti, seguirli, utilizzarli per realizzare aspirazioni e desideri. Se invece pensa che dentro di sé ci siano parti “sbagliate”, da eliminare, penserà di valere poco o, peggio, di essere spregevole. Invece di cercare di realizzarsi, cercherà di reprimersi.

La crisi fa bene alla coppia

La crisi di coppia: l’errore più comune

Quando siamo innamorati e l’anima si accende di passione, spesso commettiamo un tipico errore di valutazione: riteniamo che una crisi di coppia  tra di noi sia impossibile, che la fiamma debba rimanere sempre accesa, forte e intensa.
Così, quando la persona che ci sta accanto dimostra improvvisamente una certa freddezza, noi ci ribelliamo tentando ostinatamente di ripristinare al più presto l’atmosfera precedente.

In realtà a volte questa “sopresa”, appunto la crisi di coppia è l’indizio di una nostra precedente disattenzione, più che di un cambiamento improvviso del partner: ci sono stati segnali premonitori (frasi, comportamenti) che, semplicemente, non abbiamo colto. Il motivo? Abbiamo iniziato a dare per scontata la relazione, a vederla come un’abitudine. Risultato: abbiamo trascurato le richieste di attenzione del partner, innescando così anche un suo progressivo distacco e l’inizio della crisi di coppia.

Ma in moltissimi altri casi, è invece fisiologico che in una coppia si alternino momenti di grande vicinanza ad altri di maggiore distacco, che viviamo come crisi di coppia. Consideriamo che qualsiasi rapporto è ricco quanto più conosce la varietà, cioè se non vibra sempre sulle stesse note. In alcuni momenti prevale il calore e il coinvolgimento, in altri la freddezza e il distacco e, a volte, si può affacciare anche la crisi. La cosa peggiore sarebbe intervenire in questa preziosa alchimia cercando di imporre a tutti i costi ad un modello “di coppia sempre innamorata”.

La crisi di coppia: l’atteggiamento giusto da adottare

Il primo passo da fare in questi casi è accorgersi della freddezza del compagno, non contrastarla e soprattutto non lamentarsene: innescheremmo solo una catena di rivendicazioni e litigi.
Al contrario la cosa giusta da fare è assecondare l’andamento irregolare di ogni relazione accettando che possa arrivare una crisi di coppia, vivendola però come una fase di rinnovamento e trasformazione del rapporto.
Il filosofo francese M. E. de Montaigne scriveva: «La nostra vita è composta, come l’armonia del mondo, di cose opposte e anche di toni diversi, dolci e aspri, acuti e bassi, molli e gravi. Il musicista che prediligesse soltanto i primi, che musicista sarebbe? Bisogna che se ne sappia servire nel complesso e amalgamarle…».

I momenti di distacco e freddezza, se vissuti consapevolmente come “una fase” in cui le due anime si svuotano l’una dell’altra, aprono la possibilità di un nuovo incontro ancora più ricco, perché liberato dal peso di abitudini e automatismi, cioè di tutti quegli atteggiamenti che rischiano di trasformare nel tempo la vita di coppia in una routine.

Come affrontare il tradimento

Quando arriva la tempesta

Il tradimento provoca spesso reazioni molto intense: emozioni di sorpresa, paura, dolore, delusione, disorientamento, rabbia e conflitto interiore sul da farsi. Tuttavia il giusto atteggiamento mentale può aiutarci ad affrontare questo avvenimento nel modo migliore e a non incappare in alcuni errori che potrebbero complicare le cose.

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Cosa fare dopo un tradimento?

  • Accogli il dolore: vivi senza fretta le tue reazioni di rabbia e di sconforto. Non fingere un’indifferenza che non provi o una forza che in questo momento non senti, non ostinarti a tornare alla normalità al più presto
  • Non decidere subito: Non fare scelte immediate sul futuro del rapporto. Dai tempo a te stesso e all’altro per capire. Può essere indicato un temporaneo distacco per non surriscaldare gli animi ancora di più
  • Aumenta le frequentazioni “esterne”: frequenta amicizie solo tue, non condivise con il partner. Ciò aiuterà la mente a non chiudersi in pensieri sul tradimento e ti aiuterà a rinnovare la percezione di te
  • Reinventati: concediti qualche piccola pazzia, un viaggio da solo o con un amico/a, rinnova il guardaroba, regalati qualcosa che desideravi da tempo. È un modo semplice e concreto per far fronte al tradimento.

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Gli errori da non fare mai dopo un tradimento

  • Cercare di riconquistare il partner annullandosi e umiliandosi
  • Estendere la delusione a tutti i rapporti, diventando cinici
  • Mettersi in competizione e confronto con l’amante del partner
  • Continuare il rapporto in un clima di sospetto
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