Cani e gatti: intestino a rischio

Durante la stagione estiva cani e gatti sono soggetti a problemi intestinali, a diarrea spesso accompagnata da vomito e a problemi digestivi. Il caldo aumenta la velocità dei fenomeni putrefattivi dei cibi e già dopo pochi minuti una buona ciotola si trasforma in una fonte di intossicazione: cani e gatti, inoltre, tendono a mangiare insetti, lucertole e la sete li incoraggia a bere anche acque putride o con sostanze tossiche disciolte, ecco così l’insorgere della diarrea. In tutti i casi di dissenteria, di qualsiasi natura, una volta migliorate le funzioni intestinali è bene somministrare a cani e gatti un po’ di yogurt tutti i giorni: 1-2 cucchiai in base alla stazza. Se gli animali presentano una forte intolleranza ai latticini è più indicato usare i fermenti concentrati, acquistabili in farmacia.

I rimedi naturali per prevenire e curare la diarrea

Polvere di Carrube. Particolarmente indicata per sfiammare la parete intestinale: da mezzo a 4 cucchiaini da caffè 3 volte al giorno in base alla taglia.

Brodo di verdura, con poca carne e riso. In caso di diarrea intensa si perdono acqua, sodio e potassio, è bene fare in modo che cani e gatti bevano abbondantemente e questo brodo, a temperatura ambiente più volte al giorno, aiuta a ridurre la diarrea e a regolarizzare le funzioni intestinali.

Podophyllum 5 CH. È il rimedio omeopatico ideale in caso di diarrea abbondante: 3 granuli ogni 2-3 ore, diminuire la frequenza secondo il miglioramento dei sintomi.

I fiori di Bach anti-diarrea

La diarrea è una reazione del fisico molto potente, che causa spossatezza a cani e gatti; i fiori di Bach sono un ottimo aiuto in caso di dissenteria.

Crab Apple. È un fiore indicato per eliminare le tossine e favorire una corretta depurazione.

Vervain. È adatto a regolare eventuali stati infiammatori riportando a una condizione di equilibrio e benessere.

Olive. È consigliato per aiutare cani e gatti a superare la spossatezza causata dal caldo e dalla diarrea.

Impatient. È ottimo per ridurre l’intensità delle contrazioni.

Somministrazione fiori di Bach: versate 2 gocce di ogni rimedio in una boccetta da 30 ml con tappo contagocce riempita solo con acqua pura 8niente alcol o aceto di mele). Dare a cani e gatti una pipetta della soluzione preparata ogni 15 minuti o ogni ora seconda la frequenza e l’intensità delle scariche di diarrea.

Dott.ssa Laura Cutullo
Medico veterinario omeopata e floriterapeuta, Milano

Esercizio anti ansia: trova il tuo punto inviolabile

Se cerchi di mandarla via con la forza, l’ansia ritornerà

Chiunque di noi, quando cade vittima dell’ansia, subisce una pericolosa tentazione: pensare che esista una soluzione “esterna” (ad esempio uno psicofarmaco) in grado di risolvere il problema e permetterci di continuare a vivere la stessa vita di prima. Si tratta di un grave errore:  così facendo si spengono i sintomi, non le cause, e quindi si finisce solo per cronicizzare l’ansia stessa finendola col renderla più forte. In realtà i “dolori dell’Anima” (ansia, panico, depressione…) non sono mai il problema, ma il segnale che qualcosa non va nella nostra vita. Solo ascoltandoli e accogliendoli potranno indicarci la via d’uscita.

L’esercizio anti-ansia: alla ricerca del punto inviolabile

  • Non resistere al dolore Ovunque tu sia, se senti arrivare la crisi d’ansia, non lottare, non cercare di mandarla via. Mettiti in un punto tranquillo e semplicemente osserva te stesso. Osserva la paura senza giudicarla e senza cercare di capirla. Lasciala venire, lasciati travolgere: cedi. Accoglila. Smetti di resistere e di lottare. Dì a te stesso: «Non dipende da me».
  • Rifugiati nel punto Mentre senti l’ansia montare, chiudi gli occhi e cerca un punto dentro di te, nel tuo corpo, che non viene toccato da nulla. In quel punto quel dolore, quell’ansia non esiste. Rifugiati in quel punto. È il tuo punto luminoso, inviolabile… Stai lì e immagina che quel punto cominci espandersi… piano piano… fino a che il tuo corpo viene irradiato dall’energia benefica racchiusa nel punto inviolabile. Lentamente arriverà la pace e l’ansia sfumerà all’orizzonte.
  • Se l’ansia arriva è per portarti aiuto L’ansia non è un nemico da combattere e scacciare ma un alleato, magari scomodo, che ci può salvare la vita. Lasciamogli spazio, non lottiamo. Se viene, è perché deve farlo: stiamo bloccando la nostra energia in una vita sbagliata. Se ci lasciamo permeare da questa energia, non ne verremo distrutti ma trasformati.

I videogiochi non fanno male ai bambini

Via i luoghi comuni: i videogiochi non fanno male ai bambini

Ci giocano tutti: secondo recenti ricerche (dati dell’Associazione editori di software) quasi il 100% dei bambini italiani utilizza i videogiochi. Quindi ogni genitore italiano sa di cosa si tratta. Di fronte a questi oggetti il sentimento comune a molti genitori è: «Si sta rintronando, gli andrà il cervello in pappa, quando usa i videogiochi non capisce più niente…». In realtà, se utilizzati correttamente, i videogiochi aiutano i bambini a sviluppare il lato immaginativo e creativo della mente, aiutano ad apprendere attraverso una continua percezione del proprio miglioramento, rendono i piccoli più autonomi attraverso le sollecitazioni a prendere decisioni immediate.

I videogiochi insegnano a padroneggiare le nuove tecnologie

Consideriamo attentamente questo fatto: già da qualche anno scienziati, ricercatori, medici utilizzano  apparecchiature dal funzionamento analogo ai videogiochi e ottengono risultati sorprendenti; un esempio per tutti, l’utilizzo in campo chirurgico di joy stick e video tridimensionale per guidare gli interventi. Non solo: di fronte alla necessità di valutare disturbi specifici dell’apprendimento, i test che si effettuano con l’uso di videogiochi sono quelli che danno i risultati più attendibili per quanto riguarda i livelli di attenzione, concentrazione e memoria.

Dunque tutto bene? No. Esistono alcune indicazioni che è bene seguire per far si che i bambini utilizzino bene i videogiochi.

Le poche regole che servono

Esistono videogiochi da computer, da consolle, da scaricare, da giocare on-line, individuali o da condividere, per piccoli e adulti, d’azione, strategia, ruolo, educativi, con protagonisti violenti o teneri. L’intervento più intelligente che possa fare un genitore è aiutare il bambino affinché sia in grado di operare le “sue” scelte, avendo una gamma ampia di possibilità. Non si tratta né di proibire né di concedere, ma di metterlo in condizione di trovare ciò che lo porta a realizzarsi. Vediamo come affrontare l’argomento partendo dalle frasi che dicono i bambini.

«Uffa, non capisci niente!»

Prima di proibire o permettere, dovete… saperne qualcosa. Altrimenti ha ragione vostro figlio a muovervi questo rimprovero. Il metodo migliore è fare un’esplorazione in internet: troverete anche videogiochi didattici, per imparare l’inglese, conoscere antiche civiltà, scoprire come si allevano gli animali. Ci sono anche giochi stupidi o violenti: avrete un panorama della situazione.Provatene qualcuno. Facilmente incontrerete delle difficoltà: è il momento di chiedere a vostro figlio di aiutarvi. E da qui potete partire, chiedendogli cosa ama di più e che cosa, secondo lui, è interessante, o noioso, o “vecchio”.

«Posso giocare?»

Quando i bambini chiedono il permesso di usare i videogiochi, dovete innanzi tutto sapere “a cosa” vogliono giocare. Questo vale in particolare se il ragazzo ha intenzione di giocare on-line, dove c’è meno controllo. Assicuratevi che il gioco abbia la certificazione Pegi (Informazione Paneuropea sui Giochi) che informa sull’età di utilizzo e  sul contenuto. Proibite l’uso dei videogiochi inadatti all’età di vostro figlio. Al sito http://www.pegi.info/it/ troverete una estesa informativa al riguardo.

«Per favore, ancora un pochino»

Se cercate di interrompere un bambino “sul più bello”, magari a un passo dall’obiettivo, sarà difficile che vi ascolti o lo farà protestando. La strategia è accordarsi, prima che cominci, sul tempo. Gli esperti consigliano di non superare un’ora al giorno, perché le attività vanno diversificate. E, dal punto di vista fisico, un bambino ha bisogno di molto movimento. Alcune consolle offrono la possibilità, utile in assenza del genitore, di controllare il tempo passato ai videogiochi: si chiama timer familiare e consente di impostare un limite massimo di utilizzo giornaliero o settimanale, dopo di che si spegne.

Ansia da primo appuntamento? Come superarla

Il primo appuntamento è sempre accompagnato da un pizzico di agitazione, che per alcuni si trasforma in vera e propria ansia, paura di non piacere, di non esser abbastanza interessanti o all’altezza. Il rischio è che questi timori ci spingano a rinunciare alla spontaneità, che dovrebbe essere l’elemento fondamentale del primo incontro, e ad assumere atteggiamenti falsi e distanti da quelli che ci caratterizzano realmente.  La paura può farci sentire inadeguati e banali, da qui la tentazione di indossare una maschera, di recitare una parte. Proporsi diversamente da come si è, cercare di essere come si pensa che l’altro vorrebbe, presentare una versione costruita di sé non solo toglie autenticità al primo appuntamento, ma può portarci all’interno di un circolo vizioso da cui diventa difficile uscire. Se la maschera indossata dovesse piacere, tornare ad essere noi stessi, mostrare la nostra vera identità e comportarci in modo spontaneo potrebbe risultare complicato e innescare in noi ulteriori paure, dubbi e preoccupazioni che ci “costringono” a recitare il ruolo messo in scena durante il primo appuntamento.

Le paure legate al primo appuntamento

LUI: timori legati alla possibilità di un flop sessuale.

LEI: terrore di non piacere fisicamente.

ENTRAMBI: ansia di dire o fare qualcosa di sbagliato e di non essere sufficientemente interessanti.

Alla base di queste paure possiamo trovare forme di insicurezza, scarsa autostima e conoscenza di sé, unite al tentativo di avvicinarsi il più possibile a modelli irraggiungibili imposti dai media, che negli uomini si declinano in brillantezza e prestanza sessuale, nelle donne in corpo statuario, mozzafiato e atteggiamento provocante.

I consigli

Spesso il primo appuntamento è anticipato da una serie di “rituali scaccia ansia”, ai quali dedichiamo un tempo infinito e che in realtà rischiano solo di accrescere la nostra agitazione generando nuove preoccupazioni. Proviamo ad esempio a ridurre l’uso smodato di rinfrescanti per l’alito (un abuso, tra l’altro, può causare gastriti), eliminiamo le prove di sorrisi e ammiccamenti davanti allo specchio e teniamo a mente che le telefonate interminabili con gli amici non solo non ci aiutano a diluire la tensione ma a volte la amplificano, mantenendo la nostra attenzione focalizzata solo sull’incontro. Del tutto inutile è immaginare “come sarà”, provando magari frasi a effetto e atteggiamenti da persona brillante.

Quando arriva il momento del primo appuntamento e ti trovi con l’altra persona, piuttosto, dimenticati di te, concentrati su ciò che ti racconta, osservala e ascoltala senza preoccuparti di come appari. Sposta insomma l’attenzione da te a lei: questo ti aiuterà a distogliere i pensieri dai tuoi presunti difetti. E se ti senti in ansia, non cercare di scacciarla e non vergognartene: l’ansia non va negata, ma percepita e accolta. Solo così smette di essere una sabotatrice e diventa adrenalina a disposizione per farti sentire presenta alla situazione.

Bugie: innocenti o pericolose?

Le bugie non sono tutte uguali, non hanno tutte lo stesso peso, soprattutto non sempre sono pericolose o creano danni, ci sono anche bugie innocenti, che spesso vengono in nostro aiuto.

Le bugie che nascondono la nostra identità

A volte il desiderio di essere accettati a tutti i costi da chi ci sta attorno ci spinge a mentire, a inventare bugie che alla fine ci portano in un circolo vizioso. Mentire si trasforma in un’abitudine, in qualcosa di fortemente naturale e spontaneo, a tal punto che arriviamo a costruire un mondo parallelo, una realtà diversa rispetto a quella che viviamo e un’identità alternativa che non rispecchia ciò che siamo realmente. I problemi nascono dal fatto che ci troviamo a dover gestire troppi fronti e ad ognuno fornire “versioni diverse”: alla fine non sappiamo più chi siamo!

Non solo mentiamo agli altri, più spesso raccontiamo bugie anche a noi stessi; queste menzogne sono le più subdole e dannose perché ci costringono a recitare costantemente una parte che schiaccia la nostra vera essenza, non aiutandoci ad accettare e valorizzare la nostra identità.

Per quale motivo raccontiamo queste bugie? Le ragioni sono molteplici: scarsa stima di sé, desiderio di ottenere l’approvazione altrui, paura di non piacere, voglia di essere o apparire diversi.

Mentire a se stessi non è così semplice, significa soffocare quella “vocina” che ci ricorda chi siamo; in altri termini, per smascherare queste bugie occorre ascoltarsi: il cuore non sa raccontare menzogne.

Le bugie “amiche”

Esistono bugie che non feriscono gli altri e tanto meno noi stessi, sono piccole menzogne innocenti e innocue che ci aiutano a difendere i nostri spazi e la nostra privacy da pretese e curiosità troppo invadenti, a evitare discussioni inutili e fraintendimenti. Essere sinceri e trasparenti è considerato un valore assoluto; spesso però si intende questo principio in maniera troppo rigorosa e si finisce per creare danni. A volte ad esempio si usa la sincerità per lavarsi la coscienza (accade nel tradimento: ti racconto un tradimento del passato così non mi sento più così sporco, col risultato di farti soffrire per niente). Altre volte ci dietro una maschera di sincerità si cela in maniera velata aggressività o prevaricazione (come chi dice: «Non mi tengo dentro nulla, se ho qualcosa da dire la tiro sempre fuori», ma lo fa nei contesti sbagliati e senza considerare che può ferire gli altri). Le piccole bugie sono una legittima difesa quando la sincerità risulta troppo diretta o diventa eccessivamente complicato gestirla. Per mentire, infine, occorre fantasia: alcune piccole e innocenti invenzioni rinforzano la nostra capacità immaginativa e creativa. Del resto un romanzo o un film non sono altro che “finzione”, si  tratta cioè di prodotti della fantasia, molto sviluppata nei bambini e negli artisti.

Tutto questo, naturalmente, non deve trasformarsi in un alibi, in una scappatoia che rischia di condurre a bugie più consistenti e pericolose che danneggiano noi stessi e le nostre relazioni.

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