L’omeopatia in soccorso del fegato

Se lo abbiamo trattato male e lui ci sta ripagando con fitte e dolori, possiamo rivolgerci a questi particolari rimedi omeopatici, che aiutano a riequilibrarne la funzionalità

L’omeopatia in soccorso del fegato
Redazione Riza
Da oltre 40 anni offre strumenti pratici per migliorare la vita quotidiana.
30.04.2014

Organo indispensabile per la vita, il fegato è un vero e proprio laboratorio biochimico, coinvolto in tutti i processi metabolici dell’organismo. Zuccheri, grassi, proteine, vitamine, sali minerali, nonché farmaci e varie sostanze tossiche, raggiungono il fegato per essere trasformati ed elaborati in sostanze utili alle funzioni dell’organismo, oppure vengono modificati per essere poi eliminati rapidamente dal corpo.

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Un organo essenziale, che va salvaguardato

Il fegato partecipa anche alle attività di digestione e di depurazione dell’organismo. La bile, un prodotto delle cellule epatiche, è un importante veicolo per molte sostanze chimiche. Quando viene liberata nell’intestino, oltre ad avere una funzione metabolica (che favorisce la digestione e l’assorbimento dei grassi), porta con sé tossine e prodotti del metabolismo epatico, che possono così essere eliminati con le feci. Il fegato è dunque un organo dalle complesse e indispensabili funzioni. Essenziale per la vita, va mantenuto in perfetta salute e curato bene se sofferente. Ad esempio con i seguenti rimedi omeopatici.

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Phosphorus riequilibra la ghiandola epatica

Molto studiato da Hahnemann (il medico tedesco fondatore dell’omeopatia) e dai suoi allievi, il fosforo bianco omeopatizzato è il rimedio di prima scelta per tutti i problemi del fegato legati a una insufficienza funzionale. La sperimentazione clinica ha permesso di evidenziare che Phosphorus determina nell’individuo sano reazioni simili a quelle che si verificano in varie forme di epatite. Questa similitudine è così diretta e determinante da rendere meno rilevanti le abituali reazioni individuali, così importanti in omeopatia per la prescrizione del rimedio. Ecco allora che Phosphorus diviene un indispensabile rimedio per la cura e il riequilibrio dell’attività del fegato, indicato in ogni condizione clinica di danno e sofferenza epatica che ne richiedano l’immediato intervento clinico. Phosphorus va assunto alla 9 CH, 5 granuli sublinguali al mattino e alla sera, lontano dai pasti. Il trattamento va continuato fino a normalizzazione degli enzimi epatici e comunque va protratto per almeno 60 giorni.

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Chelidonium per favorire la produzione della bile

La celidonia è una pianta erbacea della famiglia delle Papaveracee. Dioscoride, medico della Grecia antica, si ispirò al termine greco chelidon (rondine) per denominare questa pianta poiché notò che la celidonia fioriva nel periodo in cui migravano le rondini. Successivamente Galeno ne utilizzò foglie e radici per curare vari disturbi oculari, malattie della pelle, del fegato e della cistifellea. Ma fu con Paracelso, nella prima metà del 1500, che la celidonia divenne un importate rimedio per il fegato. La ricerca moderna ha documentato che la celidonina e la sanguinarina, i due principali principi attivi contenuti nella pianta, agiscono selettivamente sul fegato, favorendo la produzione e l’azione fisiologica della bile. La celidonia è un ottimo rimedio per tutte le persone che soffrono di fegato con dolori pungenti alla parte destra dell’addome superiore. A causa della notevole tossicità della pianta, la assunzione omeopatica di Chelidonium appare la forma più sicura per beneficiare delle sue utilissime proprietà curative. Chelidonium va assunta alla 5 CH, 5 granuli due volte al dì.

In ogni caso, è sempre buona norma consultare un medico omeopata in caso di disturbi persistenti.

Redazione Riza
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I contenuti sono curati da un’équipe di esperti e terapeuti, guidata dall’esperienza del gruppo Riza, punto di riferimento riconosciuto nel panorama della psicosomatica, della salute mentale e fisica.

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