Ansia sociale: sintomi, cause e strategie per superarla
I maestri del passato indicavano come esempio di calma per eccellenza quella dell’embrione, immerso nel liquido amniotico, che attraversa le trasformazioni necessarie per diventare un bambino. Come sosteneva Steinsaltz, grande studioso del mondo interiore, la vera felicità risiede proprio in quella calma innata che accompagna lo sviluppo embrionale: un sapere silenzioso che veglia sulla crescita del feto, e che continua a esistere anche adesso, sebbene non sempre lo percepiamo direttamente. È un po’ come quando dormiamo ed entriamo in un regno sereno da cui ci svegliamo riposati. La calma, dunque, non si conquista con fatica, ma è una risorsa già presente in noi fin dalle origini, che ci aiuta a realizzare chi siamo.
Anche dedicarsi a semplici attività quotidiane o ricreative, come disegnare, ballare, scrivere, fare giardinaggio o ricamare, è un modo per ritrovare la calma interiore. In questi momenti, senza rendercene conto, emerge una piacevole sensazione di quiete e benessere.
Questo numero di Riza Relax ci invita a scoprire quali azioni e abitudini ci permettono di ritornare in quel “luogo calmo” che è già dentro di noi. È più facile di quanto sembri, ma noi, come ricordano i taoisti, siamo spesso attratti dalla “via sinuosa” invece che dalla “via piana”. Prova allora a seguire la via diritta che ti porta alla tua strada, lì dove i disagi sfumano via da soli.
Buona lettura!
Vi presento il nuovo numero di AntiAge di novembre dove mi concentro in particolare sulla giovinezza che nasce dalla riscoperta di sé e della propria femminilità.
Una signora di 53 anni, dopo che le sue figlie sono cresciute, racconta di sentirsi senza scopo, un sentimento che le provoca ansia e smarrimento, che cerca di gestire con gli psicofarmaci. Tuttavia, credere che qualcuno possa essere “senza scopo” è una convinzione errata. Ognuno di noi è al mondo per realizzare la propria natura e il proprio potenziale. Per le donne, questo spesso significa anche riscoprire e valorizzare la propria femminilità.
Una delle espressioni più dannose per la mente e il corpo è: “Ormai, alla mia età…”. Eppure, nessuno ci chiede di compiere sforzi enormi, come correre maratone, scalare montagne o fare nuotate estenuanti. La verità è che dentro ciascuno di noi c’è una radice che vuole crescere, che desidera mettersi in gioco e che ha ancora molte possibilità da cogliere. Questo è il momento perfetto per chiedersi: “Cosa posso fare di nuovo?”. Dedica, se vuoi, una giornata a riflettere su questa domanda, prendi una decisione e agisci senza cercare il parere di altri o avere esitazioni. La giovinezza si rinnova ogni volta che ti dedichi a quelle azioni che ti fanno sentire viva e soddisfatta. Non è importante il risultato, ma il piacere di stare con te stessa. Se riconosci in un’attività uno stato di calma e gioia mentre la fai, è lì che risiede la vera essenza della giovinezza.
Quando ti dici: “Non sono più una mamma, le mie figlie sono cresciute”, stai allontanandoti dalla tua interiorità, dalla tua immagine innata, cioè da ciò che ti caratterizza nel profondo, che è viva e in continua evoluzione a qualsiasi età. A 50 o 60 anni, infatti, possiedi una capacità di comprensione e consapevolezza che prima non avevi, perché hai imparato a vivere. E ora sai cosa è giusto per te. Prima inizi a fare ciò che ti fa stare bene, prima ritrovi il tuo benessere e, prima ancora, ringiovanisci.
Buona lettura!
Mercoledì 20 novembre alle 18.30, si terrà l’incontro in diretta online dal titolo: Come superare i momenti difficili.
Partiamo da una constatazione: molto spesso, quando ti arrovelli e rimugini per risolvere un problema, le soluzioni non arrivano, anzi: peggiori le cose. Quando invece ti affidi ad altri lati della psiche, da lì arrivano risposte che neanche immaginavi. E allora ti capita di dire: «È un miracolo! Non mi aspettavo proprio che le cose andassero così!». Significa che sei entrato in un altro regno della psiche, dove c’è un’energia che ti cura.
I momenti cruciali nell’evoluzione di una persona sono proprio i momenti difficili, le crisi, le difficoltà, gli ostacoli esterni o interiori; in quei momenti, da un lato ci sembra di venire azzerati e distrutti, ma dall’altro, dal profondo di noi stessi, emergono soluzioni impensabili.
Certo, quando arriva un abbandono, un addio, una crisi lavorativa o famigliare, subito proviamo a resistere, aggrappati al terreno che sta sprofondando. Ma quelle sono sabbie mobili. E allora c’è una domanda che dobbiamo farci se vogliamo uscirne: esiste in me un processo misterioso che veglia su di me, che sta indirizzando la mia esistenza?
Se è così, allora il momento difficile non è altro che una chiamata. Sì, una chiamata dell’anima. O, come dicevano gli antichi, una prova iniziatica. Come affrontarla? Con l’intenzione di sistemare tutto, di rimettere le cose a posto? Questo atteggiamento è il più sbagliato di tutti, perché se qualcosa in me ha soluzioni che sono al di là del mio pensiero, allora io devo farmi da parte e far posto a queste mie capacità inconsce, innate, invisibili.
In realtà le crisi ci azzerano proprio per mettere a tacere l’io, il pensiero, con cui stiamo guidando la nostra vita nella direzione sbagliata, e far emergere un sapere più profondo, che sa chi siamo e cosa fa per noi. Chi può insegnare a volare a un uccello? Nessuno, lo sa fare e basta, è il suo sapere profondo. E chi può insegnare a noi, dall’esterno, il percorso di vita più adatto a noi? Nessuno: solo il modo interno può farlo.
Il momento difficile chiama le parti più nascoste di noi a scendere in campo. Ecco perché dobbiamo cambiare lo sguardo, l’atteggiamento mentale: smettere di intervenire nelle cose dell’anima e far spazio a saperi innati.
Vi aspetto!
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In allegato a Riza Psicosomatica di questo mese, è disponibile il nuovo volume della collana “Lo psicologo per te”, intitolato Come superare la paura di non essere all’altezza. Questo libro offre suggerimenti pratici per superare il timore di sbagliare, il giudizio degli altri, l’ansia di parlare in pubblico e, in generale, tutte quelle paure che possono influenzare la vita quotidiana.
La paura di non sentirsi “all’altezza” può essere estremamente pericolosa, perché minaccia la consapevolezza delle capacità naturali e innate che ognuno possiede, uniche e personali, che permettono di affrontare e superare gli ostacoli e le sfide della vita.
Un esercizio utile nei momenti in cui ci si sente inadeguati è domandarsi: «C’è qualcosa che mi viene facile fare?». Spesso, le persone tendono a rispondere di non sentirsi all’altezza di nulla, poiché sono bloccate dal timore del giudizio altrui e dalla paura di fallire. Questa domanda ha un grande potere perché permette di concentrarsi su ciò che si fa con naturalezza e senza sforzo.
È importante ricordare che, sebbene ci siano attività che incutono timore per la paura di sbagliare, ci sono anche cose che si sanno fare con tranquillità e precisione, ma che vengono sottovalutate. Per esempio, una paziente ha raccontato di evitare lo shopping per la paura di sbagliare acquisti e subire commenti negativi dal compagno. Tuttavia, quando le è stato chiesto se avesse difficoltà a vestirsi con abiti che già possiede, ha risposto di no, poiché sapeva esattamente cosa scegliere e come sentirsi a proprio agio. Allo stesso modo, la naturalezza con cui si veste può essere applicata anche nello shopping, senza preoccuparsi eccessivamente del giudizio altrui.
Dopo aver stilato un elenco delle situazioni in cui si sentiva inadeguata, è emerso che molti di questi timori erano legati a giudizi immaginari. Attraverso un esercizio di immaginazione, la paziente ha riscoperto che, da giovane, era una persona spericolata e libera dal giudizio altrui. Solo in seguito, a causa di rimproveri legati alla morale comune, ha sviluppato un atteggiamento più insicuro. A un primo sguardo potrebbe sembrare che quei rimproveri le abbiano tolto la spontaneità, ma in realtà è stato il suo atteggiamento mentale, sviluppatosi successivamente, a generare questo cambiamento.
La verità è che tutti siamo continuamente esposti a influenze esterne, pensieri e modelli che ci dicono come dovremmo essere. Questo libro insegna a liberarsi dal peso del giudizio esterno e a riscoprire la propria autenticità e le proprie abilità naturali. Ognuno è come una pianta unica, destinata a fiorire secondo la propria natura, e nessun fiore è “migliore” di altri.
Buona lettura!
Il nuovo libro della collana “Lo psicologo per te” Come superare la paura di non essere all’altezza è disponibile in edicola, allegato a Riza Psicosomatica, o sul nostro store online.
Questo mese abbiamo dedicato il nuovo numero di Riza Psicosomatica ai “pesi mentali”, uno dei temi che più spesso emerge dalle email che ci mandate. C’è chi scrive che vive nel dispiacere perché non si sente in grado di fronteggiare certe situazioni difficili o non riesce a rimettere a posto un rapporto in crisi. Altri sono fissi sull’idea di essere “sbagliati” o si lamentano perché non fanno il lavoro desiderato. Insomma, si tratta sempre di costruzioni mentali che non riguardano l’adesso, l’istante presente, ma situazioni che si trascinano dal passato e in questo modo diventano un freno all’esistenza.
Amelia ad esempio scrive che è piena di sensi di colpa, Giovanna che vorrebbe cambiare vita, ma per farlo dovrebbe modificare posizione lavorativa e rivedere i suoi rapporti. Marcella invece sta affrontando una separazione e deve decidere se rimanere nella stessa città del marito, “per il bene della figlia”, o trasferirsi in un’altra città, dove vivono persone che la possono aiutare e dove sarebbe molto più serena. Le ho risposto: «Marcella, decida per la serenità». È proprio questo che io e i miei colleghi abbiamo voluto indagare: cosa possiamo fare per liberarci dalle zavorre che appesantiscono il cervello e ritrovare la via della nostra realizzazione?
Partiamo da un punto: cosa vuol dire “peso mentale”? Vuol dire “illusione”. Un’analogia calzante si trova nell’Odissea, il grande poema dell’Occidente, nell’episodio in cui Ulisse incontra le sirene. Mentre ordina ai suoi compagni di tapparsi le orecchie con la cera per proteggersi dal loro canto, lui sceglie di affrontarle, anche se legato all’albero della nave. Le sirene rappresentano le illusioni: ci attraggono, ci seducono, ma non sono reali.
Questa riflessione è il cuore delle tecniche che proponiamo nel numero di ottobre di Riza. Tutto ciò che accade nella tua vita si sta svolgendo mentre, dentro di te, qualcosa di più profondo sta formando la tua vera essenza. Forse non ci pensi, ma al tuo interno c’è una “semenza antica”, un seme che, dalla prima cellula fecondata, ti ha condotto fino a questo punto e continua a guidarti, senza fare errori. Anche se i tuoi pensieri cercano sempre di convincerti circa ciò che è giusto o sbagliato, c’è in te qualcosa di più profondo che non si sbaglia mai. Non è l’idea che ti sei costruito di te, non è il tuo passato, non sono i tuoi traumi a determinare chi sei. Prova allora a dirti: «Sono qui e devo solamente guardare cosa accade dentro e fuori di me, affinché lo sguardo diventi puro e limpido». Gli antichi alchimisti ci hanno insegnato che guardare senza commenti e senza ragionamenti modifica profondamente lo stato delle cose, poiché è l’osservazione pura, priva di giudizi, a rivelarne la vera natura.
Marco, uno dei nostri lettori, racconta:
«Sa da quando sto bene? Da quando ho iniziato a guardare ciò che succede senza dirmi niente. “È accaduto a me e io semplicemente lo guardo”, mi dico. Da allora non ho più sensi di colpa».
I pesi mentali, proprio come le sirene di Ulisse, sono nient’altro che illusioni esterne che ci danneggiano. Per questo dobbiamo portare l’attenzione su noi stessi: per evitare che quelle illusioni facciano irruzione dentro di noi e ci vampirizzino. Il parere degli altri, le aspettative, le azioni che facciamo per compiacere sono tutti veleni che ci impediscono di essere felici. Ma il dolore che proviamo nel liberarci da tutti questi pesi mentali e diventare autentici, quello è un dolore che prepara la tua felicità.
Buona lettura!
Mercoledì 23 ottobre terrò un incontro in diretta online via zoom, dalle 18.30 alle 20. Il titolo sarà: “L’arte di essere felici”. Dopo il precedente incontro, ho ricevuto tantissime email e mi ha fatto molto piacere sapere che applicando certi atteggiamenti, certe immagini, i disagi si allontanano, ma in quest’occasione vorrei parlare di felicità perché tante persone mi scrivono: «Sono molto infelice, ci sono delle cose nella mia vita che non vanno». È importante chiarire che, quando parliamo di felicità, non ci riferiamo alla felicità banale, né all’idea di dover essere sempre felici o di non dover mai soffrire. Parliamo, al contrario, di una felicità più profonda, più autentica, che va oltre l’apparenza. Un concetto che gli alchimisti hanno espresso bene quando parlavano di un’energia interna, presente in ognuno di noi, capace di far “fiorire” la nostra psiche. Questa energia, che potremmo definire “fiorile”, è ciò che nutre la nostra felicità. Una felicità che nasce da dentro e che, purtroppo, spesso è ostacolata dai nostri pensieri e dai falsi problemi che ci creiamo.
Nel mio lavoro di psicoterapeuta, psicoanalista e psichiatra, ho imparato che, quando soffriamo, tendiamo a ripetere degli schemi mentali fissi. Così facendo ci troviamo imprigionati in ragionamenti standardizzati, incapaci di vedere oltre le nostre preoccupazioni. La felicità, però, è come una sorgente che zampilla: non può zampillare se è bloccata dalle sovrastrutture mentali che ci mettiamo sopra. Non può zampillare se continuiamo a dirci come dovremmo essere o a giudicarci per ciò che riteniamo di fare sia giusto o sbagliato. Mi vengono in mente le parole di Marco che un giorno mi contatta per raccontarmi un’esperienza che ha vissuto:
«Quella sera non volevo uscire. Ero triste, il lavoro non era andato bene. Avevo deciso di restare a casa. Poi però ho pensato: “Faccio qualcosa di diverso”. Mi sono vestito bene, come se stessi per incontrare una magia, qualcosa di magico. Mi sono rasserenato e sono uscito. Quella è stata forse la serata più bella della mia vita».
Questo gruppo è dedicato proprio a questo: scoprire cosa c’è in noi che non stiamo vivendo, ma che ci appartiene. Certo, nella vita capitano i dolori, le tristezze, le sconfitte, i traumi, ma la vera felicità sta nella capacità di riconoscere che, nonostante tutto, dentro di noi esiste un’energia che è dello stesso tipo della sorgente che zampilla. Non possiamo vederla con l’occhio abituato a ragionare, a guardare le cose nel solito modo, perché la felicità equivale a una magia. Non appartiene al tempo, non nasce dai ragionamenti. Non la possiamo “produrre” quando vogliamo, ma possiamo predisporci a vivere questa magia.
Come abbiamo fatto nell’incontro precedente, dove abbiamo cercato un’immagine che ci tutelasse dall’ansia e molti di voi hanno riscontrato benefici, ora ci prepariamo a un nuovo passo: la ricerca della felicità.
Questo gruppo online sarà proprio dedicato a come avere un atteggiamento libero da schemi e identità preconfezionate e tornare a essere felici.
Vi aspetto!
Partecipa agli Incontri online con Raffaele Morelli: un evento esclusivo, in diretta online, per acquisire le tecniche fondamentali per ritrovare il benessere interiore.