Cos’è l’ansia notturna? Scopri i sintomi, le cause e i rimedi per combatterla
Il Solstizio d’inverno rappresenta una delle celebrazioni più antiche dell’umanità. In questo periodo dell’anno, ci accorgiamo che la notte si allunga e il buio sembra prendere il sopravvento, proprio come accade nei nostri stati psichici. Quante volte la malinconia, la tristezza o la depressione sembrano prendere il sopravvento su di noi? In questi momenti difficili, è naturale chiedersi se il dolore e la sofferenza siano destinati a durare per sempre. Ma il Solstizio ci avvisa che è il momento in cui il buio si arresta e il sole inizia a riavvicinarsi alla terra. La luce torna, e con essa torna la promessa di un cambiamento. Per i Romani, infatti, il Solstizio era la festa della gioia.
La mia esperienza professionale mi ha insegnato che, quando affrontiamo un periodo difficile, il timore maggiore è che non finisca mai. L’arrivo del Solstizio ci ricorda invece che, anche nelle fasi più difficili della nostra vita, è possibile un’inversione di rotta, una svolta. Spesso siamo noi stessi a trattenere il dolore, rimuginando su pensieri negativi e perpetuando la nostra sofferenza. Ma il Solstizio ci invita anche a guardare oltre: nella massima lontananza tra sole e terra si forma una nuova vicinanza. C’è qualcosa che veglia su di noi? Per il Cristianesimo è il Dio bambino, il dio eterno che viene in contatto con gli uomini. Per altre tradizioni, è una guida interiore, una luce da cercare nei momenti più dolorosi. Qualunque sia il significato che vogliamo attribuirle, il messaggio è chiaro: anche nei momenti di massima infelicità, esiste una luce pronta a guidarci verso un nuovo inizio.
Se riusciamo a immaginare una svolta, allora possiamo renderla reale. Non limitiamoci a fare buoni propositi o a sognare una vita migliore: cerchiamo quella luce, quella possibilità di rinascita. Spesso cambiare rotta significa uscire da un dolore che abbiamo cronicizzato, liberandoci dai pensieri che ci tengono intrappolati nel passato. Il Solstizio ci ricorda che, proprio quando il buio sembra insormontabile, la luce comincia a riaffacciarsi. Questo ritorno della luce preannuncia una fioritura che vedremo esplodere in primavera, ma che inizia già ora, dentro di noi.
Tanti auguri di Buon Natale!
Il 22 gennaio alle 18:30 Raffaele Morelli condurrà un incontro in diretta online dal titolo Le regole d’oro per vincere le nostre paure.
Se sapessimo che ogni paura va percepita e guardata nel modo giusto, potremmo trasformarla in un’opportunità di crescita. Come le onde del mare non sono contro il mare, le nostre paure non sono contro di noi. Esse cercano di scuotere e allontanare quella visione statica e limitata che ci siamo fatti di noi stessi. Non sono nemiche, anche se spesso le vediamo così. Paure come l’ipocondria, la paura degli spazi vuoti o chiusi, la paura degli altri, di non farcela, di soccombere… tutte queste emozioni non nascono dalla razionalità, ma dal profondo. E il loro scopo è portarci là dove esistiamo solo noi, al cuore dei nostri disagi più profondi. Quella che chiamiamo sofferenza, in realtà, è una forza che agisce in noi. È il nostro rifiuto di accettare e osservare le paure che ci fanno soffrire. Pensiamo di doverle spiegare, razionalizzare, ma il segreto è accoglierle.
Raffaele Morelli ci racconta, ad esempio, il caso di una donna che incontrò tempo fa. Aveva una paura fortissima di uscire di casa: temeva di incontrare persone che potessero disturbarla, offenderla o metterla a disagio. Lei collegava questa paura a episodi passati e cercava di razionalizzarla, ma Raffaele Morelli le disse che non era questo il punto. Quella paura rappresentava una parte sconosciuta di Sé, una “dea interiore” che voleva emergere. Questo lato nuovo e sconosciuto contrastava con l’identità che lei conosceva e nella quale si sentiva al sicuro: una donna forte, decisa, capace in tutti gli aspetti della vita. Le disse allora che non doveva combattere la paura, ma rispettarla. Iniziò così a fare piccoli gesti per sentirsi a suo agio: cambiava abiti in casa, indossando vestiti insoliti per lei. Con il tempo, ricominciò a uscire. Un giorno andò persino a cena con amici, cosa che non faceva da anni. Non aveva fatto nulla di che, se non guardare se stessa in modo diverso.
Ecco il senso profondo delle paure: sono segnali di sogni che abbiamo spento o dimenticato. Combattono il lato “tiranno” dentro di noi, quello che ci costringe a essere in un solo modo, l’identità che ci siamo costruiti e nella quale ci siamo imprigionati. Per questo le paure sono la prima porta verso la libertà.
Di questo parleremo mercoledì 22 gennaio alle 18:30, solo in diretta online.
Non mancate.
Partecipa agli Incontri online con Raffaele Morelli: un evento esclusivo, in diretta online, per acquisire le tecniche fondamentali per ritrovare il benessere interiore.
Vi parlo del libro Non siamo nati per soffrire, allegato a Riza Psicosomatica di dicembre. Un libro che ci aiuta a smettere di credere che la sofferenza sia necessaria per vivere. Il dolore, in molti casi, è inevitabile, ma il suo scopo non è tenerci prigionieri: serve a farci abbandonare il “solito personaggio”, quell’immagine di noi stessi che ci limita. Dentro ognuno di noi, infatti, esiste un altro “sé”che il dolore ci invita a scoprire.
Racconto, in questo libro, un episodio personale. Mi trovavo in un periodo di grande sofferenza e uno dei miei maestri non volle sapere il motivo del mio dolore né le sue cause. Mi disse semplicemente:
«Chiudi gli occhi e immagina che dentro questa sofferenza ci sia qualcosa che gioisce».
Inizialmente non compresi, ma poi, leggendo un testo di un grande saggio chassidico, trovai una frase illuminante: “Nel dolore più grande vive, contemporaneamente, una gioia immensa”. Noi, però, fissandoci solo sul dolore, lo cronicizziamo, perdendo la capacità di cogliere quella luce nascosta.
Questa idea è presente in molte tradizioni spirituali, ma è anche un concetto che sperimento ogni giorno in psicoterapia. Ho visto uomini e donne raccontare drammi profondi – una perdita, un disagio che perdurava da anni – e li ho invitati a chiudere gli occhi, a trovare dentro di sé uno spazio di leggerezza e gioia dove ridevano. Tutti ce l’abbiamo, ma spesso è offuscato. Quando non lo riconosciamo, la sofferenza diventa un’abitudine, una compagna di viaggio, persino un alibi. Arriviamo a nutrirci delle nostre sofferenze, raccontandole e ascoltando quelle degli altri, senza però fare un passo avanti.
Alcuni dolori, certo, non possiamo evitarli, fanno parte della vita. Ma il cronicizzarsi della sofferenza dipende dal nostro atteggiamento mentale. E imparare a vedere oltre il dolore è un passo fondamentale per riconnetterci con una gioia che non se n’è mai andata.
Buona lettura!
Il libro di Raffaele Morelli” Non siamo nati per soffrire è disponibile in edicola, allegato a Riza Psicosomatica, o sul nostro store online.
Nel nuovo numero di AntiAge affrontiamo un tema fondamentale: la trasformazione interiore che accompagna la maturità.
Voglio soffermarmi sul caso di Mirella, una donna di 55 anni. Mirella racconta di aver notato un profondo cambiamento nel suo atteggiamento mentale. Un tempo era una persona aggressiva, permalosa, dura e ferma sulle sue idee. Ora, invece, ha scoperto in sé una dolcezza nuova, una frivolezza inaspettata e una voglia di giocare che prima non le appartenevano. Confessa di essere spaventata: anche chi le sta accanto si accorge che lei non è più la stessa.
Ma è davvero un problema non essere più quelli di prima? Nessuno di noi è venuto al mondo per essere sempre lo stesso e soprattutto, a livello inconscio, noi siamo “doppi”. Per gran parte della vita, una parte di noi prende il sopravvento: possiamo essere rigidi, moralisti, controllati. Ma nell’inconscio c’è un lato opposto, che a un certo punto preme per emergere. Questa dinamica, simile alla Legge del pendolo di Eraclito, ci porta a oscillare tra gli opposti. Per esempio un tempo potevamo essere inflessibili e rigorosi. Ora ci scopriamo più leggeri, più aperti. Come succede a Mirella, iniziamo a perdere il controllo, ma non è un disagio da combattere. Al contrario, questo cambiamento è il segno che qualcosa dentro di noi sta cercando un equilibrio.
La vera felicità nasce proprio dall’incontro e dalla riconciliazione degli opposti. Non possiamo definirci solo buoni, carini o gentili: ognuno di noi ha in sé anche l’Ombra, il lato più duro, oscuro, aggressivo. Rifiutare questa complessità significa rinnegare parti di sé, recitando un ruolo che ne esclude altri. Questa integrazione è visibile anche in altre esperienze.
Giovanna, ad esempio, racconta di essere stata per anni frugale, mangiava di corsa, passava pochissimo tempo a tavola. Adesso, invece, ha ritrovato il piacere per il cibo, godendosi i momenti conviviali.
Questi cambiamenti non sono segnali di un disorientamento, ma del fatto che la maturità sta tracciando nuove strade. Non ci si ferma in un solo angolo della psiche, ma si esplorano territori sconosciuti. La capacità di convivere con i nostri opposti, di integrarli e di lasciarli esprimere, è la chiave per realizzare noi stessi. E proprio questa è la bellezza della maturità: diventare donne sempre più capaci di accogliere tutte le sfaccettature del proprio essere.
Buona lettura!
Dal 26 novembre, in tutte le librerie, uscirà l’ultima opera di Raffaele Morelli edita da Mondadori “Chiudi gli occhi e non pensare”.
In occasione della pubblicazione del libro, mercoledì 11 dicembre alle ore 18:30 presso la Mondadori Duomo, in piazza del Duomo a Milano, Raffaele Morelli terrà un incontro di presentazione, al quale parteciperà anche Alberto Gelsumini, Responsabile Editoriale di Mondadori. L’ingresso all’incontro è gratuito e senza prenotazione.
In questo nuovo libro, Raffaele Morelli ci guida in un cammino tutto interiore, che grazie ad alcuni semplici esercizi ci porta a contatto con la presenza misteriosa che ci abita e rifugge i pensieri, le nostre convinzioni, le opinioni comuni. Solo affidandoci a questo sapere profondo che è in noi, e invitandolo a scendere in campo, potremo giungere alla guarigione. Basta, dunque, rimuginare sul passato, basta domandarsi il perché, basta chiedere consiglio agli altri:
“Solo la mente silenziosa, anche se sperimentata per pochi istanti, produce veri e propri miracoli. Il Sé vive nascosto e silenzioso e, solo in questo stato, regala l’autoguarigione.”
Vi aspettiamo numerosi!
Mercoledì 11 dicembre
Ore 18:30
Mondadori Duomo
Piazza del Duomo, Milano (MI)
Per informazioni telefonare al numero 02/58459641