VIDEO Scopri i doni della solitudine

Vi parlo del nuovo numero di AntiAge dedicato alla menopausa, un periodo molto particolare della vita di una donna.

Bisogna prima di tutto chiarire bene una cosa: la menopausa non è una malattia, come spesso viene presentata dai media, quasi che si debba intervenire per limitare i danni. Tutt’altro: la menopausa è una fase naturale della vita in cui avviene l’incontro con un lato di sé molto importante, cioè con una sessualità che si separa dalla “via gravidica”, dalla possibilità di procreare. 

In molte tradizioni antiche proprio questa fase era considerata l’età dell’oro della donna, e le vampate che la caratterizzano erano spiegate con l’emergere quasi inarrestabile di quel fuoco sessuale finalmente liberato dal concepimento. Anche noi possiamo trattare allora la menopausa come una grande occasione nella quale incontrare un nuovo percorso.

Molte donne invece confondono la maturità con la solitudine e per questo la temono: vedere i figli che crescono e si allontanano, e magari separarsi dal compagno o dal marito, come sempre più spesso accade secondo i dati dei divorzi e delle separazioni, è visto come una condanna all’infelicità. «Io sono divorziata» – mi dice Elena – «non ho figli, non ho una famiglia, come posso essere felice?». Si è affermata una concezione malata secondo la quale la solitudine è un nemico. E invece stare soli è un dono. La “mente bambina”, il lato più creativo presente in ognuno di noi a qualsiasi età, è abituata a giocare da sola e lo fa disegnando, scrivendo, costruendo, travestendosi, fantasticando. La solitudine consente di portare alla luce doti inimmaginabili«Oggi mi piacerebbe fare una cosa nuova e farla»: è questa la frase da dire a se stesse ogni mattina. 

Su questo numero di AntiAge parlo anche di Elisa che, dopo la perdita del marito a 60 anni, diceva: «Piango tutto il tempo, sarò per sempre una donna infelice». Invece ha seguito un mio consiglio: riportare in vita le proprie le passioni perdute. Ha iniziato a seguire un corso di canto, la sua passione da ragazza. E tornando a casa la sera non pensava più al futuro infelice, ma a come avrebbe cantato meglio il giorno dopo. E diceva a se stessa: «Tu non sei solo quella a cui è morto il marito: sei quella che canta». Solo una visione della mente a compartimenti stagni pensa che a 50, a 60, a 70 anni non si possano fare cose nuove, fuori dagli standard.

Anche Amelia racconta una storia simile:

«Io avevo una paura maledetta di stare sola. Per questo andavo alle serate con i miei amici. Ma quando ero lì non vedevo l’ora di venire via. E allora ho cominciato a capire che nella solitudine potevo parlare con me, trattarmi come piaceva a me».

Accettando la solitudine, Amelia ha incontrato nuove persone, ma stavolta senza mai perdere di vista ciò che davvero la fa stare bene. La solitudine è il modo migliore di incontrare se stessi. Le relazioni, a tutte le età, devono procurare piacere, non devono essere occasioni per finire sottomessi al partner o ai desideri degli altri.

Psicologia

Acquista ora la tua copia digitale di AntiAge !

ACQUISTA ORA

VIDEO Un esercizio per rilassarti in vacanza

Voglio augurare buone vacanze e, nel farlo, mi permetto, di darvi un consiglio, che è fondamentale per il nostro cervello e la nostra psiche.

Ovunque voi siate, dovunque decidiate di trascorrere le vostre vacanze, durante la giornata, tra le mille cose che fate, trovate lo spazio, qualche istante, anche solo cinque minuti, per chiudere gli occhi, stare da soli e, a occhi chiusi, sognare.

Il mio consiglio è… sognate!

Sta capitando alla nostra epoca qualcosa di terribile, viviamo solo per l’esterno, per gli applausi e i like sui social, viviamo costantemente immersi in giudizi che ci condizionano. Abbiamo dato vita a una psicologia del branco, tutti insieme, tutti uguali.

E invece di una certa solitudine noi abbiamo bisogno.

Allora in vacanza troviamo quei minuti in cui stare da soli e sognare.

Cosa? Non le cose della realtà, non immaginare la tua vita, le relazioni, non i problemi con la moglie o il marito. Bisogna fare come si faceva da ragazzi, fantasticare e sognare.

Quell’energia sognante è l’altra metà del cielo.

È qualcosa che non c’entra niente con la vita reale e per questo è una buona cosa. È qualcosa che non si lega ai progetti, ai risultati da raggiungere, ai dolori della vita, al passato. Sognare e fantasticare è una vera vacanza dal tempo e dai problemi della vita.

Mariella mi ha scritto che la più bella vacanza della sua vita è stata l’anno scorso, quando lei, ogni giorno, dedicava qualche minuto a fantasticare di un regno selvaggio, nel quale lei si muoveva fra liane e piante, e ogni giorno aggiungeva qualcosa di nuovo, un animale ad esempio, insomma la sua vacanza la portava in questo luogo lontano e fuori dal tempo.

L’energia sognante, di solito, è confinata nel regno della notte. Ma non è fatta solo per essere rinchiusa lì.

Il filosofo e poeta francese Gaston Bachelard, grande conoscitore psiche, diceva che l’immaginazione è tanto trascurata ma è il pilastro del nostro divenire. Dovunque vuoi andare, qualsiasi meta vuoi raggiungere, ricordati che l’energia sognante è ciò che ti serve.

Quindi fate le vacanze che volete, ma ogni tanto dedicate un po’ di tempo a fantasticare.

Perché nell’immaginazione, sapete cosa non c’è?

I pensieri razionali. E ogni tanto abbiamo bisogno di una vacanza proprio da loro.

Facciamo sport, stiamo attenti alla dieta, e facciamo bene, ma non curiamo il nostro potere immaginifico. Allora proprio la vacanza diventa il momento migliore per farlo. Ogni volta che chiudiamo gli occhi e immaginiamo, entriamo nell’anima.

Questo mio consiglio potrà apparire una perdita di tempo, ma l’energia sognante ci porta fuori dal tempo e dalla realtà e i grandi maestri ci hanno insegnato che in quel mondo sognante scopriamo qualità interiori che non pensiamo di avere.

Non andate subito a cercare il risultato e i benefici di questo immaginare. Non pensate di ottenere effetti immediati. Il fatto che abbiate trovato uno spazio solo vostro per immaginare, quello è un regalo che vi servirà quando ci saranno disagi e problemi.

Allora, quando sarete in difficoltà, saprete dire: “Un attimo, chiudo gli occhi, e mi metto a immaginare”. Questo esercizio ci porta ad aprire le porte alla rinascita della psiche. Le immagini sono il liquido amniotico dell’anima, quello nel quale si rigenera davvero.

Buona estate e buone vacanze.

INCONTRO Guarire da ansia e panico

Mercoledì 18 settembre condurrò il consueto incontro in diretta online via zoom, dalle 18.30 alle 20. Il tema sarà: “Guarire da ansia e panico”. Nell’occasione parleremo anche di altri disagi emotivi, ma ansia e panico in particolare si stanno diffondendo a macchia d’olio e spesso innescano una corsa agli psicofarmaci.

Fra le tante, una donna di 30 anni mi contatta per raccontarmi che è stata lasciata dal compagno, ha avuto crisi d’ansia molto forti e per prima cosa le sono stati prescritti degli psicofarmaci. Non condivido questo modo di procedere perché chi fa il mio mestiere deve sapere che l’ansia e il panico possono guarire solo modificando l’atteggiamento mentale e quindi è decisiva la psicoterapia, anche di pochi incontri.

Chi soffre di ansia e di attacchi di panico ha la mente chiusa in una visione di se stesso che crea una gabbia psichica. È proprio questa gabbia a far nascere il disturbo, non le alterazioni chimiche. A conferma di ciò, le numerose e mail che mi mandate a seguito dei gruppi che conduco mi dimostrano che le cose cambiano solo quando modifichiamo il modo di stare con noi stessi.

Esistono delle convinzioni pericolose, che portano a pensare che si soffra d’ansia per sfortuna, o perché si è sbagliati o troppo sensibili. In realtà accade perché non do spazio a qualcosa che c’è dentro di me e deve esprimersi. L’incontro online è concepito proprio per questo, per imparare ad aprire le porte a qualcosa di sconosciuto che vive in me. Bisogna dunque volgere lo sguardo al mondo interiore, che ha i suoi codici.

Non solo: se mi convinco di essere fatto solo in un certo modo, io escludo altri modi di essere che si trasformano in un sistema mentale che mi attacca. Ansia e panico sono dunque auto attacchi ma non vengono perché siamo sbagliati, ma poiché il nostro centro, il nucleo, la guida interiore non condivide il modo che abbiamo di vivere la nostra esistenza e in particolar modo che la viviamo secondo gli schemi e i modelli degli altri.

Molti mi dicono:

“Io ho una situazione familiare difficile, un brutto rapporto coi genitori o sul lavoro. Per questi motivi ho l’ansia”.

Questo è l’aspetto esteriore, superficiale: nel profondo, l’anima attraverso il disagio vuole mostrarti le energie inespresse che ti caratterizzano e fartele incontrare. Sarebbe ben strano se una rosa si mettesse a fare il tulipano: l’ansia arriva ogni volta che fai qualcosa che non appartiene alla tua identità profonda, a quell’immagine innata che fa di te un essere unico. Questo gruppo online sarà proprio dedicato a cosa fare per trovare l’immagine innata che fa tramontare l’ansia e il panico.

Vi aspetto!

Psicologia

Partecipa agli Incontri online con Raffaele Morelli: un evento esclusivo, in diretta online, per acquisire le tecniche fondamentali per ritrovare il benessere interiore.

SCOPRI DI PIÙ

VIDEO La psicologia della longevità

Vi parlo del nuovo numero di Riza AntiAge, dedicato alla paura di invecchiare e al segreto di una longevità felice. Arrivano in redazione molte e mail significative a tal proposito. Matilde ad esempio racconta che alla soglia dei 60 anni è terrorizzata dal tempo che passa. Mi chiedo se è davvero questa paura a farla star male o piuttosto il fatto che stia trascurando cose che le piacciono e le appartengono, che fanno parte della sua interiorità, della sua natura.

Ma esistono storie di segno opposto. Franca – 56 anni – racconta di aver sempre avuto una sessualità difficoltosa, con i fidanzati e col marito. Dopo il divorzio però, ha conosciuto un uomo e con lui ha finalmente vissuto un erotismo appagante. La sua sessualità è fiorita. Racconta:

“Mi guardo allo specchio e mi benedico. Vedo le rughe, i segni del tempo che passa, ma non importa perché ho scoperto qualcosa che non pensavo esistesse, il piacere.”

Un atteggiamento opposto alla protagonista del primo racconto: chi corre affannosamente e inutilmente contro il tempo e chi sa fare spazio al piacere nella maturità.

Questa è l’età nella quale dobbiamo fare più di tutto una cosa, seguire le nostre inclinazioni, cercare l’autenticità e sapere che possono arrivare doni inaspettati. La mente ordinaria non crederebbe possibile che dopo una certa età si possa incontrare qualcuno da amare. Non è così: ogni momento dell’esistenza ha il suo “tipo” di amore e i suoi desideri. Se vuoi relazioni simili a quelle che si vivono da giovani, questo non accadrà. Se invece desideri ciò che ti può appartenere adesso, allora sei sulla strada del Sé, del tuo centro, che “ti fa invecchiare” per portarti dei doni, non delle calamità.

Invecchiare vuol dire far maturare la donna o l’uomo che c’è in te. In questo senso, quest’epoca della vita è molto più importante della giovinezza. Maturare significa avere la consapevolezza della nostra diversità, della nostra unicità.

A Franca il pensiero comune potrebbe dire: “Potevi conoscere il piacere erotico molto tempo prima”. Quel che conta, per lei, è forse che la sua energia erotica aveva bisogno della maturità per esprimersi pienamente, lontano dai problemi e dai pensieri della gioventù. A dispetto di ogni convinzione, la maturità le ha portato un dono e può capitare a chiunque, basta adottare lo sguardo giusto.

Buona lettura!

Psicologia

Acquista ora la tua copia digitale di AntiAge !

ACQUISTA ORA

VIDEO Spegni i pensieri in vacanza

Vi presento il nuovo numero di Riza Psicosomatica: “Ripulisci il cervello dallo stress di tutto l’anno”. Basta poco per farlo e per scoprire di conseguenza dentro di noi qualcosa che non abbiamo mai visto perché non l’abbiamo mai cercato: il centro, il Sé.

I nostri malesseri dipendono fondamentalmente dalle idee statiche e superficiali che ci siamo fatti della vita, di noi stessi e delle relazioni: “Io ho certe caratteristiche e solo quelle e quindi faccio certe cose e basta”. Prova a immaginare per qualche istante che esistono invece cose che non hai ancora fatto: cambiare tragitto, percorso, mutare abitudini, luoghi. Cosa vuol dire “nuovo”? Significa rinnovamento.

In questi giorni d’estate prova a guardare le cose così come sono senza aspettative, senza l’intenzione di cambiarle. L’occhio che contempla, privo di pensieri, ha poteri immensi: tutti passano anni a sforzarsi nell’idea di cambiare vita e non la cambiano mai. Quando invece vedi il fenomeno senza dirti nulla, ti accorgi che puoi guardarlo con distacco. In quello stato, il cervello ha poteri che altrimenti non ha, e risolve i problemi non con il pensiero ma con qualcosa di più profondo.

In vacanza possiamo “immergerci” in noi stessi alla ricerca dello sconosciuto che ci abita. Per facilitare il processo, si può fare un esercizio, che trovate descritto in un articolo, sul cambio del nome. Fatelo per un paio di giorni, senza dirlo a nessuno, come fosse un gioco segreto. Se ad esempio sei Roberta, immaginati Anna: troverai caratteristiche di segno opposto dentro di te e ciò significa far emergere le contraddizioni senza correggerle. Non sei bianco o nero, ma bianco E nero.

Ripulire il cervello vuol dire anche avere cura dei disagi solo quando compaiono. Adesso viene l’ansia, adesso la guardo. È come un tuffo nel mare interno, in un “liquido amniotico interiore”. Il cervello assomiglia a un feto rannicchiato, è il nostro seme e come tutti i semi sta facendo la nostra pianta. Non ce ne accorgiamo perché continuiamo a ripeterci come dobbiamo essere.

In questo periodo prova a dirti: cosa mi piace? Cosa mi riesce facile? Occorre eliminare la convinzione che gli obiettivi debbano essere raggiunti con lo sforzo e una grande fatica. Se un melograno dovesse faticare a fare il suo frutto stupendo e i sui fiori straordinari, non lo farebbe. La vita costruita sulla fatica porta sofferenze inutili.

C’è una domanda da farsi che ripulisce il cervello più di tutto: “io sto soffrendo per qualcosa che accade adesso o per qualcosa che è successo anni fa?” Se ad esempio senti che la tua relazione non funziona, soffermati sul fatto che le cose non vadano adesso e non aggiungere “da 8 anni”. Non funziona adesso perché sto sentendo il disagio adesso. Più pronunci la parola “adesso”, più il tuo centro, il tuo nucleo scende in campo e ti cura a modo suo.

Quando il sole è lontano da una pianta, quest’ultima si curva e va verso la luce. Prende atto e non si perde nei ragionamenti, fa ciò che è naturale. Per farlo, dobbiamo entrare in uno stato nel quale i pensieri si spengono. Via via che la mente si ripulisce, emergono capacità prodigiose, come ha sempre affermato la saggezza antica. Sofocle diceva: la meraviglia è l’essere umano.

Sei una meraviglia, al di là della tua storia, di quel che ti è capitato. Senza l’oppressione dei pensieri e delle convinzioni, puoi andare davvero verso la tua meta, la vita che ti spetta.

Buona lettura!

Psicologia

Acquista ora la tua copia digitale di Riza Psicosomatica!

ACQUISTA ORA

VIDEO Maturità è scoprire che sei unico

Vi presento il nuovo numero di Riza AntiAge. Per farlo, mi soffermo sulle tante e mail che mi mandate e che hanno un tema comune: l’autocritica definitiva che spesso si forma attorno ai 50 anni rispetto alle scelte fatte. Ad esempio, Mariella mi scrive:

“Come faccio a non pensare di aver sbagliato tutto nella mia vita se mi ritrovo single a 48 anni e ho visto svanire il mio sogno di avere una famiglia. Provo un senso di fallimento assoluto.”

Parlando della maturità, vorrei dire una volta per tutte che quest’età non è il luogo del commento rispetto alla propria vita e men che meno dei bilanci. Maturità significa maturare, cioè evolvere: il mio frutto sta maturando. Il bilancio che crea l’autocritica è invece sempre rivolto all’indietro, a quel che abbiamo o non abbiamo fatto.  A Mariella dico questo: se a 48 anni non hai fatto una famiglia, significa che il tuo inconscio non la voleva, non la riteneva “utile” per te. Perché dobbiamo valutarci solo in base ai figli avuti o meno, alla famiglia che abbiamo o non abbiamo?

Del resto, arrivano altrettante e mail di tenore opposto.

“Sono dieci anni che non amo più mio marito, non vedo l’ora di lasciarlo ma non ci riesco.”

Alcune persone rimpiangono la famiglia non avuta, altre di non essere rimaste single… Il problema è che rimpiangere fa molto male al cervello, fa invecchiare e toglie le risorse psichiche di autoguarigione che abbiamo tutti.

Capovolgiamo il discorso: la maturità è l’età migliore per accorgermi delle mie qualità.

Tutti abbiamo interessi e passioni da sviluppare e seguire, ma per farlo occorre la consapevolezza di essere ciò che si è. Occorre ad esempio dirsi così:

“Qualcosa dentro di me non voleva che io avessi figli e devo comprendere che la convinzione che per la quale avrei dovuto averne per forza come tutte le altre è solo un pensiero omologato”.

Se non ti è capitato, significa che la tua anima voleva farti incontrare capacità, qualità e saperi che dovevano appartenere solo a te e che non dovevi condividere.

Parlando con i mei pazienti e proponendo loro questo punto di vita, tutti arrivano alla conclusione che la loro felicità non dipende dalle persone con cui stanno, non ha mai a che vedere col mondo esterno. Cosa fa star male? Il luogo comune di voler essere come tutti gli altri. La maturità è il momento giusto per accorgersi della tua diversità, della tua unicità. Se si si comprende questo, il lato più profondo della psiche, il Sé, scende in campo e porta la gioia di vivere che ci spetta adesso.

Buona lettura!

Psicologia

Acquista ora la tua copia digitale di AntiAge !

ACQUISTA ORA

18 luglio 2024 – Incontro di gruppo con Raffaele Morelli

Abbandoni, separazioni, fallimenti sentimentali, disagi esistenziali e dei disturbi psicosomatici a volte ci travolgono. In queste situazioni, quando l’ansia, la depressione o altri disagi vengono a visitarci, siamo profondamente spiazzati e non sappiamo a chi rivolgerci. Passiamo il tempo a tormentarci, a rimuginare sul passato, spesso cerchiamo di intervenire sul problema per tentare di eliminarlo. Ma così non facciamo che renderlo più acuto e farlo durare. In molti casi pensiamo che unica soluzione sia ricorrere agli psicofarmaci. Tuttavia non è fuggendo dal sintomo o cercando di metterlo a tacere con le medicine che possiamo risolvere veramente il problema. 

Tutti questi disagi, infatti, non sono soltanto una reazione a qualcosa che è ci è capitato: sono prima di tutto un messaggio del mondo interno. Molto spesso vengono a trovarci perché non stiamo più facendo ciò che fa per noi, non stiamo percorrendo la nostra strada. Ci siamo fermati, presi da impegni e doveri, con la testa piena di convinzioni e di modelli di perfezione cui vogliamo somigliare, nascosti dietro una maschera abbiamo perso di vista l’unica cosa che conta: la nostra fioritura. Se non fiorisci, se non evolvi, se non sviluppi dal tuo seme la pianta unica che sei, prima o poi arriva un disagio a chiamarti. Zittirlo è sbagliato perché sta nascondendo una gemma preziosa, l’invito a cambiare rotta, a spostare l’attenzione dall’esterno all’interno. Perché solo dal mondo interno può nascere il benessere.

Attraverso i disagi il sapere dell’anima preme per farci realizzare la nostra vera natura, cioè il nostro essere diversi da tutti gli altri.

Partecipa all’incontro di gruppo condotto da Raffaele Morelli: è un workshop pratici in cui vengono insegnate le tecniche fondamentali per ritrovare il benessere interiore. Si tratta di un’opportunità unica per esplorare il proprio mondo interiore e scoprire le risorse nascoste dentro di te.

Prenota ora il tuo posto:

  • Giovedì 18 luglio, dalle 17:00 alle 18:30, presso il Centro di Medicina a Milano. Prenota il tuo posto chiamando il numero 02/58207940 oppure mandando una mail a [email protected]

VIDEO Il dolore emotivo non è fatto per durare

Cosa significa “una volta per tutte”?
Nei riti di moltissime tradizioni al mattino, appena svegli, ci si lava le mani, per gettare via da sé le azioni del passato, e si guarda il sole, per vedere la nuova luce fuori e dentro di sé.
Ciò che è superato deve andare via: se lo trattieni, allora iniziano i guai.
Noi viviamo per creare ogni giorno cose nuove, per dare spazio al nuovo che è in noi. Il cervello rinasce continuamente: ogni notte il personaggio di ieri va sullo sfondo e tutto ciò che non è funzionale per lo sviluppo viene eliminato, e ogni mattina nasce un nuovo essere.
Lo stesso accade al dolore emotivo, che è fatto per durare poco, non per rimanere. Se permane, vuol dire che stiamo sbagliando qualcosa. 
Ogni dolore emotivo arriva per essere guardato e, grazie a questo sguardo che lo accoglie, per trasformarci. È come il dolore di un parto che sta facendo nascere un nuovo te: arriva e dura poco, solo il necessario, e poi se ne va per sempre. Magari arriveranno altri dolori, ma sempre per essere visti e andare via.
Cosa lo fa permanere? 
La convinzione che stiamo soffrendo per un motivo, ad esempio per qualcosa che è accaduto nel passato e quindi non possiamo cancellare: un abbandono, una ferita emotiva, un trauma.
Ma attenzione: se rimani fissato a un dolore, non puoi evolvere.

Durante l’incontro in diretta online di mercoledì 10 luglio Raffaele Morelli affronterà questo tema e ci insegnerà tecniche ed esercizi pratici per imparare a rinascere dai disagi una volta per tutte.

Psicologia

Partecipa agli Incontri online con Raffaele Morelli: un evento esclusivo, in diretta online, per acquisire le tecniche fondamentali per ritrovare il benessere interiore.

SCOPRI DI PIÙ

VIDEO Liberati dalle trappole emotive

Allegato a Riza Psicosomatica in edicola, troverete il libro: “Liberati dalle trappole emotive”. Molte volte non diciamo quel che pensiamo, e non facciamo ciò che vorremo fare, perché subiamo la volontà degli altri, ad esempio del partner, del datore di lavoro, o di un amico particolarmente sicuro di sé. Invece non dobbiamo farci condizionare e manipolare da nessuno: solo così possiamo vincere sensi di colpa e rancori.

Quando ci pieghiamo al volere altrui, in realtà, ci rendiamo conto di reprimere noi stessi e di farci del male, ma troppo spesso riteniamo che la cosa migliore sia far finta di niente, per timore di dispiacere, di creare un dissidio, di perdere l’amore altrui. Dovremmo però ricordare che il nostro Sé, la psiche profonda, punta a una sola cosa: la nostra indipendenza. Dovremmo evitare allora di dirci frasi come: “Le cose sono sempre andate così e andranno sempre così.” Si tratta di parole che hanno l’effetto di chiuderci dentro obblighi autoimposti.

Una mia paziente era moltro stressata perché si sentiva costretta a far visita ogni giorno ai genitori anziani, che vivevano all’altro capo della città. Data l’età, erano preoccupati che potesse accadere loro qualcosa e si sentivano rassicurati dalla sua costante presenza, che tuttavia non era davvero necessaria e anzi si traduceva per lei in un grande dispendio di energie che la faceva soffrire.

Quando è riuscita a dire loro che sarebbe andata a trovarli una volta a settimana, all’inizio hanno protestato, e lei ha percepito un po’ di senso di colpa, ma in seguito tutta la famiglia ha trovato un nuovo assetto e lei ha potuto finalmente ritrovare la sua libertà.

Dobbiamo comprendere che non possiamo sempre rinunciare a ciò che desideriamo per compiacere gli altri: se vincono solo loro, rischiamo di ammalarci. E nessun amore, nessun affetto può imporre vincoli eccesivi.

Se la nostra libertà viene eccessivamente condizionata entriamo in una trappola e ci sembrerà di essere “bravi” solo seguendo le regole che il mondo esterno ci impone. Occorre sviluppare la propria autonomia, solo così il benessere diventa possibile. Gli esercizi pratici e le tecniche proposte nel libro servono a uscire da queste trappole emotive pericolose.

Buona lettura!

Psicologia

Il libro Liberati dalle trappole emotive è disponibile in edicola, allegato a Riza Psicosomatica, o sul nostro store online.

ACQUISTA ORA

WhatsApp