Le lamentele ripetute e continue sono dannose per chi le pronuncia e per chi le ascolta. Abituano a vedere tutto nero, abbattono l’umore, riducono l’autostima, consumano energie fisiche e psicologiche, quindi ci espongono più facilmente a disturbi e malattie. Dare retta alle persone lamentose ci trasmette sentimenti nocivi e influenza il cervello: le parole negative condizionano il nostro atteggiamento e bloccano le nostre risorse. Nel libro spieghiamo come prendere le distanze da chi può influenzarci, ma anche come smettere di lamentarsi e ritrovare entusiamo, voglia di vivere e capacità di reagire alle difficoltà.
L’indice del libro
- Capitolo 1 | Origini del lamento: rito antico e voce infantile
- Capitolo 2 | Lagnarsi spesso non aiuta, anzi fa male
- Capitolo 3 | Cosa provocano nel cervello le troppe lamentele
- Capitolo 4 | Se dai retta a chi si compiange danneggi anche te
- Capitolo 5 | Ti commiseri spesso? Ecco come fare per smettere
- Capitolo 6 | Non lamentarti della vita, ma vivila!
- Epilogo | Se elimini le storie mentali fai spazio al nuovo
Osserva il tuo stato d’animo
Immagina come ti sentiresti se avessi accanto qualcuno che costantemente si lamenta di te. Brontola, rimarca difetti, limiti, mancanze, dubita delle tue capacità, emette continui giudizi lapidari… Dire che ti sentiresti a disagio è un eufemismo. Probabilmente saresti molto nervoso, arrabbiato e di conseguenza diventeresti insicuro anche delle azioni più semplici, serbando il desiderio di dimostrargli che non è come sta dicendo oppure di farlo tacere. Se rifletti sul fatto che, nella realtà, sei tu a lamentarti sempre, puoi capire quanta carica negativa e aggressiva stai rivolgendo a te stesso e come questo atteggiamento emotivo stimoli il peggio di te, togliendoti la serenità interiore e ostacolandoti nella vita e nelle relazioni. Ecco perché è arrivato il momento di imparare a tacere, anche con te stesso, per smettere di influenzarti negativamente.
Chi dà troppo
Il lato oscuro di chi è sempre disponibile spesso è quello di non perdere mai l’occasione per recriminare contro tutto e tutti: è il suo tema di conversazione preferito. Questo individuo tende ad essere passivo con gli altri e poi si sfoga perché si sente strumentalizzato ma in realtà soccombe alle aspettative altrui per avere una riconoscenza e una considerazione spesso non concesse. Egli è convinto di mostrare un’immagine di sé degna di rispetto solo perché è sempre pronto ad aiutare gli altri in modo quasi sacrificale e non si capacita che il mondo non lo assecondi.