Reflusso gastroesofageo: cos’è, come combatterlo

Il reflusso gastroesofageo è molto fastidioso: scopri sintomi, cause, rimedi naturali e interpretazione psicosomatica del disturbo

Reflusso gastroesofageo: cos’è, come combatterlo
Redazione Riza
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24.01.2018

Il reflusso gastroesofageo è un disturbo a causa del quale gli acidi contenuti nello stomaco risalgono attraverso l’esofago invece di seguire il normale flusso della digestione. Questo passaggio dallo stomaco all’esofago si verifica in modo involontario, senza la partecipazione della muscolatura gastrica e addominale. I succhi gastrici, venendo così a contatto con la parete dell’esofago ne provocano un’irritazione che dà luogo a una sintomatologia molto fastidiosa. Quando il disturbo diventa troppo intenso e frequente, si parla di malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE).

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Biologia del reflusso

L’esofago è l’organo di forma cilindrica che porta il cibo dalla bocca allo stomaco. All’estremità inferiore è presente una valvola, chiamata cardias, che si apre per far passare il cibo dopo la deglutizione, chiudendosi immediatamente dopo; in questo modo, il cardias impedisce al contenuto acido dello stomaco di risalire nell’esofago e di irritarne le pareti con la sua acidità. A innescare il reflusso gastroesofageo è dunque il malfunzionamento cronico di questa valvola. Se la valvola (un anello di fibre muscolari) non si chiude bene, tutto ciò che la persona ha mangiato, bevuto e anche il succo gastrico usato per la digestione può fuoriuscire nell’esofago e risalire fino alla gola, provocando una serie di sintomi fastidiosi.

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I sintomi

I sintomi della malattia da reflusso gastroesofageo possono presentarsi in modo continuativo o intermittente durante la giornata, in particolare al risveglio, dopo i pasti, dopo gli sforzi fisici o nel corso della notte. I sintomi più caratteristici del reflusso gastroesofageo, detti “tipici”, sono la pirosi, ovvero la sensazione di bruciore a livello retrosternale, e il rigurgito acido, cioè la percezione di liquido amaro o acido in bocca.

Il reflusso gastroesofageo si può manifestare anche con altri sintomi meno comuni, detti “atipici”. Ecco quali sono.

  • Sensazione di nodo alla gola con difficoltà di deglutizione
  • Difficoltà digestive
  • Gonfiore gastrico
  • Nausea
  • Vomito
  • Singhiozzo
  • Dolore toracico (simile a quello di natura cardiaca)
  • Otite media
  • Insonnia
  • Disturbi dell’apparato respiratorio con tosse, raucedine, abbassamento della voce, laringite cronica e asma

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Le cause più comuni

Ecco quali sono le cause comportamentali del reflusso gastroesofageo.

  • Stili di vita insalubri e abitudini alimentari scorrette come consumo eccessivo di caffè, cioccolato, bevande alcoliche e in generale cibi ad alto contenuto di grassi.
  • Fumo, obesità e sovrappeso sono altre cause scatenanti del disturbo.
  • Assunzione di alcuni farmaci che riducono la pressione del cardias, come sedativi, antidolorifici, antidepressivi e anestetici. Altri medicinali possono risultare gastrolesivi e causare o peggiorare i disturbi del reflusso gastroesofageo (per esempio gli antinfiammatori non steroidei e alcuni antibiotici).
  • Abitudini sbagliate, come andare a letto subito dopo i pasti o mangiare molto in fretta, masticando poco.
  • Anche le condizioni di stress mentale e fisico contribuiscono al manifestarsi e al peggiorarsi della sintomatologia da reflusso gastroesofageo.

È stato osservato inoltre che chi soffre di reflusso nota spesso un peggioramento dei sintomi nella stagione autunnale, quando cambiano le abitudini alimentari e i cibi freschi e più digeribili tipici della stagione estiva vengono sostituiti da piatti più calorici e nutrienti, ma anche più difficili da digerire.

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I cibi da evitare

Seguire un’alimentazione specifica può contribuire a contrastare gli effetti negativi del reflusso. In particolare, sarebbe meglio evitare o ridurre sensibilmente gli alimenti che possono aumentare l’acidità gastrica, come i seguenti.

  • Alimenti troppo grassi (fritti, carni grasse, salse con panna, sughi con abbondanti quantità di olio, margarina o burro)
  • Caffè e tè
  • Cioccolato
  • Pomodori
  • Agrumi
  • Spezie (pepe, peperoncino, senape, curry, noce moscata)
  • Brodi di carne ed estratti di carne
  • Bevande gassate
  • Bevande alcoliche (in particolar modo superalcolici e vino bianco)
  • Broccoli, cavolo, verza, cavolfiore, cavolini di Bruxelles, crauti
  • Rape, rafano, patate, cipolla cruda
  • Legumi, come fagioli, piselli, lenticchie
  • Avocado, mele crude, meloni, cocomeri
  • Frutta secca (noci, mandorle, nocciole)
  • Aceto
  • Cibi o bevande troppo caldi o troppo freddi

È invece consigliabile preferire alimenti con un ridotto contenuto di grassi e i cereali integrali, consumando almeno 5 porzioni al giorno di frutta e verdura.

Anche i tipi di cotture possono influire direttamente sul reflusso. Ecco due indicazioni generali:

  • è meglio prediligere le cotture al cartoccio/al vapore/a basse temperature;
  • è preferibile consumare l’olio extravergine a crudo;

Bisogna inoltre adottare un sano stile di vita, mettendo in pratica questi consigli:

  • preferire pasti piccoli e frequenti: una corretta alimentazione dovrebbe prevedere sempre 5 pasti, ovvero 3 pasti principali (colazione, pranzo e cena) e 2 spuntini;
  • consumare i pasti lontani dal riposo notturno: è consigliato attendere almeno 2 ore prima di andare a dormire;
  • correggere la postura durante il sonno: elevare la spalliera del letto di 10-15 cm aiuta a mantenere l’esofago in posizione verticale anche quando si è sdraiati e impedisce la risalita di materiale acido dallo stomaco;
  • controllo costante del peso corporeo: uno dei fattori che maggiormente contribuiscono all’insorgenza della malattia da reflusso gastroesofageo è rappresentato dall’accumulo di tessuto adiposo addominale;
  • masticare con calma: anche il tempo del pasto e la masticazione incidono sulla presenza del reflusso gastrico. Il consiglio è quello di masticare lentamente e allungare il tempo del pasto ad almeno 25 minuti.
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È diverso dalla gastrite?

Spesso reflusso e gastrite sono accomunati, ma in realtà differiscono per la sintomatologia e per le cause che ne sono alla base. La gastrite è un’infiammazione acuta o cronica della mucosa dello stomaco, spesso dovuta all’infezione da Helicobacter pylori. Il sintomo principale è il bruciore di stomaco, che può essere accompagnato da una sensazione di sazietà precoce, ma non c’è risalita dei succhi gastrici nell’esofago, come avviene in caso di reflusso.

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I rimedi naturali più efficaci

Esistono alcuni rimedi naturali che possono essere molto utili per superare o ridurre il reflusso.

Ericium, il fungo terapeutico cinese
Questo fungo (reperibile in commercio sotto forma di capsule) è stato utilizzato fin dall’antichità in Cina nel trattamento delle malattie gastrointestinali. Il suo alto potenziale terapeutico si basa sulla capacità di rigenerare la mucosa gastrica e sulle sue proprietà antinfiammatorie e immunostimolanti.

Tisana a base di fiori di matricaria, radici di liquirizia e foglie di malva
Per alleggerire i bruciori del reflusso si può prendere l’abitudine di bere questa tisana, i cui ingredienti svolgono un’azione antinfiammatoria sulle mucose dell’esofago, oltre che cicatrizzante, aiutando l’attività digestiva.

Ficus carica
Questa pianta (il cui estratto è reperibile in commercio in gocce) è nota soprattutto per i benefici che apporta all’apparato digerente, in particolare dell’esofago. Assumine il macerato glicerico 1 DH, 20-30 gocce diluite in acqua prima di pranzo e cena, per 20 giorni al mese e con una sospensione di 10 giorni prima di un nuovo ciclo di cura.

Kalium bichromicum, rimedio omeopatico
Molte persone che soffrono di reflusso ricorrono all’omeopatia, che può essere utile per alleviare la sgradevole sensazione di bruciore. Il rimedio suggerito è alla 9 CH, 3 granuli 2 volte al dì lontano dai pasti, diradando l’assunzione al primo miglioramento dei sintomi. Si consiglia di associare a Kalium una somministrazione settimanale di 10 granuli di Nux vomica alla 9 CH.

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Alcuni studi scientifici recenti

Un recente studio, condotto presso il Dental College dell’Università di Augusta (USA) e il Fourth military medical University di Shaanxi in Cina, ha sottolineato come la malattia da reflusso gastroesofageo possa provocare anche dolori alla testa e alla mandibola e possa avere un’influenza negativa sull’efficienza della mandibola dal punto di vista della masticazione, oltre che provocare problemi di deglutizione.

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La lettura psicosomatica

Per comprendere il disturbo in chiave psicosomatica, occorre partire da una semplice osservazione fisica. Il processo digestivo segue un percorso dall’alto verso il basso, ovvero parte dalla bocca, scende attraverso l’esofago, raggiunge lo stomaco e infine l’intestino, con una funzione ben precisa: scomporre il cibo in modo tale che l’organismo possa assorbirlo, assimilarlo. Nella malattia da reflusso gastroesofageo, il materiale acido contenuto nello stomaco risale invece attraverso l’esofago, secondo un meccanismo che va dal basso verso l’alto, non seguendo il normale processo della digestione. Simbolicamente, questo processo per così dire inverso rappresenta un segnale, un allarme che  ci avvisa che ci troviamo in una situazione borderline, in cui siamo arrivati al limite. Il nostro corpo, attraverso un funzionamento dell’apparato digerente non corretto, ci sta comunicando che qualcosa nel nostro percorso di vita non sta funzionando, che c’è qualcosa che non possiamo più digerire e assimilare.

In chiave psicosomatica il reflusso gastroesofageo si manifesta quando ci sentiamo obbligati a ingerire situazioni, eventi, persone, che non collimano con il nostro essere autentico, con quel che siamo e desideriamo. Il processo dal basso verso l’alto, questa sensazione di bruciore intenso che arriva alla gola e la difficoltà di deglutizione sono segnali che indicano che c’è qualcosa che non possiamo tenere più dentro di noi, per cui il nostro organismo esprime attraverso il reflusso (dal latino refluere, “scorrere all’indietro”) una sorta di ribellione, che ha una funzione ben precisa: far prendere consapevolezza alla persona che non bisogna sottostare a ciò che non si è, che non bisogna necessariamente assimilare ciò che non è corrispondente alla nostra autenticità. Che fare? Per prima cosa bisogna osservarsi attentamente nel momento in cui il reflusso e la sua sintomatologia si manifestano, proprio perché osservarsi, guardarsi nel momento in cui un sintomo si manifesta può aiutarci a prendere coscienza di chi siamo, di quali siano le nostre caratteristiche, ma anche i nostri limiti nel tollerare determinati aspetti, eventi, situazioni o comportamenti.

Redazione Riza
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I contenuti sono curati da un’équipe di esperti e terapeuti, guidata dall’esperienza del gruppo Riza, punto di riferimento riconosciuto nel panorama della psicosomatica, della salute mentale e fisica.

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