Fibromialgia, la sindrome del dolore fantasma

Una corretta alimentazione, alcune tecniche di rilassamento e l'omeopatia possono aiutare contro la fibromialgia

Fibromialgia, la sindrome del dolore fantasma
Redazione Riza
Da oltre 40 anni offre strumenti pratici per migliorare la vita quotidiana.
15.03.2018

Considerata a lungo un fenomeno ipocondriaco che colpisce in massima parte il sesso femminile tra i 25 e i 55 anni (in un rapporto di 9 a 1 rispetto ai maschi), la fibromialgia – o sindrome dolorosa dei muscoli e dei tessuti fibrosi –  è definita attualmente come una “sindrome reumatica atipica” o una “sindrome idiopatica cronica causata da un aumento della tensione muscolare durante l’utilizzo” – definizioni che, a ben vedere, risultano tautologiche, perché non spiegano nulla.

Il dolore può essere diffuso o localizzato (in genere agli arti, in particolare mani e piedi) ed è spesso associato a rigidità, astenia, faticabilità, disturbi del sonno, ipersensibilità a stimoli tattili anche minimi e bassi livelli di serotonina, con attacchi d’ansia e crisi depressive in parte dei pazienti.

Sulla genesi della fibromialgia la medicina si interroga da molto tempo, cercando di capire se si tratti di un disturbo di natura fisica o psichica: allo stato attuale le conclusioni concordano su una sindrome multifattoriale in cui convergono sia fattori stressogeni che biochimici, genetici, neurochimici, ambientali, ormonali e psicologici.

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Fibromialgia: la diagnosi

Data la genericità dei sintomi fibromialgici, prima di arrivare a una diagnosi chi ne soffre spesso deve sopportare un calvario di esami e analisi, anche perché non tutti i medici conoscono questo disturbo. In caso di sospetta fibromialgia è quindi bene rivolgersi a un reumatologo.

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Il punto di vista psicosomatico

Nel 40% dei casi la fibromialgia compare assieme a malattie autoimmuni come le connettiviti, la sindrome di Sjogren e il lupus eritematoso sistemico, o infiammatorie come le artriti. Questo è interessante dal punto di vista psicosomatico, perchè il sistema immunitario è nel corpo ciò che l’Io è nella psiche ed entrambi hanno a che fare con il rapporto con il mondo esterno. Diventa quindi possibile ipotizzare che a scatenare la fibromialgia sia un conflitto tra la persona che ne soffre e l’ambiente – sociale, relazionale o professionale – in cui è costretta a vivere, perché non riesce o non vuole trovare alternative. In questo senso la fibromialgia, con il suo dolore diffuso, può essere vista come il tentativo estremo dell’anima di spingere la persona a togliersi da quell’ambiente che minaccia la sua stessa autenticità profonda.

Non a caso studi recenti hanno dimostrato che l’eziologia dolorosa della malattia può essere dovuta alla diminuita produzione di dopamina, un neurotrasmettitore che ha un ruolo centrale nella percezione del dolore e del piacere a livello cerebrale (da cui il termine “sostanze dopanti” attribuito alle droghe).

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Le terapie indicate

Allo stato attuale non esistono terapie specifiche contro la fibromialgia. La medicina si limita da un lato a suggerire di seguire una dieta equilibrata, dormire bene e fare esercizio fisico – consigli che risultano spesso frustranti, dato che sia dormire che fare esercizi fisici risulta difficoltoso. Dall’altro consiglia farmaci antinfiammatori, antidolorifici, miorilassanti o antidepressivi, che oltre a dare scarsi risultati, rischiano alla lunga di peggiorare la situazione

Molti pazienti trovano invece beneficio nelle tecniche di rilassamento, come il training autogeno, e da ipnositerapia, mindfullness e yoga, o anche da massaggi e fisioterapia. Qualche risultato è stato ottenuto anche con la cannabis terapeutica.

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L'alimentazione corretta

Per quanto riguarda l’alimentazione, vanno esclusi tutti gli eccitanti e sostanze infiammatorie come zuccheri, alcool, carni rosse e crostacei, oltre alle solanacee (tabacco, pomodori, patate, peperoni e melanzane)

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L'aiuto dell'omeopatia

Buoni risultati sono stati raggiunti, almeno a livello sintomatico, con i rimedi omeopatici, che vanno comunque associati a una terapia psicologica di sostegno. Ecco quali sono i più indicati.

  • Actaea racemosa 7 CH è consigliato nei soggetti ipereccitabili, afflitti da dolori acuti e intensi localizzati a collo e schiena, con peggioramento di notte, in prossimità del ciclo o in menopausa. Sono spesso presenti anche intorpidimento e dolore sordo a braccia e zona lombare, che si irradiano alle cosce.
  • Rhus toxicodendron 15 CH è il rimedio da scegliere quando prevale la rigidità, con peggioramento quando si inizia a muoversi e successivo miglioramento graduale. La rigidità massima si presenta al mattino e al risveglio, con intorpidimento e formicolio, e il dolore peggiora col freddo e l’umidità e dopo il riposo.
  • Ruta graveolens 15 CH è consigliata per tutti i problemi a tendini, cartilagini e muscoli. È particolarmente utile in caso di debolezza e indolenzimento muscolare, rigidità con senso di contusione a polsi, caviglie e colonna vertebrale, come se il corpo fosse “schiacciato”. Il dolore peggiora a letto e la persona deve continuamente cambiare posizione durante il sonno. I sintomi si aggravano con il riposo e con l’umidità, mentre migliorano con il calore e il movimento.
  • Rhododendron 7 CH ha un’azione specifica sui tessuti fibrosi e muscolari e sul sistema nervoso periferico. I dolori si concentrano alle estremità del corpo, sono erratici e lancinanti. È presente marcata sensibilità ai cambiamenti climatici, che generano anche sintomi mentali, ansia, irrequietezza e bassa autostima. I sintomi migliorano con il movimento e il caldo secco.
Redazione Riza
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I contenuti sono curati da un’équipe di esperti e terapeuti, guidata dall’esperienza del gruppo Riza, punto di riferimento riconosciuto nel panorama della psicosomatica, della salute mentale e fisica.

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