No all'altruismo obbligatorio
Tu | fiducia in se stessi

No all'altruismo obbligatorio

L'autentica dedizione al prossimo è un'ottima virtù ma è anche piuttosto rara: in molti casi è una maschera buonista che nasconde sentimenti ben poco altruisti…

“Nessuno di noi trova difficile amare il prossimo che gli sembra inferiore”. Forse a qualcuno questo aforisma di Gómez Dávila suonerà malizioso o antipatico ma contiene molta verità. Non ci hanno forse insegnato che l’altruismo è una di quelle virtù meravigliose che occorre coltivare sempre e quanto sia bello aiutare gli altri senza secondi fini? Che cosa c’è di più desiderabile di quel clima di mutuo sostegno capace di tener lontano il conflitto dal palcoscenico della vita? Purtroppo nella nostra cultura l’idea di altruismo è legata intimamente a quella di rinuncia a se stessi: sacrificio considerato come uno dei grandi valori che devono ispirare la vita.


Una pericolosa distorsione: scordare se stessi

Il grande psicoanalista Erich Fromm coglie in questa concezione un vera e propria violenza morale. Ecco cosa scrive in proposito: “Un principio che proclami l’amore per il prossimo, ma che stigmatizzi come tabù l’amore per se stessi, mi bandisce dal genere umano. Eppure l’esperienza più profonda di cui è capace un uomo è proprio l’esperienza di se stesso in quanto essere umano”. Osho, il famoso pensatore indiano ribadisce questo punto di vista sottolineando che: “La cosa fondamentale è amare se stessi in modo totale. In questo modo l’amore traboccherà da te e raggiungerà gli altri. Io non sono contrario alla condivisione, ma sono assolutamente contrario all’altruismo”.


Un trucco per possedere gli altri?

L’altruismo, “interpretato” come dovere e non come un semplice moto spontaneo di solidarietà amichevole, può trasformarsi nella maschera grottesca del buonismo, uno schermo dietro il quale si celano emozioni e intenzioni ben diverse da quelle sbandierate: freddezza, arroganza, prepotenza. Anche Nietzsche è molto esplicito al riguardo: per lui l’altruismo è sovente un modo per “impadronirsi” della personalità dell’altro. Con il suo stile provocatorio ma puntuale afferma: “Nel nostro amore per il prossimo non vi è forse celato un impulso verso la proprietà? Ecco che quando vediamo soffrire qualcuno, sfruttiamo (inconsciamente) l’occasione che ci si offre di prendere possesso di lui”. Del resto, non è escluso che le manifestazioni di altruismo coprano in realtà anche un calcolo strategico in termini di vantaggi reciproci: oggi ti soccorro io, domani sarai tu ad aiutarmi…

 

La compassione ci fa sentire inferiori

Quando poi l’altruismo assume la forma della compassione il gioco diventa ancor più pesante. Secondo Jaspers, un sentimento siffatto camuffa un senso di superiorità che viene avvertito dall’altro in maniera umiliante: “La compassione è degradante per colui che ne è l’oggetto. Risveglia nel compassionante un senso di superiorità perché questi, confrontando la sua situazione con quella dell'altro, considererà che essa è migliore, e perché nell’atto in cui porge soccorso, sentirà la sua potenza”. Insomma, il vero altruismo è alquanto difficile. Solo se la sua stoffa è interamente intessuta di spontaneità (e solo se chi lo prova vive una vita profondamente soddisfacente), allora può risultare davvero autentico.

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