Piacere e dolore: come viverli nel modo giusto
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Piacere e dolore: come viverli nel modo giusto

Senza rischiare di incontrare il dolore, non può esserci mai piacere, ma cosa possiamo fare per ridurre il primo a vantaggio del secondo? Ecco le istruzioni

La ricerca del piacere è il più grande motore dell’esistenza e nasce da un preciso input neurologico: quando si ha fame e si vede qualcosa di appetitoso su di un tavolo, il cervello innesca subito una reazione motoria e fa muovere dei passi verso il tavolo, organizza l’azione muscolare coordinata del braccio e della mano che devono prendere l’oggetto desiderato mentre contemporaneamente aumenta la secrezione salivare. Se poi l’oggetto viene effettivamente preso e portato alla bocca si scatena una reazione di soddisfazione che chiamiamo piacere mentre se l’oggetto viene portato via si prova quella sensazione di frustrazione e di irritazione che chiamiamo dispiacere. Non a caso, la derivazione etimologica della parola “piacere” rimanda a un qualcosa che va in modo “liscio”, senza contrasti mentre l’opposto provoca ovviamente quello che chiamiamo dispiacere.

Piaceri impossibili: come prendere le distanze

Ciò vale per tutto quanto è considerato desiderabile e anche per ciò che pur essendolo non è però ottenibile immediatamente. L’adulto in genere è capace di posporre il piacere e di aspettare la soddisfazione del suo desiderio, mentre il bambino non ne è capace…Naturalmente il piacere non riguarda solo la soddisfazione di un appetito fisico ma anche di uno mentale, come il gusto della conoscenza, il raggiungimento di una vetta per un alpinista o l’acquisto di un oggetto ritenuto bello e desiderabile. Se si vuol resistere a un piacere “impossibile” (strada da percorrere solo se gli svantaggi del raggiungimento del piacere suddetto superino i vantaggi), il trucco c’è: occuparsi di altro e saturare il sistema mente/corpo, vuoi con l’esercizio fisico, vuoi distraendolo con attività mentali che comportino l’utilizzo di molta energia nervosa. Naturalmente è un trucco da usare con parsimonia: se non ci nutriamo di piacere il corpo prima o poi ci farà pagare il conto…

Non esistono solo grandi piaceri e dispiaceri laceranti

Si può prendere anche un’altra strada: sostituire un desiderio che comporta costi per lo più insostenibili (voglio la Ferrari, scalare l’Everest, vincere il Nobel) con uno a portata di mano: la gratificazione è spesso maggiore di quanto ci si aspetti. Un risultato sarà comunque raggiunto e questo farà molto bene alla nostra autostima; Il dispiacere sarà ridotto al minimo e non influirà negativamente sul futuro prossimo. Questo sentimento, se reiterato nel tempo, è in grado di incidere negativamente sulla nostra capacità di scelta, rendendola più difficile. Il dispiacere si neutralizza anzitutto ammettendolo: contemplarlo senza giudizio è la strada maestra per diminuirne la potenza…

L’immaginazione ci indica la strada

Naturalmente se non ci fosse il piacere non ci sarebbe neanche il dispiacere e ciò vale anche al contrario; l’immaginazione ci propone un piacere ma ci avverte anche del possibile dispiacere, sta a noi decidere se vogliamo sopportare un piccolo dispiacere in cambio del godimento. La stessa immaginazione ci proporrà in cambio un piacere alla nostra portata, una sorta di “piano B” in grado di limitare la frustrazione. Da ultimo, occorre ricordare anche che una ricerca perenne e affannosa del piacere è sterile e dannosa poiché ci rende impreparati di fronte a quelle frustrazioni inevitabili che l’esistenza comporta. A ben vedere, si tratta semplicemente dell’eterno gioco dinamico della vita: perde solo chi sta fermo…

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