Il panico ti libera da una vita tranquilla ma finta
Attacchi di panico

Il panico ti libera da una vita tranquilla ma finta

La paura dell'ignoto e dell'insicurezza può spingerci a non cambiare strada anche quando sarebbe necessario: il panico ti costringe a fare chiarezza

Valeria scrive a Riza Psicosomatica. “Ho un dubbio che mi assilla: temo che il lavoro che svolgo da più di vent’anni non faccia più per me. Figlia di proprietari di un’attività molto ben avviata nel campo della cosmetica, mi sono ritrovata “costretta” a lavorare in azienda, nel reparto vendite. A me, che al contrario di mia madre non sono appassionata alla vendita e all’intrattenimento della clientela, questo lavoro sta sempre più stretto. Da tempo, quando mi sveglio la mattina e penso che sarà un altro giorno in cui dovrò indossare una maschera di spensieratezza e positività, mi sale l’ansia, a volte mi prende il panico. Io sono sempre stata una persona amante della solitudine e della tranquillità, ma devo essere tutt’altro.

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Tuttavia, se penso a un eventuale cambiamento, sto ancora più male perché i miei genitori, che alla fine mi hanno dato un lavoro sicuro, si aspettano molto da me e, oltretutto, questo lavoro permette a me, a mio marito e ai miei figli di avere un alto tenore di vita. Senso di colpa, ansie, paure, voglia di fuggire, panico: ecco cosa provo. L’altro giorno, poi, ho avuto una vera e propria crisi: mentre stavo per aprire il negozio, ho cominciato a fare fatica a respirare. Mi sembrava che la gola si stesse restringendo, mi sentivo soffocare. Questa sensazione mi ha mandato ancora più in agitazione e il cuore ha cominciato a battere all’impazzata, come volesse uscire dal petto. Sarà durato non più di dieci minuti, ma ha condizionato tutto il resto della giornata, perché ogni volta che arrivava un cliente avevo paura che si ripresentasse la crisi. È stato un attacco di panico vero e proprio?”

Il panico svela i compromessi inaccettabili

La risposta alla domanda con cui Valeria chiude la sua mail è Si: quelli che descrive sono i classici sintomi di un attacco di panico. E leggendo la sua storia, non è difficile comprendere da dove questa crisi sia potuta arrivare. La sua è una vita apparentemente perfetta: un lavoro sicuro che conosce fin da quando era bambina e che dona stabilità e agiatezza economica, un marito, dei figli. Quella che all’esterno potrebbe sembrare una donna realizzata, in realtà è prigioniera di una gabbia dorata. Valeria sente che la vita che sta vivendo non è la sua e da tempo anche il suo corpo sta cercando di farglielo capire: ad ogni risveglio, quell’ansia che fa da sottofondo alle sue giornate, sembra sempre un po' più forte, fino al panico. Ma come si fa a mollare tutto? Come si fa a deludere i genitori che hanno lavorato una vita per darci quello che abbiamo? Come si fa a privare la propria famiglia di uno stile di vita agiato?

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Contro il panico la logica non serve

Le domande che si fa Valeria sono razionalmente inoppugnabili, ma la mente razionale non può nulla quando prorompono da dentro forze ben più arcaiche e potenti, che attraverso il malessere consegnano un preciso messaggio: la vita che sta conducendo non fa per lei. All'anima non importano i ragionamenti, le opportunità, il buon senso, la logica, le opinioni dominanti: le importa solo la nostra armonia, che viene dall'espressione dell'indole e quindi della propria autenticità. Più ci s'impone di seguire motivazioni esterne, più ci si perde in spiegazioni e ragionamenti che dovrebbero placare le emozioni profonde, più questa forza emergerà, pronta a esplodere improvvisamente come un geyser che libera con violenza l’acqua e il vapore che si erano pian piano accumulati: ecco il panico.

Una forza improvvisa che ci ridona noi stessi

Il panico è improvviso, prorompente, inarrestabile; usa la stessa energia che nutre la passione erotica, la quale, quando arriva al culmine orgasmico, non può essere fermata e coinvolge tutto il corpo. Il panico di Valeria è arrivato per strapparle con decisione quella maschera che lei ha indossato tante, troppe volte. È arrivato per sgombrare il campo da dubbi e sensi di colpa, per farle ricontattare la sua autenticità. Nell’attacco di panico il mondo scompare, ci siamo solo noi. Il panico in tal senso è un dono: per Valeria può voler dire imparare finalmente a mettere sullo sfondo ciò che la circonda e a focalizzarsi di nuovo su se stessa. Anche se questo volesse dire cambiare una situazione lavorativa e familiare che, per quanto superficialmente vantaggiosa, non ha nulla a che vedere con lei.

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