L'ansia fa affiorare il tuo lato invisibile
Ansia

L'ansia fa affiorare il tuo lato invisibile

Stai meglio solo se ti accorgi che in te ci sono lati che non volevi vedere, e che l’ansia ti ha “costretto a guardare”; d’ora in poi, fatti guidare da “loro”

Secondo la prospettiva psicosomatica, molti disagi sono azioni che hai trattenuto e che tornano indietro “deformate”: questo accade anche per l’ansia. Facciamo un esempio pratico:  Qualcuno ti fa uno sgarbo e tu vorresti tirargli una sberla. In questi casi prevale ovviamente l’autocontrollo: senti la rabbia e anche se non puoi esprimerla troverai un modo naturale di sfogarla, magari brontolando un po’. Ma è ben diverso se non puoi neanche immaginare di dare una sberla perché “io sono una persona perbene; certe cose non le faccio; provare rabbia è sbagliato”. In questo caso l’energia viene bloccata e la rabbia nascosta.

Alla scoperta del lato oscuro
Se il meccanismo si ripete di continuo si crea un cortocircuito e la tensione creata inizia a vagare come un sottofondo, accompagnando le tue giornate. Poi, quando meno te lo aspetti, si manifesta apparentemente senza un motivo: “Ogni volta che parlo con un cliente mi viene l’ansia”; “Ho spesso paura di far del male a qualcuno…”. Il fatto è che non ci rendiamo conto di questo processo: come una pianta, siamo per metà visibili e per metà invisibili, per metà all’aria aperta e per metà sottoterra. L’ansia ti ricorda che c’è un volto di te che finora non è emerso, invisibile, sottoterra. Per guarire devi dargli spazio, non negando la tua spontaneità, non giudicando i tuoi stati interni, che siano rabbia, desiderio, invidia, gelosia, ma accogliendoli come parti di te.

Chiudi gli occhi e immagina lo sconosciuto alla porta: come sarà?
In una situazione di calma intorno a te chiudi gli occhi, respira lentamente, poi visualizza di essere davanti a una porta chiusa. Immagina che dall’altra parte ci sia un ospite sconosciuto, che stai attendendo da molto tempo. Non sai com’è fatto: che aspetto avrà? Cosa vorrà? Quale sarà il suo modo di fare, la sua voce, il suo atteggiamento? Socchiudi mentalmente la porta, e aspetta mentre nel buio lentamente si compone un’immagine: il viso, i vestiti, l’atteggiamento... È possibile avvertire una certa inquietudine a questo punto. Forse non ti senti ancora pronto ad accoglierlo nella tua casa, allora puoi lasciare la porta socchiusa e immaginare che l’ospite sconosciuto attenda ancora un po’ nell’anticamera. Sai che hai creato uno spazio, un luogo dove dargli il benvenuto ogni volta che lo sconosciuto avrà qualcosa da dirti.

Perché questo esercizio ti aiuta
Se diventi amico del tuo volto nascosto, lui non dovrà tornare a farti paura. L’ansia è  una parte di te che non esprimi, un te stesso invisibile, un personaggio misterioso e sconosciuto che vorrebbe  “entrare in scena”. Vuole raccontare di te qualcosa di diverso dal solito ma tu resisti… Se lo vivi come invadente e distruttivo e cerchi di mandarlo via, tornerà con il volto della paura. Se lo affronti in questo modo, piano piano, perderà quell’aspetto minaccioso e diventerà in breve tempo la migliore risorsa che hai a tua disposizione.

Il contrario di forte? Non debole, ma flessibile!
Pensi che l’ansia abbia fatto di te un debole? Niente di più sbagliato. Primo perché in noi gli opposti - forza e debolezza - convivono, e secondo perché il linguaggio ha molte sfumature e non devi fermarti alla più immediata e superficiale. Ecco qualche esempio delle possibilità che ci può aprire il rendere meno rigida la nostra immagine.

- Meno forte = più flessibile, non più debole.

- Meno sicuro = più aperto, non più insicuro.

- Meno controllato = più creativo, non più “pazzo”.

- Meno “buono” = più sincero, non più cattivo.

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